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  • Hosting SAP, Oracle e Microsoft: requisiti per ambienti mission-critical

    Requisiti infrastrutturali (categoria: Hosting dedicato)

    IO, networking e storage per SAP/Oracle

    Le piattaforme ERP e applicative come SAP, Oracle e gli stack Microsoft necessitano di ambienti di hosting SAP Oracle Microsoft capaci di gestire carichi transazionali e analitici con latenze prevedibili, throughput stabile e affidabilità continua. Dal punto di vista infrastrutturale, la colonna portante è il rapporto tra I/O, rete e storage: l’accesso ai dati deve essere supportato da sottosistemi di memorizzazione ridondati e percorsi di rete multipli e distinti, al fine di prevenire colli di bottiglia o punti singoli di cedimento. Il panorama dei data center, come descritto a livello enciclopedico, evidenzia che le strutture moderne utilizzano UPS, gruppi elettrogeni, sistemi di raffreddamento dedicati e architetture di distribuzione dell’alimentazione e del traffico concepite per sopportare carichi elevati e costanti, con densità energetiche superiori agli ambienti d’ufficio convenzionali.

    Focus: Requisiti per SAP S/4HANA

    Con il passaggio a SAP S/4HANA, i requisiti infrastrutturali diventano ancora più rigorosi, data la natura in-memory del database HANA. L’hosting deve assicurare non solo un’elevata capacità di calcolo, ma anche una latenza di storage estremamente contenuta e una banda di rete elevata. I principali cloud provider certificati per SAP S/4HANA, come Microsoft Azure e Google Cloud, definiscono architetture di riferimento precise.[Microsoft Learn]

    Queste architetture includono tipicamente:

    • VM Ottimizzate per la Memoria: Istanze con un elevato rapporto RAM/CPU, indispensabili per le operazioni in-memory di HANA.
    • Storage a Performance Elevata: Utilizzo di SSD Premium o Ultra Disk (come nel caso di Azure) o volumi Hyperdisk (Google Cloud) per i file di dati e di log, allo scopo di garantire IOPS e throughput adeguati.[Google Cloud]
    • Rete Accelerata: Networking a bassa latenza e alta larghezza di banda (fino a 100 Gbps) è cruciale per la comunicazione tra i server applicativi e il database, e per la replica sincrona in scenari di alta disponibilità.
    • Deployment Multi-Zona: Per l’alta disponibilità, i sistemi vengono distribuiti su più zone di disponibilità all’interno di una stessa region, con meccanismi di replica sincrona (HANA System Replication) e cluster di failover.

    Per applicazioni basate su database intensive di classe enterprise, la stabilità delle micro-latenze e la riduzione della variabilità nelle code di I/O influenzano direttamente la coerenza dei processi di cassa, pianificazione, MRP, fatturazione e reporting. Nel cloud, la gestione flessibile delle risorse rappresenta un ulteriore vantaggio: le piattaforme che sfruttano la nuvola possono allocare dinamicamente CPU, memoria e storage in base ai profili d’uso, evitando saturazioni e adattando lo spazio a dataset in crescita. Inoltre, attraverso pratiche di data management allineate agli scenari attuali (ad esempio, l’uso di object storage e basi dati ottimizzate per indici e metadati), si ottimizza la catena di elaborazione dalle transazioni alla reportistica.

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    All’interno di WIIT, il modello Secure Cloud è fondato su una rete europea composta da oltre 20 data center propri, raggruppati in 7 Region (Germania, Italia, Svizzera) e tre Zone funzionali: Standard, Premium e DR. Questa configurazione consente di posizionare i carichi di lavoro SAP, Oracle e Microsoft in ambienti separati e dimensionati per specifici SLA di latenza e disponibilità, con la possibilità di abilitare scalabilità su richiesta e di gestire le risorse tra domini privati e pubblici. La Zone Standard offre sicurezza nativa, segmentazione di rete e ridondanza; la Zone Premium è progettata per esigenze critiche che beneficiano anche di un SOC 24/7; la Zone DR abilita backup e disaster recovery configurabili in base alle necessità applicative.

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    La continuità del servizio per ambienti mission-critical non è solo un obiettivo prestazionale, ma un elemento della business continuity. La cronaca recente ha evidenziato quanto i sistemi critici possano essere vulnerabili a incidenti e blackout: basti ricordare che tra il 20 e il 21 luglio 2017 l’integrazione dei sistemi della nuova realtà Banco BPM ha causato un disservizio con impatti su circa 100.000 correntisti e tempi di ripristino stimati in 14 giorni. Nelle stesse ore, un down dei servizi dell’INPS ha interrotto l’operatività online a livello nazionale. E oltre oceano, il Tax Day del 21 aprile 2018 ha visto l’IRS alle prese con un bug che ha impedito a 5 milioni di contribuenti di completare il modulo digitale. Questi episodi dimostrano con chiarezza: le piattaforme aziendali, inclusi i sistemi SAP e Oracle, devono essere ospitate in ambienti capaci di assorbire guasti, manutenzioni e picchi senza che una criticità tecnica si trasformi in danno economico o reputazionale.

    Componente Architetturale Requisito Chiave per Ambienti Mission-Critical Beneficio nel Cloud Ibrido
    Compute (CPU/RAM) VM certificate e ottimizzate per la memoria (es. per SAP HANA) Scalabilità on-demand per gestire picchi di carico (es. chiusure trimestrali)
    Storage Dischi a bassissima latenza (SSD/NVMe) con IOPS garantiti Tiering automatico dei dati verso storage a costo inferiore (es. object storage per archiviazione)
    Networking Rete a elevata larghezza di banda e bassa latenza; percorsi ridondati Connettività sicura e dedicata tra cloud privato e pubblico (es. ExpressRoute, Interconnect)
    Disponibilità Cluster di failover automatico distribuiti su più zone fisiche Orchestrazione di piani di Disaster Recovery tra diverse region geografiche
    Sicurezza Segmentazione della rete, crittografia end-to-end, WAF, SIEM/SOC Applicazione di policy di sicurezza unificate su ambienti on-premise e cloud

    Il boom del Cloud Ibrido e il suo impatto sugli ERP

    Il modello Hybrid Cloud si rivela particolarmente adeguato a bilanciare carichi, sicurezza e governance. Il mercato globale del cloud ibrido è stimato a 262 miliardi di dollari entro il 2027 (fonte Statista), mentre in Italia il segmento public & hybrid è cresciuto di oltre il 22% nel 2022 (Osservatori Cloud Transformation – Politecnico di Milano). I dati più recenti confermano e accelerano questa tendenza: secondo l’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, il mercato Cloud italiano ha raggiunto i 6,8 miliardi di euro nel 2024, con una crescita del 24% rispetto al 2023. A trainare è proprio la componente Public & Hybrid Cloud, con una spesa di oltre 4,8 miliardi di euro e un incremento del 30%.[Osservatori.net]

    “All’interno delle grandi organizzazioni italiane l’87% delle soluzioni con funzionalità di AI sfrutta modelli di servizio in Cloud. La nuvola si conferma dunque un pilastro imprescindibile per il percorso di digitalizzazione delle imprese del nostro Paese e consentirà di rispondere all’enorme domanda di servizi connessi all’intelligenza artificiale.”

    — Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Cloud Transformation

    A livello globale, il mercato del software ERP ha raggiunto quasi i 65 miliardi di euro nel 2024 e si prevede una crescita annua del 11,7% fino al 2030, spinta dall’adozione di soluzioni cloud e dall’integrazione di tecnologie come AI e IoT.[Innowise] Per i workload ERP, la capacità di distribuire transazioni e analitiche tra domini con livelli differenziati di protezione e compliance consente di ridurre i rischi, stabilizzare le prestazioni e ottimizzare i costi, affidando i dataset sensibili a componenti private e sfruttando il burst di risorse nel pubblico quando necessario.

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    In questo contesto, WIIT imposta la progettazione infrastrutturale di hosting SAP, hosting Oracle e hosting Microsoft basandosi su requisiti quantificabili: latenza applicativa end-to-end, tempo di risposta I/O, capacità di picco, ridondanza dei percorsi, oltre alla disponibilità di Zone e Region che garantiscano la territorialità del dato e la conformità normativa. Il connubio di questi elementi si traduce in esperienze utente stabili anche sotto pressione, con margini più ampi per manutenzioni simultanee e crescita organica degli ambienti.

    Certificazioni e test di resilienza

    Le certificazioni di Uptime Institute stabiliscono uno standard internazionale per valutare la resilienza dei data center. La Tier Classification prevede quattro livelli: Tier I (capacità di base), Tier II (componenti ridondanti), Tier III (manutenibilità concorrente) e Tier IV (tolleranza ai guasti). In particolare, i siti Tier IV dispongono di più sistemi indipendenti e fisicamente isolati che fungono da componenti di capacità ridondanti e percorsi di distribuzione, in modo da evitare che un singolo evento comprometta entrambe le vie. Il livello Tier IV aggiunge la fault tolerance alla topologia Tier III, richiedendo anche raffreddamento continuo e una configurazione di alimentazione fault-tolerant per l’intero parco IT. Le definizioni sono tecnologicamente agnostiche: specificano i criteri prestazionali, ma non impongono scelte di vendor o design, lasciando spazio all’ingegneria e all’innovazione.

    Accanto al framework Uptime, lo standard ANSI/TIA-942 introduce un proprio sistema Rated 1–4 coerente, sul piano concettuale, con i Tier I–IV, e prevede verifiche da parte di Conformity Assessment Body accreditati, con audit e ispezioni sul campo. Dal 2014, TIA utilizza il termine “Rated” per evitare confusioni con la nomenclatura UI. Sebbene i due percorsi siano paralleli e indipendenti, entrambi forniscono una metrica oggettiva per allineare gli investimenti infrastrutturali agli obiettivi di continuità operativa.

    La filiera di Tier Certification di Uptime Institute comprende tre ambiti: Design Documents (conformità del progetto), Constructed Facility (verifica in condizioni di carico reale) e Operational Sustainability (processi e comportamenti gestionali per sostenere le prestazioni nel tempo). È un sistema che, quando applicato a workload ERP, permette di dimostrare che l’infrastruttura è in grado di gestire le esigenze quotidiane e gli eventi straordinari, comprese manutenzioni e guasti, senza impatti sul servizio al business.

    WIIT eroga servizi cloud premium su un ecosistema proprietario con 7 Region europee e Zone differenziate; due dei data center di proprietà ospitano certificazioni Tier IV dell’Uptime Institute, abilitando modelli di continuità estremamente robusti nelle Premium Zone. La Guida ai Tier data center approfondisce i criteri dei livelli e documenta che il Tier IV è associato a un uptime annuo del 99,995%, con percorsi di distribuzione indipendenti e sempre attivi. In un contesto in cui il modello Hybrid Cloud garantisce un runtime continuo grazie alla gestione integrata, la coesistenza di siti Tier III e Tier IV consente disegni active-active o active-standby per scenari di disaster recovery e migrazioni a downtime ridotto.

    La necessità di test di resilienza non è un’astrazione teorica: gli incidenti del luglio 2017 citati sopra e l’evento IRS del 21 aprile 2018 dimostrano come le architetture non manutenibili o non ridondate possano causare disservizi sistemici. La pratica di esercitazioni periodiche (failover, switch di percorsi, simulazioni di perdita di siti) è un punto fondamentale per i carichi mission-critical, anche in relazione ai vincoli del GDPR che impongono misure tecniche e organizzative adeguate alla protezione e disponibilità dei dati personali. Per i team applicativi SAP e Oracle, questi programmi si concretizzano in piani di continuità tracciati, obiettivi di RTO/RPO misurabili e meccanismi di rollback governati, riducendo l’incertezza del “giorno del cambio” e consolidando il trust con gli utenti di business.

    Sicurezza e compliance (categoria: Security for Applications)

    Segregazione workload e cifratura

    La protezione degli ambienti ERP e applicativi di classe enterprise si basa su un principio operativo: la concezione intrinsecamente sicura (security by design). Nel modello Secure Cloud di WIIT, la safety applicativa è integrata fin dalle fondamenta: nella Zone Standard sono inclusi segmentazione di rete, alta disponibilità e vulnerability management; nella Zone Premium si attivano servizi proattivi su tutti i macro-processi della cybersecurity e un SOC 24/7 per rilevare e rispondere in tempo reale alle minacce. La Zone DR completa il perimetro con politiche di backup e disaster recovery calibrate su livelli di rischio e SLA.

    Il Rischio RECON: un caso di vulnerabilità critica

    Un esempio emblematico della criticità della sicurezza negli ambienti ERP è la vulnerabilità denominata RECON (Remotely Exploitable Code On NetWeaver), scoperta nel 2020. Con un punteggio di gravità di 10/10 (CVSS), questa falla colpiva un componente dello stack tecnologico Java di SAP NetWeaver, presente in migliaia di installazioni.[Cybersecurity360]

    Sfruttando RECON, un utente malintenzionato non autenticato poteva creare un nuovo utente con privilegi di amministratore, ottenendo il controllo completo del sistema. L’impatto potenziale includeva:

    • Lettura e modifica di record finanziari.
    • Sottrazione di dati personali e sensibili.
    • Interruzione delle operazioni aziendali tramite sabotaggio.
    • Esecuzione di comandi a livello di sistema operativo.

    Questo episodio sottolinea l’importanza cruciale di un patching tempestivo e di una gestione proattiva delle vulnerabilità, specialmente per i sistemi ERP che costituiscono il cuore operativo e informativo delle aziende.

    La segregazione dei workload è l’elemento strutturale che concretizza l’isolamento dei sistemi SAP, Oracle e Microsoft: separare domini, reti e livelli di servizio riduce la superficie di attacco e impedisce la propagazione trasversale delle vulnerabilità locali. L’esperienza sul campo dimostra quanto sia cruciale stabilire confini netti tra servizi di front-end, motori transazionali e componenti di integrazione. Nel settore Oil & Gas, WIIT ha applicato un Cyber Security Framework su cinque aree (Network; Security & Vulnerability Management; Endpoint Security; Identity Access Management; Messaging Security), portando un Security Index proprietario da 36 a 89. Il primo passo operativo è stato un Privilege Access Manager su 400 dispositivi connessi (smartphone, server, appliance) per gestire gli accessi con privilegi elevati; in seguito, sono state gestite centinaia di e-mail in sandbox e mappate le minacce ricorrenti tramite un Internet Gateway su categorie di utenti dinamiche, a riprova di un approccio olistico alla difesa.

    In parallelo, è stata implementata una Data Governance per monitorare accessi e flussi di dati non strutturati, con modelli automatizzati di controllo e strumenti avanzati di produttività e analisi, in piena ottica GDPR. L’esito di questo duplice percorso è l’attivazione di una Cyber Security Platform che permette al reparto IT di ottenere una visione completa degli asset digitali e, al tempo stesso, di ottimizzare parametri operativi e indicatori di compromissione (IoC) in modo dinamico. La casistica dimostra un punto chiave per il mondo ERP: identità e dati sono inscindibili e vanno gestiti con policy coerenti tra i diversi segmenti applicativi (moduli SAP, sistemi Oracle, servizi Microsoft) e tra le zone di esecuzione (on-premise, private cloud, public cloud).

    All’interno di questo perimetro, le tecniche di cifratura dei dati in transito e a riposo, la protezione perimetrale degli endpoint e l’hardening sistematico degli stack applicativi sono considerati pilastri complementari. Le richieste di conformità (dal Regolamento UE 2016/679 – GDPR alle normative di settore) rendono la tracciabilità e la minimizzazione del rischio non negoziabili: l’obiettivo è dimostrare, con evidenze tecniche, che i dati personali e le informazioni critiche sono trattati con misure adeguate al rischio. Nell’ottica di hosting SAP, hosting Oracle e hosting Microsoft, la segmentazione dei flussi tra i diversi layer (web, application, database), unitamente a meccanismi di crittografia e segregazione delle chiavi, permette di ridurre l’esposizione e uniformare i controlli lungo tutta la catena transazionale.

    Le aziende che eseguono i propri sistemi ERP in-house spesso ritardano l’applicazione di patch di sicurezza critiche alle vulnerabilità appena scoperte perché non dispongono delle risorse IT per eseguire i test e quindi implementare tali aggiornamenti in modo tempestivo.

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    I fornitori di servizi cloud facilitano generalmente l’implementazione per i clienti dei controlli di accesso basati sui ruoli. L’adozione di un progetto di sicurezza integrata su Region e Zone consente inoltre di posizionare i workload più sensibili nelle Premium Zone dei siti a massima resilienza (siti con data center Tier IV), mentre si mantengono ambienti di test, sviluppo o integrazione in contesti standardizzati e comunque protetti. In tutti i casi, la visibilità unificata su eventi, asset, identità e policy è essenziale per prevenire drift di configurazione e “spaghetti-security” nel multicloud.

    Controlli di accesso e audit

    La protezione di applicazioni critiche dipende dalla qualità dei controlli di accesso e dalla capacità di effettuare audit completi e tempestivi. La casistica delineata in ambito Oil & Gas mostra che la gestione degli accessi privilegiati, estesa a smartphone, server e appliance, è un primo snodo per ridurre il rischio sistemico: un singolo account sovra-permissivo su un sistema ERP può aprire la strada a manomissioni di processi contabili o di supply chain. L’introduzione di Privileged Access Management, combinata con Identity Access Management e segmentazione coerente delle reti, interrompe la catena di attacco e consente di registrare ogni azione rilevante.

    In parallelo, l’adozione di sandboxing per la messaggistica e di Internet Gateway capaci di classificare le minacce per categoria di utente, come descritto nelle esperienze operative di WIIT, rappresenta un secondo livello di difesa. Questi controlli, se integrati con la Data Governance, alimentano una Cyber Security Platform che, per ogni evento, collega chi ha fatto cosa, dove e quando. La tracciabilità degli accessi e delle modifiche configura anche un supporto alla conformità a standard e controlli di assurance come ISAE 3402 (richiamato nei materiali WIIT come parte dell’ecosistema di governance) e ai requisiti del GDPR sulla protezione dei dati personali.

    Nelle infrastrutture Tier di Uptime Institute, la componente di Operational Sustainability affianca il disegno topologico e concentra l’attenzione sui comportamenti gestionali che, nella pratica, determinano la capacità di raggiungere gli obiettivi di affidabilità a lungo termine. Per i team che gestiscono hosting SAP Oracle Microsoft, questo significa che politiche di controllo degli accessi, verifiche periodiche dei privilegi, rotazione delle credenziali e registrazione completa dei log sono parte integrante del livello di servizio erogato, non una funzione aggiuntiva.

    Nell’ecosistema di sicurezza intrinseca (Secure-by-Design), WIIT include un insieme di controlli che coprono la sicurezza degli endpoint, la gestione delle vulnerabilità, le identità, la messaggistica e la rete, con l’attivazione della Premium Security e di un SOC 24/7 per le esigenze più cruciali. L’efficacia operativa si misura anche nella capacità di correlare gli eventi di sicurezza con i processi applicativi: ad esempio, un’anomalia sui tentativi di accesso al modulo di tesoreria SAP correlata a un picco di phishing intercettato dalla sandbox di posta può generare una risposta coordinata, che isolerà gli endpoint coinvolti, forzerà la rotazione delle credenziali e disabiliterà temporaneamente account a rischio.

    La qualità dell’audit si riflette, infine, nella rendicontazione verso funzioni di compliance e ispezioni esterne. La possibilità di aggregare evidenze da più domini (on-premise, private cloud, public cloud) e più Region, mantenendo la localizzazione del dato quando richiesto, consente di rispondere a audit complessi con tempi e costi più contenuti. La struttura a Zone di WIIT agevola la preparazione di pacchetti di audit coerenti per i diversi ambiti, separando dati di produzione e di non-produzione, privilegi e ruoli, e offrendo un perimetro chiaro per verifiche risk-based.

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    Modelli di migrazione e co-existence (categoria: Migrazione applicativa)

    Strategie lift-and-shift vs replatforming

    La pianificazione della migrazione verso ambienti di hosting SAP Oracle Microsoft si articola in modelli operativi che si distinguono per l’impatto sull’architettura e i tempi di esecuzione. Il lift-and-shift consiste nel trasferire i workload così come sono, con minime modifiche per l’esecuzione nel cloud: è un approccio efficace per accelerare i tempi, contenere la complessità iniziale e ottenere rapidamente vantaggi in termini di disponibilità e governance (ad esempio, collocando i sistemi in Premium Zone o abilitando un DR già pronto). Il replatforming prevede un adattamento selettivo dei componenti (middleware, storage, servizi di osservabilità) per sfruttare le capacità del cloud come scalabilità elastica, automazione e service mesh nei punti che offrono il ritorno più immediato. Entrambe le strategie richiedono baseline prestazionali, piani di test e metriche di validazione che considerino contemporaneamente latenza applicativa, I/O e throughput.

    Le risorse offerte da WIIT, relative alla consulenza per soluzioni cloud flessibili e sicure e all’esternalizzazione infrastrutturale IT: quando, come e cosa trasferire, enfatizzano l’importanza di workflow efficienti e robusti, con una gestione end-to-end dello stack e livelli di servizio focalizzati sul processo, piuttosto che sui singoli elementi. L’adozione di un approccio modulare tramite framework API e una Digital Platform facilita la gestione della coesistenza tra moduli legacy e servizi modernizzati, mantenendo una coerente architettura di sicurezza nativa. Questa piattaforma contribuisce inoltre a disaccoppiare i cicli di rilascio delle applicazioni e i cicli di evoluzione dell’infrastruttura, riducendo al minimo il rischio di regressioni.

    Nel contesto dell’Hybrid Cloud, le aziende possono distribuire i workload ERP tra privato e pubblico in base a criticità, conformità, costi e performance: i dati sensibili e i servizi core rimangono nel privato ad alta resilienza, mentre elaborazioni temporanee o ambienti di test sfruttano il cloud pubblico con scaling flessibile. I dati del mercato ibrido – 262 miliardi di dollari di valore globale atteso e +22% di crescita italiana nel 2022 – indicano una direzione consolidata: modelli governati in cui l’IT controlla territorialità del dato e policy e, al contempo, accede a capacità elastiche per gestire picchi o iniziative di breve ciclo.

    La scelta tra lift-and-shift e replatforming deve essere guidata da analisi di impatto e dalle esigenze specifiche di ciascuna applicazione. Per SAP ed ecosistemi Oracle, i componenti di integrazione, i batch notturni e le funzioni real-time richiedono piani differenziati. È qui che le Zone di WIIT e i siti Tier IV rendono possibili strategie di landing zone progressive: si può migrare prima la base dati operando in premium per attivare subito failover robusti, e poi modernizzare gli strati applicativi dove l’engineering produce il massimo ritorno (ad esempio abilitando osservabilità distribuita, backup immutabili, policy di data retention allineate al GDPR). Con questo approccio, la trasformazione procede per segmenti misurabili, con un perimetro di rischio contenuto in ogni fase.

    Per gli stack Microsoft, la coesistenza di servizi applicativi e di directory/identità aggiunge ulteriori complessità di orchestrazione. Portare in cloud autenticazione e autorizzazione mantenendo l’IAM allineato con i sistemi ERP e i Security Operation Center consente di prevenire interruzioni nella catena di controllo. La Digital Platform WIIT, progettata per gestire Private e Public Cloud in modo unificato, contribuisce a mantenere chiari i confini tra domini applicativi e privilegi, garantendo auditabilità trasversale.

    Minimizzare il downtime

    La riduzione al minimo del downtime durante una migrazione è la prova della validità di un progetto. Gli episodi di interruzione di servizio documentati (Banco BPM nel luglio 2017, INPS nelle stesse ore, IRS nel Tax Day 2018) dimostrano come l’impatto per utenti e clienti possa essere esteso e prolungato quando i sistemi non sono preparati a gestire cut-over complessi e imprevisti software. Un piano di migrazione maturo, quindi, include: prove di failover in ambiente controllato, piani di rollback con riscontri pratici, repliche dei dati coerenti con RPO e switch di percorsi per la rete e l’energia testati in condizioni realistiche. La documentazione Uptime Institute sui Tier specifica che i siti Tier III e Tier IV sono concepiti per effettuare manutenzioni e gestire guasti senza impatto per l’IT, fattore di cruciale importanza durante le fasi di dual run o big bang di una migrazione.

    Nel paradigma Secure Cloud, la presenza di Zone DR flessibili consente di creare copie consistenti dei database e di orchestrare strategie active-active o active-passive tra Region per ridurre il tempo di indisponibilità percepito. La gestione integrata di backup e disaster recovery, insieme agli allineamenti di identità, ruoli e policy già predisposti nelle Premium Zone, attenua i rischi di disallineamento post-migrazione. Contemporaneamente, i controlli di security by design – segmentazione, vulnerability management, endpoint protection, WAF – proteggono la superficie esposta in una fase in cui i sistemi possono presentare finestre temporanee di vulnerabilità.

    Il modello Hybrid Cloud contribuisce alla riduzione del downtime distribuendo i ruoli critici in modo da assicurare un runtime continuo: i data center privati ad alta resilienza ospitano i componenti core e i servizi di identità, mentre il pubblico assorbe carichi accessori o temporanei. Gli indicatori di riferimento riportati nei materiali di mercato indicano un uptime 24/7 come obiettivo di gestione integrata; in un’ottica ERP, ciò significa cut-over programmati su finestre ridotte, con test pre-produzione che simulano non solo il passaggio dei dati ma anche failover, ripartenze e degradazioni controllate.

    Dal punto di vista operativo, la conoscenza di WIIT in settori regolamentati conforta l’utilità di predisporre liste di controllo per la messa in produzione e runbook eseguibili, con criteri di interruzione chiari e un unico comitato di decisione. I log applicativi e infrastrutturali diventano materiale di audit per dimostrare, a posteriori, il rispetto dei requisiti e per alimentare cicli di post-mortem e miglioramento continuo. Per supportare i team, la possibilità di esternalizzare le attività consente di disporre di competenze specialistiche – ad esempio per la replica dei database, la gestione dei middleware o la messa in sicurezza degli endpoint – con un modello service-based, riducendo la variabilità e i tempi morti.

    Infine, la governance dei tagli di rete, della QoS e del routing applicativo durante il passaggio è altrettanto critica della replica dei dati. Le Digital Platform che unificano la gestione di Private e Public Cloud permettono di orchestrare i flussi tra utenze interne, partner e clienti senza violazioni di segregation of duties o di territorialità del dato. La presenza di data center Tier IV nelle Region europee e di Zone specifiche facilita la progettazione di passaggi a rischio contenuto anche in contesti altamente regolamentati.

  • Gestione degli ambienti critici cloud: best practice operative

    Gestione degli ambienti critici cloud: best practice operative

    Processi di gestione operativa (categoria: Managed Cloud Services)

    La gestione ambienti critici cloud impone un modello operativo che tuteli disponibilità, integrità e prestazioni dei workload, con un’attenzione specifica alla security by design, al monitoraggio ambienti critici e alla gestione SLA end-to-end. Nel contesto europeo, la cogenza del quadro normativo – dalla Direttiva NIS2 recepita in Italia con il D.lgs. 138/2024 al Regolamento di esecuzione (UE) 2024/2690 – sposta l’asticella dalla mera protezione alla resilienza: i processi devono dimostrare capacità di prevenire, reagire e ripristinare in tempi rapidi, supportati da evidenze verificabili. In questo scenario, WIIT Group struttura servizi gestiti su data center proprietari organizzati in 7 Region europee (Germania, Italia, Svizzera), con “Zone” Standard, Premium e DR mirate a livelli di esigenza crescenti e con data center certificati Tier IV per i casi di massima criticità, come descritto nel paradigma Secure Cloud. La combinazione di processi codificati, servizi 24/7 e infrastrutture ad alta resilienza costituisce la base per governare ambienti multicloud, applicazioni mission-critical (ERP, supply chain, platform data) e piattaforme AI, in conformità con NIS2 e GDPR.

    Cosa significa certificazione Tier per un Data Center?

    La classificazione Tier, creata dall’Uptime Institute, è lo standard internazionale per misurare le performance e l’affidabilità dell’infrastruttura di un data center. I livelli sono progressivi e indicano la capacità di una struttura di resistere a guasti e di consentire la manutenzione senza interruzioni.

    Livello Tier Disponibilità (Uptime) Tempo massimo di fermo annuo Caratteristiche principali
    Tier I 99,671% 28,8 ore Infrastruttura di base senza ridondanza. Richiede lo spegnimento completo per manutenzione.
    Tier II 99,741% 22 ore Aggiunge componenti ridondanti parziali (N+1) per alimentazione e raffreddamento. Migliora la resistenza ai guasti ma richiede ancora fermi per interventi.
    Tier III 99,982% 1,6 ore Manutenzione concorrente: ogni componente può essere manutenuto o sostituito senza interrompere i servizi IT. Percorsi di distribuzione multipli.
    Tier IV 99,995% 26,3 minuti (0,4 ore) Fault Tolerance: l’infrastruttura è in grado di resistere a un singolo guasto grave e imprevisto senza impatti sui servizi. Sistemi multipli, indipendenti e fisicamente isolati.[Uptime Institute]

    Runbook e run-time operations

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    La regia operativa degli ambienti critici richiede runbook esaustivi che guidino ogni fase del ciclo di vita: preparazione, esecuzione, verifica post-operativa e continua ottimizzazione. Un runbook efficace allinea procedure e check-list con gli obiettivi di gestione SLA, includendo parametri di latenza, throughput, disponibilità e obiettivi di ripristino coerenti con i servizi di Disaster Recovery e Business Continuity. All’interno del paradigma Secure Cloud di WIIT, la “Zona Standard” integra misure di prevenzione come il vulnerability management e la segmentazione delle reti, abilitando architetture ridondate per l’alta disponibilità; la “Zona Premium”, erogata su Region con data center Tier IV o ad altissima resilienza, estende la difesa con una sicurezza nativamente proattiva e un SOC 24/7 per il rilevamento e la risposta in tempo reale. La “Zona DR”, infine, attiva servizi di backup e disaster recovery flessibili e configurabili in base alle esigenze delle singole organizzazioni. Questo schema di zone consente di calibrare i runbook su contesti operativi differenti, tenendo allineati rischi, controlli e obiettivi di continuità.

    Nell’operatività quotidiana, i runbook orchestrano il monitoraggio ambienti critici lungo più livelli: infrastruttura (compute, storage, rete), piattaforme (database, middleware, storage oggetti), applicazioni (ERP, sistemi di analisi, piattaforme AI) e processi di dati. Le piattaforme di AI descritte da WIIT – che automatizzano l’ingestion, classificano e archiviano in modo intelligente e allocano dinamicamente risorse in cloud – rendono possibile una telemetria contestuale e predittiva: policy di auto-scaling e resource allocation seguono i modelli di utilizzo, prefigurando le esigenze di archiviazione e prevenendo colli di bottiglia. La qualità dei dati (data quality) diventa un fattore operativo: l’impiego di database vettoriali, object storage e architetture vicine alla fonte (edge) favorisce velocità ed efficacia degli algoritmi, riducendo “rumore” e rischi di errori nei risultati.

    Un runbook orientato alla resilienza mappa inoltre i flussi di gestione delle modifiche e delle configurazioni, allineandosi con il blocco 6 (“Acquisizione, sviluppo e manutenzione”) della guida tecnica ENISA per l’attuazione del Regolamento (UE) 2024/2690, che comprende change management, gestione delle patch e test di sicurezza. Il riferimento ENISA, pubblicato il 26 giugno 2025 (NIS2 Technical Implementation Guidance), fornisce indicazioni operative, esempi di evidenze e mappature dei requisiti a standard e buone pratiche: una “cassetta degli attrezzi” per tradurre le regole in azioni verificabili e per supportare gap analysis e audit. Nell’applicazione pratica, i runbook includono sezioni dedicate alla supply chain (blocco 5 ENISA), all’inventario degli asset (blocco 12) e al controllo degli accessi (blocco 11), oltre a policy su backup e ridondanza (blocco 4). Grazie a questi presidi, WIIT può progettare workflow performanti e resilienti, gestendo l’intero stack tecnologico e garantendo livelli di servizio sull’intero processo, come evidenziato nei contenuti sul modello di outsourcing di infrastrutture IT e asset applicativi.

    Nel perimetro normativo italiano, il D.lgs. 138/2024 impone registrazioni annuali al portale ACN a partire dal 1° dicembre tramite un “punto di contatto” designato, e scandisce un calendario di adempimenti dal 2025, con attività ricorrenti per la registrazione/aggiornamento e, dal 2026, l’obbligo di notifica degli incidenti informatici. La traduzione operativa di tali scadenze nei runbook evita impatti sugli SLA e garantisce la tracciabilità delle azioni di conformità.

    Principali Scadenze Operative NIS2 in Italia
    Scadenza Adempimento Note
    31 Luglio 2025 Registrazione e aggiornamento annuale I soggetti Essenziali e Importanti devono registrarsi sulla piattaforma ACN e designare un punto di contatto. La scadenza originale è stata prorogata.[PQA]
    Gennaio 2026 (circa) Obbligo di notifica incidenti Entro 9 mesi dalla conferma di ACN, scatta l’obbligo di notificare gli incidenti significativi tramite la piattaforma.
    Settembre 2026 (circa) Implementazione obblighi di base Entro 18 mesi dalla conferma di ACN, i soggetti devono aver implementato le misure di gestione del rischio definite dall’Autorità.

    Escalation e gestione incidenti

    La gestione degli incidenti è il banco di prova della resilienza. La guida tecnica ENISA (giugno 2025) articola un intero blocco (3) su “Gestione degli incidenti”, che include politica, monitoraggio e logging, event reporting, classificazione, risposta e analisi post-incidente. L’approccio suggerito è procedurale e probatorio: a ogni requisito corrispondono azioni concrete e evidenze da raccogliere (documenti, registri, prove di test), oltre a mappature verso standard riconosciuti. In pratica, un modello di escalation efficace definisce chiaramente attori, livelli di severità, tempi massimi per la presa in carico e soglie per l’attivazione di piani di crisis management (blocco 4 ENISA), fino alla comunicazione verso le autorità competenti secondo i criteri del Regolamento (UE) 2024/2690.

    Nel quadro NIS2, gli Stati membri devono disporre di un CSIRT nazionale e di un’autorità per i sistemi di rete e informazione; in Italia la supervisione si raccorda all’Agenzia per la Cybersecurity Nazionale (ACN). La direttiva estende il perimetro rispetto alla NIS1, includendo settori come ricerca, poste e corrieri, servizi ICT, acque reflue, servizi digitali, spazio e specifici ambiti manifatturieri (chimica, alimentare, gestione rifiuti), oltre a energia, sanità, infrastrutture digitali, trasporti, finanza e acqua potabile. Introduce due categorie – Essenziali e Importanti – con regimi sanzionatori differenziati: fino a 10 milioni di euro o il 2% del fatturato mondiale per i soggetti “essenziali” e fino a 7 milioni o l’1,4% per gli “importanti”. La gestione incidentale deve quindi assicurare una risposta “difendibile”, capace di dimostrare coerenza con controlli e processi previsti dall’articolo 21 (analisi dei rischi, business continuity, supply chain, security-by-design, access control, crittografia, formazione, incident response).

    Regime Sanzionatorio Direttiva NIS2
    Categoria Soggetto Sanzione Massima Alternativa (se superiore)
    Soggetti Essenziali 10 milioni di euro 2% del fatturato mondiale totale annuo
    Soggetti Importanti 7 milioni di euro 1,4% del fatturato mondiale totale annuo

    Oltre alle sanzioni pecuniarie, la normativa prevede misure non pecuniarie significative, come la sospensione temporanea di certificazioni o autorizzazioni e, per le persone fisiche con ruoli di responsabilità, l’inibizione temporanea dallo svolgimento di funzioni direttive.[ICT Security Magazine]

    Un esempio in linea con ENISA riguarda l’acquisizione sicura (blocco 6.1): le entità devono istituire processi per gestire i rischi connessi a servizi o prodotti ICT critici, documentando procedure operative e riferimenti a standard, compresi i casi che coinvolgono FOSS. In un audit, le evidenze – modelli di documentazione per gare e appalti, processi scritti basati su buone pratiche – consentono di verificare l’effettiva integrazione della sicurezza nella catena di fornitura. WIIT riflette questa impostazione nel proprio Secure Cloud: nella “Zona Premium” è integrata la componente SOC 24/7, con risposta a minacce esterne e interne, mentre le capacità multi-Region e la disponibilità di data center Tier IV abilitano scenari di isolamento e contenimento per mantenere gli SLA durante l’incidente.

    L’analisi post-incidente capitalizza l’esperienza: i runbook vengono aggiornati con lesson learned e miglioramenti sui controlli (es. segmentation hardening, tuning delle regole di rilevazione, densificazione di logging e telemetria), e l’event reporting viene allineato con i parametri del Regolamento (UE) 2024/2690. Nel contesto italiano, dal 2025 la registrazione/aggiornamento annuale presso ACN e, dal 2026, la notifica degli incidenti diventano milestone operative da integrare con gli esercizi periodici (tabletop e live drills). In termini economici, il documento di scenario stima in circa 280.000 euro il costo medio di adeguamento alla NIS2 per singola azienda, a fronte di un data breach medio a 4,71 milioni di euro (2024): un raffronto che rafforza il ruolo di escalation e incident response come investimento per ridurre l’esposizione al rischio.

    Aggiornamento Dati 2025: Il Costo di una Violazione Dati

    Secondo il report “Cost of a Data Breach 2025” di IBM, il costo medio globale di una violazione dei dati è sceso a 4,4 milioni di dollari. Per l’Italia, il dato si attesta a 3,31 milioni di euro, segnando un calo del 24% rispetto all’anno precedente. Questo calo è attribuito a una maggiore velocità nell’identificazione e nel contenimento degli incidenti, spesso grazie all’uso estensivo dell’AI e dell’automazione nella sicurezza, che può generare un risparmio medio di 1,9 milioni di dollari.[IBM]

    Tooling e automazione (categoria: piattaforme di orchestration)

    Gli strumenti e le pratiche di orchestration determinano la capacità di replicare configurazioni sicure, ridurre l’errore umano e mantenere coerenza tra ambienti. WIIT adotta un approccio di piattaforma – evidenziato nella Digital Platform – che fornisce framework API e moduli applicativi allo stato dell’arte, integrati con workflow resilienti e livelli di servizio sull’intero processo. In ambito dati e AI, le piattaforme descritte da WIIT automatizzano ingestion, classificazione e archiviazione, sfruttando il cloud per allocare dinamicamente risorse in base ai modelli d’uso e abilitando analisi predittive per anticipare le esigenze di storage. Tale automazione, quando codificata in pipeline dichiarative, crea un ponte naturale verso la conformità NIS2, che richiede processi sistematici e documentabili.

    CI/CD e configurazione infra-as-code

    Nei contesti critici, pipeline CI/CD e configurazioni infra-as-code (IaC) consentono di trasformare policy e architetture in codice verificabile, favorendo auditabilità e ripetibilità. L’esperienza WIIT su AI platform mostra come i sistemi abilitati all’AI riconoscano schemi nei flussi, si adattino all’evoluzione dei dati e, in cloud, modifichino dinamicamente le risorse per evitare colli di bottiglia: lo stesso paradigma si applica alle pipeline, che integrano controlli di qualità, scansioni di vulnerabilità, test automatici e promozioni tra ambienti con gate di sicurezza. La selezione dei data store – data lake per training su grandi volumi non strutturati, database RAG per LLM preaddestrati – entra nel dominio IaC, codificando topologie, policy di accesso, lifecycle di retention e criteri di cifratura. Insieme alle interfacce di orchestrazione, questo riduce varianze tra ambienti e semplifica la conformità con i blocchi ENISA su acquisizione, sviluppo, manutenzione e gestione delle configurazioni.

    In termini di governance operativa, l’IaC consente di mappare le policy di rete (segmentazione, micro-segmentation), i controlli di accesso (account privilegiati, MFA, confini amministrativi), la telemetry pipeline (metriche, logs, tracce) e l’integrazione con i piani di backup/DR, in aderenza ai blocchi 11 (Controllo accessi) e 4 (Continuità operativa e gestione crisi) della guida ENISA. Le stesse pipeline CI/CD possono includere stage di sicurezza del codice e dei rilasci applicativi, con prove di security testing e scansioni delle dipendenze, inclusi componenti open source, come richiesto dall’attenzione NIS2 alla sicurezza lungo l’intero ciclo di sviluppo.

    Dal punto di vista del monitoraggio ambienti critici, l’integrazione nativa tra IaC e piattaforme di osservabilità permette di correlare configurazioni e comportamento runtime: ogni mutamento d’infrastruttura è tracciato, associato a un rilascio e valutato rispetto alle metriche SLA. Le pipeline codificano anche gli runbook di roll-back e hotfix, trasferendo all’automazione la capacità di reagire a regressioni o vulnerabilità. La coerenza infrastrutturale che ne deriva semplifica i processi di gestione SLA e, al contempo, produce evidence a prova di audit, come previsto dalla guida tecnica ENISA (orientamenti operativi ed esempi di evidenze).

    Questo impianto tecnologico si affianca al modello infrastrutturale del Secure Cloud WIIT: un network europeo di più di 20 data center proprietari, raggruppati in 7 Region, con “Zone” attivabili in funzione delle esigenze – Standard per la sicurezza preventiva e l’alta disponibilità, Premium per la protezione proattiva con SOC 24/7, DR per i piani di continuità e ripristino. La territorialità del dato (Germania, Italia, Svizzera) e la presenza di data center Tier IV assicurano allineamento con requisiti di compliance particolarmente stringenti, rafforzando la difendibilità delle scelte architetturali codificate in IaC.

    Automazione patching e backup

    La gestione delle patch in ambienti critici non può essere “best effort”: va calendarizzata, orchestrata e verificata con workflow ripetibili che minimizzino la finestra di esposizione. La guida tecnica ENISA colloca la patch management al cuore del blocco 6 (manutenzione e gestione delle vulnerabilità), in dialogo con i processi di change management e test di sicurezza. In pratica, le pipeline di automazione programmano scansioni di vulnerabilità, alimentano backlog di remediation, orchestrano roll-out segmentati con canary/blue-green per ridurre il rischio e attivano runbook di roll-back in caso di regressioni. Le configurazioni IaC garantiscono coerenza tra ambienti, mentre la telemetria consente di misurare l’impatto su prestazioni e disponibilità, assicurando che gli SLA rimangano in traiettoria.

    Il secondo pilastro è il backup con disaster recovery orchestrati: definizione di frequenze, retention, segregazione logica e geografica, cifratura dei backup set e verifiche periodiche di recuperabilità. La guida ENISA include backup e ridondanza nel blocco 4 (Continuità operativa): qui l’evidenza non è il file salvato, ma la prova di ripristino riuscita e documentata. Nel modello WIIT, le “Zone DR” del Secure Cloud attivano servizi di backup e disaster recovery flessibili, progettati per imprese con requisiti normativi stringenti: la disponibilità di un network europeo multi-Tier IV consente disegni di continuità multi-sito e multi-Region, integrabili con processi ACN e NIS2.

    Sul versante dei dati, le piattaforme AI descritte da WIIT contribuiscono a evitare colli di bottiglia e perdite grazie a un data management intelligente: classificazione automatica, archiviazione ottimizzata, object storage vicino alla fonte, analisi predittive per stimare capacità e prefigurare espansioni. La data quality è centrale: ridurre rumore e spazzatura dati è una funzione di sicurezza (“garbage in, garbage out”) e di continuità, perché la recovery ha senso solo se ciò che si ripristina mantiene integrità e coerenza operativa. Queste capacità rafforzano i presidi richiesti dall’articolo 21 NIS2, che spazia dall’igiene informatica di base alla crittografia, dalla sicurezza nelle forniture alle procedure di risposta agli incidenti.

    Nel contesto nazionale, gli adempimenti ACN prevedono – a partire dal 2025 – attività annuali di registrazione/aggiornamento e, dal 2026, la notifica degli incidenti: i processi di automazione devono quindi includere report periodici sui livelli di patching, sugli esiti dei test di ripristino e sui miglioramenti attuati. In termini di gestione SLA, i profili di RPO/RTO vanno industrializzati per tipologia di workload, alla luce di vincoli di latenza e territorialità; qui la divisione in “Zone” del Secure Cloud WIIT offre una matrice di capacità pronta all’uso, che spazia dalla prevenzione premium (SOC 24/7, security proattiva) alla ripartenza in emergenza (Zone DR). Questa visione “componibile” è coerente con il modello di piattaforma WIIT (Digital Platform) che fornisce framework API e moduli applicativi per integrare controlli, workflow e rendicontazione tecnica.

    Diagramma concettuale della gestione degli ambienti critici cloud in stile neoplastico/costruttivista.

    Governance e compliance (categoria: servizi di consulenza)

    La conformità non è un allegato a valle, ma una struttura portante del modello operativo. La Direttiva NIS2, entrata pienamente in vigore e recepita in Italia con il D.lgs. 138/2024, impone misure tecniche e organizzative “adeguate” che – secondo l’articolo 21 – includono: analisi dei rischi e sicurezza dei sistemi, gestione degli incidenti e reporting, continuità del servizio (backup/DR), crisis management, sicurezza della supply chain, sicurezza in approvvigionamento/sviluppo/manutenzione, igiene informatica e formazione, crittografia, access control e modelli Zero Trust. La guida tecnica ENISA del 26 giugno 2025 (NIS2 Technical Implementation Guidance) traduce il Regolamento di esecuzione (UE) 2024/2690 in 13 blocchi operativi con orientamenti, evidenze e mappature, divenendo lo standard di fatto per progettare processi, eseguire gap analysis e sostenere audit interni/esterni. WIIT integra questa prospettiva di compliance-by-design nel paradigma Secure Cloud, dove security, resilienza e scalabilità sono componenti native del portafoglio, e le “Zone” permettono di allineare i controlli al profilo di rischio.

    Le misure di gestione del rischio secondo l’Articolo 21 NIS2

    La direttiva richiede un approccio basato sul rischio che copra un’ampia gamma di aree. I soggetti devono implementare policy per:

    • Analisi dei rischi e sicurezza dei sistemi informativi.
    • Gestione degli incidenti (prevenzione, rilevamento, risposta).
    • Business continuity, come la gestione dei backup, il disaster recovery e la gestione delle crisi.
    • Sicurezza della catena di approvvigionamento, inclusi i rapporti con fornitori diretti.
    • Sicurezza nell’acquisizione, sviluppo e manutenzione dei sistemi, inclusa la gestione delle vulnerabilità.
    • Valutazione dell’efficacia delle misure di gestione del rischio.
    • Igiene informatica di base e formazione sulla cybersecurity.
    • Uso della crittografia e, se del caso, dell’encryption.
    • Sicurezza delle risorse umane, policy di controllo degli accessi e gestione degli asset.
    • Utilizzo di soluzioni di autenticazione a più fattori o di autenticazione continua.

    Policy di accesso e audit

    Il controllo degli accessi è un cardine della NIS2 e occupa un intero blocco (11) nella guida ENISA: policy di accesso, gestione dei diritti, privileged access management, sistemi amministrativi, identificazione, autenticazione e MFA. Operativamente, la definizione di policy si riflette nella configurazione IaC (ruoli, gruppi, confini di sicurezza), nell’adozione di processi di segregation of duties, nella gestione degli account privilegiati e nella registrazione puntuale di attività amministrative (logging affidabile, protezione e conservazione). In un ambiente WIIT, tali presidi si combinano con le architetture di rete segmentate, con la micro-segmentation perimetrale e con l’integrazione dei sistemi SIEM/SOC in “Zona Premium”, per un controllo continuo e un allineamento con i requisiti di monitoraggio ambienti critici.

    La guida ENISA offre un approccio “actionable” anche su aree complementari: sicurezza delle risorse umane (blocco 10, incluse verifiche dei precedenti, procedure per cessazione/cambio incarico), gestione degli asset (blocco 12, classificazione, inventario, supporti rimovibili, consegna/restituzione), sicurezza ambientale e fisica (blocco 13, utilities, minacce fisiche/ambientali, controllo accessi fisici). L’aderenza a questi blocchi fornisce la traccia probatoria che un auditor si attende: politiche, procedure, registri, evidenze di esecuzione, risultati di test e simulazioni di crisi. Rispetto ai requisiti NIS2, il passaggio dalla “policy scritta” al “controllo attuato” è fondamentale: la guida ENISA indica esempi concreti di evidenze, utili a evitare contestazioni in fase ispettiva e ad allineare il linguaggio operativo tra fornitori, assicurazioni e autorità di controllo.

    Il perimetro si estende alla supply chain, where la NIS2 richiede misure su interi cicli di fornitura e outsourcing, includendo cloud computing, data center, CDN, managed services e managed security services. La guida ENISA introduce nel blocco 5 i fondamenti di politica di sicurezza della catena di fornitura, inventari di fornitori e service provider, criteri di valutazione e monitoraggio. WIIT, nel proprio modello di outsourcing e Digital Platform, rende disponibili workflow di governance e servizi estesi di sicurezza e technology governance H24, unendo infrastrutture proprietarie multi-Region, Zone Premium e DR e processi gestiti con risorse specializzate.

    Infine, la dimensione “culturale”: l’articolo 21 e la guida ENISA richiamano igiene informatica e formazione come elementi basilari. Nei settori altamente regolamentati (sanità, finanza, utility) o esposti a grandi volumi di dati (manifatturiero con industrial IoT, moda ed e-commerce), l’adozione di programmi strutturati di security awareness e l’integrazione di pratiche di AI responsabile – come indicato nei contenuti WIIT – consentono di ridurre il rischio operativo, abilitando al contempo nuove soluzioni data-driven e l’evoluzione dei modelli di business (servitizzazione) su un basamento cloud resiliente.

    Reportistica per compliance

    La reportistica non è un esercizio compilativo, ma il modo concreto in cui si dimostra la conformità. La guida ENISA – come documentato anche nell’analisi di settore (approfondimento su guida tecnica ENISA) – fornisce per ciascun requisito le azioni attuative, gli esempi di evidenze e i riferimenti normativi. In pratica, un compliance report efficace include: politiche e procedure aggiornate; registri di logging e monitoraggio; evidenze di esercitazioni di risposta agli incidenti; prove di ripristino backup/DR; inventari degli asset e della supply chain; tracce di change management e patching; risultati di formazione e awareness; attestazioni sull’uso di crittografia e sull’applicazione di modelli Zero Trust. Per i soggetti italiani, i milestone ACN – registrazione/aggiornamento dal 1° dicembre di ogni anno, notifica incidenti dal 2026 – richiedono piani di rendicontazione periodica e puntuale, integrati con il piano di gestione del rischio approvato dai vertici come richiesto dal D.lgs. 138/2024.

    La dimensione economica rende esplicito il valore della compliance: il costo medio di adeguamento NIS2 per azienda è stimato intorno ai 280.000 euro, a fronte di un costo medio di data breach pari a 3,31 milioni di euro in Italia nel 2025 (in calo rispetto ai 4,71 milioni del 2024). Il differenziale giustifica investimenti in monitoring, hardening e continuità. Le infrastrutture con certificazioni Tier IV e le architetture security-by-design – come nel Secure Cloud WIIT – offrono un vantaggio documentale: high availability nativa, ridondanza dei sistemi, multi-Region e territorialità del dato, “Zone” calibrate su standard preventivi (vulnerability management, segmentazione) e su protezioni proattive (SOC 24/7). Le evidenze che ne derivano sono coerenti con i blocchi ENISA e semplificano gli audit di autorità, assicurazioni e clienti regolamentati.

    La reportistica deve inoltre riflettere l’estensione settoriale della NIS2: oltre ai settori storici (energia, trasporti, finanza, sanità), rientrano infrastrutture digitali, gestione di servizi ICT, spazio, acqua potabile e reflue, poste e corrieri, ricerca e specifici ambiti del manifatturiero. Per ciascuno, i template di rendicontazione dovrebbero tenere conto della tipologia di minacce, dei requisiti di disponibilità e dei vincoli regolatori settoriali, evidenziando perimetri e responsabilità nella catena di fornitura (in particolare, nei rapporti con cloud provider e managed service provider). Sul fronte processi, i report devono dimostrare la piena operatività dei blocchi ENISA 1–13, inclusi: politica di sicurezza (1), framework di gestione del rischio (2), incident management (3), continuità e crisi (4), supply chain (5), sviluppo e manutenzione (6), valutazione dell’efficacia (7), igiene e formazione (8), crittografia (9), risorse umane (10), access control (11), asset (12), sicurezza fisica (13). Ogni sezione deve includere indicatori, evidenze e azioni di miglioramento continuo.

    Infine, la reportistica NIS2 beneficia di architetture dati ben progettate: i principi esposti da WIIT per la gestione di piattaforme AI – automazione dell’ingestion, classificazione e archiviazione intelligente, uso combinato di data lake, RAG e archiviazioni vicine alla fonte – creano la base per dashboard e dossier di conformità completi, tempestivi e verificabili. La stessa logica dati supporta scenari avanzati in settori come il manifatturiero, dove la servitizzazione richiede un cloud resiliente per erogare servizi pay-per-use e garantire continuità, aggiornamenti e manutenzione predittiva: obiettivi perfettamente coerenti con un impianto di compliance che punta a ridurre rischi e tempi di inattività lungo tutta la value chain.

    WIIT Group è un provider europeo di servizi Cloud e Cybersecurity per applicazioni critiche. Con una rete di oltre 20 data center proprietari, di cui diversi certificati Tier IV, e una presenza consolidata in Italia e Germania, WIIT offre soluzioni di Secure Cloud, Disaster Recovery e Business Continuity progettate per garantire la massima resilienza e conformità normativa, supportando la trasformazione digitale delle imprese in settori ad alta regolamentazione.

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    Riferimenti utili: guida tecnica ENISA (giugno 2025) NIS2 Technical Implementation Guidance; approfondimento sulla guida tecnica ENISA Cyber Security 360; scenario NIS2 e impatti su servizi data center e cyber security su WIIT Magazine; paradigma Secure Cloud WIIT; piattaforme AI e gestione dei dataset AI platform; approccio di Digital Platform e outsourcing infrastrutturale. WIIT Group, con il proprio Secure Cloud e la rete multi-Region di data center proprietari, supporta i clienti nell’implementare processi, tooling e governance in grado di sostenere carichi di lavoro critici e soddisfare i nuovi requisiti regolatori senza derogare a performance e resilienza.

  • Cybersecurity integrata per ambienti critici: strategia e tecnologie

    L’adozione di una cybersecurity integrata in ambienti critici richiede che la protezione non sia aggiunta a valle, ma incorporata fin dalla progettazione delle infrastrutture e dei servizi. Questo principio di security by design guida la costruzione di piattaforme cloud in cui resilienza, localizzazione del dato, alta disponibilità e controlli di sicurezza cooperano come un unico sistema. Le fonti indicano che le imprese oggi cercano non solo prestazioni e scalabilità, ma soprattutto fiducia nel provider: un requisito che poggia su architetture nativamente sicure e su processi di governance capaci di assicurare conformità normativa e difesa proattiva dalle minacce. È in questa prospettiva che WIIT ha strutturato il paradigma Secure Cloud, un insieme coerente di infrastruttura, processi e tecnologie che integra la sicurezza come fondamento e non come accessorio.

    Che cos’è la Security by Design?

    La Security by Design è un approccio allo sviluppo di software e hardware che cerca di rendere i sistemi il più possibile liberi da vulnerabilità e resistenti agli attacchi, integrando la sicurezza fin dalle prime fasi del ciclo di sviluppo. Anziché trattare la sicurezza come un’aggiunta successiva, la si considera un requisito fondamentale del sistema, al pari delle funzionalità e delle performance. Questo approccio proattivo è universalmente riconosciuto come più efficace ed economico rispetto alla correzione dei problemi di sicurezza dopo il rilascio di un prodotto.

    Richiedi una valutazione della postura di sicurezza

    La strategia defense-in-depth è il corollario operativo della security by design: un approccio multilivello che incapsula endpoint, gestione delle vulnerabilità, identità e accessi, sicurezza del messaging e protezione di rete in una linea di difesa dinamica e stratificata. Il framework di WIIT si articola in cinque macro-aree (endpoint security; security and vulnerability management; identity access management; messaging security; network), con l’obiettivo di garantire governance estesa e protezione delle applicazioni core e mission critical. A supporto, l’azienda effettua uno screening degli ambienti dei clienti su 178 variabili e 25 coefficienti distribuiti su cinque livelli di profondità, in modo da calibrare i controlli sul rischio effettivo e non solo su policy generiche.

    L’attualità delle minacce rende questa impostazione indispensabile. Un aumento dei gravi attacchi, come evidenziato dal Rapporto Clusit 2024, che registra un +11% di incidenti a livello globale rispetto all’anno precedente, e costi di downtime che possono superare i 500.000 euro all’ora per le grandi imprese, spostano l’equilibrio da una logica di “best effort” a una di resilienza misurabile.[Rapporto Clusit] I dati disponibili richiamano anche il tema della complessità organizzativa: il 39% dei responsabili cybersecurity dichiara di sentirsi isolato nel proprio ruolo, mentre le operazioni di spionaggio cyber sono cresciute del 57% in un solo anno (2018). In questo scenario, la continuità operativa, la gestione puntuale delle identità e una rete segmentata e osservabile diventano elementi strutturali, non opzionali.

    Tipologia di Impresa Costo Orario Stimato per Downtime Fonte di Riferimento
    Piccola-Media Impresa (PMI) €10.000 – €50.000 Stime di settore 2024
    Grande Impresa > €500.000 AllSafeIT Analysis 2025
    Impresa Colpita da Ransomware ~ $300.000 (circa €280.000) Gartner
    Il costo nascosto del downtime: non si tratta solo di mancate vendite. Un’interruzione dei servizi critici comporta danni alla reputazione del brand, perdita di fiducia da parte dei clienti, costi di ripristino e potenziali sanzioni normative. Secondo stime recenti, il tempo medio di downtime per incidente si attesta sulle 16 ore, un’enormità nell’economia digitale.[Roxmir]

    Modello operativo SOC 24/7

    Una funzione SOC attiva 24/7 è il fulcro operativo che consente di trasformare architetture sicure in servizi realmente resilienti. Nel paradigma Secure Cloud di WIIT, la Premium Security “copre tutti i macro-processi della cyber security, la rende nativamente proattiva e integra anche un servizio SOC 24/7” per la protezione degli asset digitali e la risposta in tempo reale a minacce interne ed esterne. La presenza di un SOC proprietario e integrato permette monitoraggio continuo dei carichi di lavoro e dei controlli, correlazione centralizzata degli eventi e orchestrazione delle risposte, riducendo i tempi tra rilevamento e mitigazione.

    Un Security Operations Center (SOC) non è solo un centro di monitoraggio, ma il cuore pulsante della resilienza aziendale. La sua capacità di operare 24/7, correlando miliardi di eventi per identificare le minacce reali, trasforma la cybersecurity da una serie di controlli passivi a una difesa attiva e intelligente, indispensabile per proteggere gli asset critici nell’era digitale.

    Questa integrazione cloud–SOC ha un effetto diretto sulla governance: abilita visibilità end-to-end, semplifica la conformità e supporta l’evoluzione dei controlli in funzione dei cambiamenti applicativi o delle modifiche infrastrutturali. In ambienti con carichi di lavoro critici – spaziano da ERP a piattaforme AI e analytics – la prontezze operativa del SOC e la sua connessione con i meccanismi di disaster recovery sono decisivi per mantenere livelli di servizio stabilmente elevati. Le architetture WIIT, ospitate in un network europeo articolato in 7 Region (4 in Germania, 1 in Svizzera, 2 in Italia) e dotate di Premium Zone (tre regioni con alta disponibilità e resilienza), con due data center certificati Tier IV dall’Uptime Institute, costituiscono l’ossatura su cui poggia questa operatività h24, garantendo ridondanza e tenuta anche in scenari di guasto o minaccia persistente.

  • Servizi cloud per aziende: come gestire workload critici con sicurezza

    Servizi cloud per aziende: come gestire workload critici con sicurezza

    Perché scegliere servizi cloud premium

    La scelta di un servizio cloud premium è una decisione strategica che va oltre il semplice provisioning di risorse IT. In un contesto economico e tecnologico in rapida evoluzione, affidarsi a soluzioni avanzate significa garantirsi una base solida per l’innovazione e la resilienza. I provider di servizi premium offrono non solo infrastrutture performanti, ma anche un ecosistema di sicurezza integrata, competenze specialistiche e garanzie contrattuali (SLA) di livello enterprise, indispensabili per le aziende che gestiscono dati sensibili e processi operativi critici.

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    Il mercato cloud in Italia: uno scenario in forte crescita

    Il mercato del cloud in Italia continua la sua ascesa inarrestabile. Secondo i dati più recenti, nel 2024 ha raggiunto un valore complessivo di 6,8 miliardi di euro, segnando un incremento del 24% rispetto all’anno precedente. Questa crescita è stata trainata in modo significativo dall’adozione di soluzioni di Intelligenza Artificiale, confermando il cloud come il pilastro fondamentale della trasformazione digitale per le imprese italiane.[Osservatori.net]

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    Differenze tra cloud pubblici, privati e hosted

    I servizi cloud per aziende sono oggi il motore di molte strategie di trasformazione digitale e di competitività. Nelle fonti disponibili emerge con chiarezza un elemento: la scelta del modello cloud non è neutra e incide su controllo, sicurezza, compliance e continuità operativa. L’esperienza di WIIT evidenzia un approccio orientato a scenari ibridi e hosted, che permettono di combinare ambienti Private Cloud per i dati sensibili e workload mission-critical, con risorse di Public Cloud per carichi meno critici. La visione Secure Cloud insiste su una base sicura, resiliente e performante, dentro cui i processi core trovano una “foundation” progettata per la protezione e la disponibilità elevata.

    Un documento sul percorso del cloud segnala come, secondo previsioni McKinsey di ottobre 2019, nel 2021 le imprese avrebbero spostato in media il 35% dei propri workload nella nuvola. In parallelo, l’evoluzione del modello WIIT ha affiancato un’infrastruttura Hosted Private e Hybrid Cloud con data center di proprietà e connettività multi-carrier, per bilanciare performance, controllo e flessibilità. Nelle architetture pubbliche, velocità di provisioning e scalabilità sono punti di forza; tuttavia, la governance su dati regolamentati e processi core resta più complessa. Il modello Private/Hybrid adottato da WIIT risponde a questa esigenza, offrendo territorialità del dato, maggiore granularità di gestione delle policy e opzioni di Disaster Recovery integrate.

    Modello Cloud Caratteristiche Principali Casi d’uso Ideali
    Cloud Pubblico Scalabilità elevata, pricing pay-per-use, gestione demandata al provider. Sviluppo e test, applicazioni web, carichi di lavoro variabili.
    Cloud Privato Controllo totale, sicurezza personalizzata, dedicato a una singola organizzazione. Workload mission-critical, dati sensibili, requisiti di compliance stringenti.
    Cloud Ibrido Combina cloud pubblico e privato, permettendo portabilità di dati e applicazioni. Orchestrazione di carichi diversificati, disaster recovery, stagionalità del business.
    Hosted Private Cloud Infrastruttura dedicata ma ospitata e gestita da un provider terzo. Aziende che necessitano di controllo e sicurezza del privato senza l’onere della gestione hardware.

    Il tema della fiducia tra provider e azienda è cruciale. La crescita degli attacchi e delle superfici di rischio dovute a IoT e digitalizzazione spinge verso un paradigma secure-by-design. Un recente contenuto mette in evidenza un aumento del 65% degli incidenti informatici nell’ultimo anno in Italia (fonte citata: Clusit) e un trust che deve essere comprovato con evidenze tecniche, compliance e resilienza infrastrutturale. In questo quadro, WIIT colloca il proprio Secure Cloud come base su cui collocare applicazioni critiche (inclusi ecosistemi SAP, Oracle e Microsoft), unificando requisiti tecnologici e normativi all’interno di un’unica piattaforma di erogazione.

    L’Italia si conferma un bersaglio primario nel panorama della criminalità informatica. Con 146 incidenti gravi ufficialmente rilevati nel 2024, il nostro Paese è il secondo più colpito nell’Unione Europea. I settori più presi di mira sono stati i servizi (58% degli attacchi) e il manifatturiero (26%), evidenziando la vulnerabilità delle infrastrutture vitali per l’economia nazionale.[TIM Cyber Security Foundation]

    Requisiti per workload critici

    Nella gestione ambienti critici cloud emergono requisiti ricorrenti: security-by-design, segmentazione di rete, Identity & Access Management, protezione del traffico, vulnerability management, monitoraggio continuo e piani di continuità operativa con obiettivi RTO/RPO definiti. La linea di difesa efficace, nelle fonti, è descritta come dinamica e multilivello, su cinque aree: endpoint security, security & vulnerability management, identity access management, messaging security e rete. I servizi vanno innestati in un framework flessibile, interoperabile e multi-vendor, con investimenti sostenibili e preferenza per erogazione as-a-service sotto il profilo economico e operativo.

    WIIT lega questi requisiti a due elementi distintivi. Il primo è l’utilizzo di un Wiit Security Index per valutazioni puntuali: uno screening con 178 variabili e 25 coefficienti su cinque livelli di profondità, concepito per misurare la postura di sicurezza e illuminare le priorità di intervento. Il secondo è una Delivery Platform che unifica orchestrazione e governance di ambienti multi-cloud, integrando competenze su IoT, Machine Learning e AI. Tale piattaforma crea un layer superiore in grado di comporre fonti eterogenee e data service per orchestrare protezione, performance e recovery intelligente dei servizi core. Ne deriva una maggiore affidabilità cloud, con processi allineati alle esigenze dei CIO e dei Cloud Manager, in un contesto operativo multi-cloud e multi-vendor.

    Architetture per alta disponibilità

    Ridondanza geografica e DR

    Le architetture per alta disponibilità ruotano attorno alla ridondanza geografica e alla capacità di ripristino. Le fonti più recenti su Secure Cloud descrivono un network europeo di più di 20 data center proprietari raggruppati in 7 Region (in ambito geografico che include Germania, Italia, Svizzera), con la possibilità di attivare Zone differenziate: Standard, Premium e DR. Questa organizzazione consente scenari di continuità multi-sito, con protezione rafforzata del dato e Disaster Recovery differenziabile per carichi e geografie. In passato, documenti WIIT riportavano la disponibilità di due data center di proprietà in Italia (Milano, certificato Tier IV, e Castelfranco Veneto), entrambi con connettività Internet multi-carrier. Il salto dimensionale evidenziato dai materiali 2025 segnala un’evoluzione significativa dell’infrastruttura.

    Le Zone di Secure Cloud sono centrali nel disegno: la Standard offre sicurezza preventiva by design (tra cui segmentazione delle reti e vulnerability management), alta disponibilità dei sistemi tramite architetture ridondate e scalabilità coerente con la promessa del cloud; la Premium, disponibile nelle Region che includono data center certificati Tier IV o con resilienza molto elevata, amplia i servizi per esigenze critiche e attiva un paradigma di premium security con copertura di tutti i macro-processi della cyber security e SOC 24/7 per protezione e risposta in tempo reale; le Zone DR abilitano servizi di backup e disaster recovery flessibili, parametrizzabili sulle necessità di ciascuna realtà. La segmentazione in Zone consente una progettazione “a pacchetti” dei servizi, utile a modulare livelli di protezione, continuità e costo.

    La Delivery Platform di WIIT, descritta nelle fonti, aggiunge un layer di automazione, policy enforcement e orchestrazione trasversale tra private cloud specializzato e piattaforme pubbliche, così da accelerare i processi di failover e la recovery selettiva. La capacità di “unire le diverse sorgenti” per abilitare un ripristino intelligente dei servizi core viene infatti evidenziata come fattore di resilienza e ottimizzazione post-incident, in linea con i requisiti di Business Continuity e Disaster Recovery.

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    SLA e monitoraggio continuo

    La qualità di erogazione per workload critici richiede SLA enterprise e controlli h24. Nelle Zone Premium, la presenza di un SOC 24/7 integrato abilita rilevazione e risposta a incidenti near real time. Il monitoraggio continuo, combinato a vulnerability management e segmentazione di rete, si traduce in capacità proattiva di prevenzione e contenimento. La disponibilità di data center con caratteristiche Tier IV – citata esplicitamente in collegamento alle Region Premium – offre il contesto fisico per alti target di uptime e fault tolerance. Per una panoramica sulle classi, è utile la risorsa “Guida ai Tier data center: classificazione TIER I, II, III, IV”.

    La gestione integrata di SLA e monitoraggio emerge anche dalla volontà di evitare il lock-in su singoli layer tecnologici, mantenendo interoperabilità e capacità di orchestrazione. L’approccio è coerente con l’impiego di una Delivery Platform in grado di uniformare la gestione su più ambienti, interpretando la domanda applicativa in funzione di priorità, finestre di manutenzione e compliance. Nella pratica, i servizi gestiti di Business Continuity e Disaster Recovery assumono la forma di runbook eseguibili, con test periodici per validare RTO/RPO e playbook di risposta a incidenti. In più, la disponibilità di Zone DR facilitate da data center ad altissima resilienza si allinea con esigenze di aziende soggette a requisiti regolamentari stringenti, lasciando margini di libertà progettuale per gestire il rischio di outage IT in modo più efficace.

    Compliance e certificazioni

    Certificazioni Uptime e ISO

    La credibilità di un fornitore per ambienti mission-critical passa anche da certificazioni e standard riconosciuti. Le fonti attribuiscono a WIIT un set di attestazioni rilevanti: ISO 27001 (Information Security), ISO 22301 (Business Continuity), ISO 20000 (IT Service Management) e ISAE 3402 (controlli sui servizi). La citazione di un data center certificato Tier IV a Milano – nelle documentazioni precedenti – posiziona da tempo la piattaforma su livelli elevati di resilienza infrastrutturale. Nelle descrizioni più recenti del Secure Cloud, la disponibilità di Region Premium “esclusive” si lega proprio alla presenza di data center Tier IV o con resilienza massima, in grado di sostenere i requisiti di affidabilità e disaster tolerance più severi.

    La combinazione di certificazioni e Tier offre una base oggettiva per audit e due diligence. Nel perimetro ISO 27001, si configurano processi e controlli per la protezione dei dati e dei sistemi, l’access control, la gestione incidenti, la cifratura e la sicurezza fisica, mentre ISO 22301 disciplina i requisiti per assicurare la continuità dei servizi anche in scenari di crisi. ISO 20000 inquadra la gestione dei servizi IT secondo prassi standardizzate, dall’erogazione al miglioramento continuo. ISAE 3402 completa il quadro a garanzia della robustezza dei controlli del fornitore, a beneficio delle aziende clienti che devono dimostrare compliance nei propri ecosistemi.

    Requisiti normativi per settori regolamentati

    L’adozione del cloud in settori regolamentati come finanza, sanità e pubblica amministrazione richiede un’attenzione meticolosa alla conformità normativa. I provider devono garantire che le loro infrastrutture e i loro servizi rispettino un quadro legislativo sempre più complesso e in continua evoluzione.

    Strategia Cloud Italia
    Promossa dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale e dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), definisce le linee guida per la migrazione al cloud della Pubblica Amministrazione. Introduce un processo di classificazione dei dati e dei servizi per determinare il corretto approccio (es. cloud pubblico qualificato, Polo Strategico Nazionale).
    Direttiva NIS 2
    Rafforza i requisiti di cybersecurity per un’ampia gamma di settori critici, imponendo misure di gestione del rischio più rigorose, obblighi di segnalazione degli incidenti e una maggiore supervisione da parte delle autorità nazionali.
    Regolamento DORA (Digital Operational Resilience Act)
    Specifico per il settore finanziario, stabilisce requisiti stringenti sulla resilienza operativa digitale, inclusa la gestione del rischio ICT, la gestione degli incidenti, i test di resilienza e la gestione dei rischi derivanti da terze parti, come i fornitori di servizi cloud.
    AI Act
    Il primo quadro normativo completo sull’intelligenza artificiale a livello europeo, che classifica i sistemi di IA in base al rischio e impone requisiti specifici per quelli ad alto rischio, con impatti diretti sui servizi cloud che offrono funzionalità di machine learning e AI.

    I materiali sottolineano come il cloud, “a prescindere dal modello (pubblico, privato o ibrido)”, sia pensato per garantire affidabilità e resilienza e come i provider introducano tecnologie allo stato dell’arte per rispettare le norme sulla data protection, “a partire dal GDPR”. Nell’ambito Industry 4.0, questo elemento diventa dirimente: la perdita di dati o la loro indisponibilità incide sull’operatività della fabbrica, fino a causare fermi macchina e interruzioni della filiera. Portare dati e applicazioni su cloud sicuri e scalabili significa poter disporre di capacità di storage, workload dedicati e dashboard per governare policy di protezione e retention entro soluzioni chiavi in mano, facili da attivare e gestire.

    La disponibilità di Region e Zone differenziate aiuta a costruire risposte coerenti con i vari framework di settore. Nelle Zone Premium, la protezione nativa e un SOC 24/7 facilitano la dimostrazione di controlli “di stato” e di capacità di risposta “di evento”; nelle Zone DR, i meccanismi di replica e ripristino aiutano a modellare retention, backup e restore secondo parametri auditabili. L’adozione di metodologie come il Wiit Security Index fornisce tracce documentali utili alle verifiche e ai gap assessment, con risultati comparabili e piani di rimedio risk-based. Il tutto viene calato nella Delivery Platform, per garantire governance estesa su ambienti multi-cloud e multi-vendor senza rinunciare alla affidabilità cloud attesa in contesti regolamentati.

    Case study sintetico

    Esempio industria manifatturiera

    Le fonti mostrano la sinergia tra cloud e Industry 4.0. L’impulso dell’Industrial IoT e dei dispositivi intelligenti ha reso centrale la capacità del cloud di offrire un bacino scalabile per la raccolta, l’archiviazione e l’analisi dei dati. L’hybrid cloud consente una gestione real time di grandi moli di dati multi-formato e multi-source, affinando il decision making e abilitando un più alto livello di automazione. Secondo dati citati nelle fonti, nel 2021 i dispositivi intelligenti hanno raggiunto i 25 miliardi a livello globale (stima Gartner) e in Italia l’Osservatorio ha evidenziato 93 milioni di oggetti connessi, con una consapevolezza delle soluzioni IoT al 94% tra le grandi aziende e al 41% tra le PMI.

    Un esempio tipico riguarda un’azienda manifatturiera che voglia integrare i dati di macchine, linee produttive e sistemi ERP/CRM per abilitare casi d’uso come predictive maintenance, servitizzazione dei prodotti, remote control e veicoli autoguidati. Il modello as-a-service e l’architettura ibrida – con Private Cloud per i dati sensibili e Public Cloud per l’elasticità – permettono di orchestrare pipeline di dati e analytics specializzati. La Delivery Platform di WIIT, per come descritta, crea un layer unificato di gestione che integra IoT, Machine Learning e AI, con una governance estesa che minimizza le asimmetrie operative tra fonti eterogenee e supporta politiche di data protection aderenti al GDPR.

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    Risultati in termini di RTO/RPO

    Sul fronte della Business Continuity, le fonti evidenziano come i workload industriali possano beneficiare di piani di Disaster Recovery disegnati su più Zone. L’esistenza di Zone DR consente di prevedere meccanismi di replica, backup e restore flessibili, anche su data center con Tier elevati. La gestione “per Zone” e la distinzione tra carichi premium e standard consente di definire RTO/RPO differenti in funzione del profilo di rischio e dei requisiti regolamentari. La Delivery Platform, con il suo layer di orchestrazione, favorisce lo switch selettivo tra siti, la coerenza dei dati di configurazione e l’automatizzazione dei runbook, contribuendo a tempi di ripristino più prevedibili.

    La letteratura interna evidenzia come la mancata disponibilità o la perdita dei dati nel modello 4.0 possa tradursi in fermi macchina e interruzione della value chain, con impatti economici. Un altro contenuto riporta l’ammontare delle perdite per le imprese dovute a cyber attacchi a 5.200 miliardi di dollari, insieme a un clima organizzativo complesso (ad esempio, il 39% dei responsabili della cyber security dichiara di sentirsi isolato nel proprio ruolo). Questi indicatori, pur riferiti a contesti e periodi differenti, rafforzano l’esigenza di standardizzare e testare RTO/RPO, con cicli di failover periodici, controlli post-test e adeguamenti di policy.

    L’obiettivo primario dei criminali: il furto di dati

    Le statistiche del 2024 sono allarmanti: a livello globale, il numero di attacchi informatici è cresciuto del 70% in un solo anno, con un numero di violazioni di dati triplicato.[Wired.it] In Italia, oltre il 70% dei 2.461 incidenti gravi registrati ha avuto come obiettivo principale il furto di dati (data breach), confermando che le informazioni sono la risorsa più ambita dai criminali informatici.[Il Sole 24 Ore]

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    Considerazioni sui costi e TCO

    Ottimizzazione dei costi operativi

    Una delle leve strategiche è l’ottimizzazione del TCO attraverso modelli contrattuali e di gestione appropriati. Le fonti mettono in risalto “contratti più flessibili e modelli di pricing pay-per-use”, oltre alla necessità di una governance a 360° e di un change management maturo. Sul versante rischio, “tutti i fattori da valutare contro cybercrime e disastri naturali” devono essere integrati nelle scelte tecnologiche e contrattuali, poiché l’impatto economico degli incidenti è significativo. Nelle strategie di servizi cloud per aziende, per i carichi meno critici si può sfruttare la scalabilità pubblica, mentre i dati sensibili e i processi core beneficiano di Private Cloud e Zone con resilienza elevata, ciascuno con metriche di costo/valore coerenti.

    L’impostazione as-a-service consente una migliore corrispondenza tra consumo e spesa (OpEx), riducendo investimenti CapEx su infrastrutture di proprietà. Il ruolo della Delivery Platform nella governance incide direttamente sul TCO: policy centralizzate, automazione di routine, orchestrazione coerente tra ambienti e telemetria uniforme permettono di allocare le risorse in modo dimostrabile e tracciabile. L’integrazione di sicurezza, backup e DR – soprattutto nelle Zone Premium e DR – evita duplicazioni e sovrapposizioni, razionalizzando i costi senza pregiudicare i livelli di affidabilità cloud. L’adozione di una classificazione dei dati e dei carichi, con policy-based placement, è la pratica che crea le condizioni per un equilibrio tra costo, performance e rischio.

    Modello di pricing per ambienti critici

    Per ambienti critici, il modello di pricing deve tenere conto di SLA elevati, monitoraggio 24/7, capacità di failover, Zone Premium e requisiti di compliance. Le fonti sottolineano come la possibilità di attivare servizi in Zone distinte consenta di “impacchettare” la spesa per livelli, mantenendo separate le componenti indispensabili ai carichi core da quelle perimetrali. Ad esempio, la Premium Security integra servizi avanzati – inclusa la copertura di tutti i macro-processi di cyber security e un SOC 24/7 – destinati a workload ad alta criticità; le Zone DR modulano i livelli di ripristino in funzione degli obiettivi RTO/RPO. Il risultato è una spesa allineata al valore e ai rischi dei singoli workload, con la trasparenza di un modello as-a-service.

    Prospettive di spesa globali

    La tendenza alla crescita è un fenomeno globale. Secondo le proiezioni di Gartner, la spesa mondiale delle aziende in servizi di public cloud raggiungerà i 723,4 miliardi di dollari nel 2025. Un’attenzione particolare è rivolta al segmento dell’Infrastructure as a Service (IaaS), che si prevede registrerà un vero e proprio boom, a testimonianza della volontà delle imprese di modernizzare le proprie fondamenta tecnologiche.[CorCom]

    La disponibilità di data center Tier IV in alcune Region offre una leva ulteriore: dove la resilienza infrastrutturale deve sostenere normative o operatività particolarmente stringenti, la Region Premium risponde con uptime progettuale e tolleranza ai guasti, riducendo il costo dell’outage e di conseguenza il TCO complessivo. Al tempo stesso, le fonti richiamano l’importanza di un change management integrato: costi e benefici vanno misurati su tutto il ciclo di vita dell’applicazione, dalla migrazione alla gestione quotidiana, fino all’evoluzione funzionale. In questo senso, la Delivery Platform di WIIT è presentata come lo strumento che, unificando orchestrazione e governance, consente un calcolo più accurato del TCO e un fine-tuning degli investimenti nel tempo.

    Come iniziare con WIIT

    Assessment e roadmap

    Le fonti delineano un percorso strutturato per avviare la migrazione e la gestione di workload critici con WIIT. Il primo passo è un assessment approfondito basato su framework interni come il Wiit Security Index, che valuta 178 variabili e 25 coefficienti su cinque livelli di profondità. Questo approccio permette di fotografare lo stato di sicurezza, compliance e resilienza dei sistemi, creando una roadmap coerente con obiettivi di Business Continuity, Disaster Recovery e performance. La classificazione dei carichi – in funzione di criticità, dati trattati e requisiti normativi – è alla base del placement per Zone (Standard, Premium, DR) e del disegno di architetture multi-sito.

    La definizione della roadmap, secondo i materiali WIIT, include pianificazione della governance, progettazione di architetture multi-Region, test di DR e definizione dei parametri RTO/RPO. Viene inoltre indicata la necessità di integrare la security-by-design sin dalle prime fasi – per esempio con segmentazione delle reti e vulnerability management – e di strutturare runbook eseguibili per i momenti di crisi. Il tutto è veicolato dalla Delivery Platform, che funge da interfaccia unificata verso componenti private e pubbliche, standardizzando le modalità di gestione in un paradigma as-a-service.

    Supporto alla migrazione

    Il supporto alla migrazione completa il quadro: controllo del downtime, orchestrazione di dati e applicazioni, allineamento con compliance e audit. Le fonti recensite presentano WIIT come fornitore specializzato in Hosted Private e Hybrid Cloud, con servizi di Business Continuity e Disaster Recovery, e con un portafoglio che include ambienti SAP, Oracle e Microsoft. La Delivery Platform facilita la programmatic management e la gestione unificata delle piattaforme, mentre l’impiego di tecnologie IoT, ML e AI abilita scenari di automazione operativa. L’obiettivo è ridurre complessità e rischio, offrendo una gestione ambienti critici cloud al livello atteso da organizzazioni che dipendono dalla continuità dei propri processi.

    Nei materiali più aggiornati (2025) emergono riferimenti a un network europeo articolato su 7 Region e “più di 20 data center proprietari”, oltre alla strutturazione in Zone (Standard, Premium, DR). Documentazioni precedenti riportavano la presenza di due data center di proprietà in Italia (Milano, Tier IV, e Castelfranco Veneto). La differenza tra i contenuti segnala un’evoluzione dell’infrastruttura e un ampliamento europeo, utile a definire piani di migrazione e affidabilità cloud su scala geografica più ampia.

    Security as a service e difesa multilivello

    L’aumento delle superfici d’attacco legato a IoT e digitalizzazione dei processi ha aggravato la complessità della difesa. Le fonti riportano che gli attacchi IoT avvengono rapidamente dopo la connessione alla rete, che gli attacchi DDoS sono in crescita e che le perdite potenziali per le imprese sono molto elevate. Si evidenzia anche una dimensione organizzativa: il 33% dei responsabili della cyber security si sente isolato (39% in Italia), a sottolineare la pressione sui team e la necessità di alleanze strutturate con provider in grado di condividere responsabilità e capacità operative.

    I dati più recenti confermano questa pressione. Secondo il Rapporto Clusit, l’Italia ha registrato un incremento del 15,2% nel numero di incidenti informatici nel corso del 2024, un segnale inequivocabile della crescente sofisticazione e frequenza delle minacce. Questa tendenza richiede un cambio di passo, passando da una sicurezza reattiva a una strategia proattiva e integrata.

    Per rispondere a queste condizioni, le fonti propongono una linea di difesa dinamica e multilivello su cinque aree: endpoint security, security & vulnerability management, identity access management, messaging security e rete. Gli elementi devono essere verticali, specifici e interoperabili, innestati su un framework flessibile e multi-vendor. Il Cloud as-a-service viene indicato come opzione preferibile per sostenibilità economica, velocità di attivazione e aggiornamento continuo, in modo da perseguire una protezione proattiva e adattiva. Il paradigma Secure Cloud connette questi principi con l’operatività: security-by-design nella Zone Standard, estensione della copertura nella Zone Premium – fino al SOC 24/7 – e scenari di DR configurabili nella Zone DR.

    Un dato riportato in un’altra fonte è la crescita del 57% delle operazioni di spionaggio cyber nel 2018, insieme all’indicazione di una Pubblica Amministrazione “sotto assedio”. Anche questo contesto, pur riferito a periodi diversi e a settori trasversali, sostiene la necessità di dispositivi difensivi organizzati e di una governance estesa. In tal senso, WIIT ha disegnato una Delivery Platform che, oltre a orchestrare risorse multi-cloud, “crea un layer superiore che unisce le diverse sorgenti per consentire una recovery intelligente”. Il risultato è un assetto operativo che riduce la frammentazione, accelera la risposta e mantiene tracce di audit utili per la compliance.

    Cloud e Industry 4.0

    Le fonti sul rapporto tra cloud e Industry 4.0 sono nette: “il Cloud è il motore” dell’infrastruttura IoT. L’integrazione dei dati raccolti da macchinari e sensori, incrociati con ERP, CRM, e-commerce e fonti esterne, richiede soluzioni potenti e flessibili, in grado di gestire Big Data in tempo reale. Il Cloud ibrido fornisce esattamente questa combinazione, attivando capacità di analisi allineate alla domanda e garantendo gestione real-time di dati multi-formato e multi-source. Il modello as-a-service aiuta a calibrare le risorse, mentre l’attenzione alle performance e all’infrastruttura sicura consente di sostenere processi core.

    Tra le applicazioni tipiche citate figurano la manutenzione predittiva (con interventi basati sui dati di funzionamento dei macchinari), la servitizzazione (funzionalità digitali e servizi accessori veicolati via app), il controllo da remoto e i veicoli autoguidati per la movimentazione delle merci. L’implementazione efficace richiede però un test approfondito dell’infrastruttura esistente e una preparazione metodica prima di introdurre applicazioni IoT, considerando prioritario il dispiegamento sulla nuvola. Nelle fonti viene anche ricordato che il cloud “è pensato per garantire affidabilità e resilienza”, tanto sul lato infrastrutturale (provider che garantiscono uptime elevato e data center resilienti) quanto sul lato protezione dalle minacce cyber, con particolare attenzione a OT e convergenza IT/OT.

    Nei contesti manifatturieri, il tema della sinergia tra IT e OT viene esplicitato: proteggere non solo i dati, ma anche i macchinari e gli apparati industriali, che tradizionalmente non erano esposti a minacce digitali. Il cloud supporta l’implementazione di strategie specifiche, anche tramite soluzioni verticalizzate per il settore e rese disponibili in modalità as-a-service. La possibilità di articolare le soluzioni in Region e Zone – con Premium Security e SOC per la difesa proattiva – dà forma a una affidabilità cloud più aderente alle necessità del mondo industriale e più semplice da auditare.

    Verso una fiducia operativa misurabile: una riflessione sul settore

    Le informazioni raccolte indicano una traiettoria comune: l’affidabilità cloud si costruisce in modo misurabile, incardinando sicurezza, compliance e resilienza nella foundation del servizio. WIIT posiziona questa foundation nel paradigma Secure Cloud, che somma Region, Zone, SOC 24/7, data center Tier IV e una Delivery Platform capace di garantire orchestrazione e governance multi-cloud. I riferimenti temporali delle fonti mostrano un’evoluzione dell’infrastruttura: da due data center di proprietà in Italia a una rete di oltre 20 data center europei raggruppati in 7 Region, con articolazione in Zone orientate a sicurezza e continuità. Contestualmente, la pressione del cybercrime – con indicatori su incidenti, DDoS, crescita dello spionaggio e impatto economico – rafforza la richiesta di un trust basato su attestazioni concrete (ISO 27001, ISO 22301, ISO 20000, ISAE 3402; data center Tier IV) e su pratiche strutturate (assessment con Wiit Security Index, difesa multilivello, DR configurabile).

    Per le imprese che valutano i servizi cloud per aziende, la direzione che emerge è duplice: da un lato, consolidare la gestione ambienti critici cloud dentro modelli as-a-service in cui sicurezza, compliance e continuità sono parte del servizio; dall’altro, attribuire alla Delivery Platform il ruolo di “regista” operativo per standardizzare procedure, SLA e policy in ambienti ibridi e multi-vendor. In questo modo, il cloud diventa non solo infrastruttura, ma metodo per ridurre il rischio e misurare la qualità, dalla fabbrica 4.0 agli ecosistemi applicativi più regolamentati. Nell’orizzonte competitivo attuale, rafforzare questa fiducia operativa è la condizione per scalare l’innovazione senza compromessi sulla continuità del business e sulla protezione del patrimonio informativo.

  • Gestione degli ambienti critici cloud: best practice operative

    Gestione degli ambienti critici cloud: best practice operative

    Secure Cloud di WIIT: performance, resilienza e fiducia

    Con un incremento dei gravi attacchi informatici del 65% in Italia e costi di downtime che possono raggiungere 9.000 dollari al minuto, le imprese non possono più accontentarsi di piattaforme solo scalabili: cercano affidabilità, sicurezza by design e conformità costante. In questo contesto, il Secure Cloud di WIIT nasce per evitare compromessi: un set integrato di infrastrutture, processi, servizi e tecnologie che unisce alta disponibilità, localizzazione del dato e resilienza operativa. La promessa è concreta: spostare la complessità di sicurezza e compliance sul provider, permettendo all’azienda di concentrarsi su prodotti, clienti e innovazione, inclusi i nuovi casi d’uso basati su AI generativa.

    Il costo di una violazione dei dati in Italia

    Secondo il report “Cost of a Data Breach 2025” di IBM, il costo medio di una violazione dei dati in Italia è sceso a 3,31 milioni di euro, segnando un calo del 24% rispetto all’anno precedente. Questo dato, sebbene in miglioramento, evidenzia come l’impatto finanziario di un incidente di sicurezza rimanga una delle principali preoccupazioni per le aziende. I costi non includono solo le perdite dirette, ma anche i danni reputazionali, le sanzioni normative e le spese per il ripristino dei sistemi.[IBM]

    Il paradigma Secure Cloud non coincide con un singolo servizio: la sua forza è architetturale e organizzativa. La piattaforma si fonda su un network europeo di data center proprietari multi-Tier IV, raggruppati in Region (Germania, Italia, Svizzera), con Zone di servizio modulari che adattano i controlli a rischio e requisiti. La Zona Standard porta in dote security by design di alto livello (tra cui vulnerability management, segmentazione di rete e high availability nativa), riducendo la superficie d’attacco e garantendo scalabilità senza compromessi. La Zona Premium, attivabile dove sono presenti i data center certificati Tier IV o ad altissima resilienza, estende i controlli a tutti i macro-processi della cyber security, integra un SOC 24/7 e strumenti proattivi di threat detection & response, pensati per ambienti con workload critici e necessità di gestione SLA molto stringenti. La Zona DR mette a disposizione servizi di backup e disaster recovery configurabili secondo i RTO/RPO richiesti.

    Prenota una workshop tecnico per valutare il tuo ambiente

    Due aspetti spiccano per chi deve governare la gestione ambienti critici cloud su orizzonti pluriennali. Primo: l’approccio cloud-native impiegato per evitare lock-in tecnologico, così che l’azienda mantenga libertà di scelta e una postura evolutiva coerente con standard e benchmark di settore. Secondo: la piattaforma è costruita per accelerare l’adozione dell’AI in modo sicuro, valorizzando GPU farm, data pipeline robuste e controlli di data governance che attenuano i rischi di shadow AI e di data leakage. In altre parole, Secure Cloud fornisce una foundation su cui poggiare processi mission critical e, allo stesso tempo, abilitare nuovi workload (LLM, applicazioni di visione artificiale, automazioni data-driven), senza sacrificare conformità e resilienza operativa.

    La logica è la stessa che guida la selezione di un cloud provider “di fiducia”: prestazioni, resilienza, sicurezza e conformità normativa diventano criteri imprescindibili. WIIT propone una piattaforma pensata per costruire questo trust su basi verificabili: Zone predefinite, processi gestiti, monitoraggio continuo e data center multi-Region, che permettono di soddisfare requisiti di territorialità, business continuity e compliance di settori regolamentati. Questo impianto consente di unire velocità di esecuzione e riduzione del rischio operativo, qualità ricercata da CIO e CISO impegnati a bilanciare time-to-market e aderenza normativa.

    Per approfondire l’impostazione architetturale e i vantaggi della piattaforma, sono disponibili ulteriori dettagli su Secure cloud, porta sicurezza e compliance ai massimi livelli. L’approccio by design di WIIT punta a industrializzare la sicurezza e a rendere ripetibili i processi di gestione degli ambienti critici, così da assicurare che resilienza, scalabilità e compliance siano parte integrante della piattaforma, non un’estensione estemporanea.

    Data center e resilienza: classificazioni, costi e outsourcing

    Il data center resta il cuore pulsante della trasformazione digitale: ospita le risorse di network, storage e computing su cui si reggono i processi aziendali e, per estensione, la business continuity. All’interno, network (prestazioni e sicurezza), storage (tutela e disponibilità dell’informazione) e compute (server fisici e virtuali) sono le colonne portanti, orchestrate da sistemi di alimentazione ridondanti, impianti di raffreddamento, sicurezza fisica multilivello, monitoring e meccanismi di backup & restore. Negli anni, la virtualizzazione di tutti i layer (rete, storage, calcolo) ha dato vita al modello di Software-Defined Data Center (SDDC), in cui le risorse si gestiscono via software con maggiore agilità, scalabilità e governance unificata.

    Sul piano della resilienza, i benchmark internazionali aiutano a distinguere livelli di garanzia. Il sistema di rating più diffuso è quello di Uptime Institute, articolato in quattro Tier. Un Tier IV garantisce una disponibilità media annua del 99,995% grazie a ridondanze su tutte le componenti critiche e all’implementazione del concetto di fault tolerance. In parallelo, lo standard ANSI/TIA-942 adotta una scala a quattro livelli (“Rated”), con un diverso impianto certificativo: Uptime Institute esegue un test che verifica concretamente la resilienza dichiarata; TIA prevede la conformità a uno standard con audit e ispezioni da parte di enti terzi. Per workload critici, le imprese tendono a privilegiare ambienti attestati ai livelli più alti, che garantiscono high availability e fault tolerance per processi regolati e applicazioni di continuità.

    Classificazione Tier Disponibilità Annua Garantita Caratteristiche Principali Downtime Massimo Annuo
    Tier I 99,671% Singolo percorso per alimentazione e raffreddamento, senza componenti ridondanti. 28,8 ore
    Tier II 99,741% Singolo percorso per alimentazione e raffreddamento, con componenti ridondanti. 22 ore
    Tier III 99,982% Percorsi multipli per alimentazione e raffreddamento, manutenibile in contemporanea. 1,6 ore
    Tier IV 99,995% Completamente fault-tolerant con ridondanza su ogni componente. 26,3 minuti

    La sicurezza non è soltanto logica. L’accesso fisico ai locali, la videosorveglianza, i sistemi antintrusione e di disaster prevention restano fondamentali. A questi si affianca la sicurezza logica: autenticazione, crittografia, segmentazione, monitoraggio e capacità di rispondere agli incidenti riducendo MTTR. Da qui discende la scelta, per molte imprese, di una strategia di outsourcing. La complessità tecnologica crescente, l’evoluzione delle minacce e la carenza di competenze specialistiche spingono ad affidarsi a operatori terzi con asset certificati e processi gestiti, in grado di offrire SLAs garantiti sulle mission-critical applications. Il modello non è “tutto o niente”: è possibile esternalizzare solo i core process o le funzioni che traggono maggior beneficio da data center Tier IV, mantenendo in house componenti selezionati.

    WIIT investe in data center di proprietà con certificazioni d’eccellenza, anche per i contesti più regolamentati. La disponibilità di Premium Zone abilitate ai massimi livelli di resilienza è la base su cui costruire servizi di continuità del business e gestione ambienti critici cloud. Per approfondimenti sugli aspetti infrastrutturali e di classificazione, è utile la risorsa Data Center per aziende: cos’è, classificazioni e costi. Il percorso di modernizzazione di molti IT dipartimentali passa, oggi, attraverso modelli ibridi: mix virtuosi di ambienti in-house e cloud privati/pubblici, orchestrati per conciliare territorialità del dato, prestazioni applicative e compliance.

    Da ultimo, la sostenibilità economica pesa sulla scelta. Un data center proprietario impone capex e opex importanti, aggiornamenti costanti e un investimento continuo in competenze. L’outsourcing verso un premium provider consente di “acquistare” resilienza, sicurezza e monitoraggio ambienti critici come servizi, con efficienza e tempi di adozione ridotti. È uno schema coerente con il bisogno diffuso di ridurre il rischio operativo e garantire risultati misurabili sul fronte di gestione SLA, uptime e disponibilità dei servizi digitali.

    AI platform: ingestion, storage e analisi per ambienti data-driven

    La gestione dei dati è diventata la linfa degli ambienti cloud moderni. Le aziende, chiamate a orchestrare flussi in crescita da fonti eterogenee, guardano alle AI platform come strumenti per automatizzare l’ingestion, ottimizzare lo storage e abilitare analisi avanzate. Una piattaforma AI fornisce infrastruttura, tool e algoritmi per sviluppare, addestrare e distribuire modelli a beneficio di data scientist, sviluppatori e analisti. Applicazioni trasversali – dalla previsione dei comportamenti dei clienti alla supply chain optimization – dimostrano come questi stack aiutino a sostenere processi automatizzati data-driven, estendendo la capacità decisionale con insight predittivi.

    Nel dettaglio, la fase di ingestion si beneficia di automazioni capaci di raccogliere input da diverse origini, riconoscendo schemi e adattandosi all’evoluzione del dato. In storage, tecniche di data management come classificazione automatica e archiviazione intelligente migliorano efficienza e scalabilità. Sfruttando il cloud, la piattaforma alloca dinamicamente risorse in base a pattern d’uso e supporta analisi predittive per prefigurare esigenze di archiviazione ed evitare colli di bottiglia o perdite informative. Sul fronte analitico, la capacità di trattare grandi volumi (strutturati e non) con tecniche come NLP e computer vision permette di generare modelli sempre più accurati a supporto del business.

    La preparazione dei dataset è cruciale. Con algoritmi “vuoti” – da addestrare su grandi quantità di dati non strutturati – funzionano bene i data lake, navigabili negli stadi di training e setting. Se invece si impiegano Large Language Model preaddestrati, in grado di comprendere il linguaggio naturale e rispondere coerentemente, lo standard architetturale più adatto per contestualizzare il modello è quello dei database RAG (Retrieval-Augmented Generation), che organizzano e servono knowledge specialistiche al modello per ottenere risposte accurate e aggiornate. In tutti i casi, la data quality è una priorità: rumore e spazzatura imputati al sistema si riflettono nei risultati, specie con modelli generativi. Per questo, stanno vivendo una nuova stagione i database vettoriali e le architetture di object storage, in particolare se collocate near data source, così da coniugare qualità e velocità di elaborazione.

    L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia futuristica, ma un motore di trasformazione presente in tutti i settori. Le piattaforme AI basate sul cloud forniscono l’agilità e la scalabilità necessarie per democratizzare l’accesso a queste tecnologie, permettendo anche alle PMI di competere su un piano di parità con le grandi corporation. La vera sfida non è tecnologica, ma culturale e organizzativa.

    Accelerare questo percorso richiede spesso un cloud provider capace di pacchettizzare soluzioni end-to-end, con tecnologie già allocate (dallo storage alle GPU farm, fino a configurazioni edge per avvicinare archivi e sorgenti) e applicazioni pronte, installabili in data center proprietari o on-premise. È lo stesso approccio secure-by-design del Secure Cloud WIIT, che costruisce pipeline dati e operatori di analisi entro un perimetro controllato, combinando gestione ambienti critici cloud e monitoraggio ambienti critici. Un approfondimento operativo è disponibile su AI platform, come gestire ingestion, storage e analisi senza criticità, che illustra come dati, infrastruttura e algoritmi vadano concertati per liberare valore senza introdurre fragilità architetturali o di conformità.

    Hybrid cloud: sicurezza, flessibilità e governance

    Il cloud ibrido mette insieme tre componenti – cloud privato in-house, cloud privato ospitato presso provider specializzati e cloud pubblico – per massimizzare l’allocazione dei carichi nel miglior ambiente, contenere i costi e innalzare sicurezza e prestazioni. È una risposta concreta alle esigenze di controllare i dati sensibili e al tempo stesso beneficiare dell’agilità del pubblico, evitando sovradimensionamenti delle infrastrutture interne. In pratica, con il modello ibrido si può mantenere in private le architetture più critiche e utilizzare il public per picchi o servizi a minor rischio, in una governance estesa che gestisce l’ecosistema come un unicum e favorisce scalabilità rapida e ottimizzazione delle risorse.

    Il mercato cloud ibrido in Italia: una crescita inarrestabile

    Il mercato Public & Hybrid Cloud in Italia continua a mostrare una crescita robusta. Le stime per il 2024 indicano un valore complessivo di 4,8 miliardi di euro, con un incremento del 30% rispetto all’anno precedente. Questa tendenza è destinata a consolidarsi anche nel 2025, spinta dalla necessità delle aziende di modernizzare le infrastrutture IT, ottimizzare i costi e accelerare l’innovazione, sfruttando al contempo la flessibilità e la scalabilità offerte dai modelli ibridi. [Osservatori.net]

    Tre benefici emergono con decisione. Primo: sicurezza. Il cloud ibrido somma le misure protettive dei diversi ambienti, distribuisce e replica i dati riducendo il rischio di perdita e consente l’adozione di soluzioni avanzate (segmentazione, vulnerability management, cifratura, zero-trust a livello architetturale). Secondo: flessibilità. Si bilanciano dinamicamente risorse tra pubblico e privato in base a esigenze, costi e punti di forza, innescando scalabilità efficiente anche near real time. Terzo: governance. Il controllo sui dati sensibili resta nell’infrastruttura privata, garantendo conformità normativa elevata, mentre si sfrutta l’agilità del pubblico per innovare e ridurre il time-to-market.

    I numeri confermano la direzione: 262 miliardi di dollari è la stima del mercato globale del cloud ibrido per il 2027; il mercato italiano di public & hybrid cloud è cresciuto del +22% nel 2022. Un modello integrato di gestione, sotteso da processi e piattaforme consolidate, abilita un runtime continuo (uptime 24/7), condizione imprescindibile per ambienti mission-critical. Per percorsi di adozione e playbook operativi è possibile consultare le risorse di approfondimento di WIIT su Business continuity e cloud ibrido.

    Per molte organizzazioni, la gestione ambienti critici cloud passa dal definire dove collocare workload e dati a seconda del profilo di rischio, dei requisiti di compliance e delle prestazioni richieste. È qui che un partner come WIIT, con Secure Cloud e data center multi-Tier IV, semplifica il governo di ambienti ibridi e multicloud, integra controlli di sicurezza e mantiene gestione SLA coerente su tutte le Region. L’obiettivo è singolare e misurabile: tutelare i core process e, insieme, aprire spazio all’innovazione sicura.

    NIS2 in Italia: scadenze, obblighi e impatti operativi

    La direttiva NIS2, recepita in Italia con il D.lgs. 138/2024, ridefinisce la platea di soggetti obbligati e gli adempimenti per la resilienza digitale, introducendo un percorso di attuazione graduale con scadenze a partire da aprile 2026. Vengono individuate due categorie: Soggetti Essenziali e Soggetti Importanti. L’estensione del perimetro rispetto a NIS1 include settori come ricerca, poste, servizi ICT, acque reflue, servizi digitali, manifatturiero (chimica, alimentare) e spazio. I criteri dimensionali (grandi, medie, piccole e micro imprese) si basano su dipendenti e fatturato; le micro e piccole sono coinvolte solo se ricadono nei settori critici previsti.

    Sanzioni NIS2: cosa rischiano le aziende

    Il mancato adeguamento alla direttiva NIS2 comporta sanzioni severe. Per i Soggetti Essenziali, le multe possono raggiungere i 10 milioni di euro o il 2% del fatturato globale annuo, a seconda di quale importo sia maggiore. Per i Soggetti Importanti, le sanzioni arrivano fino a 7 milioni di euro o l’1,4% del fatturato globale annuo. Oltre alle sanzioni pecuniarie, sono previste misure correttive e, nei casi più gravi, la sospensione delle autorizzazioni e la pubblicazione delle violazioni, con un conseguente danno reputazionale.[Vega Formazione, Agenda Digitale]

    Il calendario operativo presentato evidenzia un insieme di scadenze ricorrenti e milestone di sistema. Dal 1° dicembre di ogni anno le aziende devono registrarsi sul portale ACN tramite un punto di contatto; tra 1° gennaio e 28 febbraio è prevista anche la registrazione o l’aggiornamento sulla piattaforma. Dal 1° gennaio 2026 scatta l’obbligo di notifica degli incidenti informatici. Entro il 31 marzo le aziende registrano o aggiornano l’iscrizione; entro il 1° ottobre 2026 l’Autorità pubblica l’elenco dei soggetti essenziali e importanti. Entro il 15 aprile, tramite piattaforma, le aziende accedono ai dati relativi alla propria collocazione; entro 15 aprile e 31 marzo devono aggiornare le informazioni su IP pubblici, nomi di dominio, stati membri di distribuzione e responsabili della sicurezza. Il monitoraggio ambienti critici e la trasparenza anagrafica diventano così esigenze concrete e calendarizzate.

    L’art. 21 di NIS2 delinea le aree su cui le entità devono adottare misure tecniche e organizzative adeguate: analisi dei rischi, autenticazione a più fattori, sicurezza dei sistemi, strategie cyber, gestione degli incidenti, controllo degli accessi, tutela della supply chain, formazione, business continuity, sistemi crittografici. Il legislatore spinge verso una postura proattiva, fatta di scadenze chiare e collaborazione con ACN. Per le aziende con posture già mature, è ragionevole attendere le determinazioni ACN per fine-tuning; per realtà meno protette, è opportuno agire tempestivamente, coinvolgendo partner qualificati. Il costo medio di adeguamento è stimato attorno a 280.000 euro per azienda, cifra che va contestualizzata rispetto al costo di un data breach: le fonti citate ricordano effetti economici significativi e tempi medi lunghi per identificare e contenere violazioni, con sanzioni in crescita.

    • Responsabilità diretta del management: Gli organi di gestione sono direttamente responsabili dell’approvazione e della supervisione delle misure di cybersecurity.
    • Formazione obbligatoria: Il management deve seguire corsi di formazione specifici per comprendere e valutare i rischi informatici.
    • Gestione del rischio della supply chain: Le aziende devono valutare e gestire i rischi di sicurezza derivanti dai loro fornitori diretti e partner.
    • Obblighi di notifica stringenti: Gli incidenti significativi devono essere notificati all’autorità competente (CSIRT) entro 24 ore dalla scoperta, con un report dettagliato entro 72 ore.

    La governance NIS2 richiede anche consulenza legale per determinare la collocazione nel perimetro e gestire l’evidenza documentale. Per il cliente WIIT, la disponibilità di data center Tier IV, Zone Premium con SOC 24/7 e un’architettura secure-by-design facilita l’adozione di misure e controlli coerenti con l’art. 21, oltre a supportare la gestione SLA richiesta da workload mission-critical. WIIT, inoltre, offre Security Assessment mirati all’adeguamento, contribuendo a definire piani di miglioramento prioritari e documentabili in sede ispettiva. Un approfondimento tematico è disponibile via Direttiva NIS2 e data center. Questa roadmap normativa è, a tutti gli effetti, un catalizzatore per maturare processi, tecnologie e competenze orientate alla cyber resilience.

    Architettura Secure Cloud WIIT e componenti di gestione critica

    Rischi e frodi nel finance: lezioni per tutti i settori

    Il settore finance rimane tradizionalmente uno dei più bersagliati dal cyber crime. Nel 2020, la finanza e le assicurazioni hanno rappresentato il 23% degli attacchi globali, risultando la top attacked industry dell’anno. L’impatto economico di un singolo evento può essere elevatissimo: il costo medio nel finance è stato stimato in 5,72 milioni di dollari per violazione, secondo i dati riportati, secondo solo ai 9,23 milioni dell’healthcare. Questi numeri non sono rilevanti solo per le banche: sono un indicatore di priorità per qualsiasi organizzazione che tratti dati sensibili e workload essenziali. La lezione è chiara: resilienza, monitoraggio e consapevolezza devono muoversi di concerto.

    Difendersi dalle frodi informatiche bancarie richiede un approccio sistemico. Infrastrutture solide, data protection coerente al modello (on-prem, private o public cloud) e monitoraggio continuo delle reti e degli asset – attività tipiche dei SOC – sono il primo livello. È altrettanto cruciale la difesa proattiva, comprensiva di aggiornamenti, hardening e test periodici. Nell’era cloud, poi, il paradigma di sicurezza cambia radicalmente: le difese non possono essere solamente perimetrali; occorre costruire controlli trasversali (identità, privilegi, segmentazione, detection, risposta) aderenti alle architetture ibride e multicloud.

    Resta, tuttavia, l’anello umano. Dipendenti con accesso a sistemi interni diventano bersaglio privilegiato di phishing, social engineering e campagne mirate. La security awareness efficace – personalizzata, coinvolgente, con simulazioni realistiche e gamification – trasforma il fattore umano da vulnerabilità a linea di difesa attiva. È un investimento con ritorno tangibile: riduce incidenti, migliora il reporting degli eventi e allinea comportamenti quotidiani alle policy. Nel contesto NIS2, questa dimensione diventa parte integrante degli obblighi del framework (formazione e consapevolezza), a testimonianza che la resilienza è anche una questione culturale.

    Per i clienti WIIT, la combinazione di Secure Cloud (Zone Standard e Premium), SOC 24/7 e programmi di awareness si traduce in una riduzione concreta del rischio di frode e interruzione operativa. Nelle realtà regolamentate – come banche e assicurazioni – la disponibilità di data center Tier IV e di una gestione SLA orientata alla business continuity supporta politiche di runtime continuo, ripristino rapido e compliance ai requisiti di settore. Chi opera in altri comparti (manifatturiero, fashion, pharma, food & beverage) può adottare queste stesse best practice come baseline, perché la gestione ambienti critici cloud con controlli strutturati e monitoraggio ambienti critici non è un’esclusiva del finance: è una condizione essenziale per un digitale affidabile in ogni settore.

    Una lettura utile per inquadrare le principali minacce e la necessità di un approccio olistico alla difesa è disponibile su Frodi informatiche bancarie: quanto costano e come proteggersi. Il messaggio di fondo – attualissimo anche per NIS2 – è che preparazione tecnica e comportamenti consapevoli devono procedere insieme, con partner qualificati e processi verificabili.

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  • Esplora le Soluzioni Multicloud di WIIT

    Esplora le Soluzioni Multicloud di WIIT

    Le sfide del multicloud

    Nel mondo del cloud computing, il multicloud rappresenta una soluzione efficace per sfruttare i vantaggi di diversi fornitori di servizi cloud. Tuttavia, questa strategia comporta anche una serie di sfide significative in termini di integrazione, interoperabilità, scalabilità e controllo dei costi.

    Integrazione e interoperabilità

    L’adozione di ambienti multicloud richiede una gestione accurata dell’interoperabilità tra piattaforme diverse. I decisori IT devono affrontare problemi legati alle API eterogenee, ai modelli di identità e alla configurazione delle reti. L’obiettivo comune è ridurre i rischi di perdita di visibilità e incoerenza nelle configurazioni che possono aprire a vulnerabilità nella sicurezza. Le pratiche di automazione come Infrastructure as Code (IaC) e policy as code sono essenziali per garantire la coerenza delle policy di sicurezza tra diversi fornitori, come suggerito dalle linee guida del NIST SP 800-210. È necessaria una gestione della fiducia e della federazione delle identità per garantire che gli attributi e le politiche di accesso siano rispettati in ambienti multipli.

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    Scalabilità e ottimizzazione dei costi

    Un’altra sfida del multicloud riguarda il bilanciamento tra le performance e i costi operativi. Gli approcci tradizionali potrebbero non essere in grado di sfruttare pienamente i vantaggi del cloud senza una strategia robusta di monitoraggio e automazione. Utilizzare strumenti avanzati di analytics e capacity planning aiuta a ottimizzare l’utilizzo delle risorse, scalando in modo intelligente e riducendo i costi. Le aziende devono inoltre prestare attenzione ai piani di business continuity e disaster recovery, che necessitano di obiettivi di tempo e punto di ripristino rigorosamente differenziati e applicati alle varie regioni geografiche e provider.

    Come WIIT affronta il Multicloud

    WIIT Group, leader nel mercato del cloud computing, affronta le sfide del multicloud con una serie di soluzioni all’avanguardia progettate per ambienti critici come SAP, Oracle e Microsoft, supportate da data center certificati Tier IV in Italia e Germania.

    Strutture distribuite e sicurezza avanzata

    L’infrastruttura di WIIT si basa su una rete di data center proprietari, distribuiti strategicamente per offrire alta disponibilità e sicurezza by design. Questi data center sono progettati per supportare mission-critical workload garantendo conformità con standard elevati come il GDPR. WIIT implementa soluzioni Secure Cloud che integrano la sicurezza fin dalla progettazione dei processi, monitoraggio continuo e risposta proattiva alle minacce. Questa sicurezza avanzata è essenziale per gli ambienti critici e garantisce una gestione sicura dei dati e delle applicazioni.

    Rappresentazione iconica della struttura multicloud di WIIT con data center distribuiti, connessioni sicure, estrema conformità

    Supporto e consulenza continua

    WIIT fornisce un supporto completo e personalizzato, includendo consulenza per l’ottimizzazione dell’architettura multicloud, gestione degli incidenti e aggiornamento continuo delle tecnologie emergenti come AI e il metaverso. Con un team di esperti dedicati, offre servizi di assistenza 24/7 e tuning delle performance per adattare le soluzioni cloud alle esigenze specifiche di ciascun cliente. Le metodologie Agile e DevOps integrate nei servizi permettono di ridurre il tempo per l’introduzione di nuovi servizi e mantenere coerenza e sicurezza. Collaborazioni strategiche con i principali provider globali assicurano continuità e innovazione.

    Approfondimenti normativi e tecnici

    La progettazione di soluzioni multicloud per ambienti mission-critical richiede riferimenti normativi e tecnici consolidati. In particolare, le linee guida NIST SP 800-210 forniscono indicazioni operative sull’access control nei sistemi cloud (IaaS, PaaS, SaaS) da integrare nelle architetture multicloud aziendali.[NIST SP 800-210]

    “Supportiamo i processi critici delle aziende con un network europeo di data center proprietari certificati Tier IV. Garantiamo resilienza multi-Data Center e multi-country a beneficio della compliance e di un business non-stop.” [WIIT]

    Nota pratica: la certificazione Tier IV dall’Uptime Institute garantisce livelli di resilienza e disponibilità molto elevati (uptime annuo vicino al 99,995%), un elemento spesso richiesto per workload SAP, Oracle e sistemi finanziari.[WIIT]

    Elementi tecnici raccomandati (sintesi)

    • Automazione IaC + policy-as-code per coerenza e riduzione errori operativi.
    • Federazione delle identità e attribuzione di trust tra domini per SSO e controllo granulare.
    • Monitoraggio centralizzato dei costi (FinOps) e tool di analytics per diramare responsabilità finanziaria agli utilizzatori delle risorse.
    • Replica geografica con allineamento delle policy di accesso e crittografia end‑to‑end per garantire compliance GDPR e sovranità dei dati.
    • Piani di Business Continuity differenziati per provider/regioni con RTO/RPO documentati.

    Ottimizzazione dei costi: pratiche e dati

    La gestione dei costi nel multicloud richiede una disciplina organizzativa (FinOps) e strumenti tecnici per visibilità, automatizzazione e governance. Recenti analisi di mercato stimano che una corretta applicazione di pratiche di ottimizzazione e AI-driven automation può ridurre gli sprechi cloud fino al 20–30% e, in alcuni casi, oltre.[Scalr]

    Azione Descrizione Risparmio stimato Fonte
    Rightsizing e AI-driven autoscaling Analisi automatizzata dei carichi per scegliere istanze e risorse adeguate. Fino al 20–40% su compute [Scalr]
    Spot/Preemptible/Reserved Instances Combinazione di risorse a basso costo per workload tolleranti interruzioni e impegni per carichi stabili. Fino al 70–90% su singole voci [Scalr]
    Automazione ambienti non-prod Spegnere/tempo di vita per ambienti di sviluppo e test. Riduzioni >60% su non-prod [Scalr]
    Data transfer e collocazione Ottimizzare collocazione dei dati e uso di interconnessioni dirette per ridurre traffico cross-region. Variabile, spesso 5–25% [Scalr]

    FinOps: struttura organizzativa, ruoli e processi per collegare costi cloud ai risultati di business. La FinOps Foundation fornisce standard e pratiche (ad es. FOCUS per i dati di billing) utili a normalizzare visibilità e attribuzione dei costi.[FinOps Foundation]

    Checklist operativa per progetti Multicloud

    • Definire responsabilità FinOps (ruoli, report KPI, budgeting).
    • Implementare tagging e FOCUS/standard di billing per attribuzione costi.
    • Abilitare policy-as-code per sicurezza e governance (revisioni automatiche).
    • Predisporre test automatizzati per failover e DR cross‑region e cross‑provider.
    • Applicare ABAC/RBAC centrale con federazione identità (minimizzare duplicazioni di policy).
    • Integrare strumenti di rightsizing e anomaly detection basati su ML.
    • Verificare certificazioni infrastrutturali (es. Tier IV) e requisiti di sovranità dei dati.

    Definizioni rapide

    NIST SP 800-210
    Linee guida NIST per il controllo di accesso nei sistemi cloud (IaaS/PaaS/SaaS), utili per disegnare AC coerenti in ambienti multicloud.[NIST SP 800-210]
    FinOps
    Disciplina di cloud financial management che unisce finanza, engineering e business per ottimizzare spesa e valore.[FinOps Foundation]
    Tier IV (Uptime Institute)
    Livello di certificazione per data center che garantisce la massima resilienza e ridondanza operativa (uptime molto elevato).[WIIT]
    ABAC / RBAC
    Modelli di controllo accessi: Attribute-Based Access Control e Role-Based Access Control, spesso integrati in strategie multicloud.[NIST SP 800-210]

    Risorse tecniche e governance

    In fase di progettazione e procurement è consigliabile:

    • Richiedere SLA e metriche chiare su RTO/RPO e procedure di failover cross‑provider.
    • Verificare la presenza di certificazioni (Tier, ISO 27001, SOC, ecc.) per i siti dove saranno collocati i dati sensibili.
    • Richiedere report di compliance e la dimostrazione pratica di test DR/BCR.
    • Integrare nei capitolati requisiti di integrazione API e interoperabilità dei metadati di sicurezza e billing (per FinOps).

    Esempio visivo: data center proprietario WIIT

    Rappresentazione di una rete di data center proprietari Multi Tier IV di WIIT
    Rete di data center Multi Tier IV proprietari (esempio WIIT). [WIIT]

    Tabella riassuntiva: rischi principali vs contromisure

    Rischio Contromisure operative Output atteso
    Perdita di visibilità cross‑cloud Implementare logging centralizzato, SIEM e metriche di costo unificate Visibilità end‑to‑end e attributo costi per workload
    Incoerenze di policy di accesso Policy-as-code + federazione ABAC/RBAC + sincronizzazione policy Coerenza delle autorizzazioni e riduzione errori umani
    Sprechi di risorse e costi imprevisti FinOps, rightsizing, automazione on/off per non‑prod, uso di spot Riduzione sprechi 20–40% (stima a seconda dei casi)
    Discontinuità del servizio Replica geografica con replica dati, strutture Tier IV, test di ripristino d’emergenza, piani operativi dettagliati Migliore resilienza e continuità di business

    Fonti e riferimenti citati nel testo

    1. NIST SP 800-210 — General Access Control Guidance for Cloud Systems. [NIST SP 800-210]
    2. WIIT — Documentazione e comunicati ufficiali WIIT sul network di data center e certificazioni Tier IV. [WIIT]
    3. Scalr — Report e guida pratica su Cloud Cost Optimization (statistiche e best practice 2025). [Scalr]
    4. FinOps Foundation — Principi, standard e progetto FOCUS per billing/usage normalization. [FinOps Foundation]
  • Multicloud innovativo: come ottimizzare performance e resilienza

    Multicloud innovativo: come ottimizzare performance e resilienza

    Introduzione

    L’evoluzione accelera nel settore delle soluzioni cloud, spingendo le aziende a valutare il multicloud innovativo come strategia chiave per potenziare le prestazioni, assicurare la resilienza e mantenere la conformità normativa. In uno scenario IT sempre più frammentato, le organizzazioni necessitano di un programma che equilibri la continuità operativa e una sicurezza intrinseca, combinando il meglio delle risorse on-premise con quelle cloud. WIIT, grazie alla sua architettura distribuita e ai suoi data center accreditati, si posiziona come leader nella conduzione di ambienti critici e mission-critical.

    Valuta la strategia multicloud con un nostro workshop dedicato

    Dal cloud ibrido al multicloud: il nuovo paradigma

    Oltre la dicotomia pubblico/privato

    L’adozione del multicloud consente alle aziende di superare la tradizionale alternativa tra cloud pubblico e privato, offrendo un ambiente più adattabile e robusto. Questa metodologia permette alle imprese di selezionare la soluzione più idonea per ciascuna necessità, ottimizzando le prestazioni e contenendo il rischio di dipendenza tecnologica.

    Perché le imprese scelgono ambienti distribuiti

    Le ragioni principali per l’adozione del multicloud comprendono una maggiore flessibilità nell’allocazione delle risorse, una più agevole gestione della conformità normativa in diverse giurisdizioni e una più efficace mitigazione dei rischi geopolitici. Le infrastrutture diffuse di WIIT in Italia e Germania consentono alle aziende di collocare i dati in funzione delle esigenze regolamentari e di continuità operativa.

    Partecipa a un workshop strategico sul multicloud con WIIT

    Performance in ambienti multicloud

    Data center certificati e governance end-to-end

    I data center di livello Tier IV sono un elemento cruciale per garantire la continuità operativa delle soluzioni multicloud, assicurando un tempo di attività prossimo alla totalità. WIIT garantisce ai propri clienti l’accesso a certificazioni e metodologie di governance che sostengono elevati standard di servizio e gestiscono con efficacia i carichi di lavoro mission-critical.

    Ottimizzare costi, carichi di lavoro e risorse

    L’efficacia del multicloud si manifesta nella sua capacità di ottimizzare non solo i costi, ma anche i carichi di lavoro. Mediante piattaforme di integrazione avanzate come l’Integration. HUB di WIIT, le aziende possono orchestrare e automatizzare la gestione delle risorse con agilità, garantendo al tempo stesso un’alta efficienza delle operazioni.

    Resilienza integrata e sicurezza by design

    Cybersecurity e compliance (GDPR, NIS2, rischio geopolitico)

    La protezione e la conformità normativa sono pilastri fondamentali per le imprese che operano in contesti multicloud. La direttiva NIS2 impone regolamenti rigorosi che le aziende devono rispettare per tutelare le infrastrutture IT vitali. WIIT fornisce soluzioni integrate che garantiscono la salvaguardia dei dati e la continuità del servizio, rispondendo alle diverse richieste normative.

    Secure Cloud e Security-as-a-Service per continuità operativa

    La soluzione Secure Cloud di WIIT integra servizi avanzati di Security-as-a-Service, offrendo una protezione ininterrotta per i dati aziendali. Grazie a un’infrastruttura robusta e a risposte tempestive agli eventi, le imprese possono contare su un’elevata continuità operativa e una sicurezza informatica di alto profilo, agevolando il raggiungimento degli obiettivi di business.

    Il valore dei dati nel multicloud

    Data Fabric e gestione intelligente dei dati distribuiti

    In un contesto distribuito, l’orchestrazione intelligente dei dati riveste un’importanza cruciale. Il Data Fabric di WIIT consente di integrare e gestire i dati su scala multicloud, garantendo sicurezza, accesso e visibilità su tutte le fonti di dati. Questo approccio conferisce all’infrastruttura agilità e adattabilità alle esigenze di analisi e innovazione aziendale.

    Dati resilienti come asset strategico per il business

    La resilienza dei dati è fondamentale per sostenere la continuità operativa e stimolare l’innovazione strategica delle imprese. WIIT permette di trasformare i dati in una risorsa strategica, accelerando l’innovazione e supportando la transizione verso modelli di business maggiormente competitivi.

    Il modello WIIT per il multicloud innovativo

    Outsourcing e gestione delle applicazioni critiche

    WIIT propone un servizio di outsourcing delle infrastrutture IT, che assiste le aziende nella conduzione delle applicazioni business-critical, come SAP e Oracle. Questo modello assicura elevati livelli di servizio e la possibilità di operare in ambienti tecnologici complessi, limitando contemporaneamente i rischi operativi e riducendo i costi.

    Best practice, certificazioni e resilienza by design

    Le metodologie consolidate di WIIT abbinano certificazioni riconosciute e un approccio progettuale alla resilienza. Ciò assicura che le aziende possano affrontare le sfide e le opportunità del mercato attuale, mantenendo elevati standard di servizio e conformità con le normative in vigore.

    Schema iconico che rappresenta l'ecosistema multicloud di WIIT

    Approfondimenti e dati verificati

    Dati infrastrutturali WIIT (sintesi):

    • Network di 19 data center proprietari in Europa; 3 ubicati in Italia (con certificazioni Tier IV su alcune strutture) e presenza estesa in Germania.[WIIT]
    • Il primo data center certificato Tier IV in Germania è operativo a Düsseldorf: certificazione rilasciata dall’Uptime Institute (annuncio marzo 2024).[WIIT]
    • Tier IV fornisce fault tolerance e supporta uptime super-critici indicativamente pari a 99,995% annuo (valore di riferimento del Tier IV nella classificazione Uptime Institute).[Uptime Institute]

    Perché contano i Tier dei data center

    La classificazione Tier definita dall’Uptime Institute misura la robustezza infrastrutturale (ridondanza, percorsi di distribuzione, capacità di manutenzione senza impatto). Per infrastrutture mission-critical, la scelta di data center certificati (Tier III/Tier IV) riduce il rischio di downtime significativo e facilita il rispetto degli SLA di continuità operativa.

    “A Tier IV data center has several independent and physically isolated systems that act as redundant capacity components and distribution paths… Tier IV facilities add fault tolerance to the Tier III topology.”[Uptime Institute]

    Tabella: riepilogo rapido delle caratteristiche Tier (estratto operativo)

    Caratteristica Tier III Tier IV
    Manutenibilità Concurrently maintainable (ridondanza per manutenzione senza spegnimenti) Fault tolerant (tolleranza ai guasti; non impatta operatività)
    Ridondanza Ridondanza N+1 su componenti critici Ridondanza indipendente e percorsi separati
    Disponibilità attesa Alta (adatta per SLA rigorosi) Massima (uptime indicativo 99,995% annuo)
    Impatto sul business Ridotto Minimo/Quasi nullo

    Fonte dei criteri di classificazione e definizioni operative: Uptime Institute. Per dettagli e certificazioni specifiche consultare le dichiarazioni dei singoli gestori.[Uptime Institute]

    Compliance, NIS2 e responsabilità del provider

    La direttiva NIS2 ha ampliato il perimetro di responsabilità per fornitori di servizi cloud e infrastrutture critiche. Le imprese e i provider devono adottare misure tecnico-organizzative per gestione del rischio, gestione degli incidenti, continuità operativa e controllo della supply chain.

    I punti essenziali richiesti dalla NIS2: analisi del rischio, gestione 24/7 degli incidenti, piani di continuità e disaster recovery, due diligence su fornitori terzi e aggiornamento di contratti e SLA.[Agenda Digitale]

    Checklist operativa (per aziende che adottano il multicloud)

    • Definire responsabilità e ruoli per la cybersecurity e la compliance (CISO/Responsabile NIS2).
    • Adottare un piano di Business Continuity multi-sito con RTO/RPO definiti e testati.
    • Implementare rilevazione e risposta agli incidenti 24/7 (SOC o SOC-as-a-Service).
    • Verificare la localizzazione dei dati e la sovranità per adeguamento GDPR/NIS2.
    • Eseguire due diligence continua su vendor e servizi terzi (supply chain risk management).
    • Integrare la sicurezza in progettazione (security-by-design) per applicazioni e pipelines.

    Questi passaggi sono sintetizzati dalle misure pratiche indicate per i fornitori cloud e dalle linee guida di recepimento e applicazione della NIS2 in ambito italiano ed europeo.[Agenda Digitale]

    Data Fabric: trasformare i dati in leve strategiche

    Il Data Fabric è un pattern architetturale che mette un layer di integrazione sopra le fonti dati esistenti, eliminando i silos e permettendo accesso, orchestrazione e governance dei dati in ambienti ibridi e multicloud. Il white paper di WIIT evidenzia che, soprattutto per settori come il retail, il Data Fabric aumenta l’utilizzabilità del dato lungo l’intero journey del cliente e velocizza i processi di analisi.

    Benefici operativi del Data Fabric: integrazione in tempo reale, accesso unificato, visibilità end-to-end e semplificazione delle policy di sicurezza e conformità.[WIIT Magazine]

    Raccomandazioni pratiche per implementare un Data Fabric

    • Iniziare da un inventario delle fonti dati e delle dipendenze applicative.
    • Applicare regole di data governance centralizzate (catalogo, lineage, classificazione).
    • Predisporre meccanismi di crittografia e gestione chiavi distribuite per dati at rest e in transito.
    • Automatizzare policy di compliance (es. retention, residenza dati) tramite orchestratori del Data Fabric.

    Impatto operativo: KPI consigliati per un multicloud sicuro e resiliente

    KPI Definizione Obiettivo operativo
    Disponibilità (Uptime) Percentuale di tempo in cui i servizi sono operativi 99,9%+ (dipende SLA; per mission-critical: target vicino a 99,99–99,995%)[Uptime Institute]
    RTO (Recovery Time Objective) Tempo massimo accettabile per il ripristino del servizio Definito per categoria di servizio (es. applicazioni core: minuti/ore)
    RPO (Recovery Point Objective) Massima perdita di dati (tempo) tollerata Da seconds a few hours, calibrato per criticità
    MTTD / MTTR Mean Time To Detect / Mean Time To Recover Ridurre MTTD e MTTR con SOC 24/7 e playbook automatizzati
    RTO
    Recovery Time Objective: tempo massimo entro cui ripristinare servizio.
    RPO
    Recovery Point Objective: quantità massima di dati (in tempo) che ci si può permettere di perdere.

    Best practice operative consigliate

    • Governance unificata: definire politiche di sicurezza e compliance applicabili su tutti i cloud utilizzati.
    • Testing continuo: esercitazioni di disaster recovery e tabletop su scenari multicloud e catena di fornitura.
    • Automazione: usare orchestratori per failover, replica dei dati e patching coordinato tra ambienti.
    • Monitoraggio centralizzato: centralizzare log, metriche e alert in un SOC (interno o as-a-Service).
    • Contratti e SLA: aggiornare contratti con i provider per includere obblighi di notifica incidenti e requisiti NIS2/GDPR.

    Queste pratiche derivano dalla combinazione tra i requisiti normativi moderni (come la NIS2) e i pattern architetturali proposti per Data Fabric e infrastrutture Tier IV, così come documentati nelle risorse tecniche e nei white paper di settore.[Agenda Digitale][WIIT Magazine][Uptime Institute]

    Immagini e grafici consigliati per il post

    Schema data center multicloud e Data Fabric
    Schema consigliato: integrazione Data Fabric, layer di sicurezza e reti multi-datacenter.[WIIT Magazine]

    Aggiungere grafici: timeline degli SLA, mappa geografica dei data center e diagramma di orchestrazione dei dati (Data Fabric) per rendere immediatamente leggibile l’architettura e i punti di contatto operativo.

    Riferimenti rapidi e claim verificabili

    • Network europeo di data center proprietari: 19 siti; presenza in Italia e Germania con data center certificati Tier IV.[WIIT]
    • Tier IV: design fault-tolerant e disponibilità attesa molto elevata (riferimento Uptime Institute).[Uptime Institute]
    • NIS2 richiede misure tecniche e organizzative robuste per i provider cloud; include incident reporting, continuità operativa e gestione della supply chain.[Agenda Digitale]
    • Il Data Fabric è descritto come un layer di integrazione che abbatte i silos e abilita governance e analisi su dati distribuiti.[WIIT Magazine]

    Fonti citate (riferimenti rapidi)

    1. [WIIT] Informazioni operative e annunci ufficiali su infrastruttura e data center (sito e comunicati aziendali).
    2. [Uptime Institute] Definizione e criteri della classificazione Tier, descrizione Tier IV (topology and operational sustainability).
    3. [WIIT Magazine] White paper “Verso il Data Fabric” (ruolo del Data Fabric nell’orchestrazione dei dati).
    4. [Agenda Digitale] Analisi e linee guida sull’impatto della direttiva NIS2 per i fornitori cloud e le misure richieste.
  • Cybersecurity integrata per ambienti critici: framework e servizi gestiti

    Cybersecurity integrata per ambienti critici: framework e servizi gestiti

    Panoramica della cybersecurity integrata

    La cybersecurity integrata per ambienti critici unisce principi architetturali, controlli tecnologici e processi organizzativi: l’obiettivo è garantire disponibilità, integrità e conformità per workload mission‑critical ospitati in ambienti on‑premise, private o hybrid cloud. In questo modello la sicurezza è progettata fin dalle fasi iniziali dell’architettura (security by design) e distribuita su più livelli operativi (difesa in profondità), con evidenze documentali utili per audit e per l’adeguamento normativo.

    ENISA (EU Agency for Cybersecurity) ha pubblicato il report “NIS2 Technical Implementation Guidance” il 26 giugno 2025: il documento fornisce indicazioni pratiche e materiali di mapping (es. mapping table v1.1) per implementare i requisiti tecnici del regolamento di esecuzione NIS2 (CIR 2024/2690). Queste linee guida sono pensate per aiutare le entità critiche a trasformare obblighi normativi in evidenze operative riproducibili.[ENISA]

    Principi: security by design, difesa in profondità

    Il paradigma pratico si traduce in controlli combinati: hardening dei sistemi, network segmentation, Identity & Access Management (IAM) e privilegi ridotti per gli account critici; raccolta e correlazione della telemetria mediante SIEM; detection e containment tramite EDR; playbook automatizzati per la remediation. Per ambienti critici le evidenze operative (log retention, change‑management, runbook) sono parte integrante del sistema di gestione della sicurezza e servono a dimostrare diligenza in sede ispettiva.

    Richiedi una consulenza sui servizi di cybersecurity integrata

    Approfondimento operativo: evidence e mapping NIS2

    ENISA sottolinea l’importanza di documentare evidence strutturate (es. policy, procedure, retention dei log, risultati dei test di recovery) e fornisce mapping tra requisiti regolamentari e standard/controlli tecnici: questa pratica consente di dimostrare la conformità in sede di audit e di ridurre l’ambiguità nell’interpretazione dei requisiti tecnici.

    “This report provides technical guidance to support the implementation of the NIS2 Directive … ENISA’s guidance offers practical advice, examples of evidence, and mappings of security requirements.” [ENISA]

    Requisiti per ambienti critici

    Workload come ERP (es. SAP S/4HANA), database enterprise (Oracle) e piattaforme Microsoft impongono priorità specifiche: zero downtime, ripristino testato con RTO/RPO definiti, segregazione dei dati e logging forense avanzato. Le contromisure operative includono SOC integrati con SIEM/EDR/MDR, WAF su applicazioni esposte, backup e Disaster Recovery orchestratI, oltre a procedure di change e patch management che rispettino i requisiti di compliance. WIIT descrive questi elementi all’interno del paradigma Secure Cloud e della sua Delivery Platform: Cloud Hybrid Delivery Platform.

    Checklist rapida per workload mission‑critical:

    • Classificazione dei dati e segregazione (data owners & data flows)
    • Piani DR/BCP con test periodici e report disponibili
    • Retention log forense separata e immutabile
    • SOC con integrazione SIEM/EDR/MDR e playbook automatizzati
    • Piano di patching con windows di manutenzione compatibili con RTO/RPO
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    Security as a Service: categorie di prodotti

    Nel modello operativo moderno le organizzazioni esternalizzano o integrano servizi gestiti per tenere sotto controllo operatività, threat‑hunting e compliance. Security as a service comprende insiemi di tool e capability erogati 24/7 o a consumo, pensati per interoperare su ambienti ibridi e multicloud.

    SOC as a Service (SIEM,EDR,MDR)

    Il SOC as a Service aggrega telemetria da endpoint, rete e applicazioni, esegue correlazione eventi via SIEM, fornisce detection e containment con EDR e attività gestite di threat hunting e remediation attraverso MDR. Elementi operativi essenziali: integrazione con threat intelligence, playbook automatizzati per scenari prioritari (ransomware, data breach, esfiltrazione), SLAs per metriche operative come MTTD e MTTR, e retention forense dei log. WIIT eroga SOC dedicati e servizi gestiti che integrano SIEM/EDR/MDR: WIIT Security as a Service.

    Misurare MTTD/MTTR è essenziale: Unit 42 (Palo Alto Networks) riporta che la velocità degli attacchi è aumentata e che il miglioramento continuo di MTTD/MTTR è un fattore critico per ridurre impatto e downtime nelle organizzazioni colpite.[Unit42]
    Metrica Valore / Indicazione operativa Fonte
    Tempo mediano di esfiltrazione (2024) ~2 giorni (mediana); 25% dei casi < 5 ore; 19% < 1 ora [Unit42]
    Percentuale incidenti con impatto operativo (2024) 86% degli incidenti gestiti da Unit 42 ha comportato interruzione operativa [Unit42]
    Ripristino da backup (mediana vittime) 49,5% delle vittime è riuscita a eseguire il restore da backup nel 2024 [Unit42]

    Questi numeri rendono evidente la necessità di playbook automatizzati, orchestrazione dei backup e test di recovery con evidenze documentali (log dei test, report esecuzione, lesson learned).

    Network security: WAF, IPS/IDS e protezione per applicazioni critiche

    Per la protezione perimetrale e applicativa si adottano WAF con regole custom (protezione contro OWASP Top 10), IPS/IDS per pattern di attacco a livello di rete e micro‑segmentazione per limitare la blast radius. Le soluzioni devono essere interoperabili con SIEM e con i sistemi di orchestration DevOps: log, API e runbook condivisi consentono di applicare controlli coerenti anche su workload SAP, Oracle e ambienti container/Kubernetes.

    [IMAGE PLACEHOLDER: Composizione iconica e minimale in stile neoplastico/costruttivista che rappresenti le entità e le relazioni chiave della cybersecurity integrata per ambienti critici]
    Immagine concettuale: SOC centrale, moduli applicativi, network security e data center (placeholder).

    Implementazione operativa e compliance

    L’implementazione richiede procedure documentate che colleghino attività tecniche, governance e obblighi normativi: monitoraggio continuo, gestione incidenti, test periodici e relazioni formali verso autorità e stakeholder.

    Monitoraggio 24/7, gestione incidenti e playbook

    La capacità operativa si misura nella disponibilità di monitoraggio attivo e risposta 24/7. Processi chiave: procedure di detection con SLA (MTTD/MTTR), playbook dettagliati per scenari rilevanti (ransomware, data breach, esfiltrazione), esercitazioni periodiche (table‑top e run), registri degli incidenti e reporting strutturato per audit. ENISA e le linee guida citate dalle fonti indicano l’importanza di evidenze concrete (log, test, verbali) per dimostrare la compliance a controlli tecnici e organizzativi. WIIT affianca clienti con SOC 24/7, MDR e servizi di assessment per NIS2: WIIT Security as a Service.

    Esempio: obiettivi operativi pratici per SOC dedicati ad ambienti critici

    • MTTD target: per asset critici < 1 ora (obiettivo operativo ottimale); monitorare trend mensile
    • MTTR target: per incidenti critici < 4–8 ore, con escalation automatica e playbook
    • Retention log forense: minimo 1 anno per sistemi critici; immutabilità e segregazione
    • Test recovery: esercitazioni DR annuali con report e timestamped evidence
    Nota: i target operativi vanno calibrati su RTO/RPO aziendali e sul rischio residuo. Unit 42 evidenzia che la velocità di attacco può richiedere MTTD estremamente contenuti per limitare esfiltrazioni rapide.[Unit42]

    Adeguamento NIS2 e GDPR con processi documentati

    La direttiva NIS2 amplia e uniforma gli obblighi per soggetti attivi in settori critici: il regolamento di esecuzione della Commissione (EU) 2024/2690 del 17/10/2024 definisce requisiti tecnici e metodologici; ENISA ha pubblicato la NIS2 Technical Implementation Guidance il 26 giugno 2025 (con materiale di mapping aggiornato, v. mapping table v1.1). In termini pratici le imprese devono documentare policy di risk management, processi di incident reporting (con finestre operative stringenti, ad es. prime fasi di notifica), piani di business continuity e DPIA ove richiesto.

    Direttiva NIS2 / CIR 2024/2690
    Atto UE che specifica obblighi di gestione del rischio e misure tecniche per entità essenziali e importanti; il CIR 2024/2690 (17/10/2024) definisce requisiti tecnici e metodologici.[EUR-Lex]
    MTTD (Mean Time To Detect)
    Tempo medio impiegato a rilevare un incidente o una minaccia.
    MTTR (Mean Time To Restore / Repair)
    Tempo medio per contenere e ripristinare la normale operatività dopo un incidente.
    RTO / RPO
    RTO = Recovery Time Objective; RPO = Recovery Point Objective. Definiscono i vincoli temporali e di perdita dati accettabili per un servizio.

    Le sanzioni previste in caso di inadempienza possono essere rilevanti: le fonti ENISA/analisi citate indicano penalità fino a 10 milioni di euro o il 2% del fatturato mondiale per soggetti classificati “essenziali”, e fino a 7 milioni di euro o l’1,4% del fatturato per soggetti “importanti”. Per supporto operativo WIIT propone assessment e una NIS2 checklist pratica: NIS2: Checklist.

    Azioni prioritarie per adeguamento NIS2 (sintesi operativa)

    • Effettuare gap analysis rispetto al CIR 2024/2690 e alle linee guida ENISA
    • Documentare processi di incident reporting e tempi di notifica
    • Definire owner per servizi critici e policy di continuità
    • Stabilire retention log e meccanismi di evidence immutabile
    • Pianificare assessment esterni e test con terze parti (Red Team, stress test)
    ENISA mette a disposizione mapping table (v1.1) che collega requisiti regolamentari a controlli tecnici: questo materiale facilita la creazione di check-list e evidence package per auditor.[ENISA]

    Nota sulle infrastrutture: le risorse WIIT riportano modelli di governance del cloud ibrido basati su 7 Region e 3 Zone (Standard, Premium, DR), con due data center certificati Tier IV; altre comunicazioni WIIT citano la presenza di 19 data center tra Italia e Germania a supporto di servizi private e hybrid. Le fonti interne mostrano queste due indicazioni; il lettore deve considerarle entrambe quando valuta coverage geografico e livelli di resilienza.

    Ransomware e impatto operativo: dati essenziali

    Le analisi operative su incidenti reali mostrano che l’impatto operativo (downtime, esfiltrazione, interruzione del servizio) rimane la variabile con maggior effetto economico e reputazionale. Unit 42 riporta che le richieste mediane di riscatto sono aumentate e che il comportamento degli autori di attacchi si sta orientando sempre più verso la causa di interruzioni deliberate dell’operatività.

    Indicatore Valore 2024 (rilevazioni Unit 42)
    Percentuale incidenti con interruzione 86% degli incidenti gestiti ha comportato interruzione operativa.[Unit42]
    Richiesta iniziale mediana di estorsione ~1,25 milioni di USD (aumento dell’80% rispetto al 2023).[Unit42]
    Pagamento mediano del riscatto ~267.500 USD (mediana dei casi pagati, 2024).[Unit42]
    Implicazione pratica: senza backup testati, orchestrazione DR e playbook automatizzati il rischio di downtime prolungato e di costi diretti/indiretti aumenta sensibilmente. Misure di prevenzione, detection precoce e recovery testato riducono sia la probabilità che l’impatto economico dell’evento.

    Per integrare sicurezza, resilienza e compliance nelle architetture mission‑critical, le imprese devono adottare un approccio risk‑based, includere clausole contrattuali e SLA con fornitori, verificare la sovranità del dato e testare i piani di recovery con evidenze documentate. Per approfondire le soluzioni WIIT e valutare un assessment personalizzato: WIIT Security as a Service e la Cloud Hybrid Delivery Platform.

    Linee guida pratiche per la documentazione dei test e delle evidenze

    • Creare un registro test DR con data, partecipanti, step eseguiti e risultati
    • Conservare snapshot e log immutabili con hash verificabile
    • Produrre report post‑test con azioni correttive e responsabilità assegnate
    • Mantenere runbook versionati e accessibili al SOC e ai team di business continuity
    Buona pratica:
  • Multicloud innovativo: come ottimizzare performance e resilienza

    Multicloud innovativo: come ottimizzare performance e resilienza

    Introduzione

    Il passaggio da architetture monolitiche e da un confronto binario pubblico/privato verso un multicloud innovativo è ormai centrale per le imprese che eseguono workload mission‑critical su piattaforme come SAP, Oracle e Microsoft. Le fonti analizzate indicano esigenze congiunte di performance prevedibili, resilienza geografica e conformità normativa (GDPR, recepimento NIS2) senza perdita di controllo operativo: il risultato è un modello che coniuga data center certificati, governance estesa e servizi gestiti di sicurezza.

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    Dal cloud ibrido al multicloud: il nuovo paradigma

    Il nuovo paradigma non è soltanto una moltiplicazione dei provider, ma l’adozione di una governance che renda interoperabili e orchestrabili risorse eterogenee per rispondere a vincoli di latenza, costi e compliance.

    Oltre la dicotomia pubblico/privato

    La tradizionale dicotomia tra cloud pubblico e privato cede il passo a modelli che combinano on‑premise, private cloud e region cloud provider in modo selettivo. L’approccio privilegia: policy centralizzate per accesso e sicurezza; orchestrazione dei deployment per rispettare SLA e vincoli di latenza; e mobilità dei workload per ridurre il rischio di lock‑in e abilitare disaster recovery distribuito. Per la strutturazione dei controlli di rischio, il NIST Cybersecurity Framework (CSF 2.0) è citato come riferimento operativo utile per tradurre requisiti in funzioni identify/protect/detect/respond/recover.

    Perché le imprese scelgono ambienti distribuiti

    Le motivazioni sono tecniche e di business: ridondanza geografica e sovranità del dato, resilienza contro guasti o eventi geopolitici, e ottimizzazione della latenza posizionando servizi vicino a utenti o sistemi produttivi. WIIT posiziona la propria offerta Secure Cloud su questo asse: un network europeo di oltre 20 data center proprietari organizzati in 7 region, con pacchetti di servizi strutturati in Zone (Standard, Premium, DR) per adattare livelli di sicurezza, availability e disaster recovery alle esigenze dei clienti (vedi: Data Center Italia‑Germania e il paradigma Secure Cloud: Secure Cloud, porta sicurezza e compliance ai massimi livelli).

    Valuta la strategia multicloud con un nostro workshop

    Performance in ambienti multicloud

    Per workload mission‑critical le performance si ottengono con infrastrutture certificate, governance end‑to‑end e strumenti di orchestrazione che applicano policy di placement in funzione di latenza, costi e requisiti di sovranità del dato.

    Data center certificati e governance end-to-end

    I data center ad alta affidabilità (tra cui strutture abilitate come Premium Zone) e le certificazioni Tier IV Uptime Institute sono elementi distintivi per garantire availability e resilienza. WIIT dichiara la presenza di più site premium e segnala che due data center sono certificati Tier IV, oltre a zone abilitate con servizi avanzati. Una governance end‑to‑end comprende monitoraggio H24, metriche SLA‑oriented, policy di placement per rispetto di vincoli regolatori e automatismi per failover e sincronizzazione dei dati tra region.

    Ottimizzare costi, carichi di lavoro e risorse

    L’ottimizzazione operativa in un contesto multicloud richiede classificazione dei workload (critici, sensibili, non critici), autoscaling, orchestrazione container/Kubernetes e modelli di costo basati su consumo con analisi storica dei pattern. Un approccio governato riduce sprechi e abilita decisioni basate su metriche: WIIT propone servizi di consulenza, gestione e orchestrazione per mappare e spostare carichi critici in ambienti ibridi e multicloud (consultare la pagina Servizi Cloud Premium).

    Iconographic constructivist representation of a multicloud ecosystem and governance layers

    Resilienza integrata e sicurezza by design

    La resilienza in ambienti multicloud si ottiene integrando sicurezza, continuity e compliance sin dalla progettazione: security by design applicata a identità, crittografia, logging e piani di recovery.

    Cybersecurity e compliance (GDPR, NIS2, rischio geopolitico)

    L’evoluzione normativa incide su architetture e operazioni. In Italia la Direttiva NIS2 è stata recepita con il Decreto Legislativo n. 138 del 4 settembre 2024 (entrata in vigore 16/10/2024), che introduce obblighi e classificazioni per operatori essenziali e digitali; il testo è disponibile in Gazzetta Ufficiale: DECRETO LEGISLATIVO 4 settembre 2024, n. 138. Le linee guida ENISA per la sicurezza cloud forniscono ulteriori riferimenti operativi per tradurre i requisiti normativi in controlli tecnici: ENISA Cloud Security Guide. Contestualmente, le imprese affrontano un contesto di minacce in crescita: fonti riportano un aumento degli incidenti informatici del +65% in Italia (Clusit) e costi di downtime stimati fino a 9.000 dollari al minuto (Forbes), rafforzando la necessità di soluzioni integrate di sicurezza e continuità.

    Secure Cloud e Security-as-a-Service per continuità operativa

    Per garantire continuità operativa sono necessari service layer integrati: Security‑as‑a‑Service (detection, SOAR, managed EDR), backup governato e DR replicati fra site con RTO e RPO definiti. Il paradigma Secure Cloud di WIIT mette insieme data center proprietari, servizi gestiti e SOC 24/7 nelle Zone Premium per offrire monitoraggio continuo, incident response e piani di disaster recovery configurabili in base a requisiti di business e regolatori (si veda il White Paper Secure Cloud e le risorse sul magazine WIIT).

    Il valore dei dati nel multicloud

    Nei modelli distribuiti il dato diventa asset strategico: la sua gestione deve bilanciare accessibilità per analytics/AI e requisiti di protezione e sovranità.

    Data Fabric e gestione intelligente dei dati distribuiti

    Un’architettura Data Fabric astrae l’eterogeneità delle sorgenti, offrendo catalogazione, politiche di accesso unificate, repliche intelligenti e tiering in funzione di latenza, costi e compliance. Tale astrazione facilita l’adozione di analytics e modelli di intelligenza artificiale, evitando silos e migliorando l’orchestrazione dei dati tra cloud e on‑premise.

    Dati resilienti come asset strategico per il business

    Tutelare integrità, disponibilità e riservatezza significa definire metriche operative (MTTR, RTO, RPO), applicare controlli differenziati sui dataset sensibili (PII, dati sanitari, segreti industriali) e pianificare test periodici di restore e audit. In ambienti regolamentati — dove NIS2 e GDPR impongono reporting e controlli — la capacità di dimostrare controlli operativi è elemento competitivo.

    Il modello WIIT per il multicloud innovativo

    WIIT propone un’offerta orientata a integrare infrastrutture proprietarie, servizi gestiti e consulenza per migrations e modernizzazione, con un focus sulla protezione dei workload critici e sulla sostenibilità operativa.

    Outsourcing e gestione delle applicazioni critiche

    Il modello operativo include outsourcing infrastrutturale con gestione dello stack applicativo per workload mission‑critical (SAP, Oracle, Microsoft), catalogo di servizi gestiti — monitoring, patching, sicurezza — e presidio operativo H24 con playbook DR. Il valore dichiarato è la capacità di far coesistere performance elevate e compliance normativa, riducendo il rischio operativo e accelerando progetti di AI e modernizzazione applicativa.

    Best practice, certificazioni e resilienza by design

    Le best practice raccomandate si basano su framework di gestione del rischio (es. NIST CSF 2.0), certificazioni (Tier, ISO/IEC 27001) e automation per test di failover. WIIT integra questi elementi operativi con processi gestiti, servizi Secure Cloud e data center distribuiti in 7 region, incluse Premium Zone e siti certificati Tier IV, per garantire resilienza by design lungo tutto il ciclo di vita dell’applicazione.

    Approfondimenti normativi e impatti operativi

    Il recepimento della direttiva NIS2 tramite il Decreto Legislativo n. 138/2024 ha introdotto un quadro più stringente per gli obblighi di gestione del rischio, per la notifica degli incidenti e per la vigilanza. Il provvedimento è entrato in vigore il 16 ottobre 2024, con l’indicazione di autorità e responsabilità operative a livello nazionale.[Gazzetta Ufficiale]

    Il decreto stabilisce misure volte a garantire un livello elevato di sicurezza informatica in ambito nazionale; tra le novità: rafforzamento del ruolo dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e ampliamento del perimetro di soggetti soggetti agli obblighi.

    Implicazioni pratiche per CIO/CISO: aggiornare inventari di asset, rivedere i contratti con provider cloud (SLA sulle notifiche di sicurezza), implementare processi standard di gestione degli incidenti e predisporre registri e audit trail richiesti dalla normativa.[Normattiva]

    Riferimenti sintetici

    • Entrata in vigore: 16/10/2024 — obblighi di notifica e gestione dei rischi rafforzati.[Gazzetta Ufficiale]
    • Agenzia per la cybersicurezza nazionale: ruolo di autorità NIS e coordinamento CSIRT Italia.[Normattiva]
    • Linee guida cloud operative e checklist di procurement: riferimento ENISA per buone pratiche di sicurezza cloud.[ENISA]

    Metriche operative consigliate per workload mission‑critical

    Per tradurre livelli di resilienza e continuità in requisiti misurabili è utile adottare metriche standard e target definiti per classi di applicazione. La tabella seguente propone valori di riferimento operativi (esempi da adattare in base al settore e al rischio):

    Classe workload RTO (Target) RPO (Target) MTTR operativo Note operative
    Mission‑critical (ERP/SAP, core banking) < 1 ora < 15 minuti < 1 ora Replica sincrona o near‑sync, playbook DR testati quarterly
    Business‑critical (app di supporto, integrazioni) 1–4 ore 15–60 minuti 1–4 ore Replica asincrona, snapshot pianificati
    Non critico / Analitica > 4 ore > 1 ora > 4 ore Tiering su object storage, cost optimization

    Questi target vanno tradotti in SLA contrattuali, runbook e strumenti di orchestrazione che automatizzino failover e restore per garantire ripetibilità e compliance con gli obblighi di notifica.

    Checklist operativa per migrazione multicloud

    • Classificare i workload per criticità, sovranità e requisiti normativi;
    • Definire policy centralizzate IAM e segregazione delle reti;
    • Stabilire placement rules basate su latenza, costi e compliance;
    • Automatizzare backup e test di restore con esercitazioni periodiche;
    • Integrare monitoring e metriche SLA end‑to‑end con alerting centralizzato;
    • Verificare certificazioni dei data center (Tier, ISO/IEC 27001) e audit trail;
    • Inserire clausole contrattuali per responsabilità e tempi di notifica degli incidenti;
    • Prevedere esercitazioni cross‑provider per scenari di indisponibilità estesa.

    Trend e contesto delle minacce: dati aggiornati

    Il Rapporto Clusit 2025 evidenzia un aumento significativo degli incidenti gravi a livello globale e fornisce un quadro delle tendenze di attacco rilevate in Italia nel 2024; il documento è disponibile nel Rapporto Clusit 2025, che raccoglie rilevazioni da SOC e forze di polizia.[Clusit]

    Dato operativo: il Rapporto Clusit 2025 segnala un incremento rilevante degli eventi nel 2024 con impatti su infrastrutture critiche e PMI. Questo rafforza la priorità di dotarsi di SOC, SOAR e procedure di incident response integrate.

    Raccomandazioni pratiche per il board e per l’IT

    • Tradurre i requisiti normativi (NIS2, GDPR) in KPI misurabili e responsabilità chiare;[Normattiva]
    • Investire su piattaforme di orchestrazione che consentano mobility dei workload e compliance by design;
    • Adottare modelli di sicurezza multilivello: IAM, crittografia a riposo e in transito, logging centralizzato, threat detection;
    • Programmare test di disaster recovery su base trimestrale e integrata tra region e provider;
    • Valutare servizi Managed SOC e Backup as a Service per ridurre il time‑to‑recover.

    Immagine di sintesi (placeholder)

    Iconographic constructivist representation of a multicloud ecosystem and governance layers

    Nota sulle fonti e sul contesto

    Questa integrazione utilizza riferimenti ufficiali e documentazione tecnica pubblica: il testo del recepimento NIS2 pubblicato in Gazzetta Ufficiale e disponibile su Normattiva; le linee guida pratiche ENISA per la sicurezza cloud; i dati aggregati del Rapporto Clusit 2025; e le informazioni commerciali e tecniche fornite da WIIT sulle proprie soluzioni Secure Cloud. Le citazioni dirette ai documenti normativi e ai rapporti di settore sono indicate in linea con le referenze editoriali.

    Riferimenti principali: [Gazzetta Ufficiale] [Normattiva] [ENISA] [Clusit] [WIIT]

  • Cloud per industria manifatturiera: garantire performance e continuità

    Cloud per industria manifatturiera: garantire performance e continuità

    Sfide IT nella manifattura moderna

    La transizione digitale delle fabbriche richiede scelte infrastrutturali che tengano insieme performance, resilienza e compliance. Nel contesto della cloud per industria manifatturiera, le aziende devono affrontare vincoli di latenza, integrazione tra sistemi operativi e gestionali e obblighi normativi crescenti, con impatti diretti su produzione, supply chain e continuità commerciale.

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    Requisiti di latenza, integrazione MES/PLM

    I flussi dati tra sensori, PLC, SCADA e sistemi MES/PLM richiedono latenze estremamente contenute e consistenza transazionale per non compromettere il controllo in tempo reale delle linee. Per questo motivo le architetture devono prevedere:

    • posizionamento dei workload critici vicino ai punti di acquisizione (modello edge to cloud) per minimizzare i round‑trip;
    • connettività dedicata e deterministica (es. MPLS, SD‑WAN, Direct Connect) per separare traffico di controllo e traffico IT e garantire throughput e sicurezza;
    • integrazione nativa e coerente con ERP come SAP S/4 HANA, preservando requisiti applicativi quali backup coerenti e tempi di sincronizzazione dopo failover (approfondimenti: SAP e scenari manufacturing).

    Continuità e compliance di processo

    La continuità operativa in produzione si misura su SLA tecnici e obblighi normativi. La direttiva europea NIS2, entrata in vigore il 17 ottobre (misure e regolamento di esecuzione disponibili a livello UE), impone requisiti più severi in materia di gestione del rischio, incident reporting e resilienza delle supply chain digitali; a livello nazionale, le autorità competenti (es. ACN) pubblicano linee guida operative e procedure di registrazione (Commissione UE NIS2, portale ACN).

    Le principali conseguenze pratiche per le imprese includono: obbligo di valutazioni continue della resilienza dei fornitori (inclusi cloud provider), implementazione di processi di incident management, e l’adozione di security by design. La non conformità espone a sanzioni significative (fino a 10 milioni di euro o 2% del fatturato mondiale per soggetti classificati come essenziali; fino a 7 milioni o 1,4% per quelli importanti).

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    Architetture consigliate per la produzione

    Per rispondere ai requisiti sopra elencati, le architetture devono combinare nodi edge, data center territoriali e piattaforme cloud gestite, garantendo orchestrazione, backup coerenti e gestione centralizzata della sicurezza. L’approccio consente di ridurre latenza, proteggere i processi critici e rispettare requisiti di territorialità dei dati.

    Edge to cloud architecture

    Edge to cloud e orchestrazione workload

    Un modello efficace combina:

    • nodi edge per acquisizione e logica di controllo locale, in modo da garantire resilienza operativa anche in caso di perdita temporanea della connessione centrale;
    • connettività privata tra stabilimenti e region cloud per throughput, segmentazione e sicurezza;
    • orchestrazione dei workload (container orchestration, scheduling) che decide dove eseguire servizi in base a latenza, criticità e vincoli di compliance;
    • governance multicloud per sfruttare resilienza geografica e servizi specialistici, minimizzando il rischio di lock‑in.

    WIIT propone soluzioni di Hybrid Cloud, Hosted Private Cloud e Public Cloud integrate con servizi gestiti, consulenza sull’integrazione e governance multicloud; il paradigma Secure Cloud di WIIT si fonda su una rete europea di region con zone Standard, Premium e DR per modulare livelli di sicurezza e recovery in base alle esigenze del cliente (maggiori dettagli su Secure Cloud WIIT).

    Backup, ridondanza e disaster recovery specifici per produzione

    I piani di continuità per ambienti produttivi devono includere misure sia infrastrutturali sia applicative:

    • backup e snapshot coerenti a livello applicativo (es. DB SAP HANA) per garantire RPO e RTO adeguati;
    • replica geografica tra data center e orchestrazione di DR (DRaaS) per failover automatico o semi‑automatico che non interrompa le transazioni in corso;
    • runbook e playbook operativi per scenari OT/IT (ad es. commutazione MES, sincronizzazione PLC dopo ripristino) e test periodici in ambienti simulati;
    • monitoraggio e security 24/7 con SOC integrato per rilevare e rispondere a incidenti, parte del servizio Premium offerto in alcune region WIIT.

    WIIT dichiara una copertura geografica con oltre 19 data center distribuiti in region europee (Italia, Germania, Svizzera), di cui alcuni dotati di Premium Zone e due siti con certificazione Tier IV, elementi rilevanti per aziende soggette a requisiti di territorialità e alta disponibilità (vedi guida ai Tier: guida ai Tier).

    Casi pratici e benefici misurabili

    La migrazione o il riposizionamento di componenti critiche su architetture ibride e gestite produce benefici operativi tangibili: riduzione dei downtime, miglior controllo della supply chain e potenziamento dell’efficienza degli asset.

    Riduzione downtime e aumento OEE

    Implementando un modello che combina hosting in data center certificati, nodi edge e orchestrazione dei workload, le aziende possono ottenere:

    • significative riduzioni del downtime non pianificato (stima tipica nelle esperienze documentate: ampiezza della riduzione variabile in funzione dello stato iniziale dell’infrastruttura);
    • miglioramento dell’Overall Equipment Effectiveness (OEE) grazie a dati in tempo reale, manutenzione predittiva e sincronizzazione delle operazioni;
    • KPI operativi rilevanti: MTTR, MTBF, RPO/RTO, percentuale di segmenti monitorati 24/7 e tempo medio di sincronizzazione post‑failover.

    La combinazione di design infrastrutturale (Tier IV/Premium Zone), replica e servizi di monitoring e security consente di contenere l’impatto economico degli outage e migliorare la produttività senza necessariamente aumentare CAPEX sull’impianto.

    Esempi di integrazione SAP e sistemi di controllo

    Le integrazioni frequentemente implementate includono:

    • hosting di SAP ERP/S/4 HANA con moduli MES che alimentano la supply chain in real time, dove la latenza e i backup coerenti sono requisiti fondamentali;
    • connessioni tra SCADA/PLC e piattaforme analitiche in cloud per abilitare manutenzione predittiva e dashboard operative;
    • integrazione di security monitoring (logging centralizzato, SIEM/EDR) per correlare eventi IT e OT e migliorare la capacità di risposta.

    WIIT offre hosting e servizi gestiti specifici per SAP, template operativi e runbook dedicati all’industria, nonché assessment specializzati su latenze, integrazione MES/ERP e piani DR per ambienti critici (esempi e whitepaper disponibili nella sezione risorse: white paper outsourcing e business continuity).

    Per valutare la resilienza del proprio ambiente produttivo è consigliabile avviare un assessment end‑to‑end che includa OT, rete e applicazioni, con mappatura delle dipendenze, definizione di SLA operativi e test periodici di DR.

    Novità normative e intelligence operative (sintesi)

    Breve raccolta di aggiornamenti strategici utili per il reparto IT & Security:

    • NIS2: definisce obblighi estesi ad ulteriori settori, introduce classificazione “essenziali / importanti” e obblighi di notifica: vedi pagina ufficiale della Commissione Europea per il testo e le FAQ.[Commissione UE]
    • Trend minacce 2023–2024: prevalenza di attacchi alla disponibilità (DDoS), ransomware e frodi via e‑mail; forte impatto di campioni di APT e gruppi statali su supply chain e OT.[ENISA]
    • Consiglio operativo: introdurre esercitazioni congiunte OT/IT, includere controllo degli accessi cloud e MFA su account amministrativi, revisioni trimestrali di patching e test di ripristino SAP HANA/S4 quando presente.

    Approfondimento tecnico e raccomandazioni pratiche

    Le seguenti sezioni forniscono raccomandazioni tecniche concrete e riferimenti per approfondire, organizzate per tema: compliance & governance, architettura edge‑to‑cloud, backup/DR, sicurezza OT/IT, e scenari SAP HANA/S/4HANA.

    Governance, compliance e NIS2

    Azioni minime consigliate per le aziende manifatturiere soggette a NIS2:

    • mappare servizi critici e terze parti: inventario completo (supplier registry) con valutazione continua della resilienza;
    • policy di gestione degli incidenti con runbook OT/IT condivisi e obbligo di notifiche secondo NIS2 (pre‑alert 24h / notifica 72h);
    • integrare SOC & CSIRT, definire SLAs di escalation e playbook per failover MES/SAP;
    • approccio “security by design” per nuovi progetti IT/OT e verifiche periodiche (audit, penetration test, review PSIRT dei fornitori).

    “NIS2 innalza il livello comune di cibersicurezza nell’UE: obblighi su gestione del rischio, notifica incidenti e responsabilità di governance.” [Commissione UE]

    Architetture consigliate (checklist operativa)

    • Edge design: posizionare i microservizi di controllo e i gateway MES in nodi edge locali con replica verso region cloud;
    • Connessioni: connettività privata (MPLS/SD‑WAN/Direct Connect) per segmentare traffico OT e IT, QoS per priorità control traffic;
    • Multicloud & Orchestration: orchestratore per decisione di esecuzione in base a latenza/criticità/compliance (policy‑based placement);
    • Security fabric: firewall di rete, micro‑segmentazione, IDS/IPS, SIEM centralizzato, EDR su server e funzionalità di detection specifiche per OT.

    Backup, consistency e SAP HANA

    Best practice per SAP HANA in ambito produzione

    • backup application‑consistent (Backint o snapshot coerenti) e test periodici di ripristino;
    • replica geografica e orchestrazione DR (DRaaS) per RPO/RTO definiti nel runbook;
    • procedura di failover e sincronizzazione PLC/MES con test in ambienti simulati per verificare il comportamento post‑failover.

    [SAP Help; Google Cloud / AWS SAP HANA best practices]

    Protezione OT/IT

    • segmentazione forte tra IT e OT, bastion host per i bridge obbligatori e connessioni con logging avanzato;
    • controllo degli accessi privilegiati (PAM), MFA per tutti gli uplink amministrativi e rotazione dei credenziali;
    • monitoraggio continuo su rete e processi (NDR, IDS per OT) e integrazione SIEM/SOC con alert OT‑specifici;
    • piani runbook OT‑centrici: passaggi di fallback manuali e sincronizzazione delle logiche PLC dopo restore.
    Raccomandazione operativa rapida: avviare un assessment end‑to‑end (OT, rete, applicazioni, dipendenze cloud). Prioritizzare interventi su RTO critici e su provider terzi con maggiore dipendenza.

    Scenari SAP HANA & integrazione MES/ERP (approfondimenti)

    A livello operativo, le integrazioni richiedono:

    • backup application‑consistent per DB SAP HANA (Backint o API vendor‑certified) e test di restore per scenari transazionali;
    • sincronizzazione dei log di transazione e procedure di rollback coordinate fra MES e ERP in caso di failover;
    • monitoring applicativo end‑to‑end e runbook dettagliati per il cutover e il ripristino (MTTR target).
    Nota: il ripristino incompleto dei backup DB senza le procedure applicative causa inconsistenza transazionale tra MES e ERP — danno operativo maggiore dell’indisponibilità temporanea.

    Appendice tecnica: sintesi intelligence e trend 2023–2024

    Di seguito una raccolta sintetica di elementi utili per il team security (CTO/CISO/Ops):

    Ambito Trend osservato Azione consigliata
    Normativa (NIS2) Allargamento obblighi e maggiore responsabilità executive Allineare governance, reportistica e processo di notifica; verifiche di compliance
    Ransomware Persistenza e resilienza dei RaaS; pressione su backup e DR Backup coerenti, DR test, isolamento rete/sistemi critici
    DDoS Incremento volumetrico e multi‑vector; uso come “smokescreen” Cloud‑scrubbing, piani di rerouting, esercitazioni con provider di mitigazione
    Vulnerabilities Più CVE/anno; attenzione alle CVE critiche e note come KEV policy patching, inventory, EPSS/scan prioritization
    OT/IT Crescente integrazione, ma anche esposizione Zero trust, microsegmentazione, esercitazioni IT/OT congiunte
    Per approfondimenti: ENISA Threat Landscape 2024 (panoramica su prime minacce e trends), Commissione UE NIS2 (normativa), e risorse di vendor/cloud provider per SAP HANA backup best practice.[ENISA][Il Sole 24 Ore]

    Checklist tecnico‑operativa rapida (30‑60 giorni)

    • Eseguire un assessment OT‑to‑Cloud (mappatura asset, dipendenze, SLA)
    • Implementare MFA obbligatoria per account amministrativi e accesso ai cloud provider
    • Verificare backup application‑consistent per SAP HANA e test di ripristino
    • Attivare monitoring centralizzato (SIEM) e runbook iniziali per scenari OT/IT
    • Confermare contratti con fornitori critici e definire SLA e prove di resilienza

    Risorse e segnalazioni rapide

    • ENISA Threat Landscape 2024 – panoramica delle principali minacce e tendenze nella UE.[ENISA]
    • Commissione UE – pagina informativa Direttiva NIS2 e scadenze di recepimento.[Commissione UE]
    • Linee guida vendor cloud e SAP su backup application‑consistent (documentazione ufficiale SAP e principali cloud provider) – adottare soluzioni certificare per SAP HANA per backup e restore (BackInt, snapshot coerenti con DB).
    RPO / RTO
    Recovery Point Objective / Recovery Time Objective: parametri che definiscono il punto temporale di ripristino e il tempo massimo accettabile per il ripristino.
    NIS2
    Direttiva europea che rafforza la sicurezza dei sistemi informativi e impone nuove regole di gestione del rischio e di segnalazione.

    Fonti principali citate

    Contenuti esterni integrati in questo articolo: [Commissione UE], [ENISA], documentazione SAP e whitepaper cloud (best practice SAP HANA), report trend (varie fonti) e guide tecniche.