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  • Prevenire, rilevare, rispondere: un framework unico

    Prevenire, rilevare, rispondere: un framework unico

    Trasformazione digitale come leva trasversale del business

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    La trasformazione digitale si conferma una leva strategica che ridisegna processi, modelli di governo e relazioni con il mercato. Già nel 2018 una ricerca IDC rilevava come i 1.670 miliardi di dollari di spesa previsti in hardware, software e servizi sarebbero stati equamente ripartiti tra progetti guidati dall’IT e iniziative promosse dalle Line of Business (LOB). Nello stesso arco temporale, settori come il manufacturing e i servizi professionali facevano registrare un sorpasso dei budget di digitalizzazione in capo alle LOB, un segnale della maturazione del digitale come motore diretto di performance nelle aree operation, servizio clienti e finance.

    Glossario: Termini Chiave e Organizzazioni

    • LOB (Line of Business): Unità o divisione aziendale responsabile di una specifica area di business, come marketing, vendite o operation.
    • Source-to-Pay (S2P): Processo integrato che copre l’intero ciclo degli acquisti, dalla ricerca e selezione dei fornitori (source) fino al pagamento delle fatture (pay).
    • CIO (Chief Information Officer): Direttore dei sistemi informativi, responsabile della strategia e della gestione dell’IT a livello aziendale.
    • CTO (Chief Technology Officer): Direttore tecnico, focalizzato sulla strategia tecnologica, l’innovazione e lo sviluppo di nuovi prodotti o servizi.
    • RTO (Recovery Time Objective): Il tempo massimo entro il quale un processo o un’applicazione deve essere ripristinata dopo un disastro per evitare conseguenze inaccettabili.
    • RPO (Recovery Point Objective): Il punto massimo nel tempo a cui i dati devono essere recuperati dopo un disastro. Definisce la massima perdita di dati tollerabile.
    • Clusit (Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica): La più autorevole associazione italiana nel campo della sicurezza informatica, che pubblica un rapporto annuale sullo stato della cybersecurity in Italia e nel mondo.
    • Uptime Institute: Organizzazione di riferimento a livello mondiale per la certificazione e la standardizzazione delle infrastrutture critiche dei data center attraverso il sistema di classificazione “Tier”.
    • Direttiva NIS2 (Network and Information Security 2): Normativa europea che rafforza i requisiti di cibersicurezza e gli obblighi di notifica degli incidenti per un’ampia gamma di settori critici.
    • Cyber Resilience Act (CRA): Regolamento europeo che introduce requisiti di cibersicurezza per i prodotti con elementi digitali, dalla fase di progettazione alla loro intera vita utile.

    Il Mercato Digitale e Cloud in Italia: Dati Aggiornati al 2025

    Mentre i dati del 2018 indicavano una tendenza consolidata, le statistiche più recenti confermano un’accelerazione esponenziale. Secondo il rapporto “Il Digitale in Italia” di Anitec-Assinform, nel 2024 il mercato digitale italiano ha superato gli 81,6 miliardi di euro, con una crescita del +3,7% rispetto all’anno precedente. Le previsioni indicano che il valore raggiungerà i 93 miliardi di euro entro il 2028.[Capcost]

    La spesa per la Cybersecurity ha superato i 2 miliardi di euro (+11,9%), mentre i servizi ICT, trainati da Cloud e AI, hanno raggiunto i 17,3 miliardi di euro (+7,4%).[Capcost] Questo dimostra come la sicurezza e l’infrastruttura cloud siano diventate priorità assolute per la competitività del sistema Paese.

    La dinamica rappresenta un cambio di paradigma: l’innovazione non si limita all’adozione di nuove tecnologie, ma investe la governance dei processi e la qualità delle decisioni. Un esempio concreto è l’evoluzione del procurement, dove l’adozione di piattaforme Source-to-Pay ha permesso di integrare richieste d’acquisto, budget, relazioni con i fornitori, fatturazione elettronica, Spend Analysis, gare e aste in un’unica catena digitale. La scelta dell’architettura cloud, con capacità di calcolo e storage elastiche, ha reso possibile far convivere codice, database e servizi su infrastrutture omogenee, aumentando la precisione analitica e l’efficienza dei team. In questo contesto, il ruolo del procurement è divenuto più strategico e necessariamente interfunzionale, coinvolgendo CIO e CTO insieme ai responsabili di finance e logistica, in coerenza con la dimensione trasversale della trasformazione digitale.

    Un’Immersione nel Mercato Cloud Italiano

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    La crescita del cloud in Italia merita un’analisi più approfondita. Secondo stime Sirmi, il mercato cloud italiano è destinato a una crescita esponenziale, passando dai 4,3 miliardi di euro del 2021 a oltre 11 miliardi entro il 2027, con un tasso di crescita annuo composto (CAGR) del 17,4%.[Inno3]

    Previsioni di Crescita del Mercato Cloud in Italia (2024-2027)
    Segmento Cloud Valore di Mercato 2024 Previsione Valore 2027 Tasso di Crescita Annuo (CAGR)
    IaaS (Infrastructure as a Service) 3,6 miliardi € 5,4 miliardi € ~13,7%
    PaaS (Platform as a Service) 532 milioni € 822 milioni € ~15,6%
    SaaS (Software as a Service) 3,2 miliardi € ~5 miliardi € ~15,4%

    Questa progressione non è solo numerica, ma riflette un cambiamento strategico: le aziende italiane riconoscono nel cloud il motore per l’adozione di tecnologie avanzate come Intelligenza Artificiale, Machine Learning e Big Data, delegando la gestione delle infrastrutture a provider specializzati per concentrarsi sul proprio core business.[Inno3]

    La stessa trasversalità si riscontra sul fronte go-to-market. La progressiva normalizzazione dell’e-commerce ha lasciato spazio a iniziative di digital export fondate sulla capacità del cloud di “leggere” in tempi rapidi i Big Data e organizzarli con Analytics avanzate. I dati dell’Osservatorio Export della School of Management del Politecnico di Milano mostrano come, nel 2017, l’export italiano di beni di consumo tramite canali digitali sia cresciuto del 21% rispetto all’anno precedente. L’uso di piattaforme cloud per data ingestion, correlazione e analisi predittiva consente di mappare interi mercati in tempi e costi molto inferiori rispetto alle tradizionali ricerche, integrando in un’unica vista contributi di marketing, export e legal.

    La trasformazione digitale abbatte barriere, ma introduce nuove esigenze di affidabilità, resilienza e sicurezza lungo tutta la filiera delle decisioni. Per le imprese, questo si traduce nella necessità di un partner in grado di unire infrastrutture robuste, processi certificati e servizi di protezione integrati. In questa traiettoria, WIIT Group si è posizionato come fornitore di Premium Cloud e soluzioni di cyber security per ambienti critici, attivo in Italia, Germania e Svizzera. Grazie a data center di proprietà distribuiti in 7 Region (4 in Germania, 1 in Svizzera e 2 in Italia), di cui due certificati Tier IV dall’Uptime Institute e tre abilitate con Premium Zone, il gruppo fornisce la base tecnologica per una trasformazione digitale ad alta affidabilità e compliance. La security by design e la localizzazione del dato, elementi sostanziali dell’offerta, si innestano su architetture che aspirano a unire performance, scalabilità e governo del rischio nel medio-lungo periodo.

    L’impatto sui processi è tangibile: dalla semplificazione del controllo di gestione in finanza all’ottimizzazione delle operation, dalla costruzione di modelli predittivi a supporto dell’export alla continuità del servizio verso i clienti. La trasformazione digitale, tuttavia, premia le imprese che affrontano con rigore i temi infrastrutturali e organizzativi, integrando resilienza e sicurezza fin dalla fase di design. È esattamente qui che paradigmi come il Secure Cloud di WIIT hanno consolidato la propria rilevanza.

    Secure Cloud, fiducia operativa e sicurezza by design

    La misurabilità del rischio informatico e la sua gestione strutturata sono elementi non più comprimibili. I dati disponibili descrivono un contesto che richiede sicurezza integrata e resilienza pervasiva: gli attacchi gravi sono cresciuti del +65% in Italia (fonte: Clusit), mentre i costi di downtime possono raggiungere i 9.000 dollari al minuto (Forbes). A ciò si aggiunge la pressione sulle funzioni di sicurezza: secondo un’indagine Coleman Parkes, il 69% dei CISO rileva che l’evoluzione digitale complica la gestione delle vulnerabilità. Su questo sfondo, le imprese chiedono al cloud non solo prestazioni e scalabilità, ma soprattutto fiducia: garanzia di sicurezza, conformità e continuità per i workload critici.

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    Scenario Cyber 2025: L’Italia nel Mirino

    I dati più recenti del Rapporto Clusit 2025 delineano un quadro ancora più critico. Nel 2024, l’Italia ha subito il 10% degli attacchi informatici mondiali, pur rappresentando solo l’1,8% del PIL globale. Questo dato posiziona il nostro Paese come un bersaglio sproporzionato rispetto a partner europei come Francia (4%) e Germania (3%).[RackOne.it] Il numero di incidenti in Italia è cresciuto del 15% rispetto al 2023.

    Il cybercrime rimane la motivazione principale, responsabile dell’86% degli attacchi a livello globale. Le tecniche più utilizzate in Italia hanno visto il ritorno del Malware al primo posto (38% degli incidenti), seguito dallo sfruttamento di vulnerabilità (19%, con un aumento del 90% rispetto all’anno precedente) e dal Phishing/Social Engineering (11%, +35%).

    — Rapporto Clusit 2025 [Howden]

    I settori più colpiti in Italia nel 2024 sono stati News/Multimedia (18% del totale, un’anomalia rispetto al trend globale), Manifatturiero (16%) e Governativo (10%), evidenziando la vulnerabilità delle filiere strategiche nazionali.[RackOne.it]

    Il Secure Cloud risponde a questa esigenza evitando compromessi. Non si tratta di un semplice insieme di controlli, ma di un paradigma architetturale che integra security by design, high availability, localizzazione del dato e resilienza in una piattaforma coerente. Nel modello di WIIT, la rete europea di data center proprietari – organizzata in 7 Region (Italia, Germania e Svizzera) – abilita la territorialità del dato e l’allineamento ai requisiti normativi locali, con Premium Zone che elevano la disponibilità, la sicurezza e la robustezza operativa. In particolare, la Zona Standard mette a disposizione security by design (vulnerability management, segmentazione di rete), architetture ridondanti per l’alta disponibilità e scalabilità tipica del cloud. La Zona Premium, prevista nelle Region che includono i data center Tier IV o ad altissima resilienza, amplia la copertura ai macro-processi della cyber security, rendendola nativamente proattiva e includendo un SOC 24/7 per la protezione degli asset digitali e la risposta in tempo reale alle minacce. Le Zone DR, infine, attivano servizi di backup e disaster recovery configurabili secondo le esigenze, così da comporre un mosaico di resilienza che va oltre la logica del singolo punto di controllo.

    L’approccio si estende anche alla prevenzione del lock-in. L’adozione di principi Cloud-Native, l’apertura verso tecnologie open source e la progettazione per portabilità e interoperabilità riducono il rischio di dipendenza eccessiva da specifici vendor o ambienti. Questo tema è centrale anche per l’adozione di soluzioni AI: il Secure Cloud di WIIT è concepito per accelerare i progetti basati sui nuovi algoritmi, garantendo al contempo governo del dato, continuità e compliance. In un quadro in cui le funzioni di sicurezza segnalano punti ciechi negli ambienti cloud e costi operativi causati da monitoraggi manuali inadeguati, il modello integrato consente di ridurre la superficie d’attacco, aumentare la visibilità e automatizzare i processi di prevenzione, rilevazione e risposta.

    Il presupposto è la fiducia: un requisito di business che lega impresa e provider. WIIT struttura questa fiducia in processi gestiti, risorse specializzate e asset tecnologici certificati, così che le aziende possano concentrarsi sugli obiettivi di crescita, sapendo che resilienza, sicurezza, performance e aderenza normativa sono coperte by design dal Secure Cloud.

    Sicurezza dei data center e resilienza multi-layer

    La sicurezza e la resilienza del data center rappresentano la base materiale su cui si regge la continuità del business. La security, orientata a proteggere da attacchi intenzionali o errori con impatti su integrità dei dati e continuità dei servizi, e la resilienza, che include la capacità di garantire prestazioni costanti nonostante guasti, interruzioni energetiche o eventi naturali, sono concetti distinti ma complementari. Un data center robusto deve assicurare un livello di uptime adeguato, anche in condizioni avverse, minimizzando i downtime che generano danni sia per le aziende clienti sia per il provider.

    Sul piano della sicurezza fisica, le migliori pratiche includono presidio 24/7, perimetri video-sorvegliati, controlli di accesso multilivello, scanner biometrici e checkpoint di autenticazione, oltre a spazi compartimentati che isolano sezioni critiche dell’infrastruttura. Materiali ignifughi, sensori antintrusione, rilevatori di fumo e gas completano l’ecosistema di protezione. La dissipazione del calore mediante condizionamento ad alta capacità, raffreddamento ad acqua o soluzioni adiabatiche contribuisce a mantenere parametri ambientali stabili, prevenendo il surriscaldamento dei dispositivi.

    La sicurezza logica si concentra su rete e dati. Il monitoraggio del traffico mediante Security Information and Event Management (SIEM) consente di raccogliere e correlare eventi da più fonti per identificare comportamenti anomali. Firewall e sistemi di rilevamento delle intrusioni operano in tempo reale, filtrando e analizzando i flussi per ridurre la probabilità di compromissione. Questo insieme di misure si declina in un approccio multi-layer che, a partire dall’area circostante il data center fino al singolo rack, costruisce barriere progressive contro minacce esterne e interne.

    Le certificazioni rappresentano una componente essenziale di garanzia e comparabilità. Due riferimenti ricorrenti nel settore sono Uptime Institute e TIA-942. Uptime lega i propri Tier a obiettivi operativi e architetture per conseguirli, mantenendo neutralità tecnologica e di vendor: ogni design che soddisfa i requisiti di continuità, ridondanza e fault tolerance può essere valutato. L’ente esegue direttamente gli audit, con un percorso che può partire da Design Documents (rispondenza del progetto), passare a Constructed Facility (verifica a lavori ultimati) e arrivare a Operational Sustainability (aderenza delle pratiche operative alle best practice). TIA-942, accreditata ANSI, definisce invece standard tecnici di dettaglio con livelli Rated e affida gli accertamenti a Conformity Assessment Body (CAB) riconosciuti tramite un programma ufficiale di auditing e certificazione. Comprendere differenze e complementarità aiuta le imprese a scegliere il percorso di qualificazione più coerente con requisiti e rischi.

    Confronto tra i Livelli di Certificazione Tier dell’Uptime Institute
    Livello Tier Caratteristiche Principali Ridondanza Disponibilità Garantita Downtime Annuo Massimo
    Tier I Infrastruttura di base con un singolo percorso per alimentazione e raffreddamento. Nessuna ridondanza. Nessuna 99,671% 28,8 ore
    Tier II Componenti ridondanti (N+1) per alimentazione e raffreddamento, ma con un unico percorso di distribuzione. Parziale (Componenti) 99,741% 22 ore
    Tier III Manutenzione concorrente: ogni componente può essere manutenuto senza interruzione del servizio. Percorsi di distribuzione multipli. Completa (N+1) 99,982% 1,6 ore
    Tier IV Fault Tolerance: l’infrastruttura è in grado di resistere a un singolo guasto grave o evento imprevisto senza impatti sul servizio. Tutti i componenti sono pienamente ridondanti (2N+1). Completa e a tolleranza di errore (2N+1) 99,995% 26,3 minuti (0,4 ore)

    La scelta del Tier dipende dalla criticità delle applicazioni ospitate. Mentre un Tier III offre un eccellente equilibrio per molte applicazioni core, un Data Center Tier IV è progettato per garantire una disponibilità quasi assoluta, indispensabile per settori come finanza, sanità e servizi mission-critical che non possono tollerare alcun downtime.[Vianova]

    In ottica di business continuity, la resilienza non può prescindere da alimentazioni ridondate (UPS dimensionati e generatori esterni), piani d’emergenza esercitati periodicamente e procedure di ripristino che privilegiano la trasparenza per l’utente finale. WIIT, nelle Premium Zone abilitate dai suoi data center di massima resilienza, integra questi principi con security by design, monitoraggio avanzato e capacità di risposta 24/7, così da allineare sicurezza fisica, logica e operations alle aspettative di servizio dei workload critici.

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    Business continuity e DRaaS: RTO/RPO, costi e modelli as-a-service

    La capacità di resistere a eventi avversi e ripristinare rapidamente l’operatività si misura sui parametri di Disaster Recovery. Un piano efficace definisce RTO (Recovery Time Objective) e RPO (Recovery Point Objective) per ciascuna applicazione o processo, stabilendo tempi di ripristino e quantità di dati tollerabili in caso di perdita. Tali obiettivi influenzano direttamente il costo totale di proprietà (TCO) delle soluzioni di DR: più si tende a zero, più servono repliche, ridondanza e capacità di elaborazione su almeno due siti separati. A ciò si aggiunge la necessità di test periodici del piano e di competenze specialistiche per monitoraggio, pianificazione e troubleshooting. Nonostante i costi, i benefici superano spesso l’investimento: una survey del 2022 indica che il 91% delle PMI subisce danni di almeno 300.000 dollari per ora di fermo server, evidenza che chiarisce la materialità del rischio operativo.

    In questo quadro, il Disaster-Recovery-as-a-Service (DRaaS) rappresenta l’evoluzione naturale abilitata dal cloud. Il servizio prevede la realizzazione di un sito di DR nella cloud del provider, che governa la replica dei sistemi e attiva failover coerenti con gli RPO/RTO stabiliti. I vantaggi sono molteplici: massime prestazioni grazie all’elasticità delle risorse, sicurezza e semplicità di implementazione rispetto a soluzioni tradizionali. Il DRaaS replica ambienti on-premises, cloud e ibridi, uniformando la gestione del DR anche in presenza di architetture complesse. Il modello economico as-a-service, a costo prefissato o in base all’uso delle risorse, consente di sostituire investimenti in infrastrutture con spese operative più prevedibili, risparmiando tempo e competenze grazie a opzioni fully managed.

    Sul piano tecnico, il DRaaS porta in dote alta disponibilità nativa (con responsabilità di uptime in capo al provider), elevate performance con ottimizzazione del compromesso RTO/RPO e supporto a configurazioni multisito Active/Active che possono ridurre i tempi di ripristino a zero per i carichi più critici. La scalabilità praticamente illimitata in termini di storage e computing consente inoltre di adattare il servizio alla crescita o a picchi temporanei, garantendo coerenza e governabilità dell’intero perimetro IT. In un momento storico caratterizzato da minacce evolute e impatti sistemici, questa combinazione di prestazioni, resilienza e flessibilità rende il DRaaS un fattore di mitigazione del rischio competitivo, non solo tecnologico.

    Per WIIT, le Zone DR del Secure Cloud offrono un percorso concreto di adozione graduale: dall’abilitazione di backup flessibili fino alla costruzione di piani di DR orchestrati sulle piattaforme mission-critical. L’integrazione con le Premium Zone consente di unire piano di ripristino, monitoraggio e incident response in un disegno unitario, riducendo i punti ciechi e massimizzando la efficacia delle azioni correttive lungo tutto il ciclo di vita di un incidente.

    Evitare il lock-in e governare il multicloud: strategie interne ed esterne

    L’efficienza operativa del cloud può essere compromessa da situazioni di vendor lock-in, in cui un’azienda resta vincolata a servizi non più adeguati o convenienti per costi, clausole contrattuali o rischi di interruzione dei processi in caso di migrazione. Il fenomeno, in particolare nel cloud, può protrarsi per anni, gravando su scalabilità, flessibilità e portabilità di dati e applicazioni. Eppure, nonostante la consapevolezza crescente, permane un’asimmetria tra intenzioni e pratica: una survey Bain & Company rileva che due terzi dei CIO preferirebbero servizi di più provider per ridurre la dipendenza da un singolo, ma il 71% si affida ancora a un cloud provider unico. Tra chi adotta realmente una strategia multi-vendor, in media il 95% del budget cloud finisce comunque presso un solo fornitore, con dipendenze operative correlate. Le ragioni non sono solo contrattuali: la specializzazione tecnica su uno stack riduce l’agilità e rende complesso operare su più ambienti, sia per i team interni sia per i processi.

    Le strategie di prevenzione includono misure interne ed esterne. Sul piano interno, la scelta di software portabile – in grado di operare su una vasta gamma di sistemi e piattaforme – semplifica la migrazione di dati e applicazioni verso storage e cloud alternativi, grazie a un elevato grado di standardizzazione dei componenti. È altresì cruciale la gestione del cambiamento nelle competenze: la dipendenza da strumenti noti può generare resistenza e rallentare la migrazione; progetti mirati di formazione e adozione possono trasformare la transizione in un’opportunità per rafforzare la cultura dell’innovazione. Sul piano esterno, è indispensabile definire ex-ante una strategia di uscita con piani dettagliati per replacereplicare o spostare servizi critici senza disservizi o perdita di dati, soprattutto nei casi in cui il provider diventi poco collaborativo a valle di una disdetta. La Data Governance deve privilegiare formati standard per i dati sensibili, con opzioni di conservazione in Private Cloud o on premises, così da evitare dipendenze dovute a formati proprietari.

    La strategia multicloud resta uno strumento efficace per bilanciare rischio, prestazioni e costi, purché applicazioni e dati siano realmente trasportabili e compatibili in condizioni eterogenee. Per sua natura, il multicloud richiede sicurezza rafforzata e politiche coerenti across provider, ma consente di scegliere per ogni workload il fornitore più adatto e di contenere l’esposizione a singoli vendor. In questo perimetro, l’approccio di WIIT al Secure Cloud include scelte progettuali tese a evitare il lock-in tecnologico, come l’adozione di tecnologie open source e principi Cloud-Native. L’obiettivo è consegnare al cliente interoperabilità e portabilità, proteggendo gli investimenti nel tempo e mantenendo aperte le opzioni di evoluzione architetturale.

    La riduzione del rischio di lock-in non è un fine, ma un abilitatore: consente di rimodellare in modo dinamico il portafoglio tecnologico in funzione di mercato, regole e opportunità, senza costi di transizione insostenibili o rallentamenti operativi. È una condizione abilitante anche per accelerare iniziative in ambito AI, dove modelli e pipeline evolvono rapidamente e la libertà di spostare dati e workload è un vantaggio competitivo.

    Finanza in tempo reale con SAP S/4HANA Finance: dal controllo di gestione agli insight

    La trasformazione digitale comporta anche una ridefinizione del controllo di gestione e del ruolo del CFO. In ambito ERP, SAP S/4HANA Finance rappresenta l’ultima generazione di soluzioni progettate per fornire strumenti di reportistica integrali e in tempo reale, incorporati nel sistema transazionale già in uso e supportati dall’architettura in-memory. La capacità di unificare flussi informativi provenienti da contabilità e controllo di gestione abbatte i “silos” e riduce, a livello di partita singola, la complessità del dato, esponendo insight trasparenti e fruibili con maggiore frequenza e puntualità.

    Il funzionamento può essere sintetizzato in quattro pilastri: una pianificazione versatile che abilita simulazioni granulari e scenari previsionali con elevata affidabilità; una reportistica real-time per l’accesso istantaneo alle informazioni critiche nel momento in cui emergono; l’analisi di grandi volumi di dati fino al livello di posizione, accelerata dalla memoria; l’ottimizzazione dei processi con metodologie avanzate, tra cui machine learning e algoritmi predittivi. L’insieme consente di accorciare l’intervallo decisionale: dove prima servivano giorni o settimane per ottenere un report completo, oggi è possibile ricevere feedback tempestivi a fronte di eventi rilevanti del ciclo finanziario.

    La piattaforma orienta un’evoluzione del ruolo del CFO, che si sposta in modo più significativo sull’analisi data-driven. Strumenti come dashboard di KPI definibili e reporting personalizzato e self-made riducono la dipendenza dall’IT per ottenere viste rilevanti. Ogni campo gestito a livello di documento è disponibile anche negli elaborati finali, abilitando valutazioni multilivello su piani e strategie. L’esperienza utente evoluta, la possibilità di operare da mobile e il supporto a requisiti di periodicità e localizzazione della reportistica per i diversi Paesi completano un disegno produttivo e conforme.

    La migrazione verso S/4HANA Finance non incontra impedimenti tecnici tali da bloccare l’operatività, richiedendo requisiti di base e una governance metodica per evitare frizioni. La conversione della contabilità, sebbene talvolta percepita come non prioritaria, si dimostra una scelta vincente nel medio periodo in termini di efficienza, trasparenza e governabilità. In prospettiva, l’integrazione di ambienti mission-critical come SAP nel Secure Cloud consente a WIIT di allineare resilienza, sicurezza by design e performance applicativa, favorendo una gestione compliance-by-default coerente con le esigenze dei settori regolamentati. Per saperne di più su come la tecnologia SAP stia trasformando i processi finanziari, è disponibile l’approfondimento su SAP S/4 HANA Finance, che illustra in dettaglio le caratteristiche e i benefici del modello.

    Regolazione europea integrata: NIS2 e Cyber Resilience Act come driver

    Il quadro regolatorio europeo ha introdotto una cornice più stringente e coordinata di requisiti di cybersecurity, con impatti diretti su governance, processi e supply chain. La Direttiva (UE) 2022/2555 (NIS2) è stata recepita in Italia con il Decreto Legislativo 4 settembre 2024, n. 138 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale 1 ottobre 2024, Serie Generale n. 230), entrato in vigore il 16 ottobre 2024. La norma eleva requisiti di sicurezza e obblighi di notifica degli incidenti, estendendo lo spettro dei soggetti interessati e promuovendo un approccio di gestione del rischio che investe l’intera catena del valore.

    Obblighi, Scadenze e Sanzioni della Direttiva NIS2

    Adeguarsi alla Direttiva NIS2 non è più un’opzione, ma un obbligo con scadenze precise. Le aziende coinvolte, divise in “soggetti essenziali” e “soggetti importanti”, devono implementare un solido sistema di gestione della sicurezza.[Vega Formazione]

    • Valutazione e Gestione del Rischio: Identificare e mitigare i rischi cyber in modo sistematico.
    • Piani di Sicurezza: Adottare misure tecniche e organizzative adeguate per la protezione dei sistemi.
    • Protezione della Supply Chain: Assicurarsi che anche i fornitori rispettino standard di sicurezza conformi.
    • Notifica degli Incidenti: Segnalare incidenti significativi all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) entro 24 ore (pre-notifica) e fornire una notifica dettagliata entro 72 ore.
    • Formazione del Personale: Erogare programmi di sensibilizzazione e aggiornamento continuo sulla cybersecurity.

    Scadenze per l’Adeguamento

    • 31 dicembre 2024: Completamento dell’analisi e valutazione del rischio cyber.
    • 28 febbraio 2025: Termine ultimo per la registrazione sulla piattaforma digitale dell’ACN per tutti i soggetti obbligati.
    • 15 aprile 2025: Comunicazione formale alle aziende obbligate e richiesta di designazione del responsabile per la compliance.

    L’inadempienza comporta sanzioni severe, che sottolineano la serietà con cui il legislatore considera la materia.

    Sanzioni previste dalla Direttiva NIS2
    Tipologia Soggetto Sanzione Massima
    Soggetto Essenziale Fino a 10 milioni di euro o il 2% del fatturato globale annuo.
    Soggetto Importante Fino a 7 milioni di euro o l’1,4% del fatturato globale annuo.

    A complemento, il Cyber Resilience Act (CRA) introduce requisiti trasversali di sicurezza per i prodotti con elementi digitali, con l’obiettivo di aumentarne l’affidabilità alla radice. Secondo una lettura di scenario, il CRA integra la NIS2, spingendo verso una cybersecurity europea integrata e coordinata, in cui la sicurezza delle infrastrutture e quella delle catene di approvvigionamento coesistono in modo sinergico. Un approfondimento è disponibile qui: Cyber Resilience Act e NIS 2: verso una cybersecurity europea integrata.

    Questi riferimenti hanno impatti diretti sull’adozione di Secure Cloud e servizi gestiti, poiché richiedono presidi documentabili, controlli continui e capacità di risposta tempestiva agli incidenti. Il modello WIIT, con Premium Zone, SOC 24/7 e security by design, si allinea a questi driver, offrendo alle imprese un perimetro compliance-by-design in cui l’elevata disponibilità e la resilienza si conciliano con obblighi normativi e audit formali. In tal senso, il Secure Cloud diventa non solo infrastruttura, ma strumento di governance che consente di dimostrare, con dati e log, l’efficacia dei controlli e la coerenza con la normativa.

    In un contesto in cui la fiducia è condizione per operare e crescere, la convergenza tra normativa, architetture resilienti e processi gestiti definisce un nuovo standard competitivo: essere sicuri e conformi non è un vincolo, ma un acceleratore di trasformazione.

    Segnali dal mercato: identità, AI e strategie integrate

    Il panorama di mercato restituisce negli ultimi mesi segnali convergenti su identità digitali, AI e integrazione della sicurezza su più livelli. Una rassegna di notizie recenti aiuta a inquadrare il contesto e la traiettoria:

    • Competenze e compliance integrate. Un master operativo dedicato a NIS2, D.lgs. 138/2024, GDPR, DORA, CRA e AI Act (pubblicato 4 settimane fa) segnala la richiesta crescente di profili capaci di coniugare cybersecurity e compliance lungo più domini normativi.
    • GenAI e responsabilità. Un’analisi (5 giorni fa) evidenzia su Techbusiness un disallineamento tra spinta dei CEO sulla generative AI e le cautele dei responsabili sicurezza, timori che si inseriscono nel necessario bilanciamento tra innovazione e rischio.
    • Identità al centro. La notizia di CorCom (1 settimana fa) segnala un’operazione da 25 miliardi focalizzata sulla costruzione di una piattaforma per la sicurezza delle identità e degli agenti AI, a conferma del ruolo chiave dell’Identity Security nella difesa end-to-end.
    • Architetture integrate dal chip al cloud. Una lettura su AI4Business (2 mesi fa) descrive una strategia di sicurezza integrata che attraversa i livelli dell’ecosistema, dal silicon al cloud, evidenziando la tendenza a unificare i controlli e ridurre le superfici d’attacco.
    • Strategie congiunte cyber & data protection. La traccia di un webinar (2 mesi fa) torna sul tema dell’integrazione tra cybersecurity e protezione dei dati, un binomio che le imprese devono affrontare in modo congiunto.
    • Verso una cybersecurity europea integrata. Un’analisi di Agenda Digitale (8 mesi fa) rimarca la complementarità tra CRA e NIS2, già richiamata, nel promuovere un approccio coordinato e di filiera.
    • Innovazione e confronto. Il resoconto di RaiNews (4 mesi fa) su un summit dedicato offre uno spaccato sulle priorità emergenti: minacce crescenti e sempre più subdole, importanza di cooperazione e laboratori di idee.

    Anche le comunità professionali e di policy convergono su due direttrici: integrazione dei controlli lungo la catena del valore e consolidamento delle identità digitali come perno della difesa. Per le imprese, questo si traduce nella necessità di piattaforme che riducano punti ciechi e migliorino la osservabilità di reti, dati e applicazioni. Il Secure Cloud di WIIT, con le sue Zone e la copertura SOC 24/7 nelle Premium, è disegnato per offrire questa convergenza, unendo resilienza infrastrutturale, security by design e governance coerente con NIS2/CRA.

    Oltre la soglia: perché la fiducia nel cloud è il nuovo vantaggio competitivo

    La traiettoria che emerge dai dati e dai segnali di mercato è netta: trasformazione digitale, resilienza e sicurezza convergono in un’unica agenda. Le imprese che investono in architetture secure-by-design, disaster recovery integrato e governance abilitante non si limitano a mitigare rischi tecnologici; costruiscono un vantaggio competitivo fatto di affidabilità, rapidità decisionale e compliance dimostrabile. La regolazione (NIS2, CRA) consolida questa direzione, chiedendo controlli continui e tracciabilità, mentre il mercato spinge verso soluzioni che uniscano observability, proattività e interoperabilità.

    In questo quadro, la fiducia diventa una risorsa strategica: si sceglie un provider non solo per le prestazioni, ma per la capacità di garantire – e dimostrare – continuità, integrità e conformità dei servizi erogati. Il Secure Cloud di WIIT è concepito come foundation solida per ambienti IT critici, con un network di 7 Region europee e data center Tier IV che sorreggono Zone a sicurezza e resilienza crescenti (Standard, Premium con SOC 24/7, DR), includendo vulnerability management, segmentazione di rete e continuità orchestrata. L’adozione di tecnologie open source e principi Cloud-Native serve a evitare il lock-in e a preservare la libertà di evolvere il proprio stack, condizione oggi cruciale per iniziative AI-driven e per una gestione del rischio sostenibile.

    Per i processi finanziari e le funzioni di controllo, strumenti come SAP S/4HANA Finance dimostrano come la tecnologia possa abilitare una finanza in tempo reale, capace di fornire insight affidabili e replicabili su cui impostare la strategia. La trasformazione è possibile quando infrastruttura, piattaforme e security operano in sintonia, riducendo complessità e tempi decisionali. In definitiva, mettere la sicurezza al centro non è un “costo necessario” ma un investimento abilitante: apre spazio all’innovazione, rende più robusta la catena del valore e rafforza la relazione di fiducia con clienti, partner e regolatori.

    Le organizzazioni che riflettono su questo percorso possono partire da tre domande operative: i miei workload critici poggiano su una foundation realmente secure-by-design e compliance-ready? Il mio piano di DR è allineato a RTO/RPO sostenibili e testato per scenari reali? Le mie scelte tecniche minimizzano il lock-in, lasciandomi la flessibilità per migrare, scalare e innovare? Risposte chiare a questi interrogativi non solo limitano il rischio: creano spazio competitivo. E per costruirle, un partner come WIIT offre una piattaforma e un metodo in cui sicurezza, resilienza e performance sono di default, sin dalle fondamenta.

  • Security by design per proteggere i workload critici

    Security by design per proteggere i workload critici

    Secure Cloud di WIIT: architettura, regioni e zone per ospitare workload critici

    Nel percorso di trasformazione digitale, la scelta del provider cloud si gioca su parametri sempre più stringenti: performance, resilienza, sicurezza e compliance. Il paradigma Secure Cloud di WIIT nasce per allineare questi requisiti in un’unica piattaforma operativa, capace di sostenere processi e applicazioni mission-critical di organizzazioni che operano in contesti regolamentati e altamente competitivi. La base infrastrutturale è un network europeo di più di 20 data center di proprietà, distribuiti in 7 regioni tra Germania, Italia e Svizzera, con un’attenzione sistematica alla territorialità del dato e alla sovranità digitale. Questo disegno consente di orchestrare soluzioni in grado di coniugare latenza contenuta, scalabilità e allineamento ai vincoli normativi transfrontalieri.

    Glossario: Termini Chiave e Acronimi

    • ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale): L’autorità nazionale italiana per la cybersicurezza, responsabile della protezione degli interessi nazionali nel cyberspazio.
    • Compliance: Conformità a leggi, normative, standard o policy (es. GDPR, NIS2).
    • Disaster Recovery (DR): L’insieme delle misure tecnologiche e organizzative per ripristinare sistemi, dati e infrastrutture a fronte di gravi emergenze o disastri.
    • ERP (Enterprise Resource Planning): Sistema software che integra e gestisce i principali processi di business di un’azienda (contabilità, produzione, supply chain, etc.). SAP S/4HANA è un esempio di ERP.
    • GDPR (General Data Protection Regulation): Regolamento (UE) 2016/679 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali.
    • MFA (Multi-Factor Authentication): Autenticazione a più fattori, un metodo di controllo degli accessi che richiede più di una prova dell’identità dell’utente.
    • NIS2 (Network and Information Security, versione 2): Direttiva europea che impone obblighi di sicurezza più stringenti per un’ampia gamma di settori critici.
    • RPO (Recovery Point Objective): Indica la quantità massima di dati che un’azienda può tollerare di perdere, misurata in tempo (es. RPO di 15 minuti).
    • RTO (Recovery Time Objective): Il tempo massimo entro cui un servizio o un sistema deve essere ripristinato dopo un’interruzione per evitare conseguenze inaccettabili.
    • SIEM (Security Information and Event Management): Tecnologia che supporta il rilevamento delle minacce e la risposta agli incidenti tramite la raccolta e l’analisi di dati di sicurezza da diverse fonti.
    • SOAR (Security Orchestration, Automation and Response): Insieme di tecnologie che consentono alle organizzazioni di automatizzare la risposta agli incidenti di sicurezza.
    • SOC (Security Operations Center): Un centro operativo per la sicurezza informatica che monitora, analizza e risponde a incidenti di sicurezza su base continuativa (spesso 24/7).
    • Tier IV: Il più alto livello di certificazione per un data center secondo lo standard dell’Uptime Institute. Garantisce la massima fault tolerance e ridondanza.
    • Zero Trust: Un modello strategico di sicurezza che si basa sul principio “mai fidarsi, verificare sempre”, eliminando la fiducia implicita da ogni risorsa digitale.

    Il catalogo dei servizi è organizzato in tre Zone attivabili per Region. La Zona Standard mette a disposizione controlli security by design e misure preventive come vulnerability management e segmentazione di rete, architetture ridondate per l’alta disponibilità e la promessa di una scalabilità non vincolata dal sottostante. La Zona Premium, erogata esclusivamente in aree abilitate con data center certificati Tier IV o a resilienza equivalente, espande l’orizzonte della protezione includendo la copertura dei macro-processi di cyber security e un SOC 24/7 per protezione proattiva e risposta in tempo reale a minacce esterne e interne. La Zona DR abilita backup e disaster recovery configurabili in base alle esigenze dei singoli contesti, con la possibilità di progettare Business Continuity aderenti ai requisiti normativi più rigorosi, grazie anche alla disponibilità di multi–Tier IV su scala europea.

    Cos’è la Classificazione Tier per Data Center?
    La classificazione Tier, definita dall’Uptime Institute, è uno standard globale che valuta l’affidabilità e la resilienza delle infrastrutture dei data center. Si articola in quattro livelli, dal più basso (Tier I) al più alto (Tier IV), ognuno con requisiti specifici in termini di ridondanza, fault tolerance e continuità operativa.[Vianova]
    Approfondisci le best practice di sicurezza

    Questo impianto tecnologico è finalizzato a offrire una foundation affidabile su cui costruire nuovi servizi e ospitare workload sensibili, permettendo alle aziende di focalizzarsi su obiettivi di crescita e innovazione. In questa visione, la sicurezza non è un add-on, ma un attributo nativo della piattaforma: la security by design attraversa l’intero ciclo di vita dei servizi, dalla progettazione alla gestione operativa. La logica di service packaging per Zone e Region semplifica la governance dei requisiti, rendendo replicabili i livelli di servizio tra ambienti omogenei e riducendo l’attrito nell’evoluzione delle applicazioni.

    Per i settori mission-critical, l’adozione di Secure Cloud si traduce in fiducia verificabile: alti livelli di disponibilità, compliance pluri–giurisdizionale e security controls coerenti con gli standard di riferimento. La presenza del Tier IV non è un’etichetta marketing, ma la base per politiche di risk mitigation capaci di supportare anche i domini più esigenti in termini di downtime tolerance. Al contempo, la flessibilità delle Zone consente di calibrare il profilo di sicurezza e di resilienza in funzione della criticità dei workload e delle priorità di business, ottimizzando il rapporto tra costi e benefici operativi.

    Confronto tra i Livelli Tier dei Data Center
    Livello Tier Uptime Garantito Massimo Downtime Annuo Caratteristiche Chiave
    Tier I 99,671% 28,8 ore Componenti non ridondati, un unico percorso per alimentazione e raffreddamento.
    Tier II 99,741% 22 ore Componenti ridondati parzialmente (N+1), ma con un unico percorso di distribuzione.
    Tier III 99,982% 1,6 ore Componenti ridondati (N+1) e percorsi multipli per alimentazione e raffreddamento. Manutenzione possibile senza interruzioni.
    Tier IV 99,995% 26,3 minuti (0,4 ore) Completamente fault-tolerant. Tutti i componenti sono doppiamente ridondati (2N+1) e isolati. Resiste a qualsiasi singolo guasto senza impatti operativi.[Vianova]

    La proposizione di valore di WIIT integra, infine, servizi gestiti sull’intero stack: dall’hosting Hybrid Cloud e Hosted Private Cloud all’integrazione con ambienti Public Cloud, fino a una Digital Platform componibile che offre moduli applicativi, componenti tecnologiche e framework API. La gestione di ambienti mission-critical – inclusi quelli basati su piattaforme come SAP – beneficia di competenze specialistiche e di una catena di service management coerente con le aspettative enterprise. In sintesi, l’approccio Secure Cloud punta a offrire, già nei servizi di base, livelli di sicurezza, resilienza e scalabilità tra i più elevati del settore, sin dalle fondamenta.

    Zero trust e difesa stratificata: come rendere proattiva la sicurezza del cloud

    La minaccia informatica evolve con continuità, rendendo inefficaci architetture di protezione basate sul solo perimetro. Il paradigma Zero Trust – “mai fidarsi, verificare sempre” – definisce una traiettoria operativa concreta: tutte le entità (dati, workload, utenti e dispositivi) sono non attendibili per principio; l’accesso a dati, applicazioni e sistemi avviene su policy rigorose e secondo il privilegio minimo; la postura è sostenuta da un monitoraggio completo della sicurezza, con verifiche risk-based su utenti, account e device. In questo quadro, la segmentazione – e spesso microsegmentazione – della rete costruisce “perimetri di fiducia” puntuali, limitando i movimenti laterali e riducendo la superficie d’attacco. L’adozione della Multi-Factor Authentication (MFA) rafforza la verifica delle identità, specialmente in scenari distribuiti e di lavoro da remoto.

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    Un’architettura Zero Trust (ZTA) sposta le difese dai perimetri statici e basati sulla rete per concentrarsi su utenti, risorse e asset. L’assunto fondamentale è che la fiducia non viene mai concessa implicitamente, ma deve essere continuamente valutata prima di consentire l’accesso a qualsiasi risorsa.

    — Basato sul Framework ZTA del NIST[Gyala]
    I Principi Fondamentali della Zero Trust Architecture secondo il NIST (SP 800-207)

    Il National Institute of Standards and Technology (NIST) definisce la Zero Trust come un’evoluzione della sicurezza aziendale, basata sui seguenti principi cardine:[Gyala]

    • Identificazione di tutte le risorse: Ogni dispositivo, servizio, e flusso di dati è considerato una risorsa.
    • Comunicazioni sicure: Tutte le comunicazioni devono essere cifrate, indipendentemente dalla localizzazione di rete.
    • Accesso per singola sessione: L’accesso a una risorsa viene concesso su base “per-sessione”. La fiducia non è persistente.
    • Policy dinamiche: Le policy di accesso si basano sullo stato del dispositivo, l’identità dell’utente e il contesto della richiesta.
    • Monitoraggio continuo: L’integrità e la postura di sicurezza di tutte le risorse sono monitorate costantemente.
    • Autenticazione e autorizzazione rigorose: I processi di autenticazione e autorizzazione sono dinamici e applicati rigorosamente prima di ogni accesso.
    • Raccolta di dati per migliorare la postura: L’organizzazione raccoglie dati sul traffico e sugli accessi per informare e migliorare le proprie policy di sicurezza.

    La traduzione operativa dello Zero Trust si completa con un SOC 24/7 in grado di assicurare visibilità near-real time e risposta tempestiva. La Zona Premium del Secure Cloud WIIT integra il Security Operations Center come componente nativa del servizio: un presidio continuo che correla eventi su scala infrastrutturale attraverso piattaforme SIEM, automatizza azioni di contenimento con logiche SOAR e abilita attività di threat hunting e threat intelligence per individuare precocemente comportamenti anomali. L’uso di Intelligenza Artificiale e Machine Learning – nell’analisi dei pattern di traffico, nella classificazione delle anomalie e nella generazione di insight – supporta gli analisti nell’interpretare segnali deboli e nel gestire un volume di allarmi in crescita costante.

    Le buone pratiche preventive rimangono essenziali: vulnerability management sistematico, applicazione regolare delle patch, hardening degli asset, cifratura in-transit e at-rest come default operativo. Il modello di defense in depth – difesa in profondità – stratifica controlli fisici, tecnici e organizzativi in modo che la compromissione di un singolo livello non intacchi l’integrità complessiva. Nel contesto cloud, la difesa multilivello riguarda sia i piani network (filtri e segmentazione), sia quelli applicativi (controlli di sessione, validazione input, gestione delle dipendenze) e identitari (autenticazione forte, role-based access control, segregazione dei compiti).

    Nella pratica, l’efficacia deriva dall’orchestrazione di questi elementi in un framework unitario. La governance delle policy – chi può accedere, a cosa, in quali condizioni – deve essere coerente tra ambienti, dalla Region on-premise alla Region del cloud, con audit trail e reporting verificabili. L’adozione di playbook di incident response riduce l’impatto degli eventi e accelera le attività di eradicazione e recovery, tenendo sotto controllo RTO e RPO. In questo scenario, la proposta WIIT – con Security as a Service e Business Continuity – consente di integrare monitoraggio, automazione e processi in un unico perimetro di responsabilità, semplificando il lifecycle della sicurezza e innalzando il livello di protezione senza aumentare la complessità percepita dalle funzioni di business.

    La riduzione della superficie d’attacco, la limitazione dell’impatto in caso di violazione e il miglior allineamento agli obblighi di compliance sono conseguenze naturali di un’implementazione Zero Trust ben progettata. L’adozione di questi principi facilita inoltre la gestione di ambienti hybrid multicloud e di modelli operativi flessibili, mantenendo coerenza delle regole e tracciabilità degli accessi su sistemi e servizi interni ed esterni all’organizzazione.

    Sanità digitale e data center in cloud: resilienza, normativa e ruolo del provider

    L’ecosistema healthcare è tra i più esigenti in termini di sicurezza e continuità operativa. Il settore ha accelerato la digitalizzazione con cartelle cliniche elettroniche, telemedicina, teleconsulti, monitoraggio remoto e integrazione dei dati provenienti dai medical device, costruendo un percorso di connected care che ha nella data–driven healthcare un asse portante per modelli assistenziali innovativi (tra cui la Value-Based Healthcare). In parallelo, la superficie d’attacco è cresciuta: gli attacchi cyber contro gli operatori sanitari aumentano del +24,8% anno su anno (fonte: Rapporto Clusit), imponendo una cloud security più matura e in costante evoluzione.

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    Allarme Sicurezza: Sanità e Manifatturiero Sotto Attacco in Italia

    Secondo i dati più recenti, la situazione in Italia è particolarmente critica. Il Rapporto Clusit 2025 (relativo agli incidenti del 2024) evidenzia che il settore della Sanità è il terzo più colpito a livello globale (13% degli attacchi), con una crescita allarmante.[Howden]. L’Osservatorio Cybersecurity di Exprivia riporta per l’Italia un incremento dell’83% degli attacchi al settore sanitario rispetto all’anno precedente.[Infocad]. Anche il settore Manifatturiero italiano è un bersaglio primario, subendo il 16% degli attacchi totali nel paese e un aumento del 19% rispetto al 2023.[Infocad, Howden] Questi dati sottolineano l’urgenza di adottare misure di sicurezza avanzate e resilienti.

    La migrazione verso modelli cloud ibridi è la risposta naturale per bilanciare innovazione, scalabilità e resilienza. In questo contesto, il provider assume un ruolo determinante: oltre a mettere a disposizione un’infrastruttura security by design, gestisce processi, strumenti e monitoring necessari a garantire livelli di protezione coerenti con aspettative cliniche e normative. GDPR, direttiva NIS e linee guida europee richiedono controlli rigorosi su data protection, gestione degli accessi, tracciabilità e risposta agli incidenti. Le minacce da considerare spaziano da fenomeni naturali ed errori umani a minacce intenzionali e failure di sistema, con la necessità di presidi tecnici e organizzativi capaci di mitigare rischi su tutta la catena del valore.

    Le architetture hosted private cloud e i servizi gestiti di Business Continuity e Disaster Recovery permettono di assorbire shock e di mantenere livelli di servizio adeguati anche in condizioni di avaria. In particolare, le Zone DR del Secure Cloud WIIT abilitano configurazioni d’alta affidabilità e ripristino basate sulle esigenze di ogni struttura (ospedali, laboratori, reti territoriali), con il supporto di un network europeo abilitato a servizi di continuità che aderiscono ai requisiti più stringenti. La disponibilità di Tier IV in ambito europeo migliora la risk posture contro gli outage, mentre la Zona Premium integra il SOC per la sorveglianza costante di asset e flussi clinici digitali.

    La condivisione di responsabilità è un elemento cruciale: anche nel privato “hosted”, buona parte della sicurezza è co–gestita dal provider, che deve garantire non solo l’esecuzione tecnica, ma processi di governance solidi per security e data protection. Questo modello è particolarmente efficace nel sanitario, dove i requisiti clinici e di compliance si affiancano a vincoli organizzativi e di budget. Secure Cloud fornisce una base comune per modulare i controlli di sicurezza in funzione della criticità del servizio (ad esempio, EHR, telemedicina, remote care), integrando livelli crescenti di protezione e disponibilità. Ne deriva un impianto di fiducia che consente alle strutture sanitarie di concentrarsi sull’erogazione di servizi innovativi e di migliorare la patient experience, sapendo che resilienza, sicurezza e conformità sono presidiate.

    Dal punto di vista operativo, l’approccio Zero Trust – con MFA, microsegmentazione e monitoraggio continuo – si sposa con le specificità del dominio sanitario, in cui l’accesso ai dati deve essere puntuale e proporzionato al ruolo. L’integrazione di threat intelligence e processi di incident response basati su playbook riduce i tempi di rilevamento e migliora la coordinazione tra security e clinical operations. Il risultato è una resilienza digitale tangibile, misurabile sia in termini di uptime che di compliance, elemento determinante per strutture pubbliche e private che mirano a una modernizzazione sostenibile e governata.

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    NIS2 e Cyber Resilience Act: requisiti, tempistiche e sicurezza della catena di fornitura

    La Direttiva NIS2, recepita in Italia con il D.lgs. 138/2024, ridisegna le responsabilità di sicurezza di settori essenziali e importanti, imponendo misure tecniche e organizzative avanzate, governance chiara e gestione della supply chain. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) assume un ruolo centrale di vigilanza, coordinamento e supporto. Un percorso di adeguamento progressivo fissa tre scadenze operative chiave: entro il 28 febbraio 2025 la registrazione sulla piattaforma ACN e la designazione del punto di contatto; dal 1° gennaio 2026, l’obbligo di notifica degli incidenti con tempistiche stringenti (è richiamata la scadenza delle 24 ore per la segnalazione iniziale); dal 1° ottobre 2026, l’adeguamento della governance con responsabilità dirette degli organi amministrativi e direttivi, inclusi obblighi di upskilling specifico in materia di sicurezza.

    L’apparato sanzionatorio è proporzionato ma incisivo: per i soggetti essenziali, fino a 10 milioni di euro o il 2% del fatturato mondiale; per i soggetti importanti, fino a 7 milioni di euro o l’1,4% del fatturato. A queste si aggiungono sanzioni accessorie che possono riguardare direttamente i vertici in caso di violazioni gravi. La compliance richiesta è risk-based: valutazioni continue delle vulnerabilità e dei rischi, misure proporzionali alla criticità dei servizi, monitoraggio continuo e incident response formalizzata. Particolare rilievo viene attribuito alla sicurezza della supply chain: due diligence sui fornitori, criteri di selezione che includano parametri di sicurezza, contrattualistica che definisca responsabilità e reporting in caso di incidenti, e una categorizzazione dei partner in base alla criticità dei servizi offerti.

    La dimensione europea si è arricchita con il Cyber Resilience Act (Reg. 2024/2847), pubblicato in Gazzetta Ufficiale UE il 20 novembre 2024. Il regolamento introduce requisiti trasversali di sicurezza per i prodotti con elementi digitali, articolando tre macrocategorie in funzione del rischio (prodotti con elementi digitali, con elementi digitali importanti e con elementi digitali critici) e imponendo procedure di valutazione di conformità differenti per produttori, importatori e distributori. Un punto di contatto con NIS2 riguarda la divulgazione coordinata delle vulnerabilità: i fabbricanti devono notificare al CSIRT nazionale e a ENISA qualsiasi vulnerabilità attivamente sfruttata di cui vengano a conoscenza; le informazioni alimentano la banca dati europea e sostengono la prevenzione presso i soggetti essenziali e importanti. Il regolamento favorisce policy di coordinated vulnerability disclosure e contempla la possibilità di bug bounty, da attivare con cautele e processi robusti per evitare abusi.

    L’impatto del Cyber Resilience Act sulla Supply Chain del Software

    Il Cyber Resilience Act (CRA) rivoluziona la responsabilità dei produttori di hardware e software, inclusi i componenti open source integrati in prodotti commerciali. Le aziende che immettono sul mercato prodotti con elementi digitali dovranno:[Agenda Digitale]

    • Garantire la sicurezza “by default” e “by design”: I prodotti devono essere sicuri fin dalla progettazione e per tutto il loro ciclo di vita.
    • Eseguire valutazioni del rischio: Identificare e documentare i rischi di cybersicurezza associati al prodotto.
    • Gestire le vulnerabilità: Stabilire processi per identificare e correggere tempestivamente le vulnerabilità scoperte, anche dopo la vendita.
    • Fornire documentazione chiara: Offrire agli utenti informazioni trasparenti sulla sicurezza del prodotto e istruzioni per un utilizzo sicuro.

    Questo implica costi iniziali per l’adeguamento dei processi di sviluppo e test, ma mira a ridurre i costi a lungo termine legati agli incidenti di sicurezza e a rafforzare la fiducia dei consumatori nel mercato digitale europeo.[Agenda Digitale]

    In questo scenario, la proposta WIIT supporta l’adeguamento al D.lgs. 138/2024 con strumenti e processi di mappatura dei controlli, gestione dei log e controllo degli accessi – coerenti con il principio del privilegio minimo – e reportistica per audit interni ed esterni. Il SOC 24/7, integrato nella Zona Premium, consente di allineare monitoring e incident handling alle tempistiche regolatorie, mentre le Zone DR offrono i meccanismi di continuità del servizio indispensabili per RTO/RPO aderenti agli impegni contrattuali. L’approccio risk-based – richiesto dalla direttiva – viene reso operativo dentro il service lifecycle del Secure Cloud, riducendo l’onere di coordinamento per i team interni. A complemento, strumenti operativi come checklist e timeline di adeguamento aiutano a valutare azioni, tempistiche, costi di compliance e rischi di sanzioni con un piano trasparente e governabile lungo l’intero percorso.

    SAP S/4HANA e modernizzazione sicura della manifattura: user experience, integrazione e controllo

    Il salto generazionale di SAP S/4HANA dimostra come una piattaforma ERP possa abbracciare processi ben oltre la contabilità e la finanza. In ambito manufacturing, S/4HANA integra strumenti e dataset per vendite, approvvigionamenti, controllo, pianificazione, programmazione, manutenzione degli impianti, gestione del ciclo di vita del prodotto e magazzino, favorendo una visione unificata dell’operatività. La user experience gioca un ruolo critico: l’interfaccia Fiori, con moduli condivisi e dashboard orientate alla lettura rapida, consente a profili eterogenei – dagli operatori di linea ai decisori – di interagire in modo coerente su touchpoint differenti (PC, smartphone, postazioni CAD, pannelli di macchina), con impatti positivi su tempi di formazione, produttività e accuratezza dei dati.

    Uno degli ostacoli più frequenti nella modernizzazione è la presenza di soluzioni legacy stratificate nel tempo – custom, sviluppi ad hoc o software autoprodotti – che si rivelano lenti, ingombranti e talvolta anacronistici. S/4HANA capitalizza su best practice maturate nella filiera manifatturiera, offrendo moduli specifici in grado di sostituire molte personalizzazioni, con riduzione della complessità architetturale, tempi di implementazione più brevi e contenimento dei costi. La flessibilità della piattaforma consente di adattare la mappatura dei processi in modo dinamico, allineando il sistema all’evoluzione del business senza nuovi progetti su misura per ogni cambiamento.

    Per ambienti così sensibili, il Secure Cloud di WIIT fornisce la piattaforma infrastrutturale su cui ospitare applicazioni SAP con requisiti elevati di disponibilità, performance e sicurezza. La combinazione di Zone e Region abilita configurazioni diversificate: alta disponibilità e scalabilità nella Zona Standard, copertura completa dei processi di cyber security e SOC 24/7 nella Zona Premium, strategie DR per recovery e ripristino rapido nella Zona DR. La prossimità dei workload ai mercati di riferimento (Germania, Italia, Svizzera) contribuisce a latenze ridotte e a una migliore esperienza utente, mentre le certificazioni Tier IV nelle regioni abilitate confermano kpi di disponibilità adatti ai processi core.

    In un contesto in cui la sicurezza non può essere un ripensamento, i principi Zero Trust si applicano anche alle architetture applicative: controllo degli accessi granulare, MFA, segregazione dei ruoli e audit trail per garantire privilegio minimo e tracciabilità. Il vulnerability management e l’automazione dei flussi di patching riducono la finestra di esposizione. L’integrazione con strumenti di monitoring e threat intelligence consente di rilevare anomalie contestualizzate sul ciclo produttivo (ad esempio, pattern fuori norma nella messaggistica applicativa o accessi non congrui su interfacce di gestione). Con questo assetto, le imprese manifatturiere possono misurare il valore della modernizzazione non solo in termini funzionali, ma anche come vantaggio competitivo in resilienza e compliance.

    Dal trust operativo al vantaggio competitivo: un’agenda per l’impresa regolata

    Il filo rosso che unisce adozione cloud, posture Zero Trust e adempimenti regolatori è il trust operativo: la capacità di dimostrare che disponibilità, sicurezza e conformità non sono promesse astratte, ma risultati ripetibili. Per i settori mission-critical – dalla sanità all’industria – questa capacità si misura nella continuità di erogazione, nella protezione del dato e nella governance efficiente dei controlli. Il Secure Cloud di WIIT, con più di 20 data center in 7 regioni europee e Zone disegnate per livelli progressivi di protezione e resilienza, posiziona la sicurezza come ingrediente nativo dei servizi, non come componente accessoria.

    La spinta regolatoria – dalla NIS2 al Cyber Resilience Act – introduce metriche e scadenze chiare: registrazioni, notifiche entro 24 ore, nuove responsabilità per i vertici aziendali, sanzioni proporzionate al perimetro. Al contempo, la tutela della supply chain impone verifiche e trasparenza reciproca tra committenti e fornitori. L’adozione di policy di coordinated vulnerability disclosure e di processi strutturati di incident response consente di allineare le pratiche interne all’evoluzione normativa e di ridurre il tempo medio di rilevamento e mitigazione.

    WIIT presidia questo passaggio offrendo un SOC 24/7 integrato nella Zona Premium, con capacità di monitoraggio continuo, automazione dei flussi di risposta e reportistica adatta a audit e verifiche regolatorie. La Zona Standard consolida i controlli preventivi – vulnerability management, segmentazione, ridondanza – mentre le Zone DR forniscono il “paracadute” necessario per garantire Business Continuity e recovery allineati ai requisiti contrattuali. L’insieme si traduce in riduzione del rischio, migliore aderenza alle regole e razionalizzazione della complessità operativa.

    In un contesto dove anche ERP avanzati come SAP S/4HANA ridefiniscono i processi industriali, il vantaggio competitivo dipende dall’orchestrazione coerente di performance, resilienza e compliance. Un provider in grado di governare lo stack – infrastruttura, sicurezza, continuità, piattaforma digitale – consente di allineare i livelli di servizio alle aspettative del business e delle authority. La direzione è chiara: dalla fiducia presunta alla fiducia verificabile, sostenuta da certificazioni, architetture security by design, Tier IV nelle regioni critiche e processi misurabili. È questa la base per accelerare l’innovazione senza arretrare su sicurezza e normative, trasformando la conformità in asset e non in un costo inevitabile.

    Approfondisci le best practice di sicurezza

    Approfondisci le best practice di sicurezza con WIIT e scopri come proteggere i tuoi workload critici: Security as a Service, Business Continuity, NIS2 e Compliance. Per i principi Zero Trust e le traiettorie operative di adozione: Zero Trust: le sfide da superare per una strategia di successo.

  • Come scegliere servizi cloud affidabili per l’impresa

    Come scegliere servizi cloud affidabili per l’impresa

    Perché scegliere un Secure Cloud

    La selezione di un provider cloud è diventata una decisione strategica che incide su resilienza operativa, sicurezza e conformità. Nel modello proposto da WIIT Group, il paradigma Secure Cloud nasce per soddisfare requisiti rigorosi di performance e affidabilità, costruendo un rapporto di fiducia tra impresa e fornitore. L’approccio non si limita a “proteggere” l’infrastruttura: mira a integrare nativamente la sicurezza in ogni livello del servizio, abilitando ambienti mission-critical e percorsi di innovazione, inclusi i casi d’uso che fanno leva su algoritmi di AI e su esperienze immersive come AR/VR.

    Glossario: Entità e Termini Chiave

    • ACN (Agenzia per la Cybersecurity Nazionale): L’autorità nazionale italiana responsabile della cybersicurezza, incaricata di proteggere gli interessi nazionali nel cyberspazio e di attuare normative come la NIS2.
    • DNSH (Do No Significant Harm): Principio che impone che gli interventi previsti dai Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza (PNRR) non arrechino alcun danno significativo agli obiettivi ambientali.
    • GDPR (General Data Protection Regulation): Regolamento dell’Unione Europea in materia di trattamento dei dati personali e di privacy, che ha rafforzato e unificato la protezione dei dati per tutti gli individui all’interno dell’UE.
    • IPCEI CIS (Important Project of Common European Interest on Cloud Infrastructure and Services): Un progetto strategico europeo per sostenere la ricerca, lo sviluppo e la diffusione di infrastrutture e servizi cloud e edge di nuova generazione, promuovendo la sovranità digitale.
    • NIS2 (Network and Information Security, versione 2): Direttiva europea che impone obblighi di cybersicurezza più stringenti a un’ampia gamma di settori critici per rafforzare la resilienza digitale complessiva dell’UE.
    • OLAP (Online Analytical Processing): Sistema informatico che permette analisi complesse e multidimensionali di grandi volumi di dati, tipicamente utilizzato per la business intelligence.
    • OLTP (Online Transaction Processing): Sistema che gestisce applicazioni orientate alle transazioni, caratterizzate da un elevato numero di operazioni brevi e atomiche (es. inserimenti, aggiornamenti, cancellazioni).
    • PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza): Il piano italiano per utilizzare i fondi del programma Next Generation EU per promuovere la ripresa economica e la transizione ecologica e digitale.
    • SOC (Security Operation Center): Un’unità centralizzata che si occupa di monitorare, prevenire, rilevare, analizzare e rispondere agli incidenti di sicurezza informatica attraverso un team di specialisti e un set di tecnologie dedicate.
    • Tier Standard (Uptime Institute): Sistema di classificazione internazionale che valuta l’affidabilità e la resilienza delle infrastrutture dei data center su quattro livelli (da Tier I a Tier IV), basandosi su criteri di ridondanza e tolleranza ai guasti.
    • Uptime Institute: Organizzazione di riferimento a livello mondiale per la standardizzazione e la certificazione delle prestazioni dei data center.
    • Vendor Lock-in: Situazione in cui un cliente diventa dipendente da un fornitore per prodotti e servizi, non potendo passare a un altro fornitore senza costi o disagi significativi.

    Il perimetro tecnologico del Secure Cloud di WIIT si fonda su una security by design che allinea prevenzione, rilevazione e risposta: segmentazione delle reti, gestione preventiva delle vulnerabilità e architetture ridondate per l’alta disponibilità dei sistemi. Questa impostazione è rafforzata da un modello operativo che considera la sicurezza come un processo continuativo, in cui la protezione degli asset e la continuità del servizio sono garantite sin dalle fondamenta del portafoglio.

    L’Intelligenza Artificiale come Alleato e Vettore di Rischio

    L’adozione dell’AI accelera, ma spesso senza un’adeguata governance. Secondo il report “Cost of a Data Breach 2025” di IBM, il 97% delle organizzazioni che hanno subito un incidente di sicurezza legato all’AI non disponeva di controlli di accesso adeguati, e il 63% mancava di policy di governance per l’AI. Tuttavia, l’uso estensivo di AI e automazione nella sicurezza può generare un risparmio medio di 1,9 milioni di dollari sui costi di una violazione.[IBM]

    Leggi l’approfondimento e confronta le opzioni

    La struttura è organizzata su un network europeo di più di 20 data center proprietari, raggruppati in 7 Region secondo criteri geografici che includono Germania, Italia e Svizzera. La distribuzione regionale consente di rispettare vincoli di territorialità e di data residency, di supportare i requisiti di compliance e, soprattutto, di orchestrare scenari di continuità operativa multi-sito per i workload critici. In questo quadro si inserisce anche la logica delle Zone, pacchetti di servizi attivabili per ciascuna Region e articolati in tre profili:

    • Standard: sicurezza preventiva, alta disponibilità tramite architetture ridondate, scalabilità senza compromessi.
    • Premium: nelle Region che includono data center certificati ad altissima resilienza, i servizi si estendono coprendo tutti i macro-processi della cyber security e integrando un SOC 24/7 per protezione e risposta in tempo reale.
    • DR (Disaster Recovery): servizi di backup e disaster recovery configurabili in base alle esigenze delle singole realtà aziendali.

    La combinazione tra Region e Zone rende possibile disegnare, per ciascun cliente, un profilo di servizio coerente con i vincoli del settore di riferimento e con la criticità dei processi. In particolare, la disponibilità di data center multi-Tier (con capacità di progettare servizi basati su siti Tier IV o ad altissima resilienza) consente di soddisfare le organizzazioni soggette ai requisiti normativi più stringenti e di ampliare il grado di libertà nelle strategie di mitigazione del rischio di outage dei sistemi IT.

    Il paradigma Secure Cloud è stato progettato per offrire livelli di sicurezza, resilienza e scalabilità tra i più elevati del settore, subito disponibili nei servizi di base. Questo libera i team aziendali dalla gestione infrastrutturale e dalle complessità legate alla difesa dagli attacchi, permettendo di concentrare risorse e competenze sullo sviluppo di soluzioni ad alto valore e sui percorsi di trasformazione digitale. In sintesi, la piattaforma non è soltanto “protetta”: è una fondazione tecnologica su cui costruire la competitività di medio-lungo periodo, ottimizzando tempi, costi e rischi di esecuzione.

    Scudo che protegge un rack di server, a simboleggiare la conformità NIS2 e la resilienza infrastrutturale

    Dalla compliance alla resilienza: NIS2, GDPR e standard Tier

    La maturità di un servizio cloud si misura nella capacità di trasformare i requisiti normativi in pratiche operative solide. In Europa, la direttiva NIS2, recepita in Italia con il D.lgs. 138/2024, impone a “Soggetti Essenziali” e “Soggetti Importanti” nei settori critici e altamente critici un rafforzamento della resilienza digitale secondo le indicazioni dell’Agenzia per la Cybersecurity Nazionale (ACN). Il calendario operativo prevede, a partire dal 2025, attività annuali di registrazione/aggiornamento presso il portale ACN (avvio dal 1° dicembre di ogni anno tramite un “punto di contatto”) e, dal 2026, l’obbligo di notifica degli incidenti.

    Attuazione della NIS2 in Italia: scadenze e adempimenti

    Con il recepimento della direttiva, l’ACN ha avviato la registrazione dei soggetti coinvolti. Le aziende notificate devono comunicare informazioni chiave, tra cui gli indirizzamenti IP e il nominativo del responsabile della sicurezza. Il termine per questo adempimento, inizialmente fissato al 31 maggio 2025, è stato prorogato al 31 luglio 2025 per agevolare la conformità.[TÜV SÜD]

    L’articolo 21 della NIS2 richiede misure tecniche e organizzative adeguate seguendo un decalogo che include: analisi dei rischi, multi-factor authentication, sicurezza di sistemi e asset, strategie cyber, gestione degli incidenti, controllo degli accessi, tutela della supply chain, formazione del personale, business continuity e impiego di sistemi crittografici. Il costo medio di adeguamento è stimato attorno a 280.000 euro per azienda, mentre il costo medio di un data breach nel 2024 risulta aumentato a 4,71 milioni di euro. In questo contesto, l’allineamento alla NIS2 non è più un’opzione, ma un fattore di riduzione del rischio economico e di compliance-by-design.

    Title: Rapporto Clusit 2025
    Author: Clusit – Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica
    Publisher: Clusit
    Year: 2025

    Secondo il “Cost of a Data Breach Report 2025” di IBM, il costo medio globale di una violazione dei dati è sceso a 4,4 milioni di dollari, un calo del 9% rispetto all’anno precedente, attribuito a una più rapida identificazione e contenimento delle minacce.[IBM] Questo dato globale si confronta con le stime nazionali e settoriali, come quelle analizzate nel Rapporto Clusit, che offre uno spaccato dettagliato del panorama italiano, confermando l’importanza di investimenti mirati in sicurezza.[Clusit]

    Alla dimensione normativa si affianca quella della resilienza infrastrutturale. La classificazione Tier dell’Uptime Institute è lo standard de facto per la disponibilità e le prestazioni dei data center. Le classi coprono quattro livelli: Tier I (capacità di base, manutenzione con shutdown di sito), Tier II (componenti ridondanti, ma distribuzione impattata), Tier III (concurrent maintainability: ogni componente e percorso di distribuzione può essere rimosso per manutenzione senza fermare le operazioni), fino a Tier IV (fault tolerant: un singolo guasto o l’interruzione di un percorso non impattano le operazioni; resta concurrently maintainable).

    Livello Tier Caratteristica Chiave Disponibilità Annuale Garantita Tolleranza ai Guasti
    Tier I Capacità di Base 99.671% Nessuna ridondanza
    Tier II Componenti Ridondanti 99.741% Parziale (N+1)
    Tier III Manutenibilità Concorrente 99.982% N+1, percorsi di distribuzione multipli
    Tier IV Tolleranza ai Guasti 99.995% Completamente ridondato (2N+1), fault tolerant

    Oltre alle definizioni, l’Uptime Institute articola le tappe di certificazione in Design (TCDD), Construction (TCCF) e Operational Sustainability (TCOS), per garantire coerenza tra architettura progettata, costruita e gestita nel tempo. La certificazione copre ambiti come sistemi elettrici e meccanici, sicurezza fisica, localizzazione del sito, continuità della capacità, gestione e operazioni, con site visit e verifiche non condizionate a specifiche tecnologie o vendor.

    Il legame tra NIS2 e Tier si traduce in un binomio di compliance e disponibilità misurabile. I servizi Premium del Secure Cloud di WIIT, abilitati nelle Region che includono data center certificati ad altissima resilienza, sono concepiti per supportare scenari in cui non basta “essere conformi”: occorre dimostrare tolleranza ai guasti, manutenibilità senza interruzioni e presidi di sicurezza attivi 24/7 tramite Security Operation Center. Questo consente alle organizzazioni di integrare requisiti come autenticazione forte, incident response e business continuity in ambienti disegnati per la resilience-by-architecture. La convergenza di questi aspetti riduce il rischio complessivo e migliora la capacità dell’impresa di resistere, ripristinare e dimostrare la propria robustezza a clienti, autorità e stakeholder.

    Strategie multicloud e anti lock-in: criteri e pratiche

    La flessibilità operativa dipende dalla capacità di evitare dipendenze eccessive da un unico fornitore. Un’analisi sulla multi-vendor strategy pubblicata nei materiali disponibili evidenzia che, pur preferendo in due casi su tre l’uso di servizi di più provider per ridurre il rischio di lock-in, il 71% delle organizzazioni si affida ancora a un solo cloud provider. Tra le realtà che adottano una strategia multi-vendor, la concentrazione di spesa resta molto alta: in media, il 95% del budget cloud è impiegato presso un unico fornitore.

    Dati recenti confermano la crescente spinta verso il cloud. Secondo Eurostat, nel 2023 il 45,2% delle imprese dell’UE ha acquistato servizi di cloud computing.[TeamSystem/Eurostat] Inoltre, una ricerca di Cisco rivela che il 78% delle aziende prevede di ospitare oltre il 40% dei propri dati in cloud entro il 2025, con l’agilità nello sviluppo applicativo come principale motore per l’adozione del multicloud (42% degli intervistati).[Corriere Comunicazioni] Questo squilibrio è spesso correlato alle competenze interne: i team tecnici tendono a specializzarsi in una piattaforma, complicando la gestione coordinata di ambienti eterogenei.

    “Il lavoro a distanza e quello ibrido sono una realtà destinata a rimanere. L’adozione di più cloud sta accelerando ma fornire connessioni sicure e coerenti a dipendenti, dispositivi e applicazioni altamente distribuiti, continua a rappresentare una sfida. […] Ciò che emerge chiaramente dal report sono i benefici derivanti dal passaggio a un’architettura SASE (Secure Access Service Edge), affermazione confermata da quasi la metà degli intervistati che prevede di implementarla entro due anni.”

    — Fabrizio Gergely, Architecture Sales Leader di Cisco Italia[Corriere Comunicazioni]
    Approfondisci le strategie multicloud e scopri le soluzioni WIIT

    Per ridurre l’esposizione al vendor lock-in, i materiali suggeriscono di agire su due piani: interno ed esterno. Sul piano interno, l’adozione di software portabile — capace di operare su più sistemi e piattaforme — facilita la migrazione di dati e applicazioni tra ambienti differenti grazie al maggiore grado di standardizzazione dei componenti. È importante anche gestire il cambiamento organizzativo: l’eventuale resistenza del personale e la curva di apprendimento vanno affrontate con formazione e strumenti che valorizzino la cultura dell’innovazione.

    Sul piano esterno, la raccomandazione è definire una exit strategy in fase contrattuale, includendo procedure e tempi per l’estrazione di dati e sistemi, e verificando la disponibilità di formati standardizzati (es. per dati sensibili) che non creino lock-in a livello di data governance. Un altro aspetto chiave è il supporto a migrazioni su larga scala e a modelli multi-cloud, con tool e processi per spostare dataset tra più fornitori in coerenza con gli standard di settore. La strategia può prevedere la distribuzione di workload su due o più provider, a condizione di garantire compatibilità, portabilità e coerenza dei controlli di sicurezza in contesti operativi differenti.

    Il Secure Cloud di WIIT supporta questa visione grazie alla struttura per Region e Zone. Le Zone DR permettono di orchestrare backup e disaster recovery su siti distinti, mentre i profili Standard e Premium rendono omogenee le policy di sicurezza e le modalità di gestione degli incidenti. L’adozione di data center con certificazione Tier ad altissima resilienza abilita inoltre scenari di co-ubicazione e failover che mantengono indipendenza contrattuale e governance del rischio, senza sacrificare prestazioni e disponibilità. A monte, la fase di selezione del provider richiede un’accurata valutazione dei requisiti tecnologici e normativi dell’azienda, il confronto delle clausole (per esempio sui meccanismi di migrazione e restituzione dei dati) e la verifica dell’effettiva capacità del partner di gestire architetture multi-cloud con strumenti dedicati e procedure di data transfer ad alta affidabilità.

    La stessa residenza del dato, fondamentale per sovranità e conformità, deve essere garantita dalla progettazione regionale dell’infrastruttura. È in questo scenario che strategie pubbliche e programmi europei per la federazione cloud-to-edge — descritti più avanti — spingono il mercato verso modelli aperti, interoperabili e trasparenti, favorendo indipendenza tecnologica e maggiore controllo da parte delle imprese.

    Diagramma astratto dell'architettura Secure Cloud con Region, Zone e Tier

    Business continuity in cloud: modelli operativi e metriche

    La disponibilità continua dei servizi è uno dei principali criteri di valutazione di una piattaforma cloud. Secondo l’analisi “Die Vorteile von Business Continuity in der Cloud”, i vantaggi per la continuità operativa sono molteplici. In primo luogo, la cost-efficiency: i modelli a consumo e la condivisione di infrastruttura rendono accessibili soluzioni evolute anche a realtà di dimensioni ridotte. In secondo luogo, i backup possono essere pianificati in real time o a intervalli, con automazione su orari predefiniti che riducono l’errore umano e assicurano consistenza. Terzo elemento, la disaster recovery in cloud evidenzia un tasso di successo superiore al 99%, superando le fragilità delle soluzioni tradizionali (per esempio supporti fisici o unità esterne) in cui la probabilità di dati corrotti cresce durante il ripristino. Infine, la disponibilità ubiqua: in emergenza, la possibilità di accedere da qualsiasi luogo con un dispositivo connesso, protetti da meccanismi di autenticazione robusti, incrementa la rapidità di intervento dei team IT e riduce i tempi di ripristino.

    La preparazione resta un fattore decisivo. La continuità del business richiede la definizione di un piano che consideri scenari di crisi, impatti sull’organizzazione e procedure testate per il ripristino, con training periodici al personale. In ambienti digitalizzati e automatizzati, i processi evolvono continuamente: da qui, l’opportunità di passare dal “piano statico” a un processo continuo di aggiornamento, mantenendo allineate politiche, strumenti e responsabilità lungo tutta la catena del valore. Le Zone DR del Secure Cloud di WIIT si inseriscono proprio come strumento operativo per attuare questo approccio: profili di backup e recupero personalizzabili, orchestrati su data center diversi, con logiche di recovery point objective e recovery time objective calibrate in base alla criticità dei processi e alle dipendenze applicative.

    Il tema si lega direttamente alla NIS2, che include tra le misure di sicurezza la business continuity e la gestione degli incidenti, richiamando l’esigenza di esercitazioni, verifiche e controllo della catena di fornitura. La combinazione tra design infrastrutturale (Zone e Region) e operazioni (SOC 24/7, risposta agli incidenti, controlli di accesso, crittografia) consente di dimostrare la capacità dell’impresa di prevenire e contenere gli impatti e di ripristinare il servizio in tempi compatibili con i requisiti di business. Nell’ottica del total cost of risk, i costi di predisposizione e gestione risultano giustificati dal confronto con il costo medio di un data breach, salito a 4,71 milioni di euro nel 2024, oltre che dai possibili effetti su reputazione, fatturato e affidabilità percepita dal mercato.

    Il valore differenziante si manifesta nella capacità del provider di orchestrare queste leve come servizio. Nelle Zone Premium, per esempio, la copertura proattiva di tutti i macro-processi della sicurezza e l’integrazione di un SOC 24/7 permettono di associare alla resilience-by-architecture un incident management evoluto e evidence-based. La disponibilità di data center ad altissima resilienza, inclusi siti con certificazioni ai vertici del mercato, garantisce una base affidabile per processi regolamentati e ambienti con requisiti mission-critical stringenti.

    SAP S/4HANA e migrazione in cloud: versioni, percorsi e scelte infrastrutturali

    A partire dal 2027, SAP interromperà il supporto a SAP ECC concentrandosi unicamente su SAP S/4HANA. Nella guida “Die SAP-Roadmap 2027” emerge la logica tecnologica che ha condotto a questa transizione: S/4HANA è progettato per sfruttare appieno HANA, il motore in-memory che gestisce in modo congiunto transazioni (OLTP) e analisi (OLAP) su un’unica copia dei dati, riducendo la necessità di spostare informazioni verso sistemi esterni per i carichi analitici e minimizzando le latenze di interrogazione. La gestione di dati eterogenei e la disponibilità di funzionalità come machine learning, elaborazioni spaziali, rappresentazioni grafiche, streaming analytics, serie storiche, text analytics/ricerca e servizi cognitivi abilitano una conoscenza real-time delle performance, con impatti diretti su accuratezza delle decisioni e velocità di reazione.

    La piattaforma è disponibile in cinque versioni: l’Express Edition (semplificata, per host con risorse limitate su laptop/PC o Public Cloud, gratuita fino a 32 GB), una Private Cloud gestita via Managed Services, una Public Cloud su Infrastructure-as-a-Service, una Public Cloud pay-as-you-go e l’opzione On-Premises. Il programma RISE with SAP sostiene le aziende che migrano verso il cloud, risultando particolarmente utile per chi dispone di infrastrutture IT e risorse limitate. La guida sottolinea inoltre che, pur con SLA adeguati ai KPI concordati, i data center di Public Cloud non sempre possiedono le certificazioni con cui operano provider di Private Cloud, che grazie a investimenti continui riescono a mettere a disposizione infrastrutture Tier IV e a soddisfare esigenze tecnologiche e sistemiche lungo tutto lo stack del cliente.

    Nei contesti enterprise, la Private Cloud può ridurre frizioni tipiche dei modelli esclusivamente pubblici. La presenza di sistemi che rimangono on-premises (per esempio PLM e MES) e di interfacce con IBMi o Power System può generare sfide di integrazione se la piattaforma principale risiede in Public Cloud. Viene segnalato che alcuni sistemi fisici (es. Oracle, Unix, IBMi) risultano esclusi in ambienti Public Cloud e trovano invece spazio in Private Cloud, sia in modalità as-a-service sia in housing. La collaborazione con un provider di Private Cloud consente anche di esternalizzare il management del sistema, integrandolo con le soluzioni già installate (PLM, WMS, CRM) e garantendo flessibilità sull’uso delle risorse (per esempio tramite partizioni logiche dedicate) e affidabilità della rete. A livello operativo, il supporto 24/7 e i servizi gestiti personalizzati, con finestre di manutenzione concordate per minimizzare impatti sul business, completano il quadro.

    WIIT Group, con un’offerta focalizzata su ambienti critici e su piattaforme internazionali come SAP, può accompagnare i percorsi di adozione di S/4HANA sfruttando le Zone del Secure Cloud. La Premium fornisce un perimetro di sicurezza proattivo che si estende all’intero ciclo di vita del servizio, mentre la DR abilita piani di ripristino allineati agli obiettivi di continuità. L’adozione della Fiori UX — raccomandata nella guida — per uniformare l’esperienza d’uso su dispositivi e luoghi diversi, può essere integrata in un landscape che esalta le specificità di S/4HANA (unica copia dei dati, alta efficienza analitica e transazionale) mantenendo sotto controllo compliance, prestazioni e integrazione con i sistemi già in esercizio.

    Iniziative europee e italiane per il cloud sovrano: IPCEI CIS e implicazioni

    La dimensione regolatoria e industriale del cloud in Europa è sostenuta da iniziative dedicate alla creazione di un ecosistema aperto, interoperabile e radicato nei territori. La Decisione della Commissione europea C(2023) 8552 final del 5 dicembre 2023 ha autorizzato gli aiuti di Stato di sette Paesi (Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna e Ungheria) per il primo IPCEI sulle tecnologie Cloud ed Edge, denominato IPCEI CIS. Obiettivo: sostenere ricerca, sviluppo e prima applicazione industriale di tecnologie avanzate lungo la catena del valore, favorendo la transizione digitale e verde. Tra le aree coperte: software per le funzionalità infrastrutturali dello stack edge-cloud, un’architettura di riferimento comune, servizi avanzati cloud/edge distribuibili senza soluzione di continuità tra le reti dei fornitori e casi d’uso verticali (energia, salute, mare).

    La dotazione complessiva autorizzata a livello UE è di 1,2 miliardi di euro. Per l’Italia, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha attivato risorse per 250 milioni di euro nella prima attuazione, a valere sul PNRR (M4C2-I2.1), con ulteriori fondi resi disponibili con il decreto 11 dicembre 2023 e attuati con il decreto 8 maggio 2024. Le modalità operative sono state definite con il decreto direttoriale 23 febbraio 2024 (successivamente modificato il 27 marzo 2024). La presentazione delle istanze da parte dei soggetti ammissibili è stata aperta dal 15 marzo 2024 al 15 maggio 2024 tramite piattaforma dedicata, con concessione delle agevolazioni nei limiti delle disponibilità finanziarie. La governance prevede l’adempimento di obblighi di rendicontazione e il rispetto dei vincoli PNRR, con indicazioni operative (incluso il principio DNSH) aggiornate nella circolare 11 aprile 2025, n. 880.

    Il continuum cloud-to-edge multi-provider promosso dall’IPCEI CIS punta alla creazione del primo ecosistema europeo di elaborazione dati interoperabile e accessibile, affidabile ed energeticamente efficiente. Per le imprese, ciò significa poter contare su una base tecnologica più federata, con strumenti per la condivisione di software e dati e per l’esecuzione di servizi su cloud ed edge. Dal punto di vista di un provider come WIIT Group, questa traiettoria rafforza l’investimento in region e zone, in data center ad altissima resilienza e nella capacità di integrare requisiti di sovranità digitale con esigenze di prestazione e continuità per i workload mission-critical.

    L’iniziativa, inoltre, si inserisce in un mercato che continua a investire nel digitale. Come evidenziato nell’analisi sul Digitaler Wandel, la spesa in tecnologie e soluzioni digitali è in crescita continua e, secondo le stime riportate, entro il 2026 può raggiungere 6,4 miliardi di dollari. Questa dinamica conferma che cloud, dati e automazione sono pilastri della competitività, e che l’ottimizzazione dei processi end-to-end è il primo obiettivo “digitale” di qualunque impresa. In parallelo, cresce il rischio cyber, per cui l’outsourcing della sicurezza a partner specializzati risulta una scelta efficace per contenere costi e accedere a competenze difficili da sviluppare internamente.

    Verso un cloud affidabile e regolato: una riflessione per i prossimi 24 mesi

    Le direttrici che emergono dai materiali considerati convergono su alcuni punti fermi. Primo: la normativa (NIS2 e regolazioni nazionali) non è un vincolo esterno, ma una leva di maturità che spinge le organizzazioni a strutturare processi e infrastrutture di livello enterprise. Secondo: la resilienza si costruisce combinando architetture certificate (Tier), operazioni presidiate (SOC 24/7, incident management, controlli di accesso, crittografia) e percorsi di business continuity testati e documentati. Terzo: la flessibilità si ottiene solo con scelte che evitano lock-in e favoriscono portabilità e interoperabilità: software portabile, formati standardizzati, exit strategy contrattuali e competenze per orchestrare il multi-cloud.

    Nel medio termine, la migrazione — o l’incremento di adozione — di SAP S/4HANA rende evidente il valore di un ambiente che supporta transazionale e analitico sulla stessa copia dei dati, riducendo tempi di elaborazione e margini di errore, e che può essere integrato con sistemi già in esercizio (PLM, MES, WMS, CRM) senza forzare scelte infrastrutturali che penalizzino continuità e certificazioni. Una Private Cloud ad altissima resilienza, affiancata a profili Premium e DR, mette a disposizione gestione, sicurezza e ripristino come servizio, consentendo di rispettare finestre operative concordate e obiettivi di servizio avanzati. Il tutto si consolida in una governance che valorizza dati real-time, osservabilità, e capacità di prevenire anomalie prima che generino impatti sul business.

    Questa traiettoria si colloca dentro un contesto europeo che spinge su federazione e sovranità, come mostra l’IPCEI CIS, e in un mercato che investe in digitale e automazione, pur crescendo la pressione del rischio cyber. Per le imprese, la scelta di un partner in grado di offrire Region e Zone coerenti con i requisiti di territorialità, di gestire compliance e di assicurare data center Tier ad altissima resilienza diventa il fattore abilitante per sostenere workload critici e tutelare il valore aziendale. In questa direzione si muove il Secure Cloud di WIIT Group, che integra security by design, servizi full-managed e disaster recovery flessibile, offrendo una base solida su cui innovare e competere in sicurezza.

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  • Come scegliere un Secure Cloud per sistemi mission-critical

    Come scegliere un Secure Cloud per sistemi mission-critical

    Budget di sicurezza e scenari: dati, vincoli e priorità operative

    I numeri del mercato delineano un contesto in cui la sicurezza informatica resta una delle poche voci di spesa difensive a crescere nonostante l’incertezza macroeconomica. Secondo il Worldwide Security Spending Guide di IDC, nel 2023 la spesa globale in strumenti di sicurezza è aumentata del 12,1%, raggiungendo 219 miliardi di dollari, con una prospettiva di crescita a doppia cifra per i prossimi anni anche in Europa. Un’indicazione coerente arriva da analisi citate nelle stesse fonti: nonostante inflazione, rallentamenti e riduzioni di personale in mercati avanzati, la maggior parte dei responsabili della cybersecurity ha rilevato un aumento del budget nel 2022 e si attendeva ulteriori incrementi nel 2023 (fonte Gartner). La ragione principale è l’intensificarsi delle minacce e la necessità di proteggere ambienti di lavoro ibridi e patrimoni informativi in modo conforme ai requisiti di governance.

    cybersecurity-budget-growth

    Glossario: Termini Chiave della Cybersecurity

    • CISO (Chief Information Security Officer): Dirigente aziendale responsabile della strategia e della gestione della sicurezza delle informazioni.
    • MDR (Managed Detection and Response): Servizio esternalizzato che fornisce alle organizzazioni il rilevamento delle minacce, la risposta agli incidenti e il monitoraggio continuo della sicurezza.
    • SOC (Security Operation Center): Unità centralizzata che gestisce e monitora la sicurezza di un’organizzazione attraverso persone, processi e tecnologie per prevenire, rilevare, analizzare e rispondere agli incidenti di cybersecurity.
    • GDPR (General Data Protection Regulation): Regolamento dell’Unione Europea sulla protezione dei dati e la privacy per tutti i cittadini dell’UE e dello Spazio Economico Europeo.
    • DORA (Digital Operational Resilience Act): Regolamento UE che stabilisce un quadro normativo unificato sulla resilienza operativa digitale per il settore finanziario.
    • NIS2 (Network and Information Security Directive 2): Direttiva UE che impone requisiti più stringenti di cybersecurity a un’ampia gamma di settori critici per rafforzare la resilienza a livello europeo.
    • Tier IV: Il più alto livello di certificazione per i data center, definito dall’Uptime Institute. Indica la massima tolleranza ai guasti e ridondanza, garantendo la più alta disponibilità di servizio.
    • RTO/RPO (Recovery Time Objective / Recovery Point Objective): Metriche che definiscono, rispettivamente, il tempo massimo di inattività accettabile per un servizio dopo un disastro (RTO) e la massima perdita di dati tollerabile (RPO).
    • PII (Personally Identifiable Information): Qualsiasi dato che possa essere utilizzato per identificare un individuo specifico.

    Le proiezioni più recenti confermano e rafforzano questa tendenza. Secondo i dati dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano, il mercato italiano della cybersecurity ha raggiunto nel 2024 un valore di 2,48 miliardi di euro, con una crescita del 15% rispetto all’anno precedente. Le previsioni per il 2025 sono di ulteriore crescita, con il 60% delle grandi aziende che intende aumentare la propria spesa in sicurezza.[Osservatori.net] Questo slancio è alimentato non solo dalla crescente sofisticazione delle minacce, ma anche da un quadro normativo sempre più stringente.

    Le nuove normative europee: DORA e NIS2

    Due pilastri normativi stanno ridisegnando le strategie di spesa e di governance in Europa:

    • Direttiva NIS2: Estende gli obblighi di sicurezza a un numero molto più ampio di settori (energia, trasporti, sanità, servizi digitali, etc.), imponendo requisiti minimi di gestione del rischio, segnalazione degli incidenti e continuità operativa.
    • Regolamento DORA: Specifico per il settore finanziario e i suoi fornitori ICT critici, si concentra sulla resilienza operativa digitale, richiedendo test avanzati e una gestione rigorosa dei rischi legati a terze parti.

    Entrambe le normative elevano la cybersicurezza a una responsabilità diretta del Consiglio di Amministrazione, costringendo le aziende a pianificare budget adeguati e a integrare la resilienza in ogni processo di business.[Aruba.it]

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    In questo scenario, i Chief Information Security Officer (CISO) si confrontano con un duplice obiettivo: garantire protezione adeguata contro minacce in rapida evoluzione e dimostrare che la spesa in sicurezza contribuisce in modo misurabile agli obiettivi di business. Le fonti consultate indicano tre priorità pragmatiche per bilanciare efficacia e sostenibilità economica nelle fasi di incertezza:

    • Razionalizzare gli strumenti: nel tempo molti portafogli tecnologici crescono in modo disomogeneo, generando sovrapposizioni funzionali e una “rumorosità” di allarmi che complica il lavoro degli analisti. La riduzione delle ridondanze e l’allineamento dei tool alla strategia di difesa riducono costi e aumentano la qualità del segnale utile, migliorando tempi di rilevazione e risposta.
    • Collaborare con partner esterni: l’esternalizzazione di servizi gestiti, in particolare di Managed Detection and Response (MDR), è in forte espansione. Le stime citate nelle fonti indicano che entro il 2025 il 60% delle imprese vedrà gestito l’MDR da partner esterni (fonte Gartner). I motivi ricorrenti sono la carenza di competenze interne e la necessità di presidio 24/7, difficilmente sostenibile con soli team in-house.
    • Integrare la sicurezza nei programmi di trasformazione: inserire i requisiti di sicurezza nelle fasi iniziali dei progetti digitali evita costi di retrofit e riduce rischi architetturali. La “security by design” non è solo una pratica prudente: diventa un driver di efficacia tecnica e di efficienza economica, in linea con le raccomandazioni di mercato.

    Per i settori regolamentati e per le imprese con workload critici, queste priorità si traducono in scelte precise di piattaforma e di governance. In questo contesto, WIIT Group – con un’offerta Secure Cloud disegnata per ambienti mission-critical – si posiziona su un terreno in cui resilienza, conformità e sorveglianza continua convergono. Il valore non risiede soltanto nella tecnologia, ma nella capacità di dimostrare come architetture, processi e servizi contribuiscano sia alla riduzione del rischio sia al raggiungimento di obiettivi operativi e di crescita. La coerenza tra investimenti e risultati si misura così nell’aderenza a standard e normative, nella continuità dei servizi a fronte di incidenti e nella maturità dei processi di risposta, elementi che le fonti indicano come determinanti per giustificare le decisioni di spesa presso il top management.

    In sintesi, il contesto macro e la pressione normativa rendono inevitabile un approccio risk-based e orientato a KPI misurabili (tempi di rilevazione, capacità di contenimento, disponibilità, conformità). L’attenzione a consolidamento dei tool, servizi gestiti e integrazione anticipata dei controlli nei progetti digitali riflette una traiettoria condivisa nelle fonti: investire in sicurezza non è più una spesa “di coda”, ma un fattore abilitante della competitività nell’economia dei dati.

    Secure cloud di WIIT: architettura, region e zone per workload critici

    Nell’ottica di coniugare prestazioni, resilienza, sicurezza e compliance, il paradigma Secure Cloud di WIIT nasce per offrire alle aziende una base fondativa su cui collocare workload critici e costruire applicazioni innovative, incluse quelle che impiegano algoritmi di AI o tecnologie immersive. L’impostazione progettuale – come riportato nelle fonti – è quella di trasferire nel servizio standard livelli di protezione e disponibilità tipici dei contesti più esigenti, affinché i team di business possano concentrarsi su crescita e nuovi servizi sapendo che infrastrutture, sistemi e conformità sono presidiate in modo consistente.

    Il Secure Cloud si fonda su un network europeo di oltre 20 data center proprietari, organizzati in 7 “Region” secondo criteri geografici che includono Germania, Italia e Svizzera. Tale organizzazione abilita la territorialità del dato e facilita l’allineamento alle normative locali, un aspetto decisivo per i requisiti di data residency e per la gestione della sovranità del dato. L’architettura è completata dal concetto di Zone, bundle di funzionalità che si attivano in relazione alla Region:

    • Zona Standard: applica la security by design con servizi preventivi come vulnerability management e network segmentation, alta disponibilità tramite ridondanza e scalabilità senza compromessi.
    • Zona Premium: disponibile nelle Region che ospitano data center certificati Tier IV o di altissima resilienza. In questa zona, la Premium Security copre tutti i macro-processi di cybersecurity e li rende proattivi, integrando un SOC 24/7 per monitoraggio continuo e risposta in tempo reale a minacce interne ed esterne.
    • Zone DR: abilitano servizi di backup e disaster recovery configurabili in base a requisiti specifici, con piani modulabili su RTO/RPO e necessità di multi-site.
    Confronto tra i Livelli di Certificazione dei Data Center (Uptime Institute)
    Livello Tier Disponibilità Garantita Massimo Fermo Annuale Caratteristiche Chiave
    Tier I 99,671% 28,8 ore Singolo percorso per alimentazione e raffreddamento, senza componenti ridondanti.
    Tier II 99,741% 22 ore Aggiunge componenti ridondanti (N+1) per alimentazione e raffreddamento.
    Tier III 99,982% 1,6 ore Manutenzione concorrente: ogni componente può essere messo fuori servizio senza impatti operativi. Percorsi di distribuzione multipli.
    Tier IV 99,995% 26,3 minuti (0,4 ore) Tolleranza ai guasti: un singolo guasto di qualsiasi componente non causa interruzioni. Tutti i componenti sono pienamente ridondanti (2N+1).[Vianova]

    La presenza di un network Multi‑Tier IV consente di progettare servizi di business continuity adatti anche ad aziende soggette a requisiti normativi stringenti, riducendo l’esposizione al rischio di outage e aumentando la libertà operativa nel definire scenari di ripristino. La componente di security by design abbraccia sia la prevenzione (controlli perimetrali e interni, hardening, gestione delle vulnerabilità) sia il rilevamento e la risposta (SOC, correlazione eventi, procedure di incident response), con un’attenzione costante alla conformità nei contesti regolamentati. L’architettura Region/Zone offre inoltre un vantaggio sul tema prestazionale: la prossimità fisica del dato e delle applicazioni ai principali cluster di utenti riduce la latenza e conferisce prevedibilità ai carichi, una condizione essenziale per processi transazionali, supply chain e sistemi ERP.

    In prospettiva di governance, il modello WIIT facilita scelte coerenti nel tempo: un’organizzazione può iniziare con la Zona Standard per determinati carichi, attivare la Premium per domini ad alta criticità (includendo il SOC 24/7) e predisporre la Zone DR per i processi che richiedono conformità a specifici obiettivi di ripristino. L’adozione per fasi consente di legare l’evoluzione tecnologica agli imperativi di rischio e di conformità, mantenendo linearità nella gestione e nei processi di audit.

    Per i responsabili IT e di sicurezza, l’elemento distintivo è che il Secure Cloud si presenta come piattaforma unificata in cui resilienza infrastrutturale, sovranità del dato, defence-in-depth e servizi gestiti sono orchestrati a livello di portafoglio, riducendo frammentazioni tipiche di modelli multi-provider e semplificando la rendicontazione verso gli organi di controllo interni ed esterni. In tale cornice, WIIT Group consolida il proprio ruolo di partner per ambienti mission-critical in cui prestazioni, conformità e continuità devono coesistere in modo nativo.

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    Sovranità e residenza dei dati: definizioni, obblighi e scelte di piattaforma

    Le decisioni su dove collocare e come trattare i dati toccano due concetti spesso confusi ma distinti: sovranità e residenza del dato. Come chiarito nelle fonti, la sovranità dei dati indica il diritto di un governo di regolamentare i dati all’interno dei propri confini; la residenza riguarda invece la localizzazione geografica scelta per archiviare ed elaborare i dati. La distinzione è sostanziale: dove i dati risiedono determina quali norme si applicano, mentre la sovranità prescrive il quadro legale a cui adeguarsi. Approfondimenti autorevoli, come quelli sintetizzati da Oracle, evidenziano che oltre 100 Paesi hanno normative sulla privacy e sicurezza dei dati, rendendo la compliance multi-giurisdizionale una sfida strutturale. In Unione europea, il GDPR stabilisce sanzioni potenzialmente fino a 20 milioni di euro o il 4% del fatturato annuo, a seconda di quale cifra sia maggiore, se la protezione dei dati personali non è adeguata.

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    “Le normative europee DORA e NIS2 trasformano la governance della cybersicurezza, assegnando responsabilità dirette ai consigli di amministrazione. Gli amministratori devono sviluppare competenze digitali per supervisionare efficacemente le strategie di sicurezza informatica.”[Agenda Digitale]

    Per governare correttamente residenza e sovranità, le organizzazioni sono chiamate a scelte tecniche e contrattuali coerenti. Una guida operativa proviene da analisi di esperti pubblicate su Agenda Digitale, che sottolineano l’importanza – in capo al titolare del trattamento – del principio di accountability: conformarsi alla normativa e saperlo dimostrare. Tra i punti da presidiare spiccano:

    • Selezione del provider ex art. 28 GDPR: il responsabile del trattamento (cloud provider) deve offrire garanzie sufficienti sul piano delle misure tecniche e organizzative. Questo si traduce nella verifica della catena dei sub-responsabili, nella trasparenza sui luoghi in cui sono conservati i dati (primari e di backup) e nella capacità di adempiere a richieste e diritti degli interessati.
    • Ubicazione dei server e trasferimenti extra UE: conoscere con precisione dove sono conservati i dati è essenziale; in caso di Paesi terzi, occorre una base giuridica adeguata (decisioni di adeguatezza, garanzie adeguate, codici di condotta).
    • Sicurezza tecnica e fisica: cifratura dei dati, gestione delle identità, applicazione di patch e audit periodici devono essere parte integrante del servizio. Le certificazioni citate nelle fonti, come ISO/IEC 27018 (tutela PII nel cloud pubblico), attestano prassi orientate alla protezione dei dati personali.
    • Diritti di audit e SLA/DPA: non bastano certificazioni di parte; è opportuno prevedere in contratto la possibilità di audit di seconda parte. Gli Service Level Agreement vanno calibati sul profilo di rischio, mentre i Data Processing Agreement (DPA) definiscono obblighi e penali in caso di violazione.
    • Data breach e tempi di notifica: il GDPR impone la notifica entro 72 ore al titolare; è buona pratica vincolare il provider a un preavviso ancora più rapido (es. 24 ore) per attivare le indagini tecniche necessarie.

    La riflessione di mercato si intreccia con la tecnologia: il cloud per sua natura rende complesso soddisfare i requisiti di sovranità e residenza, ma l’impiego corretto di cifratura end‑to‑end e la gestione delle chiavi nella regione richiesta contribuiscono a preservare il controllo. La scelta di un cloud provider con region europee e data center in giurisdizioni UE semplifica il rispetto del GDPR e delle leggi locali. Su questo punto, WIIT integra la gestione territoriale nella propria prospettiva sulla sovranità del dato, organizzando i servizi in Region (Germania, Italia, Svizzera) per allineare residenza e compliance. L’integrazione di security by design, Zone specializzate (Standard, Premium, DR) e il network Multi‑Tier IV consente poi di tradurre i requisiti giuridici in controlli tecnici e processi verificabili.

    Per il lettore d’impresa, l’esito pratico è chiaro: definire una policy di residenza dei dati, incardinare le scelte di piattaforma su region e data center coerenti, verificare contrattualmente auditability, DPA e SLA, e pretenderne l’esecuzione operativa attraverso reporting e test. L’allineamento tra dimensione normativa e architetturale diventa così la via più solida per trasformare la compliance da vincolo a fattore abilitante di progetti digitali scalabili e sicuri.

    Trasformazione digitale continua, complessità e ruolo dei servizi gestiti

    Le fonti descrivono il digitale come un processo continuo più che una trasformazione con un traguardo definito. La velocità con cui evolvono tecnologie, processi e relazioni di filiera impone alle organizzazioni una strategia di sistema che coinvolga non solo l’IT, ma cultura, governance e modelli di lavoro. L’obiettivo ricorrente è diventare imprese data‑driven, in cui i dati sostengono decisioni, relazioni con partner e clienti, e nuovi modelli operativi. Questo passaggio, tuttavia, aumenta la superficie di rischio e richiede un disegno accurato delle pipeline di gestione dei dati e dell’automazione.

    Da qui discendono due implicazioni operative, ben evidenziate nelle analisi citate. La prima è la tendenza alla proliferazione di soluzioni e fornitori: applicazioni di reparto, sistemi dipartimentali, servizi di provider diversi compongono spesso architetture a bassa coesione, con effetti negativi su sicurezza, costi e percezione del valore della trasformazione. Ridurre la frammentazione significa migliorare l’allineamento tra requisiti di business e capacità tecniche, semplificando al contempo audit e conformità.

    La seconda riguarda la cybersecurity. Molte organizzazioni non dispongono di risorse e competenze interne per reggere il ritmo dell’innovazione della minaccia. Esternalizzare parte o l’intero perimetro della sicurezza a partner specializzati permette di accedere a capacità aggiornate – dal vulnerability management all’incident response – con copertura 24/7 tramite Security Operation Center. Le fonti segnalano un’elevata adozione dei servizi Managed Security e, specificamente, dell’MDR: entro il 2025, il 60% delle imprese farà gestire le soluzioni MDR da provider esterni (stima Gartner). Questa direzione risponde sia a ragioni di costo/opportunità sia all’esigenza di presidi proattivi e tempi di risposta compatibili con gli obiettivi di continuità.

    I vantaggi concreti dei servizi MDR (Managed Detection and Response)

    • Monitoraggio continuo 24/7: Una vigilanza costante su reti e endpoint, garantita da team di specialisti che operano senza interruzioni.
    • Accesso a competenze specializzate: Le aziende beneficiano dell’esperienza di analisti di sicurezza e threat hunter di alto livello, difficili e costosi da reperire e mantenere internamente.
    • Risposta rapida e orchestrata: L’MDR non si limita a rilevare, ma agisce. I protocolli di risposta sono automatizzati e coordinati per contenere la minaccia e minimizzare i danni in tempi rapidissimi.
    • Ottimizzazione dei costi: Trasforma un ingente investimento di capitale (CAPEX) per un SOC interno in una spesa operativa (OPEX) prevedibile e scalabile.[Aruba.it]
    Scarica la checklist per valutare il provider

    WIIT Group allinea la propria offerta a questa traiettoria: il Secure Cloud integra, già nei servizi di base, livelli elevati di security by design, e, nelle Zone Premium, estende la protezione a tutti i macro-processi della cybersecurity con SOC 24/7. L’architettura a Region e Zone, oltre a favorire la territorialità del dato, introduce una modularità utile a scalare i controlli in funzione del profilo di rischio dei singoli workload. Così, la complessità della trasformazione viene governata attraverso un modello che riduce la dispersione tecnologica e crea una catena di responsabilità verificabile.

    Un ulteriore aspetto emerso nelle fonti è l’esigenza, in fase di scalabilità digitale, di ridisegnare i processi end‑to‑end e di misurarne la performance. L’observability lungo l’intera catena applicativa e infrastrutturale è un prerequisito per passare da una sicurezza reattiva a una proattiva, capace di prevenire colli di bottiglia e incidenti. In quest’ottica, il connubio tra servizi gestiti e architetture resilienti – come quelle descritte per il Secure Cloud – consente alle imprese di sostenere la continuità anche in fasi di picchi di domanda, lanci di nuove iniziative digitali o migrazioni complesse.

    In sintesi, la trasformazione digitale non è solo adozione tecnologica: è governance, integrazione e operabilità continua dei processi. La scelta di partner con portafogli integrati, servizi managed e Region/Zone coerenti con residenza e sovranità del dato si rivela, dalle fonti, la risposta più solida per mantenere sicurezza e valore in contesti in rapido mutamento.

    Sistemi SAP e GDPR: dal data masking alla checklist in sette passi

    Tra i workload più sensibili alla conformità rientrano i sistemi SAP, ricchi di Personally Identifiable Information (PII): dati di clienti, dipendenti, transazioni e informazioni HR. Le fonti ricordano che il GDPR prevede sanzioni fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo, oltre a danni reputazionali, se il trattamento non rispetta le prescrizioni. Per questo, la “SAP GDPR compliance” andrebbe intesa come percorso e non come adempimento puntuale: misure tecniche, organizzative e di processo devono essere implementate e documentate in modo coerente, a partire dal Registro dei trattamenti, cardine della rendicontazione.

    Un approccio efficace citato nelle fonti è il Data Masking, cioè l’insieme di tecniche con cui i dati originali vengono sostituiti con record fittizi senza comprometterne l’integrità per scopi di test o condivisioni che non richiedono l’identificazione diretta. Rientrano nel masking tre strumenti principali:

    • Offuscamento: sostituzione con elementi simili o casuali o riposizionamento di informazioni per renderne impossibile la decifratura a soggetti non autorizzati.
    • Anonimizzazione: trasformazione del dato in informazione non riconducibile a persona fisica identificata o identificabile.
    • Pseudonimizzazione: conservazione di dati personali con opportune chiavi per ridurre i rischi, particolarmente utile in ambienti di test.

    Le stesse fonti riportano come già dal 2010 SAP abbia integrato strumenti e politiche per la protezione dei dati (con un Data Protection Management System certificato su standard BS 10012), ma la responsabilità ultima cade sull’organizzazione che utilizza i sistemi. In linea con l’articolo 32 del GDPR – che impone di adottare misure tecniche e organizzative adeguate al rischio – viene proposta una checklist in sette passi per intraprendere un percorso di conformità credibile:

    1. Assessment dell’ambiente SAP: mappare dove risiedono i dati sensibili e come sono usati nei repository e nelle applicazioni; rendere consapevoli i team funzionali della collocazione e prevedere procedure per visualizzazione ed eventuale rimozione.
    2. Ridurre l’esposizione nei sistemi non produttivi: applicare data masking e identificare client/sistemi che contengono dati sensibili ma sono inattivi o inutilizzati.
    3. Processi di accesso e diritto all’oblio: istituire flussi efficaci per gestire richieste di accesso/cancellazione, definendo responsabilità chiare con il DPO.
    4. Policy di conservazione: limitare la permanenza di dati storici automatizzando redazione e archiviazione dei record; uniformare processi tra divisioni e progetti.
    5. Gestione accessi: definire ruoli e utenti con regole e notifiche che motivino e traccino le richieste a dati sensibili di clienti e fornitori.
    6. Cifratura dei dati in uscita: criptare dati su file server e tramite interfacce/app in condivisione con soggetti esterni, con policy chiare sugli endpoint.
    7. Controlli automatici e simulazioni di violazione: testare la risposta organizzativa agli incidenti e riesaminare periodicamente i meccanismi di assegnazione credenziali.

    Dal punto di vista operativo, molte di queste misure sono automatizzabili con strumenti che permettono una configurazione centralizzata di policy applicate all’intera infrastruttura SAP. Tuttavia, la forza del programma risiede nell’integrazione con la governance aziendale: ruoli, procedure e formazione vanno allineati per creare un flusso continuo di protezione. In questo quadro, l’utilizzo di piattaforme cloud con security by design, Region europee e Zone capaci di attivare disaster recovery, SOC e prevenzione – come nel Secure Cloud di WIIT – facilita il passaggio da misure isolate a un programma coeso e verificabile di conformità, senza trasferire le complessità operative sui team applicativi.

    Scenari e decisioni strategiche: dal budget alla sovranità, verso piattaforme resilienti

    Il filo conduttore delle fonti analizzate è la necessità di coniugare pragmatismo economico e rigore regolatorio con un disegno architetturale che riduca i rischi e abiliti l’innovazione. La crescita della spesa in sicurezza, attestata dai dati più recenti dell’Osservatorio del Politecnico di Milano per il 2024[Osservatori.net] e in precedenza da IDC per il 2023, non deve spingere verso accumuli di tecnologie eterogenee, ma verso razionalizzazioni e servizi gestiti dove ha senso, come suggerito dalle priorità diffuse nel mercato. Inoltre, la centralità del dato nel business e l’evoluzione del quadro normativo – europeo e non, con l’avvento di NIS2 e DORA – rendono inevitabile affrontare i temi di residenza e sovranità in modo strutturato, traducendoli in Region, Zone, processi di audit e contratti (SLA, DPA) in grado di resistere a verifiche nel tempo.

    Il richiamo alla dimensione risk‑based emerge anche nella riflessione sul rischio geopolitico: scegliere provider e collocazioni che riducano esposizioni normative indesiderate e dipendenze critiche è una componente della resilienza IT e di filiera. La territorialità del dato e la capacità di tenere analytics e applicazioni prossime all’utenza non sono soltanto un vantaggio prestazionale o di compliance, ma una leva per mitigare impatti di eventi inattesi e garantire continuità e controllo.

    In questo perimetro di scelte, WIIT Group propone un approccio piattaforma che, secondo le fonti, integra in modo nativo elementi decisivi: Region europee (Germania, Italia, Svizzera), Zone specializzate (Standard, Premium con SOC 24/7 e DR), network Multi‑Tier IV per la continuità dei servizi, security by design e servizi di managed security. La conseguenza è che prestazioni, conformità e operabilità non vanno orchestrate ex novo per ogni progetto: sono già disponibili come capacità infrastrutturali e processuali, da attivare e scalare in funzione dei singoli workload.

    “Le aziende italiane sono sempre più consapevoli che la sicurezza non è più assimilata ad un mero costo, ma un investimento strategico per garantirsi continuità operativa e reputazione aziendale. Per questo motivo, non si accontentano più di soluzioni standard, ma cercano partner tecnologici affidabili, competenti e innovativi.”
    – Marco Bavazzano, CEO di Axitea[Cybersecurity360]

    Per le aziende, questo modello si traduce in una roadmap più lineare: consolidare dove possibile, esternalizzare con criterio il presidio della minaccia, e costruire fin dalle prime fasi progettuali il set di controlli e di evidenze necessari a sostenere audit, migrazioni e crescita. La coerenza tra budget, rischio e strategia digitale emerge così non come slogan, ma come esito di scelte architetturali e di governance che le fonti indicano con chiarezza. L’adozione di un Secure Cloud concepito per ambienti mission‑critical rappresenta, in quest’ottica, una direttrice concreta per traghettare iniziative complesse – ERP, analytics, piattaforme AI, supply chain – verso una gestione più sicura, documentabile e sostenibile nel tempo.

    Chi governa l’IT può infine ricondurre le decisioni a tre domande chiave, desumibili dalle evidenze: i controlli di sicurezza sono integrati e proattivi o ancora a mosaico? La residenza del dato e la sovranità sono scelte e documentate a livello di Region e Zone, con auditability e piani DR/BC adeguati, e la governance è approvata e supervisionata dal Consiglio di Amministrazione come richiesto da DORA e NIS2? La collaborazione con partner esterni – SOC 24/7, MDR – è stata impostata per ridurre il time‑to‑detect e il time‑to‑respond, e per rendere misurabile l’impatto sul rischio? La capacità di rispondere positivamente a queste tre domande segna la distanza tra sicurezza “a progetto” e sicurezza “a piattaforma”, quella che – nelle fonti – abilita il passo successivo di innovazione con margini di controllo accettabili.

  • Security by design per proteggere i workload critici

    Security by design per proteggere i workload critici

    Secure Cloud e fiducia: il paradigma WIIT

    La spinta verso il cloud come motore della trasformazione digitale e della competitività è ormai un dato consolidato nel tessuto produttivo europeo. Per le imprese, il rapporto con il provider non è più soltanto una fornitura tecnologica: è un patto di fiducia che poggia su prestazioni, resilienza, sicurezza e conformità normativa. È in questo contesto che il Secure Cloud di WIIT si propone come paradigma operativo: una piattaforma progettata by design per integrare difesa cibernetica, alta disponibilità, localizzazione del dato e continuità operativa.

    Paradigma del Secure Cloud e della fiducia
    Glossario: Termini e Acronimi Chiave

    • ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale): L’autorità nazionale italiana responsabile della protezione del ciberspazio nazionale, della promozione della cultura della sicurezza informatica e del coordinamento della risposta agli incidenti.
    • Clusit (Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica): La più grande e autorevole associazione italiana nel campo della sicurezza informatica. Pubblica un rapporto annuale sullo stato della cybersecurity in Italia e nel mondo.
    • CRA (Cyber Resilience Act): Regolamento europeo che stabilisce requisiti di cybersecurity per tutti i prodotti con elementi digitali immessi sul mercato dell’UE, al fine di garantirne la sicurezza lungo l’intero ciclo di vita.
    • Disaster Recovery (DR): L’insieme di misure tecnologiche e organizzative volte a ripristinare sistemi, dati e infrastrutture IT a fronte di gravi emergenze o disastri.
    • Lock-in tecnologico: Condizione in cui un cliente diventa dipendente da un fornitore per prodotti e servizi, non potendo passare a un altro vendor senza sostenere costi o perdite significative.
    • NIS 2 (Network and Information Security, versione 2): Direttiva europea che rafforza i requisiti di sicurezza e gli obblighi di notifica degli incidenti per un’ampia gamma di settori critici, con un’enfasi sulla sicurezza della catena di approvvigionamento.
    • RPO (Recovery Point Objective): Indica il punto nel tempo al quale i dati devono essere ripristinati dopo un disastro. Definisce la quantità massima di dati che l’azienda è disposta a perdere.
    • RTO (Recovery Time Objective): Indica il tempo massimo entro cui un sistema o un’applicazione deve essere ripristinata dopo un incidente per evitare conseguenze inaccettabili per il business.
    • SOC (Security Operations Center): Un centro operativo centralizzato dove un team di esperti di sicurezza informatica monitora, analizza e risponde agli incidenti di sicurezza utilizzando un insieme di processi e tecnologie.
    • Tier IV (Uptime Institute): Il più alto livello di certificazione per un data center, che ne attesta la massima tolleranza ai guasti (fault tolerance) e la manutenibilità concorrente, garantendo un’operatività del 99,995%.
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    La rilevanza del tema è confermata dai dati. In Italia gli attacchi gravi sono cresciuti del 65% (fonte Clusit), mentre il costo del downtime può arrivare a 9.000 dollari al minuto (Forbes). In questo scenario, le imprese non cercano solo scalabilità: chiedono certezze sulla protezione degli asset digitali, sulla compliance a GDPR e normative di settore, e sulla capacità di sostenere programmi di innovazione come l’adozione dell’AI generativa. La risposta di WIIT, descritta anche in un white paper dedicato, è un ecosistema in cui la security by design non è una caratteristica accessoria ma la struttura portante dell’offerta.

    Uno Scenario Preoccupante: I Dati del 2024 e 2025

    Le statistiche più recenti delineano un quadro allarmante. Secondo il rapporto Clusit 2025, nel 2024 l’Italia ha subito il 10% degli attacchi globali, pur rappresentando solo l’1% del PIL mondiale, con un aumento del 15% degli incidenti gravi rispetto all’anno precedente.[Cybersecurity360] I dati dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) per il primo semestre 2025 mostrano un ulteriore peggioramento, con un incremento del 53% degli eventi cyber rilevati e un raddoppio (+98%) degli incidenti con impatto confermato rispetto allo stesso periodo del 2024.[Cybersec Italia]

    Il costo medio del downtime per le aziende è stimato da Gartner in 5.600 dollari al minuto, che si traduce in una perdita potenziale di oltre 300.000 dollari all’ora. Questo dato sottolinea l’importanza economica cruciale della continuità operativa.[Syneto]

    Questi numeri evidenziano una vulnerabilità sistemica e rendono la scelta di un partner cloud affidabile non più una semplice decisione tecnologica, ma un imperativo strategico per la sopravvivenza stessa del business.

    Il core infrastrutturale è un network europeo di oltre 20 data center di proprietà raggruppati in 7 Region, con presenza in Germania, Italia e Svizzera. Questa distribuzione geografica consente di rispondere a esigenze di sovranità del dato e compliance, abilitando strategie di prossimità e localizzazione indispensabili in ambiti regolamentati. L’infrastruttura supporta inoltre la continuità del business con architetture ridondate e piani di disaster recovery configurabili secondo requisiti specifici.

    WIIT organizza l’offerta in tre pacchetti di funzionalità (Zone) che si adattano ai requisiti delle diverse Region: Standard, Premium e DR (Disaster Recovery). La Zona Standard include misure preventive come vulnerability management e segmentazione di rete, insieme a alta disponibilità grazie a architetture ridondate e alla scalabilità tipica del cloud. La Zona Premium, disponibile nelle Region che comprendono data center certificati Tier IV, estende la copertura a tutti i macroprocessi della cybersicurezza e integra un Security Operations Center (SOC) attivo 24/7 per protezione proattiva e risposta in near real time a minacce interne ed esterne. La Zona DR consente di attivare servizi di backup e disaster recovery flessibili, modulabili in base alle necessità operative, con scenari di ripristino disegnati per minimizzare l’impatto di outage e incidenti.

    Cos’è la certificazione Tier IV?
    La certificazione Tier IV, rilasciata dall’Uptime Institute, rappresenta il massimo standard di affidabilità e resilienza per un data center. Indica una struttura “fault-tolerant”, ovvero tollerante ai guasti. Ogni singolo componente e ogni percorso di distribuzione (alimentazione, raffreddamento) è completamente ridondato, permettendo al data center di sostenere qualsiasi guasto imprevisto o attività di manutenzione senza causare alcuna interruzione dei servizi. Questo si traduce in una garanzia di disponibilità del 99,995%, pari a un massimo di soli 26,3 minuti di downtime all’anno.[Vianova, Aruba.it]
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    La disponibilità di Premium Zone nelle Region di riferimento è un ulteriore elemento differenziante: tre sono abilitate con questa garanzia di alta disponibilità, resilienza e security by design; tra queste, due ospitano data center certificati Tier IV dall’Uptime Institute. Per i clienti con carichi di lavoro mission-critical, la combinazione di prestazioni, ridondanza e “sicurezza nativa” costituisce la base per sviluppare applicazioni innovative (inclusi gli impieghi di AI) senza rinunciare alla governance dei rischi. In tale ottica, la piattaforma consente anche di evitare il lock-in tecnologico grazie a un approccio cloud-native, favorendo scelte architetturali aperte e sostenibili nel tempo.

    Questo impianto operativo spiega la capacità del Secure Cloud di ospitare ambienti IT critici, abilitando al contempo progetti che trasformano il dato in valore. È un posizionamento coerente con le attese delle imprese che pretendono dal provider non solo infrastrutture affidabili, ma anche processi e servizi allineati alle migliori pratiche di sicurezza e ai requisiti regolatori emergenti in Europa.

    Architettura e aree di servizio: Standard, Premium e DR

    La strutturazione del Secure Cloud in tre aree di servizio offre una guida operativa alle imprese che devono migrare, modernizzare o gestire workload essenziali. Ogni zona traduce in capacità concrete le esigenze di protezione, disponibilità e conformità, in relazione alla Region in cui risiedono i dati e i sistemi.

    Zona Standard: prevenzione, disponibilità e scalabilità

    Nella Zona Standard, il baricentro è sulla prevenzione e sull’integrità dell’ambiente operativo. Gli elementi caratterizzanti sono il vulnerability management e la segmentazione di rete, che riducono il rischio di compromissioni estese, affiancati da architetture ridondate per mantenere la disponibilità dei servizi. A questi presìdi si aggiunge la scalabilità flessibile: una caratteristica essenziale per adeguare le risorse a picchi di carico o a esigenze di crescita senza compromettere le politiche di sicurezza. Il risultato è un equilibrio che consente di contenere i rischi, preservando la capacità del cloud di seguire il ritmo del business.

    Zona Premium: copertura end-to-end e SOC 24/7

    La Zona Premium è attivabile nelle Region che includono data center certificati Tier IV, lo standard più restrittivo per disponibilità e tolleranza ai guasti. Qui la sicurezza si estende a tutti i macroprocessi della difesa cyber, dalla rilevazione alla risposta, con un SOC attivo 24/7 che assicura protezione proattiva e reazione tempestiva a threat interni ed esterni. L’integrazione del SOC con i processi gestionali riduce la finestra di esposizione e permette di trattare in modo coerente eventi eterogenei che interessano applicazioni, reti e dati. Per i contesti con workload di massima criticità, questa zona rappresenta una baluardo operativo per mantenere sotto controllo il rischio, rispettare gli SLA e superare i test di conformità.

    Confronto tra i Livelli di Certificazione dei Data Center (Uptime Institute)
    Livello Tier Garanzia di Uptime Downtime Massimo Annuo Caratteristiche Chiave
    Tier I 99,671% 28,8 ore Singolo percorso di alimentazione e raffreddamento, nessuna ridondanza. Protezione di base.
    Tier II 99,741% 22 ore Componenti ridondanti parziali (N+1) per alimentazione e raffreddamento. Maggiore protezione contro le interruzioni.
    Tier III 99,982% 1,6 ore (95 minuti) Manutenibilità concorrente: ogni componente può essere manutenuto senza interruzioni del servizio grazie a percorsi multipli.
    Tier IV 99,995% 0,4 ore (26,3 minuti) Tolleranza ai guasti (Fault Tolerance): ridondanza completa (2N+1) per ogni componente. Resiste a un singolo evento di guasto grave senza impatti.

    Fonte: Adattato da Vianova Magazine e Aruba.it Magazine.

    Zona DR: backup e ripristino configurabili

    La Zona DR (Disaster Recovery) si focalizza sulla resilienza e sulla capacità di ripresa. I servizi di backup e ripristino sono configurabili secondo i requisiti delle singole realtà, consentendo di definire finestre di ripresa, priorità applicative e piani di failover coerenti con gli obiettivi di business continuity. L’approccio è modulare: le imprese possono comporre soluzioni di DR che tengano conto della natura dei dati, delle dipendenze applicative e dei vincoli normativi (per esempio in materia di localizzazione). Il disaster recovery diventa così una funzione misurabile e governabile, allineata alla strategia di rischio dell’organizzazione.

    Queste tre zone non sono compartimenti stagni, ma mattoni componibili che, insieme alla distribuzione in 7 Region, consentono di costruire ambienti coerenti con processi e normative. Nelle Premium Zone — tre in totale — l’innalzamento del livello di resilienza e della security by design abbraccia l’intera catena del valore del servizio; di queste, due Region ospitano data center Tier IV certificati, un elemento di garanzia non comune nel panorama europeo. L’intero disegno sottende una logica precisa: far sì che sicurezza, disponibilità e compliance siano native nell’erogazione dei servizi, senza costringere le imprese a integrare a posteriori controlli eterogenei e costosi.

    La capacità di evitare il lock-in tecnologico, inoltre, si traduce in scelte architetturali aperte e cloud-native. Questo consente di migrare, modernizzare e innovare mantenendo un elevato controllo sulla portabilità dei carichi, riducendo i rischi di dipendenza da tecnologie proprietarie non allineate alla strategia di lungo periodo. Per i team IT, significa lavorare in un ecosistema in cui sicurezza e flessibilità sono co-progettate.

    Business continuity, resilienza e localizzazione del dato

    Il valore aggiunto di un cloud “sicuro per impostazione” si misura soprattutto nei momenti di crisi: interruzioni, incidenti cyber, guasti. La business continuity non è un servizio accessorio ma una caratteristica della piattaforma, sostenuta da architetture ridondate, processi collaudati e capacità di ripresa. L’infrastruttura europea di WIIT — oltre 20 data center, 7 Region in Germania, Italia e Svizzera — consente di impostare strategie di resilienza multilivello che tengano conto della localizzazione del dato e delle normative locali, oltre che delle esigenze operative delle imprese.

    Il disaster recovery configurabile della Zona DR permette, ad esempio, di definire Recovery Time Objective e Recovery Point Objective coerenti con la criticità dei processi, predisponendo scenari di failover intra-Region o inter-Region. Nel frattempo, la Zona Standard garantisce alta disponibilità dei sistemi attraverso la ridondanza, mentre la Zona Premium aggiunge coperture avanzate e il SOC 24/7 per individuare e contenere rapidamente eventi che potrebbero impattare sulla continuità. Questa stratificazione operativa fa sì che i carichi critici — dal gestionale ERP alle piattaforme dati — possano essere ospitati con rischi mitigati e controlli verificabili.

    Per i settori più regolamentati, la sovranità del dato e la territorialità rappresentano un requisito imprescindibile. La presenza in tre Paesi e l’organizzazione in 7 Region offrono alle imprese percorsi di adeguamento alle policy di conservazione e trattamento dei dati, riducendo gli attriti tra esigenze di innovazione e vincoli legali. In aggiunta, il network di data center Tier IV e le Premium Zone permettono di progettare servizi di continuità del business in linea con i requisiti normativi più rigorosi, con la possibilità di scalare i controlli e la resilienza in base all’evoluzione del rischio.

    La medesima piattaforma è pensata per accelerare l’adozione dell’AI in azienda, senza sacrificare sicurezza e stabilità. L’integrazione by design dei controlli, unita a meccanismi di prevenzione (vulnerability management, segmentazione) e a capacità di risposta h24, riduce la superficie d’attacco potenziale connessa a nuovi flussi dati e modelli applicativi. È un equilibrio pratico tra innovazione e governo del rischio, cruciale in una fase in cui molte aziende scelgono di sviluppare soluzioni di AI generativa su dati proprietari.

    In termini di implicazioni operative, la combinazione di Zone e Region semplifica la definizione di runbook di risposta, l’impostazione di controlli ricorrenti, e l’esecuzione di test periodici di ripristino che sono spesso richiesti dai regolatori. L’obiettivo non è solo “tornare in linea”: è tornare in linea con tracciabilità, con evidenze di controllo e con metriche che dimostrino la conformità dei processi di recovery. Questo approccio abbassa i costi di audit e rafforza la confidence degli stakeholder, soprattutto laddove la catena di fornitura digitale è estesa e interdipendente.

    Ecosistema Secure Cloud europeo in stile neoplastico

    In definitiva, la combinazione di scelta geografica, modularità di servizio e controlli nativi crea un contesto nel quale l’IT può pianificare la resilienza senza rinunciare alla velocità del cloud. È su questa base che WIIT delinea una continuità operativa misurabile, in grado di rispettare obiettivi di ripristino e vincoli di localizzazione, con l’ulteriore beneficio di anticipare le richieste ispettive dei regolatori.

    Governance, compliance e quadro europeo: NIS 2 e CRA

    Il consolidamento di una cybersecurity governance è oggi un fattore discriminante per affrontare un panorama di minacce e obblighi che cresce in complessità. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) inquadra la governance come il processo che definisce e priorizza gli obiettivi strategici di sicurezza, orchestrando decisioni e investimenti, prevenendo sprechi e scoperture. In un contesto in cui, come rilevato dalla Relazione annuale 2023, l’Italia ha registrato un aumento degli incidenti ed è tra i Paesi europei più colpiti da malware e attacchi mirati, l’impostazione di un sistema di governance robusto è necessità non rinviabile.

    Il ruolo dell’ACN nel monitoraggio delle minacce

    L’incremento degli incidenti registrati non è solo indice di un aumento delle minacce, ma anche di una maggiore capacità di rilevamento da parte del CSIRT (Computer Security Incident Response Team) Italia, gestito dall’ACN. Nel solo primo semestre del 2025, il CSIRT ha inviato 23.144 segnalazioni preventive a soggetti potenzialmente vulnerabili, con un aumento del 9% rispetto all’anno precedente, dimostrando un approccio sempre più proattivo alla difesa nazionale.[Cybersec Italia]

    ACN propone un percorso di attivazione basato su interventi prioritari: comprendere il concetto e il perimetro della governance; valutare il contesto cyber (minacce, scenario geopolitico, quadro normativo); adottare un modello di riferimento; definire una strategia coerente con obiettivi e assetto organizzativo; consolidare ruoli e responsabilità; sviluppare i domini di sicurezza; adottare un modello operativo integrato (politiche, procedure, istruzioni) e monitorare in modo continuativo i risultati. La governance, in questa visione, attraversa i livelli strategico, tattico e operativo, coinvolgendo direzione, responsabili di funzione e gruppi di lavoro interni ed esterni.

    In parallelo, il quadro regolatorio europeo si sta evolvendo verso una maggiore integrazione. La Direttiva NIS 2 introduce requisiti orizzontali di gestione del rischio cyber, con un’attenzione esplicita alla catena di approvvigionamento. Il Cyber Resilience Act (CRA), regolamento pubblicato a novembre 2024, stabilisce requisiti trasversali di cybersecurity per i prodotti con elementi digitali, distinguendo tre macrocategorie per livelli di rischio e imponendo obblighi differenziati a fabbricanti, importatori e distributori. Le disposizioni del CRA troveranno applicazione a partire dall’11 dicembre 2027, ma — come osservato nel dibattito settoriale — è verosimile che molte organizzazioni anticipino le richieste, adeguando da subito criteri di acquisto e qualificazione dei fornitori. Ulteriori dettagli e analisi sono disponibili qui: Cyber Resilience Act e NIS 2: verso una cybersecurity europea integrata.

    Un punto di contatto sostanziale tra NIS 2 e CRA è la divulgazione delle vulnerabilità: il regolamento impone ai fabbricanti la notifica al CSIRT nazionale e a ENISA delle vulnerabilità attivamente sfruttate individuate nei prodotti, con l’obiettivo di alimentare la knowledge base europea e potenziare le azioni di contenimento. Questo meccanismo, a sua volta, supporta gli obblighi degli operatori essenziali e importanti previsti da NIS 2, favorendo una circolarità informativa che può innalzare il livello di sicurezza dell’intero ecosistema.

    Per i fornitori di servizi e piattaforme, tra cui WIIT, il principio di sicurezza nativa risponde proprio a questa convergenza: rendere la compliance strutturale all’erogazione, semplificando audit, verifiche e due diligence su processi, disponibilità e protezione del dato. Nel disegno del Secure Cloud, la presenza di un SOC 24/7 nelle Premium Zone, il vulnerability management e la segmentazione nella Zona Standard, unitamente ai meccanismi DR, costituiscono un insieme coerente con le richieste dei regolatori e con le best practice di governance delineate da ACN. La localizzazione in 7 Region e il network di data center Tier IV abilitano inoltre la selezione della sede di trattamento dei dati in funzione di policy interne e requisiti legali nazionali.

    In prospettiva, la preparazione organizzativa passa anche dalle competenze. Percorsi formativi orientati all’integrazione tra sicurezza e compliance aiutano a governare i nuovi adempimenti e a strutturare piani efficaci; a tal fine, è utile considerare programmi certificati, come il Master in “Cybersecurity e compliance integrata”, focalizzato su NIS 2, GDPR, DORA, CRA e AI Act, con strumenti operativi quali checklist e simulazioni di audit. Per le imprese che vogliono accelerare, la combinazione di piattaforme sicure e governance matura è la via più diretta per trasformare la conformità in un elemento di qualità del servizio.

    Workload critici e piattaforme enterprise: SAP S/4HANA come caso d’uso

    La capacità di supportare ambienti mission-critical si misura anche nella gestione di piattaforme ERP di nuova generazione. SAP S/4HANA non è solo un gestionale: è una piattaforma che fornisce funzionalità avanzate per controllare l’intera catena del valore, facendo leva su raccolta, analisi e redistribuzione dei dati. Dalla contabilità alla produzione, dalla supply chain al ciclo di vita del prodotto, S/4HANA propone processi integrati e capacità analitiche che, per esprimere appieno il proprio valore, richiedono infrastrutture affidabili, sicure e conformi.

    Gestione di workload critici come SAP S/4HANA

    Finance e chiusure contabili in tempo reale

    In area amministrazione, finanza e controllo, S/4HANA abilita valutazioni in tempo reale di profitti e margini, con analisi predittive e pianificazione integrata. Le chiusure contabili vengono semplificate: i dati finanziari e gestionali confluiscono in un unico workflow, rendendo possibile la chiusura dei libri in real time e con minori sforzi. Questo si traduce in operazioni finanziarie collaborative e automatizzate, in un miglioramento del capitale circolante e in una migliore gestione del rischio di credito, integrata nei processi di risk management e compliance. Per i team CFO, la possibilità di ricondurre visibilità, controllo e conformità sotto uno stesso tetto tecnologico riduce tempi e margini d’errore.

    Supply chain e magazzino guidati da policy

    La supply chain beneficia di date di consegna più affidabili, gestione integrata dei trasporti e semplificazione delle operazioni di magazzino. A partire da policy aziendali definite, la piattaforma valuta la disponibilità materiali, applica linee guida per l’allocazione degli asset e gestisce il ciclo di vita dei trasporti, sia nazionali sia internazionali. Il controllo del magazzino si allinea a framework e best practice preconfigurati, migliorando l’uso delle risorse e la produttività e coordinando i flussi di inventario per limitare sprechi, perdite, danni e interruzioni. È un esempio concreto di come la digitalizzazione dei processi richieda un’infrastruttura cloud in grado di garantire alta disponibilità e ripristino rapido in caso di imprevisti.

    Produzione più flessibile e metodologie agili

    Nella produzione, S/4HANA consente una pianificazione più efficace, riduce la complessità dell’assemblaggio e accelera le operazioni, integrando attività di R&S/ingegneria a monte e di controllo qualità a valle. Con dashboard intuitive, i responsabili coordinano le operazioni dalla verifica requisiti materiali all’aggiornamento inventario, adattando i piani in base a informazioni in tempo reale che arrivano dai reparti, dalla rete fornitori e dagli impianti. Questo abilita processi flessibili, metodologie di continuous improvement e approvvigionamenti in logica just in time. Ma tale dinamismo organizza un fabbisogno infrastrutturale rigoroso: i carichi applicativi devono poggiare su architetture ridondate, monitorate e dotate di piani DR ben testati, caratteristiche che la piattaforma Secure Cloud di WIIT offre in modo coerente attraverso le Zone e le Region.

    Controllo del ciclo di vita del prodotto

    S/4HANA diventa un punto d’accesso per la gestione dell’intero ciclo di vita del prodotto, dalla progettazione alla distribuzione, includendo marketing, vendita e assistenza. I feedback dei clienti si trasformano in leve di miglioramento continuo e in stimoli all’innovazione, contribuendo a identificare nuove opportunità. Il time to market si riduce, senza derogare agli standard di qualità (come ISO 16949 e ISO 9000), monitorati dalla piattaforma. Per i responsabili IT e di linea, la stabilità del back-end infrastrutturale è un fattore abilitante: garantisce che processi, dati e controlli siano disponibili e coerenti, particolarmente quando gli audit richiedono evidenze strutturate sul funzionamento e sulla sicurezza dell’ambiente ERP.

    Per un’impresa che vuole modernizzare l’ERP e posizionarlo al centro della strategia dati, la scelta di un provider come WIIT Group — con Secure Cloud, Premium Zone e un SOC 24/7 — offre un perimetro di affidabilità e governo indispensabile. La presenza in 7 Region e l’impianto Tier IV in due di esse consentono di modellare strategie di continuità coerenti con il profilo di rischio, integrando misure preventive (vulnerability management, segmentazione) e capacità di ripresa, oltre a percorsi di compliance che tengono conto delle regole sulla territorialità dei dati.

    Guardare avanti: sicurezza nativa e responsabilità condivisa nel cloud europeo

    L’evoluzione della minaccia, fotografata da dati sempre più allarmanti come quelli del Rapporto Clusit 2025, chiede risposte pragmatiche: sicurezza integrata come architettura di servizio; continuità come attributo nativo; compliance come pratica quotidiana. Il disegno del Secure Cloud di WIIT — 7 Region, rete di oltre 20 data center, Premium Zone con SOC 24/7, funzioni di DR configurabili e security by design — risponde a questa domanda con una piattaforma che mira a essere fondamento operativo per i workload più sensibili e per l’innovazione data-driven.

    Nel primo semestre del 2025, gli attacchi DDoS contro l’Italia sono cresciuti del 77% rispetto all’anno precedente. I settori più colpiti includono la Pubblica Amministrazione, le Telco e l’Energia, evidenziando una minaccia persistent e sempre più aggressiva verso le infrastrutture critiche del Paese.[Cybersec Italia]

    Il quadro normativo europeo, con la NIS 2 e il Cyber Resilience Act che entrerà in applicazione l’11 dicembre 2027, orienta l’ecosistema verso standard condivisi, dalla gestione del rischio di supply chain alla divulgazione delle vulnerabilità (notifica a CSIRT nazionale ed ENISA). La governance, come precisa l’ACN, diventa la leva che allinea strategia, ruoli e processi, attivando modelli operativi misurabili e cicli di miglioramento continuo. In questo contesto, la responsabilità è condivisa: provider, fornitori, clienti e regulator contribuiscono a un sistema che si rafforza se le informazioni circolano e se la sicurezza è resa parte della delivery, non un orpello tecnologico.

    Per i decisori IT e di sicurezza, la scelta di architetture modulari e multi-Region, la presenza di data center Tier IV e il supporto di un SOC 24/7 costituiscono oggi criteri oggettivi per selezionare un partner. Altrettanto rilevante è la capacità di evitare il lock-in e di sostenere la adozione dell’AI con presìdi nativi: è qui che la progettazione cloud-native e i processi di vulnerability management e segmentazione diventano elementi di qualità tecnica e gestionale. La traiettoria è chiara: sistemi resilienti, controlli verificabili, dati localizzati secondo policy e legge, e una delivery che fa della sicurezza un vantaggio competitivo.

    Nel passaggio da infrastrutture frammentate a piattaforme integrate, la differenza la fanno i dettagli: ridondanza verificata, procedure di recovery testate, monitoraggio continuo, evidenze per audit, percorsi formativi per competenze sempre aggiornate. L’impostazione proposta da WIIT consente alle imprese di concentrare energie sul core business, sapendo che resilienza, sicurezza e conformità sono coperte sin dalle fondamenta. In un’Europa che integra regole e alza i requisiti, questa impostazione non è solo una buona pratica: è la condizione per trasformare l’innovazione in risultati concreti e sostenibili.

    Riferimenti

    • [Cybersecurity360] Cybersecurity360, “Il cybercrime cresce ai danni delle nostre aziende: il report Clusit 2025”
    • [Cybersec Italia] Cybersec Italia, “Attacchi cyber in Italia: +53% gli eventi nel primo semestre 2025”
    • [Syneto] Syneto, “The cost of downtime: How much business can you lose if your IT infrastructure goes down?”
    • [Vianova] Vianova Magazine, “Sicurezza dei Data Center: cosa significa Tier I, II, III, IV”
    • [Aruba.it] Aruba.it Magazine, “Data center, l’importanza della classificazione per ottenere affidabilità”
  • Come scegliere servizi cloud affidabili per l’impresa

    Come scegliere servizi cloud affidabili per l’impresa

    Perché affrontare oggi il rischio di lock-in nel cloud

    La migrazione al cloud è uno snodo strategico per la competitività digitale delle imprese, ma introduce una variabile critica: il vendor lock-in, cioè la dipendenza da un fornitore che limita la libertà di scelta futura. Il rischio è concreto quando servizi e condizioni che in passato erano adeguati non rispondono più alle esigenze correnti, mentre vincoli economici, clausole contrattuali e timore di interruzioni operative frenano il cambiamento. Secondo i contenuti disponibili su WIIT Magazine, questa condizione può protrarsi per anni, impattando la scalabilità dei sistemi e rendendo oneroso lo spostamento di dati e applicazioni su soluzioni alternative. La questione, dunque, non è accademica: riguarda la capacità di preservare agilità tecnologica e resilienza di business in un contesto in cui i requisiti applicativi evolvono rapidamente.

    Glossario

    • Vendor Lock-in: Situazione di dipendenza da un singolo fornitore di tecnologia (vendor), che rende difficile e costoso il passaggio a un’alternativa, a causa di standard proprietari, costi di migrazione o vincoli contrattuali.
    • Multi-cloud: Strategia che prevede l’utilizzo di servizi cloud di due o più provider differenti per distribuire i carichi di lavoro, ottimizzare i costi e ridurre il rischio di dipendenza da un unico fornitore.
    • DRaaS (Disaster Recovery as a Service): Servizio cloud che permette di replicare e ripristinare dati e infrastrutture IT in caso di disastro (es. guasto hardware, attacco informatico), garantendo la continuità operativa.
    • NIS-2 (Network and Information Systems Directive 2): Direttiva europea che impone requisiti più stringenti di cybersecurity a un numero maggiore di settori critici (energia, sanità, trasporti, etc.) per rafforzare la resilienza digitale dell’UE.
    • GDPR (General Data Protection Regulation): Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, che stabilisce le regole per il trattamento e la libera circolazione dei dati dei cittadini dell’UE.
    • SOC (Security Operations Center): Un centro operativo per la sicurezza informatica, composto da un team di esperti che monitora, analizza e risponde agli incidenti di sicurezza 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
    • IaaS (Infrastructure as a Service): Modello di servizio cloud che fornisce risorse di calcolo virtualizzate su Internet, come macchine virtuali, storage e reti.
    • PaaS (Platform as a Service): Modello che offre una piattaforma hardware e software su cui gli sviluppatori possono creare, distribuire e gestire applicazioni senza doversi preoccupare dell’infrastruttura sottostante.
    • SaaS (Software as a Service): Modello di distribuzione del software in cui un fornitore ospita le applicazioni e le rende disponibili ai clienti tramite Internet, solitamente con un abbonamento.
    • EU Data Act: Regolamento (UE) 2023/2854 che mira a creare un mercato dei dati più equo, facilitando l’accesso e l’uso dei dati (soprattutto industriali) e promuovendo la portabilità e l’interoperabilità tra servizi cloud. Diventerà applicabile dal 12 settembre 2025.

    Il mercato cloud in Italia: un quadro in forte crescita

    Il contesto italiano mostra una forte accelerazione verso il cloud, spinto in particolare dall’intelligenza artificiale. Secondo i dati dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, il mercato cloud in Italia ha raggiunto i 6,8 miliardi di euro nel 2024, con una crescita del +24% rispetto all’anno precedente. La componente Public & Hybrid Cloud è quella che traina maggiormente il settore, con una spesa di 4,8 miliardi di euro (+30%).[Osservatori.net] Questo slancio rende ancora più urgente affrontare strategicamente il rischio di lock-in, per evitare che la rapida adozione si trasformi in una futura rigidità tecnologica.

    Leggi l’approfondimento e confronta le opzioni

    Il filone “Cybersicherheit” di WIIT Magazine evidenzia quanto la sicurezza e la gestione del rischio siano diventate parte integrante delle decisioni cloud. Temi come la Zero Trust (novembre 2023), la Security Awareness (marzo 2024), l’adeguamento alla NIS-2 (agosto 2024) e l’adozione di Cyber Threat Intelligence (novembre 2024) delineano un panorama in cui fiducia, trasparenza e compliance sono requisiti imprescindibili. In parallelo, la prospettiva di business continuity è affrontata nella sezione dedicata, con pubblicazioni che descrivono approcci e servizi come il DRaaS (settembre 2023), a testimonianza di una visione in cui l’operatività continua è progettata fin dall’inizio.

    Nel post “Secure Cloud, porta sicurezza e compliance ai massimi livelli” (7 maggio 2025), WIIT Group esplicita la propria lettura del mercato: il cloud è il principale abilitatore della trasformazione digitale e il provider è selezionato su criteri stringenti di performance, resilienza, sicurezza e conformità (dal GDPR alla normativa di settore). Si crea dunque un requisito di trust tra organizzazioni, che sostiene la scelta di un paradigma di Secure Cloud nativamente orientato alla protezione. All’interno dello stesso contenuto, viene citata una crescita del 65% degli incidenti informatici in Italia nell’ultimo anno (fonte Clusit), elemento che rafforza l’urgenza di un approccio security by design e di servizi capaci di prevenire e contenere gli impatti delle minacce.

    La dipendenza da un particolare provider cloud è uno dei primi cinque rischi emergenti per le organizzazioni. Affidare la gestione di tutti i processi mission-critical a un unico fornitore stringe vendor e azienda in un patto intimo che può causare importanti ripercussioni sulla liquidità e sulla capacità operativa.

    – Gartner, 2023[ZeroUnoWeb]

    In questa cornice, ridurre l’esposizione al lock-in non è solo una misura tecnica: è una leva di governance tecnologica a supporto della strategia aziendale. Le fonti riportano sia leve interne (selezioni architetturali e competenze) sia leve esterne (accordi, formati, strategie multi-cloud) che le imprese possono adottare per mantenere la portabilità e preservare il controllo sul ciclo di vita dei propri sistemi. WIIT Group, con il suo paradigma Secure Cloud, offre un esempio concreto di come un provider possa integrare continuità del business, sicurezza e scelta consapevole della collocazione dei dati per sostenere ambienti mission-critical.

    Che cos’è il cloud lock-in e perché accade

    A minimalist and symbolic representation of cloud vendor lock-in. In the center, a simple, elegant cloud icon. Heavy, stylized chains with a large, prominent padlock are attached to the cloud, anchoring it down. The style is clean and graphic, using a limited color palette of cool grays, blues, and a single contrasting color like a stark red or orange for the padlock to draw attention to the concept of being trapped. The background is neutral and uncluttered.

    Le fonti definiscono il cloud lock-in come la situazione in cui un’azienda, pur trovando un servizio non più adeguato alle proprie esigenze, non riesce a disimpegnarsi dal provider attuale per una combinazione di vincoli contrattuali, costi di uscita e possibili interruzioni di processi essenziali. Nel dominio cloud, questo stato può durare a lungo, producendone ricadute su scalabilità, ottimizzazione dei costi e capacità di evoluzione tecnologica. Un punto cruciale riguarda la portabilità dei dati e delle applicazioni: in assenza di standard aperti, di ambienti compatibili o di strumenti adeguati alla migrazione, la transizione verso altre piattaforme comporta oneri e rischi che scoraggiano il cambiamento.

    Tipo di Lock-in Descrizione Causa Principale
    Data Lock-in Difficoltà nel trasferire i dati da un provider a un altro a causa di formati proprietari, costi di egress elevati o complessità tecniche. Mancanza di standard aperti e politiche di costo dei fornitori.
    Platform Lock-in Le applicazioni sono sviluppate utilizzando servizi specifici e proprietari di una piattaforma (es. API, database, funzioni serverless) e non possono essere eseguite altrove senza una riscrittura significativa. Utilizzo di servizi PaaS e SaaS a più alto livello di astrazione.
    Lock-in delle Competenze I team tecnici sviluppano una profonda specializzazione su una singola piattaforma cloud, rendendo difficile e costoso adottare o migrare verso tecnologie differenti. Specializzazione della formazione e resistenza al cambiamento organizzativo.
    Lock-in Contrattuale Accordi a lungo termine, sconti basati sui volumi e penali di uscita rendono economicamente svantaggioso il cambio di fornitore prima della scadenza. Clausole commerciali e legali definite nei contratti di servizio.

    La rilevanza del fenomeno emerge anche dai dati citati nelle fonti: una rilevazione riportata nel contenuto di WIIT Magazine attribuisce a un’analisi di Bain & Company le seguenti indicazioni di mercato. Due terzi dei CIO intervistati dichiarano di preferire un modello con più provider per attenuare la dipendenza da un singolo fornitore e ridurre l’esposizione al lock-in. Tuttavia, il comportamento osservato è meno diversificato: il 71% si affida a un unico cloud provider. Tra coloro che hanno adottato una strategia multi-vendor (il restante 29%), la concentrazione della spesa resta comunque alta: in media il 95% del budget cloud è destinato a un solo provider, con un’inevitabile concentrazione di responsabilità operative e tecnologiche. In altre parole, anche quando si tenta la via della diversificazione, la realtà dei progetti e dei contratti può portare di fatto a una centralizzazione della dipendenza.

    Il business model del provider lock in è molto chiaro e semplice: a costi di entrata molto bassi corrispondono sempre costi di uscita molto alti.

    – Davide Capozzi, Innovation Director di WIIT[ZeroUnoWeb]

    Un ulteriore fattore che alimenta il lock-in è di natura interna: la specializzazione delle competenze. Come riportato dalle fonti, i tecnici tendono a maturare esperienza profonda su una specifica piattaforma cloud; questo è un valore, ma può rendere più complesso collaborare con altri provider o spostare carichi di lavoro su tecnologie diverse. L’organizzazione, di conseguenza, potrebbe privilegiare la continuità con l’ambiente conosciuto, rinviando scelte che comporterebbero formazione, riprogettazioni e gestione del cambiamento. A questo si sommano componenti contrattuali da valutare con attenzione: clausole su penali, durata minima, modalità di recesso e condizioni di migrazione dei dati possono creare barriere concrete al passaggio.

    Le fonti suggeriscono che, per evitare che la dipendenza si radichi, sia necessario agire prima di siglare gli accordi: conoscere in profondità i propri requisiti tecnologici, definire una strategia coerente e selezionare il provider verificando strumenti, servizi e standard supportati per la migrazione e la gestione di ambienti multi-cloud. La lettura attenta delle clausole e il dialogo esplicito sulle modalità di esportazione e trasferimento dei dataset sono passaggi essenziali: senza queste condizioni a monte, la portabilità rischia di restare sulla carta, esponendo l’azienda a vincoli che si manifestano quando è più difficile porvi rimedio.

    Leve interne per prevenire il lock-in: scelte tecniche e competenze

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    Il primo fronte di prevenzione è interno. Le fonti indicano che l’adozione di software portabile, in grado di operare su sistemi operativi e piattaforme eterogenee, riduce drasticamente i vincoli nella gestione dei dati e facilita la migrazione verso soluzioni alternative. Un alto livello di standardizzazione delle componenti – per esempio nella modalità di archiviazione, nei protocolli di comunicazione o nei formati impiegati – semplifica lo spostamento di informazioni e applicazioni tra provider diversi, riducendo l’impatto su integrazioni e interfacce esistenti.

    Scelte tecnologiche per la portabilità

    Per favorire la flessibilità e ridurre la dipendenza, le aziende possono adottare una serie di tecnologie e approcci architetturali:

    • Containerizzazione: Utilizzare tecnologie come Docker e orchestratori come Kubernetes per impacchettare le applicazioni e le loro dipendenze, garantendo che possano essere eseguite in modo consistente su qualsiasi infrastruttura cloud.
    • Infrastruttura come Codice (IaC): Definire e gestire l’infrastruttura tramite file di configurazione (es. con Terraform o Ansible), permettendo di replicare l’ambiente su diversi provider con modifiche minime.
    • Database open-source: Preferire database come PostgreSQL o MySQL a soluzioni proprietarie del provider (es. Amazon Aurora, Google Cloud Spanner), che sono più facili da migrare.
    • API Gateway agnostici: Utilizzare gateway API che possano essere distribuiti su qualsiasi cloud o on-premise per gestire il traffico verso i microservizi, evitando la dipendenza da soluzioni native del provider.

    A livello organizzativo, la gestione delle competenze è decisiva. Come osservato dalle fonti, la specializzazione su una singola piattaforma cloud, se non bilanciata, può irrigidire le scelte tecnologiche. Investire in un piano di formazione trasversale che copra almeno i fondamenti di più ambienti cloud, e promuovere pratiche interne orientate alla portabilità (per esempio, preferire tecnologie con ampio supporto multipiattaforma), aiuta a mantenere l’opzionalità nelle decisioni future. È importante considerare anche la dimensione culturale: la transizione a nuove tecnologie può incontrare resistenze; perciò, accompagnare i team con modalità di change management coerenti e con obiettivi misurabili permette di convertire la migrazione in un’opportunità di miglioramento e non in una discontinuità traumatica.

    La carenza di competenze rimane una sfida centrale. Secondo l’Osservatorio Cloud Transformation, il 54% delle grandi imprese italiane dichiara di non disporre di skill adeguati per gestire la complessità del cloud.[Osservatori.net] Questo gap non solo rallenta l’innovazione, ma rafforza involontariamente il lock-in, poiché le aziende si appoggiano più pesantemente ai servizi gestiti e alle tecnologie familiari di un singolo provider.

    Le fonti mettono in evidenza che una selezione attenta di cosa migrare e come farlo contribuisce alla prevenzione del lock-in. Questo implica mappare i workload più critici, individuare le loro dipendenze applicative e infrastrutturali e valutare gli impatti su latenza, prestazioni e requisiti di resilienza. Una migrazione pianificata, che proceda per fasi, consente test puntuali delle soluzioni di portabilità e del fallback verso ambienti alternativi, validando la reversibilità delle scelte. Una volta in esercizio, mantenere una documentazione tecnica aggiornata su formati, integrazioni e interfacce evita il rischio di conoscere troppo tardi la difficoltà reale di uno spostamento.

    In questo quadro, la prospettiva proposta dal paradigma Secure Cloud di WIIT Group – descritto nel post del 7 maggio 2025 – è pensata per risultare nativamente pronta a sostenere processi e applicazioni critiche, incluse soluzioni di nuova generazione che impiegano algoritmi di AI o realtà aumentata/virtuale. L’idea di fondo è permettere alle aziende di concentrarsi sugli obiettivi di business sapendo che resilienza, sicurezza, performance e aderenza normativa sono gestite dal layer di servizio, a partire dai profili “di base”. L’enfasi sulla security by design e su livelli elevati di disponibilità (architetture ridondanti) è funzionale a rendere la portabilità una possibilità concreta, senza sacrificare i requisiti di continuità tipici degli ambienti mission-critical.

    Diagramma concettuale in stile neoplastico/costruttivista che rappresenta il lock-in e la portabilità tra provider cloud.

    Leve esterne e clausole da definire: exit strategy, data governance, multi‑cloud

    Il secondo fronte è esterno, e riguarda come impostare correttamente accordi e condizioni con i fornitori. Le fonti raccomandano di predisporre una exit strategy prima della sottoscrizione, definendo un piano chiaro che consenta di sostituire o replicare il provider senza interruzioni o disservizi. Questo accorgimento diventa cruciale nelle fasi di dismissione, quando la collaborazione può farsi più complessa. Una strategia di uscita ben congegnata, documentata e sperimentata riduce il rischio operativo, il carico di pressione nei confronti del fornitore e, soprattutto, consente di gestire la migrazione con minimo impatto su utenti e processi.

    Novità normativa: l’EU Data Act contro il lock-in

    Un cambiamento normativo fondamentale sta per entrare in vigore. Il Regolamento (UE) 2023/2854, noto come Data Act, diventerà applicabile dal 12 settembre 2025. Questa legge mira a creare un mercato dei dati più equo e competitivo, introducendo misure specifiche per combattere il vendor lock-in.[Commissione Europea]

    Il Capo VI del regolamento è dedicato a facilitare il passaggio tra diversi fornitori di servizi cloud (cloud switching). I punti salienti includono:

    • Obbligo di facilitare il passaggio: I provider dovranno rimuovere gli ostacoli commerciali, tecnici e contrattuali che impediscono ai clienti di migrare i propri dati e applicazioni verso un altro fornitore.
    • Eliminazione graduale dei costi di switching: La legge prevede l’eliminazione completa delle “switching charges” (costi di uscita). A partire dal 12 gennaio 2027, i fornitori non potranno più addebitare ai clienti i costi per l’operazione di trasferimento dei dati.[ICT Security Magazine]
    • Interoperabilità e standard aperti: I fornitori di servizi PaaS e SaaS dovranno rendere disponibili interfacce aperte e garantire l’esportazione dei dati in formati leggibili meccanicamente.

    Il Data Act fornisce alle aziende europee una leva legale potente per esigere maggiore trasparenza e flessibilità dai propri fornitori cloud, trasformando la portabilità da opzione a diritto.

    Approfondisci le opportunità offerte dal Data Act e pianifica la tua strategia cloud

    Altro pilastro è la Data Governance. Le fonti indicano che custodire i dati sensibili – per esempio informazioni sui clienti – in formati standardizzati e, dove opportuno, in ambienti come Private Cloud o on premises rafforza il controllo e limita la dipendenza da tecnologie proprietarie. Optare per formati chiusi, infatti, espone a vincoli di gestione e conformità che possono, di fatto, instaurare un lock-in sui dati. La scelta di formati aperti e il ricorso a interfacce documentate sono dunque abilitatori di portabilità e strumenti di riduzione del rischio lungo l’intero ciclo di vita informativo.

    Le fonti suggeriscono poi la valutazione di una strategia multi‑cloud. Collaborare con due o più provider, prevedendo la possibilità di spostare i dati tra piattaforme differenti, incrementa l’opzionalità strategica e limita il potere contrattuale di un singolo fornitore. Va però considerato l’investimento aggiuntivo in sicurezza, prestazioni e ottimizzazione dei costi necessari a gestire ambienti più eterogenei. Il punto dirimente, come riportato, è assicurare che dati e applicazioni siano trasportabili e compatibili sotto condizioni operative diverse, in modo da poter assegnare a ciascun workload il provider più adatto (e conveniente). In questo scenario, la documentazione contrattuale deve specificare chiaramente tempi, modalità e strumenti di esportazione e importazione, compresa la gestione di volumi elevati.

    La sfida della sovranità digitale: Data Act vs. CLOUD Act

    La strategia europea per la portabilità dei dati si scontra con normative di altre giurisdizioni, in particolare con il CLOUD Act (Clarifying Lawful Overseas Use of Data Act) statunitense. Questa legge permette alle autorità USA di richiedere l’accesso a dati archiviati da provider americani, anche se i server si trovano fisicamente in Europa. Ciò crea un potenziale conflitto con il GDPR e il Data Act, sollevando questioni di sovranità digitale. Le aziende europee che utilizzano provider statunitensi si trovano in una posizione delicata: da un lato devono rispettare le normative UE sulla protezione e portabilità dei dati, dall’altro il loro fornitore potrebbe essere legalmente obbligato a condividere i dati con le autorità americane.[ICT Security Magazine] Questo scenario rafforza l’importanza di scegliere provider con data center localizzati in Europa e con garanzie contrattuali solide sulla giurisdizione applicabile ai dati.

    È particolarmente rilevante – sottolineano le fonti – leggere con cura le clausole e, se necessario, porre domande esplicite: sono previste condizioni per migrare dataset dall’archivio verso ambienti cloud di altri provider? Quali strumenti e servizi vengono messi a disposizione per gestire trasferimenti su larga scala? Quali standard e formati sono supportati nativamente? I contenuti di WIIT Magazine evidenziano che la scelta del fornitore deve privilegiare chi permette il management di architetture multi‑cloud con tool dedicati e servizi di migrazione su misura, oltre a un’adesione aggiornata agli standard di settore pertinenti. Questo set di requisiti tecnici, se incorporato negli accordi e verificato in fase di proof of concept, costituisce la migliore garanzia per mantenere la portabilità come opzione realmente praticabile.

    Criteri di scelta del provider e il paradigma Secure Cloud di WIIT

    Le scelte più efficaci contro il lock-in si compiono prima di entrare in esercizio. Le fonti insistono sulla necessità di partire da una valutazione approfondita dei sistemi esistenti, in modo da allineare i requisiti aziendali all’offerta di mercato. A valle dell’analisi, occorre verificare la presenza di clausole e strumenti per l’esportazione dei dati, la disponibilità di servizi di migrazione per grandi volumi e il supporto a standard diffusi. Il provider ideale – secondo quanto riportato – è quello che consente il governo di architetture multi‑cloud con ad‑hoc tools, sostenendo una reale portabilità tra piattaforme e riducendo le asimmetrie informative che alimentano la dipendenza.

    In questo contesto, il paradigma Secure Cloud presentato da WIIT Group nel maggio 2025 rappresenta un modello orientato a performance, resilienza e sicurezza. La piattaforma si fonda su un network europeo di più di 20 data center proprietari, raggruppati in 7 Region con criteri geografici (Germania, Italia, Svizzera) e progettati per garantire massimi livelli di compliance e territorialità del dato. Un elemento caratterizzante sono le Zone, ossia gruppi di funzionalità attivabili per ciascuna Region: Standard, Premium e DR (Disaster Recovery). La Zona Standard incorpora una security by design di alto livello (tra cui misure di sicurezza preventiva come vulnerability management e segmentazione delle reti), un’alta disponibilità dei sistemi basata su architetture ridondate e una scalabilità coerente con la promessa del cloud. La Zona Premium, attivabile nelle Region che includono data center certificati Tier IV o a resilienza molto elevata, estende i servizi per esigenze estremamente critiche: la Premium Security copre macro‑processi di cybersecurity, rende le protezioni nativamente proattive e integra un SOC 24/7 per la sorveglianza e la risposta in tempo reale a minacce esterne e interne. Le Zone DR attivano servizi di backup e disaster recovery flessibili e configurabili secondo le esigenze di ciascuna realtà.

    Le fonti disponibili includono anche un riepilogo strategico che evidenzia come l’infrastruttura WIIT sia stata concepita per sostenere workload critici e accelerare l’innovazione, anche in scenari che prevedono uso avanzato di AI e AR/VR. La presenza di un network europeo multi‑Tier IV consente di progettare servizi di business continuity adeguati anche a requisiti normativi stringenti, offrendo margini di libertà maggiori nella gestione del rischio di outage dei sistemi IT. I contenuti del canale Business Continuity su WIIT Magazine (che includono, ad esempio, l’approfondimento su DRaaS del settembre 2023) contestualizzano questo approccio come una componente essenziale delle strategie cloud enterprise.

    È opportuno evidenziare un doppio dato presente nei materiali forniti. Da un lato, il post sul Secure Cloud parla di “più di 20 data center proprietari” in 7 Region tra Germania, Italia e Svizzera; dall’altro, un brief operativo menziona “19 data center in Italia e Germania con certificazioni di livello Tier IV”. Entrambe le informazioni provengono dai materiali ricevuti; la differenza potrebbe riflettere ambiti o riferimenti temporali diversi. Senza speculare sulle cause, è importante che le aziende, in fase di selezione, verifichino con il provider la disponibilità delle Region rilevanti, le certificazioni dei data center di riferimento e le Zone attivabili (Standard, Premium, DR) in ciascuna area, per allineare aspettative e requisiti concreti del progetto.

    Per chi intende approfondire come orchestrare ambienti complessi, WIIT rende disponibili risorse tematiche: soluzioni multicloud per coordinare workload su più piattaforme, cybersecurity integrata per la protezione end‑to‑end e informazioni sui data center in Italia e Germania per valutazioni di latency, residenza del dato e resilienza. Nel perimetro editoriale WIIT, è inoltre disponibile l’approfondimento “Secure Cloud, porta sicurezza e compliance ai massimi livelli” (7 maggio 2025) che dettaglia il paradigma e le sue articolazioni operative.

    Dal rischio alla resilienza: perché la portabilità è un vantaggio competitivo

    I materiali consultati convergono su un messaggio netto: portabilità e compatibilità sono fattori di competitività tanto quanto lo sono performance e costi. Nel tempo, la capacità di spostare dati e applicazioni, di sfruttare più provider e di contenere i vincoli contrattuali si traduce in resilienza organizzativa, migliore potere negoziale e rapidità di adozione delle tecnologie più idonee. La prevenzione del lock‑in non è quindi un obiettivo accessorio, ma un criterio di progetto che deve essere espresso nell’architettura tecnica, nelle pratiche di data management e nella documentazione contrattuale.

    Le evidenze riportate – tra cui la distribuzione delle scelte dei CIO (71% su un unico provider, 29% multi‑vendor ma con il 95% del budget concentrato su un fornitore) – mostrano che la pluralità di intenti non sempre coincide con la realtà operativa. Per colmare il divario, è utile applicare sistematicamente le leve proposte nelle fonti: adottare software portabile, definire un’exit strategy concreta, ancorare la Data Governance a formati standard, selezionare provider che offrano strumenti e servizi di migrazione ad hoc e che supportino standard ampiamente riconosciuti. Ogni scelta va verificata in fase di prova – con test di esportazione/importazione, replica e ripartenza – per trasformare le intenzioni in capacità operative misurabili.

    Il paradigma Secure Cloud descritto da WIIT Group propone una “base solida” per processi e applicazioni critiche, con livelli elevati di sicurezza, resilienza e scalabilità già inclusi nel portafoglio di servizi. L’articolazione in Zone – Standard, Premium (con SOC 24/7) e DR – consente di modulare protezioni e continuità del servizio in funzione dei requisiti specifici, dal daily operation alla risposta ad attacchi avanzati. La copertura geografica europea, l’attenzione alla territorialità del dato e alla compliance – a partire dal contesto GDPR menzionato nelle fonti e dal nuovo Data Act – collocano la portabilità entro un quadro regolamentare e operativo coerente con i settori più esigenti. L’integrazione con i temi di cybersecurity trattati regolarmente su WIIT Magazine (Zero Trust, Security Awareness, NIS‑2, Cyber Threat Intelligence) supporta l’evoluzione dalla difesa reattiva a una protezione proattiva e misurabile.

    In definitiva, dai materiali emerge un principio guida per i decisori IT: progettare per la scelta e non per la rinuncia. Il lock‑in nasce quando l’uscita diventa più costosa dell’immobilismo; la resilienza, al contrario, è frutto di decisioni che mantengono aperte le opzioni. Con una roadmap che combina standard aperti, strumenti di migrazione, governance dei dati e partner che incarnano il paradigma del Secure Cloud, la portabilità smette di essere un auspicio e diventa una competenza distintiva, da esercitare a beneficio della continuità operativa, dell’innovazione e della sostenibilità nel lungo periodo.

    Approfondimenti correlati su WIIT Magazine e risorse WIIT Group: Cloud Lock‑in verhindern: Interne und externe Faktoren (settembre 2023), DRaaS e Business Continuity (settembre 2023), sezione Cybersicherheit e sezione Business Continuity. Per valutare percorsi progettuali e architetturali: soluzioni multicloud WIIT, cybersecurity integrata WIIT, data center in Italia e Germania, e l’articolo Secure Cloud (7 maggio 2025) che illustra nel dettaglio il paradigma e le sue Zone.