test wp

Categoria: News

  • Dalla roadmap all’esecuzione: accelerare l’IT enterprise

    Dalla roadmap all’esecuzione: accelerare l’IT enterprise

    TESTO DA ELABORARE

    Dall’assessment alla strategia

    Strategia di trasformazione digitale e allineamento con gli obiettivi di business

    Allineamento con gli obiettivi di business

    La trasformazione digitale aziende procede con un passo più maturo e sistemico: le imprese orientano gli investimenti digitali in funzione di obiettivi misurabili di competitività, resilienza e compliance. Nella prospettiva del digital shift, il valore nasce dall’integrazione fra processi, dati, relazioni e tecnologie in una logica di evoluzione continua. In Italia, la spinta è evidente: secondo il rapporto “Il digitale in Italia 2025”, il mercato digitale italiano ha raggiunto nel 2024 un valore di 81,6 miliardi di euro, registrando una crescita del 3,7%, superiore a quella del PIL nazionale (+0,7%). A guidare questa espansione sono i Servizi ICT, cresciuti del 7,4%, trainati da soluzioni di Intelligenza Artificiale, cybersecurity e cloud computing.[Innovation Island]. Al tempo stesso, il cloud è divenuto la piattaforma d’elezione per i nuovi progetti digitali, con un peso crescente dei modelli Public e Hybrid Cloud nelle scelte architetturali.

    “Il 2025 è l’anno in cui l’Intelligenza Artificiale ha smesso di essere soltanto un’ambizione tecnologica e ha iniziato a ridefinire concretamente il nostro presente. Il settore dell’ICT continua a crescere più dell’economia generale, contribuendo in modo decisivo alla competitività e all’occupazione del Paese.”— Massimo Dal Checco, Presidente di Confindustria Anitec-Assinform[Innovation Island]

    L’impatto dell’IA sul futuro del lavoro: due visioni a confronto

    Il dibattito sul potenziale dell’Intelligenza Artificiale nel 2025 è polarizzato. Da un lato, figure come Marc Benioff (CEO di Salesforce) preannunciano una “Agentic Era”, in cui sistemi IA autonomi agiranno come veri e propri “lavoratori digitali”, generando una crescita di produttività senza precedenti. Dall’altro lato, analisti finanziari come Goldman Sachs esprimono scetticismo, avvertendo che i massicci investimenti potrebbero non tradursi in ritorni proporzionali, stimando un aumento della produttività USA di appena lo 0,5% nel prossimo decennio. Un report della stessa Goldman Sachs evidenzia il rischio che l’IA possa sostituire l’equivalente di 300 milioni di posti di lavoro a tempo pieno, ma apre anche alla possibilità di un boom di produttività e alla creazione di nuove professioni.[Agenda Digitale]

    Scopri come impostare una roadmap esecutiva per guidare la trasformazione digitale in modo efficace

    Questo scenario richiede di tradurre le priorità del business in requisiti tecnologici concreti e governabili. La consulenza digitalizzazione di un partner specializzato come WIIT Group consente di impostare sin dall’inizio una strategia coerente con sicurezza, prestazioni e compliance, evitando derive sperimentali e focalizzando i risultati.

    Crescita del mercato digitale italiano rispetto al PIL

    Prioritizzazione dei casi d’uso

    La selezione dei casi d’uso deve bilanciare impatto e fattibilità. La composizione della spesa lo conferma: i servizi SaaS rappresentano quasi la metà della spesa globale, mentre la dinamica più marcata si registra nel PaaS (+33%), segnale di forte accelerazione nella modernizzazione applicativa. In Italia la manifattura 4.0 e il finance trainano l’adozione, mentre le PMI prediligono applicativi SaaS per collaboration, gestione documentale e processi amministrativo-finanziari. Anche le Unified Communications mostrano solidità, con un CAGR previsto del 17,4% sul periodo 2023–2030.

    Parallelamente, l’hyperautomation introduce un approccio orchestrato a AI/ML, RPA, BPM, iPaaS e strumenti low-code/no-code, ridisegnando i processi end-to-end per eliminare ridondanze, aumentare la qualità e liberare capacità verso attività a maggior valore. L’obiettivo: scalare rapidamente iniziative con ritorni rapidi (quick win) senza perdere di vista i programmi trasformativi di medio periodo.

    Scopri come impostare una roadmap esecutiva per scalare l’hyperautomation nella tua organizzazione

    I vantaggi dell’Hyperautomation

    L’hyperautomation, o automazione intelligente, non è più considerata un’opzione, ma una condizione essenziale per la sopravvivenza e la competitività aziendale. Secondo Gartner, entro il 2024, le organizzazioni implementeranno strategie di iperautomazione per ridurre i costi operativi fino al 30% e migliorare l’eccellenza operativa in un contesto “digital-first”.[Forum PA]

    Componente Tecnologica Funzione nell’Hyperautomation
    Intelligenza Artificiale (AI) e Machine Learning (ML) Analisi di dati non strutturati, decision-making, riconoscimento di pattern e apprendimento continuo.
    Robotic Process Automation (RPA) Automazione di task ripetitivi e basati su regole precise, simulando l’interazione umana con le interfacce software.
    Piattaforme Low-Code/No-Code (LCAP) Democratizzazione dello sviluppo, consentendo anche a utenti non tecnici di creare applicazioni e automazioni.
    Intelligent Business Process Management Suites (iBPMS) Orchestrazione e gestione di processi complessi end-to-end, integrando persone, sistemi e dati.
    Process Mining Analisi dei log di sistema per scoprire, monitorare e ottimizzare i processi reali, identificando colli di bottiglia e inefficienze.

    L’adozione di un approccio orchestrato porta benefici tangibili e rapidamente misurabili:

    • Ottimizzazione della produttività: I processi automatizzati sono più rapidi, efficienti e generano un impatto positivo sull’intera catena del valore.
    • Migliore comprensione dei processi: La grande quantità di dati generata dall’automazione permette analisi approfondite per definire strategie di lungo periodo.
    • Riduzione dei costi operativi: Il passaggio da attività manuali a flussi automatizzati riduce gli errori e permette di riallocare il personale su compiti a maggior valore aggiunto.[OT Consulting]
    • Maggiore agilità e resilienza: L’automazione rende l’organizzazione più adattabile ai cambiamenti del mercato e più resiliente di fronte a imprevisti.

    Misurazione del valore (OKR/KPI)

    Stabilire sin dall’avvio OKR e KPI consente di misurare con rigore l’impatto su efficienza, esperienza cliente e rischi operativi. La cultura del dato non è solo tecnologia: il framework del digital shift include analisi delle esigenze, definizione della strategia, coinvolgimento della leadership, valutazione tecnologica, process re-design, implementazione, formazione e monitoraggio delle performance. Nel settore pubblico, l’aggiornamento 2025 del Piano Triennale per l’informatica nella PA evidenzia proprio un monitoraggio puntuale delle linee di azione, a conferma dell’importanza di una governance misurabile.

    Fondamenti architetturali

    Cloud ibrido e multicloud

    La domanda di flessibilità e controllo sta consolidando le architetture ibride e multicloud. In Italia, l’adozione di data center proprietari per l’erogazione applicativa resta poco sopra il 50% (tra on-premises e off-premises), ma la componente aggregata di public, private ed edge è subito a ridosso: una fotografia che spiega il “testa a testa” con l’on-premise e l’ascesa dei modelli ibridi. Fattori macro come inflazione e costo dell’energia incidono sul TCO (i data center consumano circa 220–320 TWh/anno, circa l’1% del consumo globale), ma il trend d’investimento in infrastrutture rimane sostenuto, anche grazie a strategie nazionali e iniziative per il settore pubblico.

    In questo contesto, il paradigma Secure Cloud di WIIT offre una foundation progettata security by design per workload critici, con una rete europea di data center proprietari raggruppati in 7 Region (Italia, Germania, Svizzera) e Zone di servizio attivabili in funzione delle esigenze: Standard (alta disponibilità e sicurezza preventiva, segmentazione di rete, vulnerability management), Premium (servizi avanzati e SOC 24/7 per esigenze mission-critical) e DR (backup e disaster recovery flessibili). Questa articolazione consente di disegnare una roadmap cloud coerente con resilienza, performance e localizzazione del dato.

    Security by design e data governance

    L’incremento del rischio cyber impone un approccio nativamente integrato. Il 69% dei CISO segnala che l’evoluzione digitale complica la gestione delle vulnerabilità; in parallelo, la cloud adoption richiede specialisti non sempre sostenibili internamente. I principali effetti senza una copertura adeguata sono blind spot negli ambienti cloud, consumo di risorse per monitoraggi manuali e aumento del rischio di attacchi e incidenti, con impatti su costi, business e reputazione. La risposta è un percorso che coniughi embedded security, difesa proattiva basata su AI/ML e accesso a soluzioni best of breed tramite partner qualificati.

    La cornice regolatoria si rafforza con la direttiva NIS2, recepita in Italia con D.lgs. 138/2024: individua soggetti essenziali e importanti in settori ad alta criticità (energia, trasporti, sanità, infrastrutture digitali, acqua, banca, mercati finanziari, gestione servizi TIC, spazio) e altri settori critici (poste/corrieri, rifiuti, chimica, alimentare, manifatturiero, servizi digitali, ricerca), estendendosi anche a specifiche amministrazioni pubbliche. Le imprese devono adottare misure tecniche, operative e organizzative (analisi rischi, gestione incidenti, continuità operativa con backup/DR, sicurezza della supply chain, sviluppo e manutenzione sicuri, formazione, crittografia, gestione accessi e autenticazione multifattore), oltre a processi di notifica degli incidenti significativi articolati in pre-notifica (entro 24 ore), notifica dettagliata (entro 72 ore), eventuali relazioni intermedie e relazione finale (entro un mese). Le sanzioni possono arrivare fino a 10 milioni di euro o al 2% del fatturato mondiale per gli essenziali (7 milioni o 1,4% per gli importanti).

    Direttiva NIS2: scadenze e sanzioni definite

    L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) ha chiarito il percorso di adeguamento. Il termine ultimo per la registrazione obbligatoria dei soggetti NIS sulla piattaforma ACN è scaduto il 28 febbraio 2025. La mancata registrazione entro tale data comporta sanzioni amministrative pecuniarie fino allo 0,1% del fatturato.[ACN]

    Il percorso di adeguamento alla NIS2

    L’ACN ha strutturato l’implementazione della normativa in diverse fasi per consentire un adeguamento graduale. Le imprese devono presidiare le seguenti tappe:[Cybersecurity360]

    • Fase 1 – Attuativa (Metà Ottobre 2024 – Metà Aprile 2025)
      • Entro Marzo 2025: Pubblicazione da parte dell’ACN dell’elenco ufficiale dei soggetti NIS.
      • Entro Aprile 2025: Notifica formale alle aziende della loro inclusione nell’elenco e pubblicazione degli obblighi di sicurezza di base.
    • Fase 2 – Attuativa (Metà Aprile 2025 – Metà Aprile 2026)
      • Da Gennaio 2026: Scatta l’obbligo di notifica degli incidenti informatici al CSIRT Italia.
      • Entro Settembre 2026: Completamento dell’implementazione di tutte le misure di sicurezza di base richieste.
    • Fase 3 – Attuativa (Da Metà Aprile 2026 in poi)
      • Applicazione integrale del modello di categorizzazione e attuazione degli obblighi di sicurezza a lungo termine.

    Per i contesti più regolamentati, i servizi di Security as a Service di WIIT combinano SOC 24/7, threat detection e processi di risposta per anticipare e mitigare gli impatti, integrando la compliance NIS2 nei modelli operativi.

    Integrazione con sistemi legacy

    La modernizzazione dei sistemi core non è sinonimo di sostituzione indiscriminata. Nel perimetro SAP, ad esempio, la migrazione su HANA offre tre opzioni operative: nuova installazione con ripresa dati applicativa (supportata da SAP Landscape Transformation per shell e carve-out, consolidamento e armonizzazione dati), migrazione classica tramite upgrade progressivi (con fasi di preparazione degli ambienti, conversione Unicode e incremento degli enhancement packages) e Database Migration Option (DMO) of SUM, che combina in un unico passaggio upgrade e migrazione database in modalità big bang, riducendo tempi complessivi e downtime in alcuni scenari.

    La scelta tra approccio greenfield (ambiente ex novo con massima compatibilità architetturale) e brownfield (trasferimento selettivo con connettori e traduttori per garantire la continuità) va governata in un percorso di modernizzazione applicativa che minimizzi il rischio di interruzione dei servizi. La capacità di un provider come WIIT di ospitare ambienti mission-critical su piattaforme sicure e performanti riduce la complessità di progetto e accelera il ritorno dell’investimento.

    Architettura Secure Cloud WIIT

    Esecuzione e change management

    Roadmap a rilasci incrementali

    La trasformazione regge se l’esecuzione è scandita da tappe brevi e misurabili. Un approccio a rilasci incrementali con milestone a 90 giorni consente di produrre risultati tangibili, raccogliere feedback e correggere la rotta riducendo i rischi del big bang. Il framework operativo del digital shift — dall’analisi delle esigenze alla formazione e al monitoraggio — favorisce l’adozione interna e la diffusione delle competenze. Su questa base, WIIT struttura program increment che allineano roadmap tecniche e obiettivi di business, in particolare per workload critici ospitati nel Secure Cloud.

    DevSecOps e automazione

    L’automazione è un moltiplicatore di efficienza e sicurezza. In ambito infrastrutturale, la provisioning automatizzata di macchine virtuali abilita capacità “on demand”; sul fronte difensivo, un Security Operations Center automatizzato accorcia i tempi di rilevazione e risposta. Esperienze operative evidenziano che l’ingresso di automazioni e AI nei SOC consente di spostare risorse da compiti ripetitivi ad attività ad alto valore, mentre SIEM ed EDR generano alert, aggregano dati e producono reportistica utile agli analisti. Il coinvolgimento di data scientist dedicati nel team SOC — come nel modello operativo di WIIT — migliora continuamente i modelli di analisi e la qualità degli insight. L’adozione graduale, a partire da una platea limitata di processi, massimizza l’apprendimento organizzativo e il ritorno degli investimenti.

    Gestione del rischio e compliance

    La compliance non è un esercizio formale. Nella NIS2, oltre alle misure di sicurezza, sono richiesti processi strutturati per la gestione degli incidenti e flussi di notifica a tempi certi. La convergenza tra security by design e piani di Business Continuity/Disaster Recovery diventa essenziale per ridurre il rischio di outage dei sistemi IT. Nel settore pubblico, l’aggiornamento 2025 del Piano Triennale rafforza la centralità del Responsabile per la Transizione al Digitale (RTD) e introduce strumenti e piattaforme per accelerare l’erogazione di servizi digitali: SIOPE+ per il monitoraggio della contabilità pubblica, IT-Wallet come ecosistema per identità e documenti, l’obbligo per le nuove implementazioni di ricorrere nativamente alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati e target 2025 su acquisizioni (almeno 100) e progetti (almeno 50) in ambito AI. Sono inoltre previste iniziative su connettività SPC, rafforzamento della sicurezza (integrazione del rischio cyber nella progettazione, aggiornamento dei piani di risposta/ripristino, security awareness del personale) e strumenti operativi per procurement ICT e governance.

    Per le imprese private, il ricorso a una piattaforma come il Secure Cloud di WIIT — con Premium Security, Zone DR e SOC 24/7 — permette di inquadrare la gestione del rischio in un modello risk-based che supporta anche i carichi più regolamentati e mission-critical, riducendo time-to-compliance e rischio operativo.

    Oltre la compliance: scelte strutturali per competere nel 2025

    Le evidenze convergono su alcune priorità: consolidare architetture ibride e multicloud, integrare la security by design lungo l’intero ciclo di vita, scalare l’hyperautomation in modo controllato e governare la modernizzazione applicativa dei sistemi core (esempio SAP HANA) senza compromettere la continuità. Per la PA, l’aggiornamento 2025 del Piano Triennale indica strumenti e target concreti (PDND nativa, SIOPE+, IT-Wallet, AI), mentre per le imprese NIS2 impone processi, misure e tempistiche di notifica che richiedono piattaforme e competenze adeguate.

    In entrambi i casi, la scelta del provider è determinante. Con i suoi data center in 7 Region, le Zone Standard, Premium e DR, e i servizi di cybersecurity integrata, WIIT Group propone un Secure Cloud progettato per ospitare workload critici e accelerare l’innovazione nel rispetto della normativa. Per impostare una roadmap cloud pragmatica, governare la modernizzazione applicativa e adottare Security as a Service con SOC 24/7, l’approccio a rilasci incrementali con milestone a 90 giorni consente di portare valore in tempi rapidi e ridurre i rischi del cambiamento.

    Scopri come impostare una roadmap esecutiva per la tua organizzazione: strumenti, piattaforme e servizi devono operare come un unico sistema, al servizio del business e della resilienza digitale.

  • Scopri gli Affidabili Servizi Cloud per Aziende

    Scopri gli Affidabili Servizi Cloud per Aziende

    L’importanza dei Servizi Cloud per le Aziende

    In un’era dominata dalla trasformazione digitale, i servizi cloud aziendali rappresentano una componente essenziale per le imprese che mirano a garantire competitività, flessibilità e scalabilità. I servizi cloud offrono soluzioni innovative che trasformano l’agilità operativa delle aziende, supportando processi sempre più complessi e dinamici.

    Panoramica rapida: oggi le organizzazioni puntano su architetture cloud ibride e su approcci composable per ridurre tempi di rilascio, aumentare resilienza e rispettare requisiti regolatori (GDPR, NIS2, DORA). Le scelte di piattaforma e governance sono determinanti per ottenere benefici reali e misurabili. [WIIT Magazine]
    Scopri come i nostri servizi cloud possono trasformare la tua azienda. Contattaci oggi.

    Miglioramento dell’efficienza

    L’adozione di soluzioni cloud porta a un significativo miglioramento dell’efficienza aziendale. Attraverso l’uso di infrastrutture scalabili, le aziende possono adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato, implementando nuove risorse e funzionalità in tempi ridotti rispetto ai metodi tradizionali. Il concetto di Composable Enterprise, ad esempio, introduce un uso strategico della modularità e dell’integrazione, che permette di ridurre drasticamente i tempi di implementazione di nuovi servizi fino all’80%, come evidenziato da Gartner. Questo approccio non solo migliora la velocità di risposta al mercato, ma consente anche la simulazione di scenari futuri per ottimizzare le decisioni aziendali.

    “Deliver innovation and adapt more quickly” — linee guida Gartner per chi adotta il paradigma composable e per le architetture applicative moderne.

    [Gartner]

    Modular cloud infrastructure

    WIIT, leader nel cloud aziendale, emana soluzioni innovative come l’infrastruttura iPaaS (Integration Platform as a Service), che permette una gestione semplificata delle integrazioni tra sistemi diversi, assicurando un’operatività più fluida e coerente. Questo facilita il processo di reingegnerizzazione aziendale, essenziale in un contesto di digital shift continuo.

    Perché l’iPaaS è strategico: iPaaS standardizza connettori, riduce tempi di integrazione e supporta pipeline dati end-to-end, abilitando scenari di hyperautomation e composable architectures. [WIIT Magazine]

    Riduzione dei costi

    Uno degli obiettivi principali per cui le aziende si affidano ai servizi cloud aziendali riguarda la riduzione e l’ottimizzazione dei costi. Il passaggio da investimenti capitali (CAPEX) a spese operative (OPEX) è un vantaggio importante del modello cloud, permettendo alle aziende di pagare solo per le risorse effettivamente utilizzate. La possibilità di utilizzare un approccio di cloud ibrido, combinando cloud privati con cloud pubblici, consente non solo di ottimizzare l’allocazione delle risorse, ma anche di gestire i dati sensibili con maggiore sicurezza.

    • Valutare costi reali di utilizzo (pay-as-you-go) vs. costi on-premise;
    • Progettare workload placement (public, private, hybrid) in base a latenza, conformità e costo;
    • Usare strumenti di FinOps per monitorare e ottimizzare consumi e budget.

    L’analisi di WIIT sul cloud ibrido sottolinea l’importanza della connettività di rete robusta e della gestione unificata delle risorse tramite piattaforme di Delivery Platform. Questo consente sia la riduzione dei costi operativi che l’aumento dell’efficacia operativa. Tale modello non solo riduce il rischio di lock-in con un singolo provider, ma offre anche vantaggi strategici per il business, focalizzandosi sulle competenze principali dell’azienda senza distrarsi dalla complessa gestione dell’infrastruttura.

    Best practice operative per ridurre i costi cloud: governance centralizzata, monitoraggio continuo dei consumi (FinOps), uso di regioni e zone ottimizzate per latenza e compliance. [WIIT Magazine]

    Garantire Affidabilità e Sicurezza

    La sicurezza e l’affidabilità dei servizi offerti su piattaforme cloud sono elementi critici per le aziende, specialmente per quelle che operano in settori mission-critical. La capacità di rispondere rapidamente alle minacce e di mantenere la conformità normativa è cruciale in un ambiente così dinamico.

    Protezione dati avanzata

    La protezione dei dati è al centro dei servizi cloud sicuri. Con un aumento del 65% degli incidenti informatici in Italia, come riportato da Clusit, è fondamentale adottare una strategia security by design per proteggere i dati sia in transito che a riposo. WIIT, attraverso il suo Secure Cloud, integra soluzioni di sicurezza proattive, comprese la gestione delle vulnerabilità e la segmentazione delle reti.

    Nota operativa: errori di configurazione e gestione delle identità sono tra le cause principali delle violazioni cloud; è essenziale investire in processi di audit, vulnerability management e formazione degli utenti. [Gartner]

    L’approccio proattivo include anche il coinvolgimento della rete di CSIRT (Computer Security Incident Response Team) sponsorizzata da ENISA. Questi team facilitano il coordinamento e lo scambio di informazioni sugli incidenti di sicurezza, aumentando la capacità delle aziende di rispondere alle potenziali minacce prima che causino danni significativi.

    Cosa fa la rete CSIRTs dell’UE: coordina la risposta agli incidenti, facilita lo scambio di informazioni e supporta la gestione di crisi cross-border, con ENISA che svolge il ruolo di segretariato operativo. [ENISA]

    Conformità alle normative

    Assicurare la conformità normativa con il GDPR e la Direttiva NIS2 è un fattore decisivo per molte aziende. Questi regolamenti definiscono standard rigorosi per il trattamento dei dati e la protezione delle infrastrutture critiche. Il Secure Cloud di WIIT non solo garantisce la conformità normativa, ma offre audit periodici e supporto per mantenere la trasparenza delle operazioni.

    Normativa / Standard Ambito principale Impatto operativo per le aziende
    NIS2 Resilienza di reti e sistemi informativi Obblighi di risk management, notifiche incidenti e responsabilità di governance (coinvolgimento dirigenti). [NIS2]
    GDPR Protezione dati personali Requisiti su trattamento, trasferimenti internazionali e responsabilità del titolare/responsabile. Audit e misure tecniche/organizzative.
    DORA Resilienza operativa digitale (settore finanziario) Stress test, gestione terze parti e obblighi di reporting per istituzioni finanziarie. [WIIT Magazine]
    ISO/IEC 27017 – 27018 Controlli cloud e protezione PII Linee guida per provider cloud su controlli e protezione dei dati personali nel cloud.

    Inoltre, l’implementazione delle misure previste dal NIS2 rafforza l’impegno delle aziende nel migliorare la cibersicurezza, specie in tempi in cui la responsabilità cade sempre più sulle spalle dei dirigenti senior. Per le aziende che operano in settori critici, questi regolamenti non solo guidano miglioramenti interni, ma fungono anche da metriche per classificare e misurare l’efficacia delle politiche di sicurezza.

    • Governance: integrare la cybersecurity nella board agenda e definire responsabilità chiare per dirigenti e responsabili di funzione. [NIS2]
    • Processi: predisporre piani di incident response e business continuity allineati ai requisiti normativi.
    • Verifiche: audit periodici e vulnerability assessment con reportistica verso organi di controllo interni ed esterni.

    Innovazione e Performance nei Servizi Cloud

    I servizi cloud di oggi non si limitano a garantire operatività e sicurezza; offrono anche una piattaforma per innovazione continua e miglioramento delle performance aziendali.

    Utilizzo di tecnologie avanzate

    L’integrazione di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale (AI) e il machine learning (ML) rappresenta un significativo passo avanti per la personalizzazione e l’efficienza nei cloud aziendali. WIIT impiega AI e ML per migliorare non solo la sicurezza delle operazioni cloud, ma anche per ottimizzare l’ingestion e lo storage di grandi volumi di dati. Queste tecnologie offrono la capacità di individuare anomalie e prevenire potenziali problemi prima che si verifichino, riducendo il tempo di ripristino e ottimizzando i processi aziendali.

    AI and ML dashboard for anomaly detection
    • Use-case tipici: anomaly detection per sicurezza, predictive maintenance per infrastrutture, ottimizzazione costi e capacity planning con ML.
    • Benefici misurabili: riduzione MTTR (Mean Time To Repair), miglioramento SLA, prevenzione dei blackout applicativi.
    Scopri come i nostri servizi cloud possono trasformare la tua azienda. Contattaci oggi.

    Supporto continuo e personalizzato

    Un partner tecnologico affidabile offre non solo infrastrutture tecnologiche, ma anche supporto continuo e personalizzato. WIIT fornisce una combinazione di servizi di gestione e consulenza progettati per adattarsi alle specifiche esigenze dei clienti, assicurando così che ogni soluzione implementata sia perfettamente allineata con gli obiettivi e le necessità aziendali. Attraverso il proprio Secure Cloud e le regioni e zone premium, WIIT garantisce livelli ottimali di uptime e resilienza, perfetti per le aziende che non possono permettersi periodi di inattività.

    “Secure Cloud poggia su un network europeo con più di 20 data center proprietari raggruppati in 7 Region” — descrizione ufficiale delle capacità di localizzazione e compliance di WIIT.

    [WIIT Magazine]

    Questo approccio non solo annulla i rischi legati alla gestione del rischio cyber ma consente un’evoluzione continua verso l’innovazione, permettendo alle aziende clienti di concentrarsi sulla crescita e l’espansione delle loro attività.

    Implementazione pratica: per progetti mission-critical valutare Zone Premium + SOC 24/7 + DR Zone per garantire RTO/RPO certificati e continuità operativa. [WIIT Magazine]
    Fonti e riferimenti interni (citazioni nel testo):

    • [Gartner] — “Future of Applications: Delivering the Composable Enterprise” (Gartner Research).
    • [WIIT Magazine] — articoli e guide su Secure Cloud, digital shift e cloud security (WIIT Magazine, 2023-2025).
    • [Clusit] — Rapporto Clusit 2025, analisi degli incidenti informatici in Italia e trend 2024-2025.
    • [ENISA] — documentazione ufficiale sul CSIRTs Network e best practices per la gestione di crisi cyber.
    • [NIS2] — Direttiva NIS2 e documentazione interpretativa su obblighi di governance e risk management (fonti istituzionali e analisi normative italiane).
  • Trasformazione digitale per aziende: guida infrastrutturale e compliance

    Trasformazione digitale per aziende: guida infrastrutturale e compliance

    Obiettivi e requisiti della trasformazione digitale

    La trasformazione digitale aziende richiede una roadmap tecnologica che colleghi obiettivi di business misurabili a requisiti infrastrutturali, di sicurezza e di compliance. Il percorso si traduce in una sequenza di decisioni su architettura, governance e competenze operative, con milestone temporali rilevanti (ad esempio la pianificazione di migrazioni applicative come SAP S/4HANA entro i vincoli di supporto). Le fonti nazionali e europee forniscono quadri normativi e linee guida che devono guidare i requisiti tecnici e contrattuali.

    Allineamento business‑IT e metriche di successo

    Il punto di partenza operativo è la definizione condivisa di KPI che traducano outcome di business in requisiti tecnici. Tra gli esempi presenti nelle fonti si segnalano indicatori legati alla continuità operativa e al disaster recovery come RTO e RPO, metrature di uptime, tempo medio di ripristino (MTTR) e velocità di rilascio di patch o feature. La roadmap tecnologica deve contenere target verificabili e accordi di servizio (SLA) con fornitori e partner. Per i progetti ERP, la pianificazione della migrazione a SAP S/4HANA viene indicata come elemento chiave per rispettare la scadenza del supporto dei sistemi tradizionali (deadline operativa citata nelle risorse interne WIIT: 2027) e per ridurre rischi operativi.

    Richiedi un assessment per la tua roadmap digitale

    Requisiti di sicurezza e compliance

    La strategia di sicurezza va impostata come security by design e allineata a framework e norme: GDPR, ISO 27001 e le linee guida AgID per interoperabilità e sicurezza (vedi https://www.agid.gov.it/it/linee-guida). A livello europeo e nazionale, la direttiva NIS2 (Direttiva (UE) 2022/2555) ha esteso obblighi e ambiti di applicazione; in Italia l’Autorità competente (ACN) ha pubblicato indicazioni operative e tempistiche: la NIS2 è in vigore dal 16 ottobre 2024, la prima finestra di registrazione è stata attiva dal 1° dicembre 2024 al 28 febbraio 2025, è previsto l’aggiornamento annuale delle informazioni tra il 15 aprile e il 31 maggio, e decorrono obblighi di notifica e adozione di misure a partire da gennaio e ottobre 2026 rispettivamente (vedi https://www.acn.gov.it/portale/nis). Misure tecniche richieste nelle fonti includono inventario asset, gestione delle vulnerabilità, controllo degli accessi, cifratura, SIEM/EDR integrati con playbook automatizzati e processi di reporting e audit. Per soggetti NIS, le specifiche di base e la necessità di progressivi adeguamenti impongono che questi requisiti diventino clausole contrattuali nei rapporti con i provider cloud e i data center.

    Richiedi un assessment per la tua roadmap digitale

    Quadro operativo e tempi NIS2 (sintesi operativa)

    Sintesi operativa dei principali step normativi e delle finestre temporali utili per la pianificazione della compliance NIS2: registrazione iniziale, aggiornamenti annuali e scadenze per adozione e notifica.
    Elemento Data / termine Impatto operativo
    Entrata in vigore NIS2 16 ottobre 2024 Normativa operativa: inizio obblighi
    Prima registrazione soggetti NIS (porta ACN) 1 dic 2024 – 28 feb 2025 Registrazione e designazione punto di contatto
    Aggiornamento annuale informazioni 15 apr – 31 mag (annuale) Obbligo di aggiornamento dati soggetti NIS
    Obbligo notifica incidenti a partire da gennaio 2026 Procedure di incident reporting operative
    Obbligo adozione misure tecniche a partire da ottobre 2026 Implementare misure tecniche minime e verifiche
    Per le aziende: integrare subito NIS2 nella roadmap security (inventario asset, gestione vulnerabilità, SIEM/EDR, contrattualistica). L’aggiornamento annuale delle informazioni ad ACN è obbligatorio e va pianificato con risorse dedicate.[ACN]

    Definizioni operative: RTO / RPO / MTTR (breve)

    RTO (Recovery Time Objective)
    Tempo massimo entro il quale un processo o servizio deve essere ripristinato dopo un’interruzione per evitare conseguenze inaccettabili per il business.
    RPO (Recovery Point Objective)
    Fenomeno tempo: quantità di dati (o il tempo) che l’organizzazione è disposta a perdere rispetto all’ultima copia sicura. RPO breve = più replica/archiviazione frequente.
    MTTR (Mean Time To Repair)
    Tempo medio necessario per riparare un componente e ripristinare la funzionalità. Utilizzato come misura operativa per i processi di manutenzione e incident response.

    Suggerimento operativo: tradurre RTO/RPO in contratti SLA misurabili e testabili (es. test mensili per verificare RPO, DR drill semestrali per misurare RTO/MTTR). Per PA e soggetti NIS pianificare test documentati e reportati ad ACN/AGID secondo le tempistiche richieste.[ACN]

    Migrazione SAP S/4HANA: punti pratici per la roadmap (checklist)

    La transizione a SAP S/4HANA è ricorrente nelle roadmap dei vendor e dei partner. Per progetti ERP plan‑driven (scadenze supporto, integrazioni legacy, compliance) raccomandiamo i seguenti passi operativi sintetici.

    • Valutazione iniziale: inventario landscape SAP, moduli/custom code, interfacce (API, EDI, batch).
    • BIA specifica ERP: definire RTO/RPO per processi critici (fatturazione, magazzino, finanziario).
    • Scegliere percorso (conversione brownfield, re‑implementation o RISE with SAP) e modello di hosting (private cloud, hosted private, hyperscaler).
    • Pianificare integrazione con MES, PLM, WMS e sistemi non virtualizzabili; mappare cut‑over e rollback.
    • Test DR per ERP in ambiente pre‑go‑live e piani di fallback a livello di DB e applicativo.
    • Contrattualizzare SLA sul private cloud / managed services per garantire continuità e livelli di performance.
    WIIT e altri operatori pubblicano linee pratiche e white paper per la roadmap SAP e il ruolo del private cloud nella migrazione S/4HANA.[WIIT Magazine]
    Fase Deliverable chiave KPI di controllo
    Assessment Inventory, Custom Code analysis, BIA % workload mappato; RTO/RPO target definito
    Design Architettura target, integrazione, security by design Numero interfacce con SSO/segregazione; test di performance
    Migration Cut‑over plan, rollback plan, test HADR MTTR per componente critico; % test passati
    Run SLA, runbook, monitoraggio 24/7 Uptime; tempo medio patching; incidenti critici

    Scelte architetturali: hybrid / multi‑cloud / hosted private cloud — rischi e posizionamento

    Le fonti specializzate evidenziano che la scelta tra public, private e hybrid deve essere guidata da requisiti di sovranità dei dati, SLA, compliance (NIS2/GDPR) e caratteristiche applicative (legacy, performance, latenza). Il private/hosted private cloud spesso consente certificazioni di data center e contrattualistica più stringente; l’hybrid riduce lock‑in ma alza la complessità operativa.

    “La roadmap SAP che conduce allo spartiacque del 2027 – anno in cui cesserà il supporto per gli ERP diversi da SAP S/4HANA – è entrata nel vivo.” [WIIT Magazine]

    Best practice contrattuale: nel procurement cloud/data center includere clausole su localizzazione dati, processi di cancellazione certificata, diritti di audit, procedure di test DR e commitment su RTO/RPO verificabili.
    • Clausole di localizzazione e sub‑procurement (obbligo di dichiarare sedi fisiche dei dati).
    • Diritti di audit e reportistica automatica sullo stato di replica e sugli RPO ottenuti.
    • Piani di cancellazione certificata dei dati al termine del contratto o in caso di sostituzione/storage migration.

    [AgID] [ACN] [WIIT Magazine]

    Checklist tecnica e contrattuale rapida per i provider cloud / data center

    • Inventario asset e responsabilità dei trattamenti: identificare ruoli di Titolare/Responsabile/Incaricati.
    • RTO/RPO formalizzati e verificabili con test periodici; penali chiare in caso di scostamenti.
    • Conferma della localizzazione dei dati e della policy di sub‑appalto; clausole di subprocessor approval.
    • Meccanismi di cancellazione certificata e distruzione sicura dei supporti; audit trails.
    • Assistenza h24 h365 per servizi critici e piani di escalation documentati.
    • Documentazione di test DR e verbali da condividere con enti di controllo interni (e ACN/AGID quando richiesto).
    Nota: le clausole contrattuali devono essere allineate a vincoli di legge quali D.lgs. 196/2003 (GDPR nazionale), alle indicazioni del Garante e, per i soggetti NIS, agli obblighi ACN. Pianificare audit e prove con calendario condiviso.[AgID] [ACN]

    DR drill e test: modello operativo minimo

    Programmare esercitazioni periodiche e ripetute (DR drill) e integrare i risultati nel ciclo di miglioramento continuo: pianificazione → esecuzione test → verifica dei risultati → azioni correttive → aggiornamento PCO/PDR.

    Fase Attività Output
    Pianificazione Definizione scenario, obiettivi, soggetti coinvolti Test Plan, checklist
    Esecuzione Esecuzione passo‑passo del DR drill (start‑up sito DR) Verbale test, log attività
    Valutazione Analisi gap, RTO/RPO misurati Piano azioni correttive
    Mitigazione Implementazione azioni correttive Report di chiusura e aggiornamento PDR

    Suggerimento: documentare sempre gli esiti con evidenze tecnico‑operative e registrare RTO/RPO osservati per dashboard executive e per la rendicontazione ai C-level.[WIIT Magazine]

    Risorse e letture essenziali per implementazione operativa

    • Linee guida AGID su interoperabilità e sicurezza e sul disaster recovery per le PA (documenti operativi e pdf tecnici). [AgID]
    • Materiale ACN e pagine operative NIS (registrazione, modalità, specifiche di base). [ACN]
    • Approfondimenti tecnici e casi pratici pubblicati su WIIT Magazine (SAP roadmap, DR e cloud security). [WIIT Magazine]
    Consiglio pratico: predisporre una “cartella normativa e prove” (repository) che contenga: copia SFT, verbali DR drill, report RTO/RPO, contratti con clausole NIS2/GDPR—questa cartella è utile per audit e per il processo di aggiornamento annuale.[ACN]
    Composizione astratta neoplasticismo e costruttivismo che rappresenta trasformazione digitale

    Citazione e spunti editoriali

    “La roadmap SAP verso il 2027 pone al centro cloud, automazione e user experience. L’ERP diventerà sempre più il fulcro dei dati e delle decisioni: pianificazione e partnership per la migrazione sono strategiche.” [WIIT Magazine]

    Fonti

    1. [ACN] Pagine ufficiali NIS e documentazione operativa dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, incluse le indicazioni su registrazione, aggiornamento annuale e obblighi NIS2.
    2. [AgID] Linee Guida AgID: raccolta di documenti tecnici su interoperabilità, sicurezza, continuità operativa e linee guida DR per le Pubbliche Amministrazioni.
    3. [WIIT Magazine] Approfondimenti tecnici e articoli di WIIT su SAP S/4HANA, roadmap, cloud security e casi pratici sul tema DR e continuità.
  • Data center in Italia e Germania per infrastrutture critiche

    Data center in Italia e Germania per infrastrutture critiche

    Distribuzione geografica e ridondanza

    Richiedi una consulenza sui nostri data center

    La strategia di posizionamento delle infrastrutture è centrale per garantire resilienza e compliance agli ambienti IT critici. WIIT Group dichiara una rete proprietaria di 19 data center distribuiti tra Italia e Germania, con siti localizzati, tra gli altri, a Milano e Castelfranco Veneto in Italia e a Düsseldorf, Munich e Stralsund in Germania. In comunicazioni ufficiali l’azienda segnala inoltre che il suo paradigma Secure Cloud fa riferimento a un network europeo organizzato in 7 Region e a zone funzionali (Standard, Premium, DR), evidenziando come i numeri e le aggregazioni possano variare a seconda del contesto commerciale e dell’offerta.

    Aggiornamento operativo e numeri verificati: secondo la pagina ufficiale WIIT, la rete proprietaria è composta da 19 data center: 3 in Italia (di cui 2 certificati Tier IV) e 16 in Germania; il sito di Düsseldorf ospita il primo data center tedesco certificato Tier IV dall’Uptime Institute, elemento distintivo per il portafoglio Multi Tier IV.[WIIT]
    Area Numero siti Tier IV certificati (segnalati) Nota
    Italia 3 2 Milano, Castelfranco Veneto (WIIT: 3 siti totali, 2 Tier IV in Italia)
    Germania 16 ≥1 (Düsseldorf: primo Tier IV tedesco) Rete locale con presenza significativa a Düsseldorf (più sedi locali)
    Totale rete proprietaria 19 3 (indicativo, secondo comunicazioni) Numero e certificazioni: fonte aziendale ufficiale.[WIIT]
    Richiedi una consulenza sui nostri data center

    Vantaggi della presenza in Italia e Germania

    La presenza transnazionale consente di ottenere benefici pratici e normativi: riduzione della latenza locale per applicazioni critiche, near‑zero latency per clienti europei e un supporto alla sovranità del dato grazie alla collocazione geografica all’interno dell’Unione Europea. La distribuzione Italia‑Germania inoltre mitiga l’esposizione a eventi localizzati (blackout, guasti infrastrutturali o cambiamenti regolatori), favorendo una strategia risk‑based per C‑level e board aziendali che richiedono continuità operativa per processi mission‑critical quali ERP (SAP, Oracle, Microsoft), payment e servizi di business continuity.

    Per il management: la collocazione cross‑country facilita compliance GDPR e riduce rischi di concentrazione geografica. Le organizzazioni con requisiti di sovranità del dato trovano nella presenza esclusiva in UE un vantaggio operativo e contrattuale (contratti, audit e SLA gestiti in ambito europeo).[WIIT]

    Dal punto di vista della certificazione infrastrutturale, WIIT segnala la presenza di più siti certificati Tier IV dall’Uptime Institute e la realizzazione, a Düsseldorf, del primo data center tedesco certificato Tier IV, elemento che rafforza la proposta verso clienti soggetti a requisiti regolatori stringenti.

    “Tier IV facilities add fault tolerance to the Tier III topology. When a piece of equipment fails, or there is an interruption in the distribution path, IT operations will not be affected.” [Uptime Institute]

    Strategie di disaster recovery e failover

    Le pratiche descritte nelle fonti prevedono un approccio multi‑site per replica dati e failover geografico, con scenari configurati per workload differenziati: replica sincrona/asincrona, playbook di failover e prove periodiche. I data center certificati Tier IV, se implementati e gestiti in conformità alla topologia e alle pratiche operative indicate dall’Uptime Institute, forniscono una base tecnologica per SLA molto stringenti; a titolo esemplificativo la classificazione Tier IV è associata a una disponibilità indicativa annuale fino a 99.995%, parametro che contribuisce a fissare obiettivi di RTO e RPO per applicazioni mission‑critical.

    Impatto pratico della disponibilità Tier IV: 99.995% di uptime corrisponde a un tempo massimo di indisponibilità annua di circa 25–26 minuti; questo elemento è spesso utilizzato per dimensionare RTO (Recovery Time Objective) e RPO (Recovery Point Objective) nelle offerte mission‑critical.[Uptime Institute]
    Classe di workload Disponibilità target Max downtime/anno Esempio obiettivi RTO / RPO (indicativi)
    Payment / Core banking / ERP mission‑critical 99.995% ~25 min/anno RTO: <30 min — RPO: near‑zero (replica sincrona o continuous replication)
    Applicazioni core non realtime (es. BI, backoffice) 99.9% – 99.99% 1 h — 8 h/anno RTO: 1–4 h — RPO: 5–60 min (replica asincrona o snapshot frequenti)
    Servizi non critici / batch 99% – 99.9% ~9 h — 8 h/anno RTO: 4–48 h — RPO: ore (backup tradizionale)

    I valori di RTO/RPO sono da intendersi a titolo esemplificativo: la scelta tecnica dipende da architettura applicativa, SLA contrattuale, costi e vincoli di compliance.

    La governance operativa include test regolari, piani di continuità e revisioni post‑esercitazione per garantire l’efficacia dei processi di disaster recovery, coerentemente con le best practice di business continuity e disaster recovery illustrate nelle pubblicazioni aziendali.

    • Definizione degli scenari di failover e playbook operativi (test annuali/semestrali).[WIIT]
    • Replica differenziata (sincrona per dati critici, asincrona per workload meno sensibili).
    • Piani di comunicazione e runbook per C‑level e operation.
    • Service acceptance tests con validazione RPO/RTO e metriche di performance.

    Mappa WIIT data center Italia Germania

    Nota grafica per l’editoriale: la richiesta di immagine prompt (constructivist, 16:9, nodi Italia/Germania, 19 blocchi, tre Tier IV concentrici, SOC/ISO/energia) è coerente con un visual di header per un pezzo tecnico su multi‑site e resilienza.

    Sicurezza fisica e logica dei data center

    L’architettura di protezione dei siti unisce misure fisiche e controlli logici integrati, erogati come parte dell’offerta di Secure Cloud e delle soluzioni di Cyber Security di WIIT. L’approccio adottato mira a fornire una security by design end‑to‑end, che parte dall’edificio fisico fino ai servizi gestiti quali SOC, vulnerability management e threat intelligence.

    Struttura SOC / Cyber Defence: i servizi SOC sono integrati con controlli fisici e logici 24/7; nelle comunicazioni aziendali WIIT menziona SOCaaS e Cyber Defence Center per monitoraggio continuo, threat intelligence e gestione degli account privilegiati (PAM).[WIIT]

    Controlli di accesso, sorveglianza e segmentazione rete

    I data center enterprise combinano controlli di accesso multilivello (perimetro, badge, procedure di registrazione ed escort, biometrici dove applicabili) con videosorveglianza continua e policy di security fisica documentate. A livello logico sono previste misure quali segmentazione della rete, firewall di nuova generazione, sistemi IDS/IPS, soluzioni PAM per la gestione degli account privilegiati e monitoraggio 24/7 tramite Cyber Defense Center o SOC. L’integrazione tra controllo fisico e servizi gestiti consente di estendere la protezione a workload virtualizzati, container e ambienti multicloud, riducendo la superficie di attacco e limitando i movimenti laterali in caso di incidente.

    IDS / IPS
    Intrusion Detection / Prevention System — analizzano traffico di rete e segnali di anomalia per bloccare attacchi in tempo reale.
    PAM
    Privileged Access Management — controlla, registra e limita l’uso di account privilegiati per ridurre il rischio insider e la lateral movement.
    Segmentation
    Separazione logica delle reti per isolare workload critici e contenere incidenti.

    Certificazioni e standard (Uptime, ISO, TIA)

    La classificazione Tier dell’Uptime Institute definisce la topologia infrastrutturale e i requisiti per affidabilità e fault tolerance: il Tier IV introduce ridondanze indipendenti e un design fault‑tolerant che permette manutenzioni senza interruzione dell’operatività. Parallelamente, per la governance della sicurezza delle informazioni lo standard di riferimento è ISO/IEC 27001; la sua ultima edizione (ISO/IEC 27001:2022) è stata recepita a livello europeo e nazionale con aggiornamenti formali nel 2023‑2024, imponendo requisiti su ISMS, risk assessment e controlli (Annex A). Ulteriori riferimenti tecnici per cablaggio e layout infrastrutturale possono fare capo a linee guida di settore come TIA‑942. La combinazione di certificazioni infrastrutturali (Tier) e di sistema (ISO) costituisce la base per audit, compliance normativa (incluso GDPR) e rassicurazione verso clienti regolamentati.

    Aggiornamento normativo ISO: la ISO/IEC 27001:2022 è stata recepita come EN ISO/IEC 27001:2023 e in Italia come UNI CEI EN ISO/IEC 27001:2024; la transizione degli schemi di certificazione e degli organismi di certificazione è stata calendarizzata con scadenze variabili per adeguamento.[ISO/IEC 27001]
    Per l’audit compliance: combinare Tier (topologia infrastrutturale) e ISO/IEC 27001 (ISMS) permette di dimostrare a auditor esterni e clienti il controllo su continuità, gestione del rischio e misure tecniche/organizzative. Le aziende soggette a normative settoriali (finance, insurance, energy) spesso richiedono entrambi i livelli di certificazione.

    Efficienza operativa e capacity planning

    L’efficienza operativa unisce attività di capacity planning, orchestrazione cloud e pratiche per ridurre consumi e impronta ambientale. Le offerte Premium Cloud e MultiCloud sono progettate per gestire variazioni di carico senza compromettere sicurezza né compliance.

    Gestione capacità e scalabilità on demand

    Il capacity planning proattivo descritto nelle fonti prevede monitoraggio costante dell’utilizzo di CPU, I/O e network, forecast basati su trend storici e processi di provisioning rapido per rispondere a picchi transazionali. Le architetture ibride e multicloud consentono di spostare workload tra Private Cloud proprietario e public cloud mantenendo controlli di security e requisiti normativi: WIIT promuove modelli che integrano bare metal, VM e container per scalabilità elastica all’occorrenza.

    Efficienza energetica e sostenibilità

    L’ottimizzazione dei consumi è gestita attraverso metriche e interventi tecnici: il PUE (Power Usage Effectiveness) è lo strumento di riferimento per misurare efficienza energetica data center. Le pratiche indicate nelle fonti comprendono free‑cooling, recupero termico, ottimizzazione layout, upgrade di UPS e sistemi di raffreddamento, oltre a politiche di acquisto di energia rinnovabile e investimenti continuativi per ridurre l’impatto ambientale. La manutenzione predittiva e l’uso di strumenti DCIM vengono proposti come leva per bilanciare efficienza e resilienza, particolarmente critica per workload con requisiti di availability molto stringenti.

    • Misurazione PUE e obiettivi di miglioramento periodici.
    • Free‑cooling e recupero termico per ridurre il carico dei sistemi di condizionamento.
    • UPS moderni e ridondati; combined heat and power (CHP) per alimentazione locale (es. DUS1 menzionato nei materiali operativi).[WIIT]
    • DCIM e manutenzione predittiva per ottimizzare consumi e prevenire failure.
    Trend regolatorio e sostenibilità: iniziative europee (codici di condotta, Climate Neutral Data Centre Pact) e linee guida di settore tendono a premiare operatori che pubblicano metriche chiare di efficienza e roadmap per riduzione emissionale; un reporting ESG integrato viene sempre più richiesto anche in contratti enterprise.

    Per approfondire la proposta di WIIT sui multi Tier IV e le soluzioni Secure Cloud: Multi Tier IV Data Center, la guida pratica sui Tier è disponibile qui: Guida ai Tier data center, mentre la classificazione Tier dell’Uptime Institute è descritta su https://uptimeinstitute.com/tiers.

    Riferimenti citati (breve)

    • Pagina ufficiale WIIT – presentazione Multi Tier IV e dettagli sui siti (distribuzione 19 data center; DUS Tier IV, 3 siti Italia di cui 2 Tier IV). [WIIT]
    • Descrizione e definizione del Tier system (Tier IV: fault‑tolerant, disponibilità e criteri). [Uptime Institute]
    • Aggiornamenti ISO/IEC 27001: recepimento ed evoluzione della norma (2022 → recepimenti 2023/2024 in ambito europeo/italiano). [ISO/IEC 27001]
    • Notizia di settore sull’inaugurazione e certificazione Tier IV del data center di Düsseldorf (marzo 2024). [la Repubblica]

    Quando un componente hardware si guasta o si verifica un’interruzione nel percorso di distribuzione, le attività IT non subiranno alcun impatto.

  • Servizi cloud per aziende per workload mission-critical

    Servizi cloud per aziende per workload mission-critical

    Perché scegliere servizi cloud per aziende

    I processi mission-critical hanno esigenze che non ammettono compromessi: continuità del servizio, protezione del dato e prestazioni prevedibili. Negli ultimi anni, la centralità dei servizi cloud per aziende si è consolidata come abilitore della competitività e della trasformazione digitale. Le evidenze raccolte indicano una crescente fiducia nel modello cloud anche per applicazioni core, come gli ERP e le piattaforme di pagamento, grazie a livelli di affidabilità e resilienza ormai maturi. Già nel 2020 l’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano segnalava che l’11% delle grandi imprese non disponeva più di un data center di proprietà e che anche il 42% delle PMI aveva intrapreso percorsi di adozione del cloud (link, link). In questo scenario, WIIT Group si posiziona come partner strategico per la gestione di ambienti critici, con un paradigma di Secure Cloud che integra infrastrutture premium, processi rigorosi e cyber security nativa.

    Scarica la guida completa sui servizi cloud per aziende
    Dato aggiornato: il mercato Cloud italiano ha raggiunto 6,8 miliardi di euro nel 2024, con una crescita pari al +24% rispetto al 2023; la componente Public & Hybrid Cloud rappresenta la parte più dinamica del mercato.[Osservatori Politecnico di Milano]

    Perché i decisori IT confermano la scelta del cloud per i carichi core

    Le motivazioni concrete riscontrate nelle grandi organizzazioni includono:

    • Accesso rapido a risorse scalabili per progetti AI e analisi avanzata;
    • Riduzione del rischio operativo mediante infrastrutture ridondate gestite da specialisti;
    • Maggiore velocità di implementazione di funzioni di sicurezza e compliance.

    Definizione e vantaggi per workload critici

    Scarica la guida completa sui servizi cloud per aziende

    I workload mission-critical sono insiemi di applicazioni e dati che sostengono funzioni essenziali del business, dalla pianificazione della produzione alla gestione finanziaria, fino all’analisi operativa in tempo reale. I servizi cloud per aziende orientati a tali carichi devono garantire alta disponibilità, isolamento, scalabilità controllata e security by design. La letteratura di settore e le esperienze sul campo mostrano che, quando si parla di processi core, la continuità operativa non è una caratteristica accessoria ma un prerequisito che impatta su adempimenti contrattuali, regolatori e, non ultimo, sulla reputazione del brand.

    Le grandi imprese mostrano una forte propensione a ospitare dati critici in cloud: nel 2024 l’84% delle grandi imprese dichiara di aver migrato in cloud la totalità o parte dei dati critici di business.[Osservatori Politecnico di Milano]

    Il vantaggio competitivo del cloud per ambienti critici risiede nella possibilità di orchestrare piattaforme complesse con standard elevati di resilienza e protezione del dato, difficilmente replicabili in contesti on-premise. L’approccio proposto da WIIT con Secure Cloud nasce proprio per mettere a disposizione una foundation pronta per ospitare i workload più sensibili. La piattaforma si appoggia a una rete europea di oltre 20 data center proprietari organizzati in 7 Region (4 in Germania, 1 in Svizzera e 2 in Italia) e introduce un modello a ZoneStandard, Premium e DR — attivabili in base alla Region di riferimento.

    KPI: disponibilità, RTO/RPO, performance

    La valutazione dei servizi cloud per aziende che gestiscono ambienti critici passa da KPI chiari e misurabili. La disponibilità (uptime) esprime il tempo in cui il servizio rimane operativo senza interruzioni. RTO (Recovery Time Objective) e RPO (Recovery Point Objective) quantificano rispettivamente il tempo massimo tollerabile di indisponibilità dopo un incidente e la quantità di dati che si può perdere tra l’ultimo backup utile e l’evento stesso. A tali indicatori si aggiungono parametri di performance (tempi di risposta, throughput, latenza intra-Region), la consistenza dei failover e la prevedibilità dei tempi di ripristino.

    KPI Descrizione Target tipico per workload mission-critical
    Disponibilità (Uptime) Percentuale tempo operativo 99.99% – 99.995% (a seconda della zona/SLAs)
    RTO Tempo massimo per ripristinare il servizio Da pochi minuti fino a 4 ore (per sistemi critici: < 1 ora)
    RPO Quantità massima di dati perduti Da 0 (replica sincrona) a poche ore (repliche asincrone)
    Latenza end-to-end Tempo di risposta tra endpoint e applicazione <10–50 ms per applicazioni near-real-time
    MTTD / MTTR Mean time to detect / Mean time to restore MTTD: minuti; MTTR: dipendente da RTO contrattuale

    In contesti core, il mancato rispetto di questi KPI genera conseguenze immediate: impatti economici, sanzioni contrattuali, criticità di compliance e danni reputazionali. Le esperienze operative riportate mostrano che l’unico modo per ridurre in modo strutturale tali rischi è combinare resilienza infrastrutturale (ad esempio con data center certificati Tier IV e architetture ridondate), processi formalizzati e competenze verticali sul dominio applicativo. WIIT rafforza questo approccio adottando modelli ispirati a standard rigorosi, come ISO 22301 per il Business Continuity Management, che definisce ruoli, responsabilità e cicli di test per validare la tenuta dell’organizzazione rispetto a scenari di interruzione.

    Architettura e modelli di delivery

    La qualità di un servizio enterprise per ambienti mission-critical dipende dall’architettura e dalla corretta scelta del modello di delivery. La disponibilità di opzioni Hosted Private, Hybrid e Public consente di disegnare soluzioni su misura in base a requisiti di sicurezza, controllo sugli asset, latenza, scalabilità e compliance. L’obiettivo non è solo “spostare” sistemi nel cloud, ma costruire un disegno complessivo che mantenga separati — e al contempo interconnessi in modo governato — i domini core, i servizi a più basso impatto e le componenti di collaborazione.

    Checklist operativa per la scelta del provider

    • Proprietà o controllo dei data center e localizzazione regionale (territorialità dei dati);
    • Certificazioni infrastrutturali (Tier, ISO 27001, ISO 22301) e trasparenza nelle procedure di audit;[Uptime Institute]
    • SOC operativo h24, capacità di gestione incidenti e test periodici di Business Continuity (runbook);
    • SLA definiti su disponibilità, RTO e RPO con penali chiare;
    • Supporto per requisiti regolatori (GDPR, NIS2) e reporting per funzioni di controllo.

    Modelli: Hosted Private, Hybrid, Public

    Le fonti analizzate distinguono tre modelli principali. Il Public Cloud è ideale per carichi standardizzati, applicazioni specifiche e monetica di pricing pay-per-use. L’Hosted Private Cloud si rivolge a esigenze aziendali specifiche e a risorse informative che richiedono livelli elevati di sicurezza e controllo, rimanendo sotto governance dedicata. L’Hybrid Cloud consente di estendere il data center aziendale combinando ambienti proprietari e risorse in cloud, favorendo la gestione di applicazioni legacy e l’accesso a servizi ready-to-use ottimizzando la spesa IT. Questo impianto teorico ha ricadute pratiche: scegliere un modello o una combinazione di modelli implica definire confini, politiche di interconnessione e responsabilità operative che incidono su RTO, RPO e disponibilità.

    Security by design e segmentation delle workload

    La sicurezza è un criterio di design e non un’aggiunta successiva. L’insieme di pratiche descritte come security by design prevede che la protezione sia incorporata fin dalle scelte architetturali e nei flussi di gestione quotidiana: segmentazione di rete, controllo degli accessi, vulnerability management, monitoraggio continuativo e risposta agli incidenti. Nel paradigma Secure Cloud, la Zona Standard offre hardening e segmentazione, mentre la Zona Premium estende la copertura fino a ricomprendere tutti i macro-processi della cyber security con presidio h24 assicurato da un Security Operation Center. Questa impostazione si traduce in configurazioni coerenti con i requisiti di audit e con la necessità di distinguere domini di sviluppo, test e produzione.

    “Speed, flexibility and scalability of the Cloud must be complemented by the highest security standards in the industry, to enable all companies improving and innovating their processes with the highest level of confidence.” [WIIT Group]

    L’approccio a Zone consente anche un governo più granulare delle dipendenze tra workload e una riduzione della attack surface. Nei casi di gestione ambienti critici cloud, il perimetro di produzione viene isolato secondo criteri di necessità minima (principio del least privilege applicato ai flussi), mantenendo però percorsi sicuri di scambio con le altre aree. La disponibilità di backup, replica e piani di ripristino nella Zona DR riduce ulteriormente l’esposizione ai rischi sistemici e rende più lineare il percorso di compliance rispetto alle normative vigenti. A ciò si aggiunge l’esperienza maturata sui progetti core, in cui la combinazione di resilienza e sicurezza di processo — supportata anche da ISO 22301 — si è dimostrata decisiva per consolidare SLA coerenti con gli obiettivi di business.

    Conformità e certificazioni

    La compliance è oggi una dimensione irrinunciabile delle architetture per ambienti critici. Tra protezione dei dati personali e requisiti per operatori di servizi essenziali, gli obblighi normativi orientano scelte tecnologiche e organizzative. Il modello di servizio deve facilitare la tracciabilità, la segregazione dei dati e la dimostrazione degli adempimenti. In quest’ottica, le certificazioni di infrastruttura sono leve pratiche per ancorare SLA e misure di continuità a standard riconosciuti.

    Normative (NIS2, GDPR) e requisiti di compliance

    Il GDPR impone una gestione rigorosa dei dati personali, riconoscendo tutele come il diritto all’oblio e prevedendo sanzioni in caso di violazioni. Le risorse di consultazione, come GDPR.eu, offrono panoramiche aggiornate sulle prescrizioni e indicazioni operative per la conformità, inclusi esempi di modulistica e best practice per la protezione dei dati anche in scenari di remote working. La convergenza fra smart working e sicurezza è esplicitata nelle soluzioni Smart Working as a Service, che includono VPN enterprise, VDI e strumenti UCC, con la sicurezza applicata a infrastrutture, applicazioni, dispositivi, informazioni e identità. Questo supporto tecnologico è fondamentale per dimostrare l’adozione di misure adeguate e proporzionate al rischio nella gestione quotidiana dell’IT distribuito.

    La direttiva NIS2 amplia significativamente il perimetro di soggetti obbligati e rafforza responsabilità e obblighi di notifica; gli Stati membri dovevano recepire NIS2 entro il 17 ottobre 2024. Per le imprese, la roadmap di adeguamento richiede strumenti di risk management, gestione delle vulnerabilità e procedure di incident reporting.[European Commission – NIS2]

    La direttiva NIS2 — richiamata nei contenuti tematici — estende il perimetro della sicurezza delle reti e dei sistemi informativi, enfatizzando l’obbligo di adottare misure tecniche e organizzative per ridurre il rischio e gestire gli incidenti in modo strutturato. In pratica, la presenza di policy di sicurezza end-to-end, di un monitoraggio attivo e di processi di incident management è ormai parte integrante dei requisiti. Nell’offerta di WIIT, l’integrazione tra Cloud e Sicurezza in un unico modello gestionale e la disponibilità del SOC 24/7 nella Zona Premium del Secure Cloud rispondono a questa esigenza, fornendo strumenti reali per l’analisi e la risposta agli eventi avversi.

    Certificazioni Data Center (Uptime, Tier) e impatto sui SLAs

    Le certificazioni dell’infrastruttura rappresentano un ancoraggio concreto per SLA e impegni di disponibilità. Gli approcci di Uptime Institute e della Telecommunications Industry Association (TIA) sono i riferimenti più diffusi: entrambi definiscono 4 livelli di classificazione (tier o rated) e un set di 6 certificazioni con ambiti e durate specifiche. Una guida di approfondimento evidenzia come la rete globale di data center certificati Tier IV da Uptime Institute includa numerosi siti e che Uptime abbia emesso oltre 3.500 certificazioni in più di 118 paesi, evidenziando la diffusione del modello di certificazione a livello mondiale.[Uptime Institute]

    Implicazione pratica: la presenza di certificazioni Tier e di programmi di certificazione operativa aumenta la prevedibilità degli SLA e offre punti verificabili in sede di audit.[Uptime Institute]

    Nel perimetro europeo, WIIT sfrutta una rete multi-Region che comprende data center certificati Tier IV, abilitando la progettazione di servizi di continuità del business allineati anche alle realtà più regolamentate. La combinazione di ZoneStandard, Premium e DR — con il presidio operativo del SOC 24/7 permette di sostanziare SLA stringenti, valorizzando la resilienza dell’infrastruttura (ridondanza, fault tolerance) e la maturità dei processi di gestione (monitoraggio, vulnerability management, risposta agli incidenti).

    Secure Cloud Ecosystem

    Operatività e managed services

    Le architetture e le certificazioni, da sole, non bastano: la differenza per gli ambienti critici la fa la gestione quotidiana. Monitoraggio, prevenzione, risposta agli incidenti e prove periodiche di continuità costituiscono la spina dorsale del servizio. La centralità dei managed services emerge in modo netto nei progetti core, dove i costi di un fermo o di un disservizio superano la dimensione IT, con ricadute operative, legali e reputazionali.

    Supporto 24/7, SOC e gestione incidenti

    Nell’offerta WIIT, la Zona Premium del Secure Cloud include un SOC 24/7 che presidia gli ambienti con visibilità continua e capacità di intervento in tempo reale. L’integrazione tra Cloud e Sicurezza in un unico modello, già richiamata nelle analisi sui provider per progetti core, consente una gestione coordinata degli eventi: dall’identificazione delle minacce (threat detection) all’analisi, fino alla risposta e al ripristino. Questa impostazione riduce tempi morti decisivi per la tutela dei workload SAP, Oracle o Microsoft, nei quali i picchi di domanda e il transaction load possono amplificare gli impatti di un incidente.

    Trend di rischio: i rapporti di settore evidenziano un aumento significativo degli incidenti informatici negli ultimi anni; il Rapporto CLUSIT 2024/2025 riporta incrementi a doppia cifra negli attacchi gravi, sottolineando l’importanza di SOC e capacità di detection proattiva.[Clusit]

    La prevenzione si concretizza in pratiche come vulnerability management, hardening delle superfici esposte e segmentazione dei flussi, mentre il monitoraggio proattivo fornisce dati per anticipare possibili disservizi. La disponibilità dell’infrastruttura, sostenuta dalla presenza di data center Tier IV, è un prerequisito abilitante, ma è l’orchestrazione dei processi ad assicurare che ogni evento venga gestito con tempi di risposta e azioni coerenti con gli SLA. Le componenti per il lavoro agile (Enterprise VPN Client, VDI, UCC) descritte in Smart Working as a Service dimostrano come le capacità di supporto 24/7 non siano vincolate al solo back-end, ma comprendano l’intero ecosistema IT dei dipendenti, dal end-point al data center.

    Processi ITIL e runbook per continuità operativa

    La continuità operativa si costruisce con processi di riferimento e procedure ripetibili. Le fonti richiamano modelli ispirati a standard rigorosi come ISO 22301 per strutturare il Business Continuity Management: a partire dall’analisi d’impatto (business impact analysis), passando per la definizione dei piani, fino alle prove periodiche e agli aggiornamenti. In questo contesto, i runbook — intesi come insiemi documentati di azioni da eseguire in caso di specifici scenari — diventano strumenti operativi per coordinare i team e ridurre gli errori in situazione di stress. L’obiettivo è allineare i tempi di reazione (mean time to detect e mean time to restore) ai valori RTO/RPO definiti contrattualmente.

    # Esempio sintetico di runbook per failover di un servizio ERP
    1) Rilevamento: alert da sistema di monitoraggio -> notifiche SOC
    2) Prima azione (T+5 min): isolare segmento difettoso; attivare replica su Zona DR
    3) Comunicazione (T+10 min): notificare business continuity manager e stakeholder
    4) Switch di rete (T+15 min): aggiornare route e DNS verso replica valida
    5) Verifica (T+20 min): test sanity sulle transazioni critiche
    6) Remediation e post-mortem: raccolta log, analisi root cause, aggiornamento runbook

    La proiezione pratica di questi principi si vede nei servizi di backup e disaster recovery abilitati dalla Zona DR del Secure Cloud: la disponibilità di opzioni configurabili rende possibile calibrare politiche di retention, frequenza delle repliche e localizzazione dei dati compatibilmente con il requisito di territorialità e con i vincoli regolatori. La gestione degli ambienti di test e pre-produzione, separati dai domini di production per mezzo di segmentazione, riduce inoltre l’incidenza di errori da change e facilita le verifiche di compliance. L’impostazione per gestione ambienti critici cloud adottata nelle risorse WIIT mostra come i processi — non solo le tecnologie — siano determinanti per trasformare un’infrastruttura robusta in un servizio realmente affidabile.

    Costruire una roadmap di migrazione

    La migrazione verso il cloud per carichi mission-critical richiede una sequenza ordinata di attività e scelte basate su evidenze. A maggior ragione in ecosistemi complessi come quelli SAP, dove gli aggiornamenti (ad esempio relativi a HANA 2.0 e alla strategia Analytics) e le evoluzioni di prodotto richiedono allineamento continuo alla roadmap, come ricordato dalle risorse informative dedicate al tema. Una roadmap ben progettata mitiga i rischi di fermo, gestisce licensing e dipendenze applicative, e consente di misurare i risultati con KPI chiari.

    Assessment, classificazione workload, piano di rollback

    Il primo passo è un assessment approfondito dei sistemi: inventario applicativo, mappa delle dipendenze, requisiti di sicurezza e compliance, stima degli impatti in caso di indisponibilità. In base a questi elementi, i workload vengono classificati per criticità, con priorità di migrazione e identificazione dei domini che richiedono hardening avanzato (ad esempio l’inserimento in Zona Premium o l’attivazione della Zona DR). La pianificazione prevede wave successive di migrazione, con obiettivi concreti su RTO/RPO e performance, e la definizione di un piano di rollback testato per ogni passaggio. Questo approccio riduce l’incertezza e dà ai team operativi istruzioni chiare in caso di anomalie.

    Suggerimento pratico: pianificare migrazioni “a onde” (wave migration) con ambienti pilota e test di failover documentati riduce del 60–80% il rischio operativo percepito durante il cutover.

    La documentazione di sintesi suggerisce anche una checklist di valutazione del provider: proprietà dei data center, certificazioni, livelli di servizio, capacità di consulenza, competenze tecniche e strumenti di sicurezza. Nel caso WIIT, la rete di data center europei (oltre 20 in 7 Region) e la presenza di siti Tier IV abilitano scenari di migrazione che rispettano il requisito di territorialità e sostengono SLA rigorosi. Le risorse su Smart Working as a Service evidenziano come funzionalità di accesso sicuro (Enterprise VPN) e di virtualizzazione del desktop (VDI) possano fungere da ponte operativo durante i passaggi, permettendo continuità di lavoro anche in fasi transitorie.

    Strumenti per migrazione SAP/Oracle/Microsoft

    Gli ecosistemi SAP, Oracle e Microsoft sono tra i più diffusi nei contesti mission-critical. Le risorse di WIIT ne presidiano gli aspetti platform con un’offerta dedicata (Mission Critical Platform, SAP, Oracle, Azure), favorendo una transition che considera la natura dei dati e dei processi sottostanti. Nella migrazione, l’attenzione si focalizza su tre direttrici: governance dei cutover (con finestre di fermo ridotte e revert progettati), sicurezza (classificazione dei dati, gestione delle credenziali e dei ruoli) e performance (verifica della latenza end-to-end nelle nuove interconnessioni).

    RTO
    Recovery Time Objective: tempo massimo accettabile per il ripristino del servizio.
    RPO
    Recovery Point Objective: quantità massima di dati perduti in caso di incidente.
    SOC
    Security Operation Center: centro di monitoraggio e risposta agli incidenti.
    Tier IV
    Classificazione Uptime Institute: massimo livello di ridondanza e fault tolerance per data center.

    Le funzionalità descritte nella piattaforma per lo Smart Working — come l’uso di VDI per accedere in modo sicuro a workstation virtuali e l’Enterprise VPN — si rivelano utili anche durante i passaggi applicativi, perché riducono gli impatti sulle postazioni degli utenti e mantengono i dati sui sistemi centrali. Gli scenari di disaster recovery della Zona DR permettono di predisporre ambienti di pilot e switch controllati, testando i ripristini con i tempi richiesti e documentandone gli esiti ai fini di audit. L’adozione di un modello cloud con security by design, consolidato nella Zona Standard e potenziato in Premium, assicura che i principi di protezione siano presenti fin dagli strati più bassi della piattaforma e fino alla gestione del day-by-day.

    Casi d’uso per settori critici

    I benefici di un disegno secure-by-design e di servizi managed si riflettono in modo trasversale su più industrie, con declinazioni specifiche. Le esperienze citate e le categorie tematiche attive nelle risorse disponibili coprono, tra le altre, manifatturiero, fashion, pharma/healthcare, finance e food & beverage. La denominazione dei settori non è casuale: accomuna processi con elevata pressione sulla continuità, una catena di fornitura articolata e un perimetro regolatorio spesso stringente.

    Industria manifatturiera: produzione e MES

    Nel manifatturiero, l’integrazione tra ERP e sistemi MES (Manufacturing Execution System) è critica per assicurare continuità di produzione, qualità e tracciabilità. I servizi cloud per aziende orientati a questi ambienti sostengono requisiti di bassa latenza tra i livelli operativi e quelli gestionali, con capacità di scalare durante picchi di attività (ad esempio cambi di linea, stagionalità, campagne produttive). Le risorse correlate a SAP in ambito manufacturing, pur richiamate in altri contributi editoriali, confermano un’attenzione specifica all’ottimizzazione delle performance e alla riduzione dei tempi di fermo nelle transizioni di processo.

    Pharma e moda: conformità e tracciabilità

    Nei settori pharma/healthcare e fashion, la protezione dei dati sensibili e la tracciabilità sono cruciali. Nel pharma, le catene di produzione e distribuzione devono rispondere a standard di qualità e sicurezza elevati, con la necessità di dimostrare che i dati di processo e di batch non siano stati alterati e siano sempre disponibili per ispezioni. Nel fashion, la protezione della proprietà intellettuale, la gestione delle collezioni e la sincronizzazione della supply chain richiedono ambienti capaci di garantire confidentiality, integrity e availability lungo filiere globali.

    Le pratiche abilitate dal Secure Cloudsecurity by design nella Zona Standard, presidio h24 in Premium e ripristino con DR — si allineano a queste esigenze, offrendo una base per la compliance con il GDPR (anche grazie alle capacità di controllo degli accessi e alla tracciabilità delle operazioni) e per la gestione degli obblighi connessi ai dati critici. La disponibilità di strumenti per il lavoro distribuito (come evidenziato in Smart Working as a Service) consente di estendere in sicurezza le attività di progettazione e controllo qualità a team e fornitori, senza perdere di vista il requisito di territorialità del dato. Per consultare linee guida e riferimenti normativi è utile il portale dell’Agenzia europea per la cybersicurezza: https://www.enisa.europa.eu/.

    Innovazione e futuro del Secure Cloud

    Un servizio cloud per ambienti critici non deve solo resistere agli imprevisti: deve anche abilitare l’innovazione. Le evidenze raccolte mostrano come il Secure Cloud di WIIT sia stato progettato per dare una foundation solida su cui costruire applicazioni avanzate, dall’adozione di nuovi algoritmi di intelligenza artificiale a progetti di realtà aumentata/virtuale. Prestazioni, resilienza e sicurezza diventano, così, prerequisiti per sperimentare e scalare rapidamente soluzioni ad alto valore, mantenendo il controllo su dati e processi.

    Cloud native, AI e automazione operativa

    La crescita dell’AI e la diffusione di paradigmi cloud native spingono verso architetture agili e componenti loosely coupled. Nella prospettiva proposta, il Secure Cloud fornisce la base per ospitare soluzioni innovative senza sacrificare sicurezza e compliance. L’integrazione nativa della cyber security rende proattiva la gestione del rischio: nella Zona Premium, la copertura dei macro-processi di sicurezza e il SOC 24/7 consentono di individuare e contenere in tempi rapidi eventuali anomalie, requisito essenziale quando i dati alimentano modelli e logiche decisionali automatiche.

    Esempio operativo: la scalabilità combinata di Hosted Private + Public per fasi di training AI permette di ottimizzare costi e tempo senza esporre i nuclei di dati sensibili, mantenendo policy di governance e controllo accessi consolidate.

    La possibilità di scalare le risorse, combinando Hosted Private, Hybrid e Public, permette di dimensionare gli ambienti sulla base di necessità reali, ad esempio per addestramenti intensivi e fasi di inference meno onerose. La protezione garantita dalla Zona Standardhardening, segmentazione e alta disponibilità — limita l’attack surface e preserva la data integrity lungo catene di elaborazione sempre più composte. Gli strumenti per il lavoro remoto/multisede descritti in Smart Working as a Service rappresentano, inoltre, un’estensione naturale dell’ecosistema, rendendo più fluido il coinvolgimento di team diffusi senza derogare ai principi di sicurezza.

    Gestione multicloud e orchestrazione dei servizi

    La gestione multicloud è una realtà operativa. Le risorse analizzate descrivono un ecosistema in cui data center proprietari, hosted private cloud e public cloud coesistono per rispondere a esigenze diverse. L’elemento distintivo diventa allora la capacità di orchestrare i servizi, mantenendo omogeneità di sicurezza e continuità lungo l’intero ciclo di vita del workload. L’impostazione a Zone e l’organizzazione per 7 Region introdotta dal Secure Cloud forniscono un perimetro naturale per questa orchestrazione, definendo in modo chiaro dove attivare specifiche funzionalità e quale livello di resilienza ottenere.

    Metriche che l’orchestrazione deve rendere disponibili

    • Disponibilità per regione e per zona (report mensile e storico);
    • RTO/RPO effettivi per classe di servizio e trend delle esercitazioni DR;
    • Tempo medio di rilevamento e contenimento degli incidenti (MTTD/MTTR) monitorati dal SOC;
    • Log di accesso e verifica degli eventi per finalità di audit e compliance.

    Nel quadro di un multicloud innovativo, l’interoperabilità fra piattaforme — ad esempio tra ambienti SAP, Oracle e servizi Azure — deve poggiarsi su interconnessioni sicure e misurabili. Le scelte relative alla localizzazione dei dati, ai flussi di replica (DR) e alla separazione dei domini applicativi sono determinanti per rispettare gli SLA e per dimostrare l’aderenza ai requisiti di compliance. L’approccio WIIT, che fonde Cloud e Sicurezza in un modello unico, facilita una governance centralizzata che mantiene sotto controllo le variabili chiave (disponibilità, RTO/RPO, performance) e offre alle funzioni di controllo reportistica e tracciabilità coerenti.

    Fonti e riferimenti citati

    1. Osservatori Politecnico di Milano — Comunicati e report Cloud Transformation, dati mercato e adozione cloud (2024).[Osservatori Politecnico di Milano]
    2. Uptime Institute — Informazioni sul programma di certificazione Tier e dati aggregati sulle certificazioni emesse a livello globale.
    3. Clusit — Rapporto annuale sulla sicurezza ICT in Italia (2024/2025) con analisi degli incidenti e trend.
    4. European Commission (Digital Strategy) — Pagina informativa e orientamenti sulla direttiva NIS2 e recepimento negli Stati membri.
    5. WIIT Group — Documentazione ufficiale Secure Cloud e pagine dei servizi (descrizione Zone, SOC, Mission Critical Platform).
  • Dal Tier alle region: scegliere dove far vivere i dati

    Dal Tier alle region: scegliere dove far vivere i dati

    Parametri tecnici dei data center

    – Uptime Tier, ridondanza N+1/2N, SLA

    La classificazione Tier dell’Uptime Institute rappresenta lo standard internazionale per valutare l’architettura e le capacità di un data center. Il modello definisce quattro livelli crescenti di prestazione e resilienza (Tier I–IV), stabilendo requisiti oggettivi su alimentazione, raffreddamento, percorsi di distribuzione e capacità di mantenere l’operatività durante guasti o manutenzioni. Le differenze tra i livelli si riflettono nella presenza di componenti ridondati e di distribution path indipendenti: si va dalla base del Tier I alla fault tolerance del Tier IV, in cui i sistemi sono progettati per non interrompere i servizi anche in presenza di guasti imprevisti o interventi pianificati.

    Modern data center server room with rows of racks and glowing blue lights

    Tier I: Infrastruttura di Base
    Prevede un singolo percorso per alimentazione e raffreddamento, senza componenti ridondati. Offre una protezione limitata contro gli imprevisti e le interruzioni, sia pianificate che non. L’uptime atteso è del 99,671%, che corrisponde a circa 28,8 ore di fermo all’anno.[Magazine WIIT]
    Tier II: Componenti Ridondanti
    Introduce la ridondanza dei componenti critici (come UPS e generatori), ma mantiene un unico percorso di distribuzione. Questo aumenta la resistenza ai guasti dei singoli componenti, ma la manutenzione del percorso di distribuzione richiede comunque un fermo. L’uptime sale al 99,741% (circa 22 ore di fermo annuo).
    Tier III: Manutenzione Concorrente
    Questo livello è un punto di svolta. Un data center Tier III dispone di percorsi multipli per alimentazione e raffreddamento e di componenti ridondanti. La caratteristica chiave è la “manutenzione concorrente”: ogni componente può essere manutenuto, riparato o sostituito senza interrompere il servizio. L’uptime garantito è del 99,982%, con un massimo di 1,6 ore di fermo all’anno.[FOL.it]
    Tier IV: Fault Tolerance
    Il livello massimo di resilienza. Un’infrastruttura Tier IV è “fault tolerant”, progettata per resistere a qualsiasi singolo guasto imprevisto senza impattare le operazioni. Ogni componente è completamente ridondato e isolato. L’uptime garantito è del 99,995%, che si traduce in meno di 26,3 minuti di fermo l’anno.[FOL.it]

    Nei percorsi di selezione, la ridondanza tipologica (N+1 per le configurazioni con un elemento di riserva e 2N per la duplicazione completa dei sottosistemi critici) è un indicatore chiave per dimensionare Service Level Agreement allineati ai carichi di lavoro mission-critical. Le definizioni ufficiali dei Tier chiariscono che l’Istituto è l’unico ente autorizzato a rilasciare le certificazioni, elemento che consente confronti trasparenti tra siti e piani di investimento coerenti con obiettivi di business e continuità operativa.

    Prenota una visita virtuale ai nostri data center

    – Efficienza energetica e raffreddamento avanzato

    L’impatto energetico dei data center è diventato un fattore strutturale. In Italia, nel 2024 l’assorbimento ha superato i 500 MW, pari a circa il 3% del fabbisogno elettrico nazionale, mentre a livello europeo l’espansione è trainata da cloud, IoT e soprattutto AI. Le scelte tecnologiche per il raffreddamento (ad esempio free cooling e soluzioni ad alta densità idronica) e la localizzazione assumono quindi un peso determinante: tradizionalmente il Nord Europa ha beneficiato del natural cooling, ma Germania e Olanda stanno introducendo limiti legati a emissioni, consumo d’acqua e stress di rete, mentre Italia e Spagna stanno emergendo come hub alternativi per capacità, domanda e requisiti di residenza del dato.

    “Il mercato immobiliare dei data center in Italia è in piena espansione, spinto dalla crescente domanda di infrastrutture digitali e dalla necessità di supportare tecnologie come cloud computing, intelligenza artificiale, IoT e 5G. L’Italia, pur rimanendo indietro rispetto a mercati consolidati come Regno Unito, Germania e Paesi Bassi, si candida oggi a diventare un hub chiave, anche grazie alla sua posizione geografica e all’avanzamento della digitalizzazione.”

    — Ugo Giordano, presidente di Rina Prime Value Services[Corriere Comunicazioni]

    Il mercato italiano ha registrato una crescita annua dell’8% e rappresenta circa il 13% dei data center in Europa; nel 2023 gli investimenti in co-location hanno superato i 654 milioni di euro (+10% su base annua) e il valore del mercato cloud ha toccato i 4,8 miliardi di euro. In questo quadro, l’efficienza energetica non è solo variabile di sostenibilità, ma leva economica e di capacità espandibile per supportare AI e workload intensivi.

    Il boom del mercato italiano dei Data Center

    Il 2024 ha segnato un punto di svolta per il settore in Italia, con una crescita della capacità installata del 17%, raggiungendo i 513 MW IT. Questo slancio ha permesso all’Italia di superare mercati emergenti come Madrid e Varsavia. Gli investimenti annunciati superano i 37 miliardi di euro, con 10,1 miliardi già previsti per il biennio 2025-2026. Questo afflusso di capitali sta generando un impatto macroeconomico significativo, con una stima di crescita del PIL superiore a 800 milioni di euro e la creazione di oltre 5.500 nuovi posti di lavoro.[Key4Biz]

    Confronto Potenza Installata Data Center in Europa (2024)
    Hub (Città/Paese) Potenza Installata (MW IT) Caratteristiche Principali
    Londra (FLAP-D) 1.141 MW Storicamente il mercato più grande d’Europa per la colocation.
    Dublino 1.116 MW Polo attrattivo per i giganti del cloud grazie a regime fiscale favorevole.
    Amsterdam (FLAP-D) 761 MW Piattaforma strategica per l’accesso ai mercati del Nord Europa.
    Francoforte (FLAP-D) 713 MW Nodo di interconnessione cruciale con il più grande IXP (DE-CIX).
    Parigi (FLAP-D) 526 MW In forte espansione, supportato da politiche nazionali di digitalizzazione.
    Italia (Milano) 238 MW Hub emergente per il Sud Europa, supera Madrid e Varsavia.

    – Connettività carrier-neutral e interconnect

    Architetture carrier-neutral e la disponibilità di interconnect multipli permettono di ottimizzare latenza, resilienza e costi. La possibilità di scegliere fra diversi operatori e di attivare peering locali e dorsali a bassa latenza tra data center Italia Germania è centrale per applicazioni sensibili al ritardo, sincronizzazioni cross-region e scenari multicloud. Questi requisiti diventano determinanti nella definizione degli SLA per performance e disponibilità, insieme a meccanismi di Quality of Service e larghezze di banda garantite.

    Sicurezza e conformità

    – Controlli fisici e logici multilayer

    L’aumento degli attacchi gravi (+65% in Italia, fonte Clusit) e i costi di downtime che possono raggiungere i 9.000 dollari al minuto (Forbes) impongono un approccio security-by-design e dinamico. La sicurezza in cloud richiede di passare dalla difesa del perimetro al controllo di identità, dispositivi, attività e dati. Un programma efficace integra prevenzione, monitoraggio continuo e capacità di risposta, con incident response plan testati e cicli di penetration test periodici. La filiera diventa parte della superficie d’attacco: la security posture dei partner, inclusi i cloud provider, è un requisito da valutare e governare end-to-end.

    Abstract representation of cybersecurity with a glowing digital lock and shield

    – Certificazioni ISO 27001/22301 e audit

    Le certificazioni internazionali a supporto della gestione della sicurezza delle informazioni e della business continuity (ad esempio ISO/IEC 27001 e ISO 22301) forniscono evidenze verificabili su processi, controlli e miglioramento continuo. In un contesto di infrastrutture critiche e applicazioni mission-critical, audit ricorrenti e governance della conformità assicurano che procedure e controlli restino aggiornati e aderenti alle best practice.

    – Conformità GDPR/NIS2 e data residency

    La sovranità del dato è un tema industriale, competitivo e normativo. Il GDPR impone regole sulla protezione dei dati personali, mentre la Direttiva NIS2 (in vigore dal 17 ottobre) amplia gli obblighi di gestione del rischio e resilienza per settori critici, includendo cloud computing, data center, managed services e managed security services. L’articolo 21 prevede misure su analisi dei rischi, incident management, continuità operativa con backup e disaster recovery, crisis management, sicurezza della supply chain, secure development, formazione e modelli zero trust.

    Adempimenti chiave della Direttiva NIS2 per i Data Center

    La Direttiva NIS2, recepita in Italia, qualifica i fornitori di servizi di data center come “soggetti essenziali” o “importanti”, imponendo un approccio strutturato alla gestione del rischio cyber. I principali obblighi includono:[Agenda Digitale]

    • Analisi dei Rischi: Valutare periodicamente vulnerabilità e minacce, adottando contromisure proporzionate come crittografia, autenticazione multi-fattore e monitoraggio continuo.
    • Gestione e Notifica degli Incidenti: In caso di incidenti significativi, è obbligatorio inviare una pre-notifica (“early warning”) all’autorità competente (ACN) entro 24 ore, un rapporto dettagliato entro 72 ore e una relazione finale entro un mese.
    • Sicurezza della Supply Chain: Valutare i livelli di sicurezza dei fornitori ICT critici, inserendo requisiti contrattuali specifici per prevenire attacchi a cascata.
    • Business Continuity e Disaster Recovery: Implementare e testare piani di continuità operativa per garantire la resilienza dei servizi in caso di crisi.
    • Formazione del Personale: Erogare programmi di formazione periodici a tutti i livelli, inclusi i vertici aziendali che sono ritenuti direttamente responsabili della conformità.

    Sanzioni NIS2: un regime severo

    Il mancato adempimento degli obblighi NIS2 espone le organizzazioni a sanzioni severe, modellate su quelle del GDPR. Per i “soggetti essenziali”, le multe possono arrivare fino a 10 milioni di euro o il 2% del fatturato mondiale annuo, a seconda di quale importo sia superiore. Per i “soggetti importanti”, le sanzioni arrivano fino a 7 milioni di euro o l’1,4% del fatturato. Oltre alle sanzioni pecuniarie, le autorità possono imporre misure correttive vincolanti e, nei casi più gravi, sospendere le attività o rimuovere i dirigenti responsabili.[Agenda Digitale]

    Le sanzioni possono raggiungere i 10 milioni di euro o il 2% del fatturato mondiale per gli operatori “essenziali” (fino a 7 milioni o 1,4% per gli “importanti”). La localizzazione intra-UE e il controllo dei trasferimenti extra-UE sono quindi elementi di selezione imprescindibili.

    Rete e prestazioni

    – Peering locali e backbones low-latency

    Una rete carrier-neutral con peering verso gli Internet Exchange locali e dorsali internazionali a bassa latenza consente di ridurre i tempi di risposta ed evitare colli di bottiglia. Per applicazioni distribuite tra Italia e Germania, la qualità dei collegamenti interregionali è il cardine per la replica sincrona/asincrona dei dati e la stabilità delle performance.

    – Region e zone premium per HA

    Il paradigma Secure Cloud di WIIT introduce un’organizzazione in Region e Zone per livelli di resilienza crescenti. La piattaforma prevede Zone Standard, Premium e DR: la Standard abilita security-by-design, high availability e scalabilità; la Premium, disponibile nelle Region con siti ad altissima resilienza, estende i servizi con SOC 24/7 e copertura proattiva dei macro-processi della cybersecurity; la DR attiva funzionalità flessibili di backup e disaster recovery in base alle esigenze.

    Secondo i materiali più recenti, WIIT opera con data center di proprietà distribuiti in 7 Region (4 in Germania, 1 in Svizzera e 2 in Italia), con Premium Zone attive in 3 Region e due siti certificati Tier IV dall’Uptime Institute. In un contenuto precedente, l’azienda indicava “due data center di proprietà, di cui uno certificato Tier IV”: la differenza riflette l’evoluzione della rete proprietaria descritta nei documenti successivi. In tutti i casi, l’obiettivo è offrire livelli di disponibilità coerenti con workload critici in settori regolamentati, con soluzioni di secure cloud che elevano la sicurezza e la conformità ai massimi standard.

    – QoS e bandwidth garantita

    Quality of Service e contratti con larghezze di banda garantite sono strumenti essenziali per assicurare prestazioni costanti anche durante picchi di traffico. Per piattaforme ERP e applicazioni ad alta sensibilità alla latenza (ad esempio SAP e ambienti analitici), tali garanzie vanno allineate con le politiche di interconnessione tra Region, la qualità dei peering e la ridondanza dei percorsi di rete.

    Diagram of a European cloud ecosystem with regions, zones, and DR sites

    Resilienza geografica

    – Strategie active-active Italia-Germania

    La distribuzione dei carichi su più siti in Italia e Germania consente configurazioni active-active per garantire continuità in caso di fault localizzati o attività di manutenzione. Per ambienti con esigenze stringenti, l’orchestrazione tra Region abilita la scalabilità dei picchi e la riduzione del blast radius di eventi imprevisti.

    – Piani DR cross-country

    Un disaster recovery cross-country con repliche applicative e di dato tra Paesi diversi riduce il rischio di indisponibilità prolungate. Le architetture ibride, molto diffuse nel pharma, sfruttano benefici di controllo e prestazioni dell’infrastruttura privata insieme alla scalabilità del pubblico, con misure di sicurezza che coprono l’intera infrastruttura ibrida. In ecosistemi fortemente regolamentati, questa impostazione risponde alle esigenze di compliance senza rallentare la ricerca, la produzione o la distribuzione.

    – Test e simulazioni periodiche

    La resilienza non è un attributo statico: richiede verifiche periodiche. Processi di risk assessment, simulazioni di failover, aggiornamento costante delle misure tecniche e programmi di security awareness sono parti integranti di un piano di business continuity efficace. La rimozione dei single point of failure, la considerazione delle dipendenze da terze parti e l’adozione di siti ad elevatissima resilienza (fino al Tier IV) completano il quadro operativo per fintech, manifattura e servizi critici.

    Verso decisioni informate tra resilienza e sovranità del dato

    La combinazione di standard tier Uptime Institute, continuità operativa e requisiti normativi (GDPR e NIS2) definisce oggi il perimetro di scelta per infrastrutture in data center Italia Germania. Il contesto energetico – con domanda in forte crescita e regolazioni locali più selettive – impone di valutare efficienza e localizzazione come leve strategiche per sostenere AI e workload ad alta intensità. In parallelo, l’accelerazione di smart working e collaboration, esplosa nel 2020 con +20–50% di traffico dati domestico e 8,2 milioni di lavoratori potenzialmente attivabili da remoto, ha reso la business continuity una priorità trasversale alle funzioni aziendali.

    In questo scenario, WIIT propone il paradigma Secure Cloud come base per workload critici: Region europee (Germania, Italia, Svizzera), Zone Standard/Premium/DR, Premium Zone in 3 Region e data center certificati Tier IV dove progettare piani di disponibilità e ripristino allineati agli obblighi più stringenti. Per settori come pharma e finanza, in cui dati e processi richiedono livelli elevati di sicurezza e performance, queste scelte riducono la complessità e accelerano progetti di innovazione – inclusa l’adozione dell’AI – mantenendo controllo, sovranità del dato e cybersecurity integrate.

    Prenota una visita virtuale ai nostri data center

    Prenota una visita virtuale ai data center WIIT e valuta sul campo come region, zone e architetture certificabili possano trasformare i requisiti di resilienza, sicurezza e compliance in un vantaggio operativo misurabile.

  • Costruire continuità operativa reale: componenti chiave

    Costruire continuità operativa reale: componenti chiave

    La domanda di business continuity servizi cresce in parallelo alla dipendenza da infrastrutture digitali, applicazioni e dati distribuiti. Le ultime analisi evidenziano un quadro stringente: nel 2023 oltre la metà delle interruzioni più recenti ha generato costi superiori a 100.000 dollari e il 16% ha superato il milione, mentre il costo orario del downtime raggiunge i 300.000 dollari per il 91% delle medie imprese. In Italia, gli attacchi informatici gravi risultano in aumento del 65% e i costi di inattività possono arrivare a 9.000 dollari al minuto. In questo contesto, il paradigma Secure Cloud di WIIT — basato su un network europeo di più di 20 data center proprietari raggruppati in 7 Region (Italia, Germania, Svizzera), con Zone Standard, Premium e DR e data center certificati Tier IV — integra security by design, resilienza, territorialità del dato e continuità del business, supportando workload critici e iniziative di innovazione. Approfondimenti e casi d’uso sono disponibili su Secure Cloud, sul Disaster Recovery as-a-Service e sui vantaggi della Business Continuity in cloud.

    Inizia la valutazione della tua continuità operativa

    Glossario dei Termini Chiave

    • Business Impact Analysis (BIA): Analisi degli impatti sul business. Processo che identifica e valuta i potenziali effetti di un’interruzione delle operazioni di business critiche a seguito di un disastro, un incidente o un’emergenza.
    • Recovery Point Objective (RPO): Obiettivo del punto di ripristino. Indica la quantità massima di dati che un’azienda è disposta a perdere, misurata in tempo. Determina la frequenza dei backup.
    • Recovery Time Objective (RTO): Obiettivo del tempo di ripristino. Definisce il tempo massimo accettabile entro cui un’applicazione o un sistema deve essere ripristinato dopo un’interruzione per evitare conseguenze inaccettabili.
    • Data Center Tier IV: Il più alto livello di certificazione per un data center, definito dall’Uptime Institute. Garantisce la “fault tolerance” (tolleranza ai guasti), con ridondanza completa di ogni componente e percorsi di distribuzione multipli e indipendenti.
    • Disaster Recovery as a Service (DRaaS): Un servizio cloud che permette a un’organizzazione di eseguire il backup dei propri dati e della propria infrastruttura IT in un ambiente cloud di terze parti e di fornire il ripristino dell’infrastruttura e dei dati in caso di disastro.
    • Security Operations Center (SOC): Centro operativo per la sicurezza. Una struttura centralizzata che impiega persone, processi e tecnologie per monitorare e migliorare costantemente la postura di sicurezza di un’organizzazione, prevenendo, rilevando, analizzando e rispondendo agli incidenti di cybersecurity.
    • Mean Time To Detect (MTTD): Tempo medio di rilevamento. Il tempo medio che intercorre tra l’inizio di un incidente di sicurezza e la sua scoperta.
    • Mean Time To Recovery (MTTR): Tempo medio di ripristino. Il tempo medio necessario per riprendersi da un guasto o un’interruzione del servizio, dal momento in cui viene rilevato fino al ripristino completo delle funzionalità.

    Analisi del rischio e impatti

    Valuta ora la resilienza dei tuoi sistemi con WIIT

    L’analisi del rischio è il fondamento di qualsiasi strategia di continuità operativa. Senza una comprensione chiara delle minacce, delle vulnerabilità e dei potenziali impatti, un piano di continuità rischia di essere inefficace e di sprecare risorse preziose. Questo processo non si limita a un’analisi puramente tecnica, ma deve coinvolgere l’intera organizzazione per mappare le dipendenze critiche e quantificare le conseguenze di un’interruzione.

    Business Impact Analysis (BIA)

    La BIA è il punto di partenza operativo per stimare gli impatti economici, operativi e reputazionali del downtime e stabilire le priorità di protezione. I dati di riferimento convergono su un’evidenza: le interruzioni significative costano molto. Il sondaggio annuale 2023 indica che il 54% degli operatori ha attribuito alla propria ultima interruzione significativi costi oltre i 100.000 dollari e il 16% oltre 1 milione. In parallelo, studi di settore quantificano un costo orario di inattività di 300.000 dollari per la grande maggioranza delle medie imprese, mentre stime di scenario portano a 9.000 dollari al minuto nei casi più critici. Il Rapporto Clusit 2025 contestualizza l’urgenza con la crescita degli attacchi in Italia, sottolineando la necessità di piani di continuità integrati con la sicurezza informatica.

    L’enorme costo del downtime in Italia

    Le stime più recenti evidenziano un quadro allarmante per le aziende italiane. A seconda delle dimensioni e del settore, l’impatto economico di un fermo operativo può variare in modo esponenziale. È fondamentale non sottovalutare né i costi diretti (mancato fatturato, penali) né quelli indiretti (danno reputazionale, perdita di clienti).[AllsafeIT]

    Dimensione Azienda Costo Orario Stimato per Downtime Principali Fattori di Costo
    Piccola e Media Impresa (PMI) Da 10.000 € a 50.000 € Produzione ferma, dipendenti inattivi, impossibilità di fatturare.
    Grande Impresa Oltre 500.000 € Perdita di transazioni e-commerce, violazione di SLA (Service Level Agreement), impatto sulla catena di fornitura.

    Questi numeri dimostrano che il downtime non è un semplice problema tecnico, ma un rischio di business a tutti gli effetti, capace di generare un “effetto domino” che colpisce produzione, assistenza clienti, vendite e reputazione.[Cybersecurity360]

    Definizione RPO/RTO realistici

    Recovery Point Objective (RPO) e Recovery Time Objective (RTO) traducono l’analisi dei rischi in soglie operative misurabili: la massima perdita di dati tollerabile e il tempo di ripristino accettabile. Le scelte architetturali incidono direttamente su questi parametri. L’adozione di DRaaS semplifica la replica degli ambienti di produzione e il failover, uniformando la protezione di workload distribuiti tra on-premises, cloud e modelli ibridi. Il modello as-a-service consente di modulare il bilanciamento costi/obiettivi su base perimetrale, applicativa o di processo, ottimizzando RPO e RTO in funzione della criticità.

    Dipendenze applicative e dati

    La mappatura delle interdipendenze tra applicazioni, basi dati, integrazioni e servizi di piattaforma è essenziale per evitare single point of failure e sequenze di ripristino inefficaci. Nei contesti multicloud, la standardizzazione delle procedure di backup/replica e la coerenza dei piani di disaster recovery evitano soluzioni frammentate e garantiscono una governance omogenea. Il paradigma Secure Cloud di WIIT integra security by design e high availability per ambienti critici, permettendo di pianificare in modo coerente la protezione end-to-end.

    Strategie di continuità

    Active‑active e active‑passive

    Due approcci complementari guidano l’alta disponibilità. Le configurazioni active‑active distribuiscono il carico su più siti per un failover pressoché istantaneo, fino a scenari multisito in grado di azzerare i tempi di ripristino su determinati workload. Le architetture active‑passive mantengono un sito primario e uno secondario in standby, riducendo il costo complessivo con tempi di subentro controllati. La scelta dipende da RPO/RTO, criticità dei processi e vincoli di budget. La presenza di data center ad altissima resilienza — come quelli Tier IV nelle Premium Zone WIIT — consente livelli di disponibilità e resilienza elevati per servizi mission‑critical.

    Che cos’è un Data Center Tier IV?
    Secondo la classificazione dell’Uptime Institute, un data center Tier IV rappresenta il massimo standard di affidabilità e resilienza. La sua caratteristica chiave è la tolleranza ai guasti (fault tolerance). Questo significa che qualsiasi singolo guasto, pianificato o non, su qualsiasi componente dell’infrastruttura (alimentazione, raffreddamento, rete) non deve avere alcun impatto sulle operazioni IT. Ogni componente critico ha molteplici controparti ridondanti e percorsi di distribuzione fisicamente isolati. Questo garantisce un’operatività del 99,995% su base annua, che si traduce in meno di 26,3 minuti di downtime totale all’anno.[Uptime Institute]
    Confronto tra i Livelli di Certificazione dei Data Center[WIIT Magazine]
    Livello Caratteristica Principale Garanzia di Uptime Downtime Annuo Massimo
    Tier I Infrastruttura di base, senza ridondanza. 99,671% 28,8 ore
    Tier II Componenti ridondanti (N+1) ma un solo percorso di distribuzione. 99,741% 22 ore
    Tier III Manutenzione concorrente: ogni componente può essere manutenuto senza downtime. Percorsi di distribuzione multipli, ma solo uno attivo. 99,982% 1,6 ore
    Tier IV Tolleranza ai guasti: ridondanza completa (2N+1) e percorsi di distribuzione multipli e attivi. Resiste a qualsiasi singolo guasto. 99,995% 26,3 minuti

    Replica sincrona/asincrona

    La replica in tempo reale (sincrona) consente RPO molto stringenti, ma richiede bassissima latenza e scelte di prossimità tra i siti. La replica a intervalli (asincrona) amplia il raggio geografico e riduce i vincoli di rete, a fronte di un RPO più ampio. Nelle soluzioni in cloud, la Business Continuity combina repliche automatizzate, backup programmati e opzioni di disaster recovery con percentuali di successo superiori al 99% nelle procedure di ripristino, valorizzando l’elasticità della piattaforma.

    La scelta tra replica sincrona e asincrona non è una questione di “meglio” o “peggio”, ma di allineamento con le esigenze di business. La replica sincrona offre un RPO quasi nullo, essenziale per sistemi transazionali critici, ma a costo di maggiori requisiti di rete e una maggiore latenza applicativa. La replica asincrona, invece, offre flessibilità geografica e minori costi, rendendola ideale per la protezione di dati meno critici o per scenari di disaster recovery a lunga distanza.[Vinchin]

    Replica Sincrona vs. Asincrona: Un Confronto Dettagliato
    Caratteristica Replica Sincrona Replica Asincrona
    Recovery Point Objective (RPO) Quasi zero (nessuna perdita di dati). Da pochi secondi a ore (possibile perdita dei dati più recenti).
    Meccanismo La scrittura sul sito primario è confermata solo dopo che i dati sono stati scritti anche sul sito secondario. I dati vengono prima scritti sul sito primario e poi replicati sul secondario a intervalli regolari o in modo continuo con un certo ritardo.
    Impatto sulle Prestazioni Aumenta la latenza delle applicazioni, poiché ogni scrittura attende la conferma da due siti. Impatto minimo o nullo sulle prestazioni del sito primario.
    Requisiti di Rete Richiede alta larghezza di banda e bassissima latenza. Meno esigente in termini di banda e tollerante a una maggiore latenza.
    Distanza tra i Siti Limitata a brevi distanze (solitamente < 100-300 km) per non degradare le performance.[Agenda Digitale] Nessun limite pratico di distanza, ideale per la protezione geografica.
    Costo Più elevato a causa dei requisiti infrastrutturali e di rete. Meno costoso e più flessibile.
    Caso d’Uso Ideale Sistemi transazionali mission-critical (es. banche, pagamenti online) dove la perdita di dati è inaccettabile. Protezione di dati importanti ma non critici, disaster recovery a lungo raggio, backup remoti.

    Runbook di failover e fallback

    In caso di incidente, la differenza la fanno procedure chiare, testate e automatizzate. I runbook di failover (attivazione del sito secondario) e fallback (ritorno al primario) devono includere sequenze tecniche, controlli di coerenza dei dati e criteri di verifica dell’end‑to‑end. Le evidenze mostrano come l’errore umano contribuisca a una quota significativa degli incidenti: governance e formazione riducono sensibilmente la probabilità di imprevisti e accelerano il ripristino. Le Zone del Secure Cloud WIIT supportano questo approccio: la Standard include vulnerability management, segmentazione di rete e high availability; la Premium estende la protezione a tutti i macro‑processi della cyber security con SOC 24/7; la DR abilita servizi flessibili di backup e disaster recovery configurabili per esigenza.

    Diagramma astratto che rappresenta l'infrastruttura Secure Cloud con diverse regioni, data center e livelli di servizio collegati, in uno stile minimalista e geometrico.

    Test e governance

    Esercitazioni periodiche e audit

    Un piano efficace vive di test regolari. Il Disaster Recovery Plan prevede attività di testing continuativo e simulazioni pervalidare tempi di ripristino, comunicazioni e dipendenze applicative. Le linee guida di DRaaS sottolineano come la democratizzazione del disaster recovery passi da piattaforme omogenee in grado di semplificare ambienti complessi, riducendo l’onere di strumenti eterogenei. In un’ottica moderna, il piano di continuità evolve verso un processo continuo che coinvolge ruoli e funzioni — dalla direzione all’IT — con aggiornamenti costanti a fronte di cambi di processo e architettura.

    Pilastri di un Piano di Disaster Recovery Efficace

    Secondo le best practice del settore, un piano di DR solido non è solo un documento, ma un processo ciclico che deve includere:[Agenda Digitale]

    • Valutazione dei Rischi e BIA: Identificare minacce, vulnerabilità e impatti sul business.
    • Definizione di RTO e RPO: Stabilire obiettivi chiari per il ripristino.
    • Strategie di Backup e Ripristino: Implementare una strategia multi-livello (es. regola 3-2-1).
    • Meccanismi di Failover: Distribuire hardware ridondante e configurare processi automatici.
    • Protocolli di Comunicazione: Definire chi comunica, cosa e quando durante una crisi.
    • Test e Aggiornamenti Regolari: Condurre esercitazioni periodiche per validare e migliorare il piano.
    • Formazione del Personale: Assicurarsi che tutti conoscano il proprio ruolo in caso di emergenza.

    Metriche di efficacia (MTTR, MTTD)

    La misurazione consente di governare: Mean Time To Detect (MTTD) e Mean Time To Recovery (MTTR) sono riferimenti operativi per valutare la capacità di gestione incidenti IT e l’efficacia del ripristino. Nelle architetture in cloud, i provider assumono responsabilità dirette sull’uptime misurate da SLA, facilitando il controllo dei livelli di servizio end‑to‑end. L’integrazione di monitoraggio e risposta h24 — come nei servizi SOC attivi nelle Premium Zone WIIT — sostiene il contenimento dei tempi di rilevazione e intervento.

    Miglioramento continuo

    Il panorama delle minacce e la complessità infrastrutturale richiedono aggiornamenti costanti. Le evidenze raccolte sulle interruzioni mostrano un aumento della gravità dei guasti connessi a errori software, configurazioni e dipendenze di rete, oltre a fattori esterni come instabilità della rete elettrica ed eventi climatici. La risposta è un ciclo di miglioramento continuo alimentato da lessons learned, post‑incident review, revisione di policy e runbook, aggiornamento tecnologico e formazione. Le risorse dedicate e una piattaforma Secure Cloud by design forniscono la base per conciliare cloud e continuità operativa con requisiti di compliance e sicurezza.

    Perché ora: dati e infrastrutture come leva di resilienza

    I driver sono chiari: crescita degli attacchi gravi in Italia (+65%), impatti economici rilevanti delle interruzioni (oltre 100.000 dollari per oltre la metà dei casi, con picchi oltre 1 milione), complessità di reti e software che moltiplica le superfici di rischio. Le organizzazioni che trasformano la continuità in capacità sistemica, abilitata da infrastrutture resilienti e security by design, riducono drasticamente il profilo di esposizione e rendono sostenibile l’innovazione. In questo quadro, le architetture e i servizi di WIIT — Secure Cloud con Standard, Premium e DR Zone; DRaaS multi‑ambiente; Business Continuity in cloud — offrono un percorso concreto per progettare, testare e misurare la resilienza, con la forza di data center proprietari multi‑Region e di siti certificati Tier IV a supporto dei processi più critici.

  • Come orchestrare cloud ibridi senza perdere controllo

    Come orchestrare cloud ibridi senza perdere controllo

    Multicloud e cloud ibrido: contesto, definizioni operative e traiettorie del mercato

    Nel lessico dell’IT contemporaneo, multicloud e cloud ibrido non sono sinonimi, ma rispondono a esigenze complementari. Le fonti specialistiche concordano su una definizione funzionale: per multicloud si intende l’utilizzo, da parte di un’organizzazione, di servizi di cloud computing erogati da almeno due provider per eseguire applicazioni e carichi di lavoro, combinando cloud pubblici e/o privati; il cloud ibrido combina invece ambienti privati (on-premises o private cloud) e un ambiente pubblico, orchestrando carichi di lavoro comuni su più domini tecnologici. Nel multicloud, i servizi di provider diversi possono restare separati sul piano operativo oppure essere integrati affinché applicazioni in cloud differenti comunichino e condividano dati, riducendo duplicazioni e ottimizzando l’uso di risorse e servizi.

    Concetto di multicloud e cloud ibrido
    Glossario: Termini chiave dell’ecosistema Cloud

    • Multicloud: Strategia che prevede l’utilizzo di servizi cloud di più provider (pubblici o privati) per diversi carichi di lavoro, che possono rimanere operativamente separati.
    • Cloud Ibrido: Architettura che integra un ambiente privato (on-premise o private cloud) con almeno un cloud pubblico, consentendo la portabilità di dati e applicazioni tra di essi.
    • Vendor Lock-in: Situazione in cui un cliente è dipendente da un singolo fornitore per prodotti e servizi, non potendo passare a un altro senza costi o complicazioni significative.
    • TCO (Total Cost of Ownership): Costo totale di esercizio; una metrica finanziaria per stimare tutti i costi, diretti e indiretti, associati a un asset o a un sistema per l’intero suo ciclo di vita.
    • SLA (Service Level Agreement): Accordo sul livello del servizio; un contratto che definisce il livello di servizio che un fornitore si impegna a erogare a un cliente, specificando metriche come uptime, performance e responsabilità.
    • IaaS (Infrastructure as a Service): Modello di servizio cloud che fornisce risorse di calcolo virtualizzate (infrastruttura) via Internet.
    • PaaS (Platform as a Service): Modello che offre una piattaforma hardware e software su cui gli sviluppatori possono creare, distribuire e gestire applicazioni senza la complessità di costruire e mantenere l’infrastruttura sottostante.
    • SaaS (Software as a Service): Modello di distribuzione del software in cui un provider ospita le applicazioni e le rende disponibili ai clienti su Internet tramite un abbonamento.
    • Kubernetes: Piattaforma open-source per l’orchestrazione di container, che automatizza il deployment, la scalabilità e la gestione di applicazioni containerizzate.
    • Direttiva NIS2: Normativa europea (Network and Information Security, seconda versione) che mira a elevare il livello di cybersicurezza comune in tutta l’UE per i settori critici e importanti.
    • ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale): L’autorità nazionale italiana per la cybersicurezza, responsabile della protezione degli interessi nazionali nel cyberspazio.
    • OT (Operational Technology): Tecnologia operativa; hardware e software dedicati al monitoraggio e al controllo di processi e dispositivi fisici in ambienti industriali (es. sistemi SCADA).

    Il quadro competitivo ha accelerato queste scelte. La letteratura di settore rileva che le strategie multicloud offrono libertà di selezione della funzionalità migliore per ogni workload, mitigano i vincoli da fornitore (vendor lock-in) e incrementano affidabilità e ridondanza, riducendo il rischio di single point of failure. La spinta verso scalabilità, resilienza e innovazione si è consolidata negli ultimi anni, anche per effetto delle pressioni macroeconomiche e della trasformazione digitale diffusa. Sul fronte ibrido, l’esperienza di impresa mostra come la Private Cloud – sia in-house sia in modalità ospitata/gestita – continui a essere la sede elettiva dei workload mission-critical, grazie a controllo, personalizzazione e capacità di audit tipiche dell’on-premises, oggi integrate con gli automatismi e la scalabilità propri del cloud pubblico in architetture unificate di gestione.

    Il mercato cloud italiano in forte accelerazione

    Le più recenti analisi di mercato confermano un’espansione senza precedenti del cloud in Italia, spinta in modo significativo dall’adozione dell’intelligenza artificiale. Secondo i dati dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, il mercato ha raggiunto un valore di 6,8 miliardi di euro nel 2024, segnando una crescita del +24% rispetto all’anno precedente.[Osservatori.net] Questo incremento è il più alto registrato negli ultimi sei anni.

    Segmento di Mercato (2024) Valore (Miliardi di €) Crescita vs 2023 Driver Principale
    Public & Hybrid Cloud 4,8 +30% Servizi infrastrutturali (IaaS) e piattaforme per AI (PaaS)
    Infrastructure as a Service (IaaS) 2,1 +42% Sperimentazione e sviluppo di applicazioni innovative
    Platform as a Service (PaaS) 0,845 +23% Utilizzo di API per Large Language Models (LLM)
    Software as a Service (SaaS) 1,8 +21% Integrazione di funzionalità AI in piattaforme esistenti

    Le previsioni a medio termine rafforzano questa tendenza: si stima che il mercato del cloud computing in Italia possa raggiungere i 12,45 miliardi di dollari nel 2025 e superare i 31,75 miliardi di dollari entro il 2030, con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 20,6%.[Mordor Intelligence]

    Scarica il template di policy multicloud per la tua azienda

    Diverse evidenze quantitative aiutano a contestualizzare il fenomeno. Un’analisi di mercato riportata in letteratura segnala che nel comparto finanziario l’85% dei carichi di lavoro critici non risulta ancora in Public Cloud, elemento che conferma la centralità di modelli ibridi e privati in settori regolamentati. Parallelamente, il dibattito sulla cloud repatriation – la ricollocazione di applicazioni e dataset dal Public Cloud verso infrastrutture private – evidenzia dinamiche reali: un sondaggio di fine 2021 (451 Research, “Voice of the Enterprise: Datacenters”, via block&files) riportava che il 48% dei CIO aveva già spostato applicazioni o grandi workload dal rispettivo hyperscaler a un’altra infrastruttura, e che nell’86% dei casi la destinazione era un data center di proprietà. Le cause principali includevano l’evitare il lock-in, insoddisfazioni prestazionali e l’ottimizzazione dei costi totali di esercizio (TCO).

    La nuvola si conferma un pilastro imprescindibile per il percorso di digitalizzazione delle imprese del nostro Paese e consentirà di rispondere all’enorme domanda di servizi connessi all’intelligenza artificiale. Le organizzazioni devono quindi prepararsi ad accogliere l’impatto di questa trasformazione, cavalcando l’onda senza esserne travolte.

    — Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Cloud Transformation[Osservatori.net]

    La scelta dell’architettura – single provider, multicloud, ibrida – non è solo tecnica: ha impatti su compliance, presidio del rischio, modelli di costo e velocità di rilascio. Le fonti delineano una prassi emergente: utilizzare il pubblico per la scalabilità pressoché illimitata (ad esempio in analisi dati e intelligenza artificiale), mantenendo in Private Cloud i processi più sensibili. In questa cornice, WIIT Group sottolinea come la Private Cloud, specie in modalità managed/hosted, consenta tenuta prestazionale, supervisione e single-tenancy con Service Level Agreement stringenti, integrandosi con risorse pubbliche in una gestione unificata che previene dispersioni e inefficienze.

    Le pratiche applicative moderne – container, microservizi, Kubernetes – sono citate come abilitanti di portabilità e coerenza di gestione in scenari multi-provider. È su queste basi che le aziende costruiscono una strategia che “mappa” i requisiti di ogni carico (prestazioni, latenza, residenza del dato, sicurezza) al servizio più idoneo, pianificando in anticipo interoperabilità, governance e controlli.

    Vantaggi e limiti: tra performance, lock-in, TCO e interoperabilità

    Le fonti tecniche concordano su un nucleo di benefici del multicloud: flessibilità di scelta per “il meglio di ogni cloud”, assenza di vincoli a un unico fornitore, ottimizzazione dei costi selezionando per workload la combinazione più favorevole prezzo/prestazioni, maggiore affidabilità grazie a ridondanze e geografie alternative, e conformità facilitata, potendo distribuire dati e applicazioni in aree con requisiti locali stringenti. La Private Cloud aggiunge single-tenancy, controllo granulare e trasparenza dei costi, elementi che risultano decisivi in settori ad alta regolazione, come sanità e finanza.

    In parallelo, emergono quattro aree di attenzione ricorrenti:

    • Data security e protezione dei dati. La sicurezza in ambienti cloud richiede configurazioni corrette delle componenti di rete, aggiornamenti continui, e strumenti di Identity & Access Management avanzati. Le fonti evidenziano come API non certificate, accordi di servizio incompleti o scarsa trasparenza possano generare esposizioni impreviste. I rimedi includono architetture security-by-design, firewall, antivirus e scelte di connettività adeguate alla disponibilità richiesta.
    • Complessità in ambienti multi-provider. Le impostazioni multi-cloud sono complesse da orchestrare: misconfigurations, patching non allineato, approcci deboli alla data governance e scarsa granularità del dato ostacolano il controllo dei workflow e l’applicazione uniforme delle policy. Per mitigare, le fonti indicano soluzioni di gestione ad hoc e, prima dell’ingaggio con un provider, la definizione di standard di interoperabilità e portabilità che riducano colli di bottiglia nella trasformazione degli application stack, nella cifratura durante le migrazioni e nella messa in esercizio di rete e servizi.
    • Prestazioni e disponibilità. La qualità del servizio percepita dal business dipende dall’infrastruttura del fornitore e dalla bandwidth disponibile. La connettività incide in particolare dove vi siano grandi trasferimenti tra client e server; reti non affidabili aumentano il rischio di interruzioni e integrità dati compromessa. Il suggerimento operativo è investire in as-a-service affidabili, con monitoraggio real-time e architetture ridondanti per sostenere alta disponibilità.
    • Migrazione: tempo, costi e competenze. Spostare dati e applicazioni richiede skill adeguati, una roadmap realista e una pianificazione dei costi. Le fonti notano la crescita di tooling e workflow cloud-ready, ma raccomandano il supporto di un provider con approccio consulenziale lungo l’intero ciclo – dal disegno alla gestione – per ridurre rischi e time-to-value.

    Il tema dei costi complessivi (TCO) resta centrale sin dagli esordi del cloud. L’esperienza riportata suggerisce che, a parità di condizioni e su orizzonti temporali prolungati, talune configurazioni Private Cloud possano risultare più favorevoli rispetto alla spesa variabile del pubblico, soprattutto ove la scala fissa e i requisiti di controllo prediligano modelli previsionali e trasparenti. In aggiunta, outsourcing e Hosted/Virtual Private Cloud aiutano a comprimere la gestione infrastrutturale, beneficiando di economie di esperienza e know-how specialistico.

    Nel confronto con il multicloud, i report dei fornitori evidenziano ulteriori vantaggi potenziali: migliore latenza globale grazie alla capillarità dei data center, disaster recovery cross-cloud, compliance per aree geografiche diverse, e accesso tempestivo a tecnologie innovative (ad esempio servizi di AI, data analytics, service mesh). Tuttavia, le sfide citate – gestione più complessa, sicurezza e conformità coerenti tra cloud, interoperabilità, controllo dei costi – richiedono un design rigoroso. Qui il ruolo del partner diventa determinante: WIIT Group sottolinea che la qualità degli SLA, l’ampiezza dell’offerta e la disponibilità di una infrastruttura proprietaria certificata – incluse Premium Zone e data center Tier IV – sono fattori che impattano direttamente business continuity e performance.

    Governance e sicurezza: modelli di controllo, requisiti normativi e paradigma “Secure Cloud”

    La governance è indicata come primo obiettivo negli ecosistemi multicloud e ibridi. L’esperienza riportata dal mercato italiano (fonte: osservatorio citato in letteratura tramite ZeroUno) racconta che già nel 2021 il 34% delle grandi imprese utilizzava servizi Public Cloud di più fornitori; dopo decisioni tattiche adottate durante la pandemia, l’urgenza si è spostata sulla gestione centralizzata degli asset: sicurezza, costi e app management. Le piattaforme di orchestrazione consentono di automatizzare configurazioni e policy, abbattere gli sprechi attraverso uno scaling dinamico rispetto ai carichi effettivi e pagare solo i servizi necessari, con identity & access management, log analytics e controlli di rete coordinati su tutti i domini. In sintesi, una console unica per governare ambienti eterogenei.

    Governance e sicurezza nel cloud

    Anche la prospettiva cyber spinge a questa unificazione. Un’analisi indipendente (Coleman Parkes, citata nel materiale fornito) segnala che il 69% dei CISO ritiene che la digital evolution renda più difficile la gestione delle vulnerabilità; contestualmente, la cloud adoption impone di potenziare i team con specialisti non sempre disponibili. Il risultato tipico sono punti ciechi negli ambienti cloud, consumi di risorse dovuti a monitoraggi manuali inefficaci e un aumento del rischio di attacchi informatici, con impatti su costi, business e reputazione. La via d’uscita proposta è una sicurezza “embedded” e proattiva, sostenuta da soluzioni basate su AI e machine learning, con accesso a tecnologie best-of-breed e pratiche di resilienza dinamica su processi e ambienti.

    Nel perimetro industriale, l’urgenza è confermata da un rilievo Bloor Research che il materiale riporta: il 74% delle imprese non dispone di un processo attivo di OT Risk Assessment e l’81% non ha un piano di risposta a incidenti OT; la convergenza IT/OT rende i sistemi manifatturieri esposti anche a vettori d’attacco apparentemente semplici (ad esempio e-mail). Strumenti, processi e servizi gestiti – tra cui Security Operations Center e modelli di security-as-a-service – diventano quindi determinanti per garantire business resilience e continuità operativa.

    Sul fronte regolatorio, la Direttiva NIS2 recepita in Italia con il D.lgs. 138/2024 amplia il perimetro rispetto alla NIS1 includendo settori come ricerca, poste e corrieri, servizi ICT, acque reflue, servizi digitali, spazio e specifiche aree del manifatturiero (chimica, alimentare, gestione rifiuti). I soggetti “Essenziali” e “Importanti” in settori critici e ad alta criticità sono tenuti a implementare misure tecniche e organizzative adeguate (art. 21): analisi dei rischi, autenticazione a più fattori, sicurezza di sistemi e asset, gestione degli incidenti, controllo degli accessi, tutela della supply chain, formazione, business continuity e crittografia.

    NIS2: Dalla Conformità alla Leva Strategica

    Adeguarsi alla Direttiva NIS 2 e al Regolamento DORA non è solo un obbligo normativo, ma un’opportunità strategica. La pianificazione di roadmap e budget adeguati è cruciale per trasformare la compliance in un vantaggio competitivo. Secondo gli esperti, un percorso strutturato deve iniziare con un risk assessment e una gap analysis per mappare le vulnerabilità e definire le priorità.[Aruba Magazine] Successivamente, è possibile distribuire gli investimenti nel tempo, concentrandosi non solo sulla tecnologia ma anche sulla formazione interna e sulla governance, che rappresentano asset fondamentali per incrementare la resilienza e ridurre i costi a lungo termine legati a incidenti e sanzioni.

    Il calendario attuativo prevede la registrazione sul portale ACN a partire dal 1° dicembre di ogni anno tramite un “punto di contatto”, adempimenti ricorrenti dal 2025 e ulteriori obblighi (come la notifica degli incidenti) dal 2026. Il documento segnala una stima media dei costi di adeguamento intorno a 280.000 euro per azienda, a fronte di un costo medio di data breach nel 2024 pari a 4,71 milioni di euro.

    NIS2 e la responsabilità della supply chain

    La Direttiva NIS 2, recepita in Italia, pone una forte enfasi sulla sicurezza della catena di fornitura (supply chain). I fornitori di servizi ICT, specialmente quelli di medie e grandi dimensioni, non sono più solo partner tecnologici ma diventano un anello cruciale della catena di resilienza dei loro clienti. La normativa impone loro obblighi specifici e un approccio proattivo alla sicurezza, rendendo i Consigli di Amministrazione direttamente responsabili della governance cyber.[Cybersecurity360] Questo significa che la scelta di un provider non può più basarsi solo su criteri tecnici ed economici, ma deve includere una valutazione approfondita della sua postura di sicurezza e della sua conformità normativa, che diventano garanzie contrattuali.

    I Pilastri Tecnici e Metodologici della NIS 2

    Per guidare le organizzazioni, l’Agenzia dell’Unione Europea per la Cybersicurezza (ENISA) ha delineato 13 pilastri implementativi che costituiscono un framework completo per la conformità. Questi requisiti non sono una semplice checklist, ma un modello integrato per la resilienza a livello aziendale.[ICT Security Magazine]

    Framework di Implementazione NIS2 secondo ENISA
    1. Politica sulla sicurezza dei sistemi 2. Politica di gestione dei rischi (approccio “all-hazards”) 3. Gestione degli incidenti (dalla policy al post-incidente)
    4. Continuità operativa e gestione delle crisi (BCP/DR) 5. Sicurezza della catena di fornitura (supply chain) 6. Sicurezza in acquisizione, sviluppo e manutenzione (SSDLC)
    7. Valutazione dell’efficacia delle misure 8. Igiene informatica e formazione sulla sicurezza 9. Crittografia e gestione delle chiavi
    10. Sicurezza delle risorse umane e accessi 11. Policy di controllo degli accessi (fisici e logici) 12. Gestione e classificazione degli asset
    13. Sicurezza ambientale e fisica

    L’adozione di questo framework richiede un impegno strategico da parte del top management e un investimento coordinato in tecnologia, processi e competenze.

    Per rispondere a queste sfide, WIIT Group propone il paradigma Secure Cloud, costruito per ospitare workload critici con livelli elevati di resilienza, sicurezza e scalabilità già nei servizi di base. La piattaforma si fonda su un network europeo di più di 20 data center proprietari raggruppati in 7 Region (4 in Germania, 1 in Svizzera, 2 in Italia), garantendo compliance e territorialità del dato, e su “Zone” attivabili per Region: Standard (security by design con vulnerability management, segmentazione, alta disponibilità), Premium (nei siti a massima resilienza, estende la sicurezza a tutti i macro-processi e integra un SOC 24/7) e DR (servizi di backup e disaster recovery flessibili). Due data center sono certificati Tier IV dall’Uptime Institute. In questa visione, la fiducia (“trust”) tra provider e cliente si fonda su prestazioni, resilienza, sicurezza e compliance solide, per consentire alle imprese di concentrarsi su sviluppo e crescita mentre la piattaforma presidia i requisiti abilitanti.

    Infrastrutture per l’intelligenza artificiale e workload critici: GPU, scalabilità e scelte operative

    Le applicazioni di intelligenza artificiale richiedono un’infrastruttura adeguata, con un ruolo centrale delle GPU (Graphics Processing Units), progettate per compiti altamente paralleli e intensivi, come l’addestramento di modelli di machine learning. Queste farms si discostano dalle tradizionali server farm CPU‑centriche in termini di dimensionamento, raffreddamento, potenza e toolchain software; una progettazione imprecisa può ridurre drasticamente l’efficienza e la capacità d’erogazione del servizio. Le fonti sottolineano due percorsi di scelta: on‑premises o cloud.

    La soluzione on‑premises conferisce controllo totale ma comporta alti investimenti iniziali, adeguamento di impianti (energia e cooling) e una gestione continua complessa. I cloud provider offrono invece GPU-as-a-Service con aggiornamenti infrastrutturali regolari, flessibilità e scalabilità elastica. In un contesto di domanda elevata – che può tradursi in lead time più lunghi e costi crescenti per l’acquisto diretto di GPU – le fonti citano l’accesso a risorse GPU su servizi come Azure, AWS e Google come opzione per accelerare lo start‑up dei progetti e il time-to-market. La componente umana rimane decisiva: servono competenze specifiche sugli algoritmi, l’orchestrazione GPU e l’ottimizzazione delle pipeline; in alternativa, si ricorre a esperti esterni per colmare rapidamente i gap e mantenere il passo con l’innovazione.

    In scenari multicloud e ibridi, le tecnologie container, microservizi e Kubernetes supportano portabilità e gestione coerente. Combinare Public Cloud per burst di calcolo con ambienti privati per dati sensibili è prassi consigliata dalle fonti per equilibrare data sovereignty e time‑to‑compute. Qui si innestano i servizi gestiti: WIIT evidenzia che la propria piattaforma Secure Cloud, distribuita su 7 Region e con Zone modulabili (Standard, Premium, DR), è progettata per ospitare anche processi innovativi – tra cui quelli di AI – garantendo security by design, alta disponibilità e aderenza normativa come requisiti abilitanti, non come opzioni aggiuntive.

    Dal punto di vista operativo, tre elementi risultano cruciali:

    • Integrazione dati. La qualità dei dataset e il loro posizionamento fisico incidono su tempi, costi e risultati. In ambiente multicloud, spostamenti massivi tra provider possono generare oneri e latenza; la scelta della region e dell’architettura dati va compiuta tenendo conto di residenza, compliance e performance.
    • Osservabilità end‑to‑end. Metriche, log e tracing centralizzati supportano il troubleshooting e l’ottimizzazione; AIOps consente individuazione proattiva di anomalie e automazione delle risposte, riducendo il mean time to resolution.
    • Security e accessi. La federazione delle identità e la gestione centralizzata delle chiavi crittografiche sono requisiti essenziali per proteggere dati e modelli in esecuzione su domini diversi, garantendo least privilege e tracciabilità.

    Queste indicazioni non esauriscono la complessità progettuale, ma delineano un perimetro pratico: dimensionare in funzione del valore di business, scegliere il mix infrastrutturale adeguato (con modelli as‑a‑service ove opportuno), e appoggiarsi a partner con data center ad altissima resilienza, SOC 24/7 e SLA coerenti con la criticità dei processi.

    Ecosistema multicloud e governance

    ERP e filiera nel pharma: indicazioni dal caso SAP S/4 Hana

    Il settore pharma esemplifica bene la convergenza tra governance dei dati, compliance e innovazione. Le fonti riportano che SAP S/4 Hana – oltre ad abilitare la data‑driven company – facilita la gestione integrata dei processi core: dalla R&D alla produzione, dalla qualità fino alla logistica e alla distribuzione, con una visione end‑to‑end in cui Business Intelligence e ERP coesistono. In ricerca e sviluppo, la piattaforma aggrega dati provenienti da framework internazionali e li connette con asset interni e struttura organizzativa per pianificare flussi di lavoro coerenti con obiettivi di rilascio, sicurezza del prodotto e capacità produttiva effettiva. Nell’ambito qualità, la business intelligence supporta la conformità alle Current Good Manufacturing Practice (FDA) e lo sviluppo di KPI stringenti, ad esempio per i processi distributivi o per l’ottimizzazione proattiva delle scorte, un fattore decisivo per i produttori di medicinali.

    La vocazione dell’ERP per procurement, ottimizzazione della supply chain e rafforzamento dei canali di distribuzione è amplificata dalla disponibilità di dati lungo l’intera filiera: previsioni di approvvigionamento e contrattualistica possono essere semplificate sfruttando sia informazioni di contesto aggiornate (prezzi delle materie prime, benchmark di mercato, variazioni socio‑economiche internazionali) sia insight in tempo reale estratti dai dati proprietari. Allo stesso modo, la capacità di monitorare performance di magazzino, stato dei servizi di trasporto e conservazione specifici per il farmaceutico, e andamento dei canali di vendita, consente interventi tempestivi su colli di bottiglia e livelli di servizio.

    L’intersezione con il cloud è duplice. Da un lato, scalabilità e automazione della componente applicativa – specie in scenari multicloud – aiutano a gestire picchi di domanda analitica e processi di integrazione dati. Dall’altro, i requisiti di sicurezza, residenza e auditabilità restano stringenti, con preferenza per ambienti single‑tenant gestiti con SLA chiari e funzioni di security-by-design. Qui si inserisce la proposta di WIIT: il Secure Cloud – distribuito in 7 Region con Zone attivabili – è dimensionato per ospitare workload critici (ERP compresi) preservando alta disponibilità, compliance e security in continuità, e si integra con servizi di Business Continuity e cybersicurezza in ambito sanitario già citati nelle fonti WIIT.

    Infine, le imprese del comparto stanno vivendo l’integrazione del core pharma con mondo digitale, IoT per terapie e‑health e medicina personalizzata. In questo scenario, lo strumento gestionale deve consentire la tracciabilità di materiali e lotti, il governo dei processi di procurement, produzione, scorte e logistica, con metriche economiche e di efficienza integrate. L’obiettivo è coniugare norme e agilità tipiche di un settore dinamico e competitivo. Una piattaforma ERP‑centrica, ospitata su infrastrutture robuste e governata in architetture multicloud/ibride con policy coerenti, costituisce – secondo le fonti – un fattore abilitante per la qualità operativa e la compliance in contesti transnazionali.

    Strategie operative e modelli architetturali: interoperabilità, latenza e gestione dei dati

    Costruire un’architettura multicloud impone scelte consapevoli su spostamento dei dati, latenza, interoperabilità, orchestrazione e sicurezza. Le fonti suggeriscono best practice incrementali:

    Pianificare migrazione e integrazione

    Selezionare piattaforme che supportino integrazione nativa e interconnessioni dedicate tra cloud riduce la complessità: i fornitori stanno sviluppando partnership che migliorano latenza e diminuiscono i costi di uscita dati, semplificando i flussi applicativi ibridi. La standardizzazione su container, microservizi e Kubernetes fornisce una base comune per la portabilità, mentre service mesh e strumenti di configuration/policy management abilitano controlli coerenti a cavallo dei domini.

    Best Practice per la Sicurezza di Kubernetes in Ambienti Complessi

    Poiché Kubernetes è diventato un componente fondamentale delle architetture multicloud, la sua messa in sicurezza è una priorità assoluta. Esperti di settore raccomandano un approccio a più livelli per proteggere i cluster.[Check Point]

    • Image Assurance: Analizzare le immagini dei container prima e durante l’esecuzione per rilevare vulnerabilità, malware o configurazioni non sicure. Impedire il deployment di immagini non conformi alle policy.
    • Gestione della Postura e Visibilità: Configurare i cluster secondo standard di settore (es. CIS Benchmarks) e ottenere visibilità continua su tutti i carichi di lavoro. Automatizzare (“shift left”) la sicurezza integrandola nelle pipeline CI/CD.
    • Policy Enforcement con Admission Controller: Utilizzare i controller di ammissione per intercettare e validare le richieste API al cluster, bloccando configurazioni non sicure prima che vengano applicate.
    • Protezione Runtime Intelligente: Impiegare soluzioni che profilano il comportamento normale dei carichi di lavoro (processi, attività di rete) per rilevare anomalie e minacce in tempo reale, combinando analisi comportamentale e database di firme malevole.
    • Micro-segmentazione: Implementare policy di rete granulari per limitare la comunicazione tra pod e servizi solo a quanto strettamente necessario, riducendo la superficie d’attacco e il movimento laterale in caso di breccia.

    Definire una strategia dati coerente

    Il dato è il primo vincolo architetturale. Le fonti raccomandano di limitare lo spostamento trans-cloud, che aumenta costi e complessità di sicurezza, privilegiando – quando possibile – l’utilizzo di lo stesso motore di database nei diversi cloud già in uso e mantenendo governance e safety nei sistemi strategici. La localizzazione dei dataset deve riflettere requisiti di residenza e privacy, oltre che vincoli di latenza applicativa. In più, i servizi di integrazione ed automazione dei provider possono agevolare staging e sincronizzazioni, ad esempio per scopi analitici.

    Minimizzare la latenza e stabilire procedure standard

    La latenza di rete influenza direttamente l’esperienza utente e l’efficienza. È opportuno contenere l’utilizzo dei dati di ciascuna applicazione nel singolo cloud, ricorrendo a interconnessioni per i punti realmente necessari. Sul piano operativo, ogni provider ha API, strumenti di automazione e dashboard diversi: procedure standard di gestione e strumenti di orchestrazione trasversali aiutano a ridurre l’onere cognitivo e i rischi di configurazione incoerente.

    Gestione delle API e sicurezza degli endpoint

    L’interconnettività tra servizi espone nuove superfici d’attacco. È quindi essenziale consolidare endpoint API, unificare gestione identità e accessi, definire permessi minimi e mantenere osservabilità centralizzata degli scambi. Le fonti raccomandano un approccio multilivello, che impieghi servizi di sicurezza integrati di ciascun cloud in combinazione con partnership e controlli sovra-ordinati di governance.

    Questo impianto tecnico non prescinde dal fattore umano: la gestione di piattaforme eterogenee crea fabbisogni di competenze trasversali (non solo specialistiche per singolo cloud) e capacità di interpretare compliance e risk management in ottica multi‑dominio. È su questo terreno che un operatore come WIIT, con data center proprietari, Premium Zone e SOC 24/7, abbina la componente infrastrutturale a un approccio consulenziale – espressamente suggerito nelle fonti – per disegnare, implementare e gestire soluzioni “su misura” del business, della normativa e degli obiettivi del cliente.

    Indicatori, SLA e scelta del provider: criteri pratici e impatti sul business

    La selezione del provider in ambito Private/Hybrid Cloud – e più in generale nel multicloud – ha impatti diretti su business continuity e prestazioni. Le fonti sottolineano quattro criteri: esperienza e competenze comprovate; ampiezza dell’offerta (capacità di coprire l’intero spettro, dal managed hosting fino alla sicurezza gestita e al disaster recovery); infrastruttura proprietaria con sedi e certificazioni adeguate alle esigenze di compliance; e SLA formalizzati e misurabili. A questi si aggiunge il approccio consulenziale necessario per governare la complessità e personalizzare i controlli nel tempo.

    Sul versante economico, il confronto TCO tra pubblico e privato non ha una risposta univoca: molto dipende dall’orizzonte temporale, dalla scala, dalla criticità e dal mix di funzionalità richieste. Le fonti riportano che, sotto determinate condizioni e con una gestione efficiente, mantenere una Private Cloud per più anni può risultare più conveniente del pubblico, in virtù di costi trasparenti e prevedibili. Si tratta di valutazioni che beneficiano di metriche di utilizzo e di prestazione precise, e di una mappa degli obiettivi di business per ogni workload.

    Al contempo, la realtà delle migrazioni “di ritorno” – 48% dei CIO secondo il sondaggio 451 Research citato – testimonia che la portabilità e il mantenimento di standard di interoperabilità non sono aspetti teorici: disporre di exit strategy e piani di re‑hosting riduce il rischio di lock‑in e consente di riallineare il portafoglio in funzione di performance e costi reali. In questa logica, il modello Hosted/Virtual Private Cloud e le architetture ibride consentono di sfruttare i benefici del cloud senza rinunciare al controllo e alla prossimità dell’infrastruttura per i processi più sensibili.

    Infine, l’adeguamento normativo – NIS2 in primis – introduce ulteriori parametri: registrazioni periodiche presso piattaforme istituzionali (a partire dal 1° dicembre di ogni anno), processi di notifica e misure tecniche/organizzative richieste dal legislatore a partire dal 2026, oltre a politiche di formazione, business continuity e crittografia. Le stime di costo (280.000 euro medi per adeguamento; 4,71 milioni di euro il costo medio di un data breach nel 2024) completano il quadro, suggerendo che investimenti in security embedded e governance coesa siano non solo essenziali per la continuità, ma economicamente razionali. In questo ambito, soluzioni come il Secure Cloud di WIIT, con Premium Zone e Tier IV dove necessario, e servizi di Business Continuity, si propongono come piattaforme concrete per trasformare requisiti in valore, in contesti anche fortemente regolamentati.

    Richiedi il template per la gestione delle policy di sicurezza multicloud

    Prospettive per i prossimi 12–24 mesi: multicloud responsabile e centralità della governance

    Guardando alle traiettorie emerse nelle fonti, l’attenzione converge su alcuni snodi decisivi. Primo, la gestione unificata di ambienti multicloud e ibridi si afferma come prerequisito per scalare in sicurezza: policy as code, observability end‑to‑end e AIOps sono gli strumenti che trasformano la complessità in repeatability, riducendo errori e tempi di intervento. Secondo, la sicurezza deve essere intrinseca all’architettura: le statistiche citate su CISO, OT e costi dei breach suggeriscono che i piani di difesa reattivi non bastano; servono modelli proattivi con monitoraggio continuo (SOC 24/7), controllo identità, gestione chiavi e filiere fornitore sicure. Terzo, i requisiti normativi – con NIS2 già calendarizzata – impongono processi documentati e tecnologie abilitanti; non solo per evitare sanzioni, ma per sostenere la resilienza operativa e la fiducia degli stakeholder.

    Proiezioni di mercato e visione a lungo termine

    Le previsioni per il mercato cloud italiano indicano una crescita robusta e sostenuta, proiettando il suo valore a 31,75 miliardi di dollari entro il 2030.[Mordor Intelligence] Questa crescita non sarà guidata solo dall’espansione dei volumi, ma da una sempre maggiore maturità nell’adozione. Le aziende si muoveranno verso un “multicloud responsabile”, dove la scelta dei provider non sarà più tattica ma strategica, basata su un equilibrio ponderato tra innovazione tecnologica (es. servizi AI), ottimizzazione dei costi (TCO), sovranità del dato e garanzie di conformità normativa. La governance centralizzata e la sicurezza proattiva diventeranno i fattori determinanti per trasformare l’investimento in cloud da un centro di costo a un reale vantaggio competitivo.

    In questo scenario, la proposta infrastrutturale e di servizio WIITSecure Cloud, 7 Region europee, Premium Zone con Tier IV e SOC 24/7, più servizi gestiti di Business Continuity e cybersecurity – si allinea ai punti cardinali emersi dalle fonti: performance prevedibili, resilienza architetturale, security-by-design e compliance integrata. La maturità nel trattare workload critici (ERP, supply chain, dati clinici, processi finanziari) e nel supportare iniziative AI‑enabled rende possibile adottare il multicloud in modo responsabile, trasformandolo da progetto IT a vantaggio competitivo misurabile. Per le organizzazioni che intendono consolidare questa traiettoria, il passo successivo è istituzionalizzare processi, metriche e ruoli coerenti con gli obiettivi di business, sfruttando partner capaci di integrare infrastruttura, servizi gestiti e consulenza in un’unica piattaforma.

  • Dalla legacy al cloud governato: evitare lock-in

    Dalla legacy al cloud governato: evitare lock-in

    Trasformazione digitale e fiducia nel cloud: il contesto competitivo e i dati chiave

    Trasformazione digitale e cloud

    La trasformazione digitale è divenuta un cantiere permanente e la condizione necessaria per sfruttare l’intelligenza artificiale in modo efficace. Digitalizzare significa generare e governare dati: una premessa imprescindibile per alimentare algoritmi e automazioni che impattano su produttività e competitività. Nel 2025, lo scenario europeo racconta progressi, ma anche divari da colmare. Secondo analisi sullo stato del Decennio Digitale 2025, l’Italia ha accelerato nel settore privato, pur con ampi margini di miglioramento, soprattutto tra le PMI che faticano a integrare pienamente tecnologie come cloud computing, big data e AI. Il Digital Economy and Society Index 2024 mostra che in Italia solamente una quota minoritaria di PMI adotta strumenti avanzati, mentre il tessuto produttivo europeo più maturo superava già nel 2024 il 30% di penetrazione su queste tecnologie. In parallelo, il tema delle competenze digitali resta critico a livello UE, con rischi concreti di frenare gli obiettivi al 2030.

    Glossario: Termini e Concetti Chiave

    • PMI: Acronimo di Piccole e Medie Imprese, categoria di imprese definita da parametri dimensionali (numero di dipendenti, fatturato) stabiliti dall’Unione Europea.
    • Cloud Computing: Erogazione di servizi informatici (server, storage, database, software) tramite Internet (“la nuvola”) con un modello di pagamento a consumo.
    • AI (Intelligenza Artificiale): Disciplina informatica che sviluppa sistemi in grado di eseguire compiti che richiederebbero intelligenza umana (es. apprendimento, ragionamento, problem-solving).
    • GDPR (General Data Protection Regulation): Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (UE 2016/679), normativa europea per la protezione dei dati personali dei cittadini.
    • NIS2 (Network and Information Security 2): Direttiva europea (UE 2022/2555) che rafforza i requisiti di cybersicurezza per i soggetti che operano in settori critici.
    • Clusit (Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica): La più importante associazione italiana nel campo della sicurezza informatica, che pubblica un rapporto annuale di riferimento sullo stato della cybersecurity nel Paese.
    • Uptime Institute: Organizzazione internazionale che ha creato e amministra lo standard Tier per la progettazione, costruzione e operatività dei data center. La certificazione Tier IV rappresenta il massimo livello di ridondanza e fault tolerance.
    • OT (Operational Technology): Hardware e software dedicati al monitoraggio e controllo di processi e dispositivi fisici in ambienti industriali (es. macchinari in una fabbrica).
    • IIoT (Industrial Internet of Things): Applicazione dell’Internet of Things (IoT) in contesti industriali, connettendo macchinari e sensori per raccogliere e analizzare dati.
    • Vendor Lock-in: Situazione in cui un cliente diventa dipendente da un fornitore per prodotti e servizi, non potendo passare a un altro senza costi o difficoltà significative.
    Lo stato della digitalizzazione in Italia: luci e ombre

    La Relazione per paese sull’Italia per il decennio digitale 2025 della Commissione Europea evidenzia un quadro a due velocità. Se da un lato il 70,2% delle PMI italiane ha raggiunto un livello base di intensità digitale, la strada verso una vera maturità è ancora lunga. Solo l’8,2% delle imprese ha adottato soluzioni di Intelligenza Artificiale, un dato significativamente inferiore agli obiettivi europei. Anche le competenze digitali di base della popolazione si fermano al 45,8%, creando un potenziale freno all’innovazione.[Commissione Europea]

    Una ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano conferma questa analisi: il 54% delle PMI investe in digitalizzazione, ma solo il 19% lo fa in modo strutturato e trasversale. Le barriere principali restano la carenza di competenze specialistiche (lamentata dal 59% delle imprese), le criticità nella connettività (47%) e una cultura aziendale non ancora pronta al cambiamento (44%).[Osservatori.net]

    I dati riportati nelle analisi di settore citano benefici tangibili quando la trasformazione è pianificata e sostenuta dal top management: crescite medie di fatturato tra il 20% e il 25% e incrementi di produttività intorno al 30% nelle organizzazioni che hanno accelerato l’adozione digitale e l’AI nei processi core. La dimensione del mercato cloud europeo sfiorava i 90 miliardi nel 2024, con un tasso di crescita annuo prossimo al 17%, a conferma del ruolo abilitante dell’infrastruttura come piattaforma per servizi, dati e sicurezza. Secondo uno studio di Mordor Intelligence, si prevede che il mercato europeo del cloud computing raggiungerà un valore di 220,90 miliardi di dollari nel 2025, crescendo con un tasso annuo composto (CAGR) del 16,20% fino al 2030.[Mordor Intelligence] In Italia, l’adozione di soluzioni cloud avanzate raggiunge livelli inferiori alla media UE, con una spinta più marcata tra le grandi imprese e nei comparti a maggiore intensità tecnologica (manifatturiero in primis). Per le aziende, la priorità non è più solo scalare risorse, ma assicurare resilienza, sicurezza e compliance lungo tutta la catena del valore.

    Prenota una discovery call con i nostri consulenti

    Serve un cambio di passo culturale, che coinvolga tutta l’impresa, dal management agli operatori, e una nuova capacità di visione di lungo periodo. È fondamentale che l’ecosistema supporti le PMI per creare nuova cultura gestionale e che le politiche pubbliche siano progettate in modo verticale, partendo dalle specificità dei territori e dei settori.

    — Claudio Rorato, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI[Osservatori.net]

    Il quadro della minaccia rende questo obiettivo non rinviabile. In Italia, gli incidenti informatici gravi sono cresciuti del 65% su base annua (fonte: Clusit). Dati più recenti del Rapporto Clusit 2025 indicano che l’Italia, pur rappresentando solo l’1,8% del PIL mondiale, ha subito il 10% degli attacchi informatici globali nel 2024, un dato sproporzionato rispetto a economie come Germania e Francia (3-4%).[RackOne.it] A livello operativo, un’interruzione può costare fino a 9.000 dollari al minuto (Forbes), evidenziando come la continuità del servizio non sia un elemento accessorio ma il cuore della competitività. Qui si inserisce la necessità di una relazione di trust con il fornitore: il cloud provider viene selezionato su criteri stringenti che includono prestazioni, high availability, difese cyber by design e aderenza a un corpus normativo complesso (dal GDPR ai regolamenti settoriali). WIIT Group, con il paradigma Secure Cloud, propone una piattaforma in cui sicurezza, resilienza e localizzazione del dato sono integrate strutturalmente, così che le imprese possano concentrare gli sforzi sull’innovazione e sull’evoluzione del core business.

    Italia nel mirino: i settori più vulnerabili

    Il Rapporto Clusit 2025 evidenzia come circa un quarto degli incidenti informatici globali nel settore Manifatturiero e in quello dei Trasporti/Logistica abbia colpito entità italiane nel 2024. Questo dato sottolinea la particolare esposizione di settori chiave per l’economia nazionale, rendendo la cybersecurity una priorità strategica non più differibile.[RackOne.it]

    La trasformazione digitale, come confermano indagini recenti, fallisce spesso per due motivi: resistenza al cambiamento ed eccessiva complessità dei sistemi legacy. La prima richiede leadership e cultura; la seconda impone una governance tecnica che consenta migrazioni graduali, integrazione sicura e riduzione dei rischi operativi. Un approccio efficace combina roadmap chiare, misurazione per KPI e SLA, e un partner in grado di unire expertise applicativa e infrastrutturale in contesti regolamentati. È proprio su questa convergenza che WIIT costruisce la sua proposta: gestione end-to-end di ambienti IT critici e workload mission-critical (es. SAP, Oracle, Microsoft) in un endgame di sicurezza, compliance e performance verificabili.

    Geopolitica, lock-in e sovranità del dato: perché serve una strategia risk-based

    Il 70% dei CISO a livello globale ha rivisto la strategia IT e di cybersecurity sotto la pressione delle dinamiche geopolitiche (fonte: World Economic Forum). Non si tratta di un tema astratto: regolamenti, tensioni internazionali e provvedimenti extraterritoriali influenzano in modo diretto le scelte di stack tecnologico, perché gli asset digitali dipendono dalla nazionalità e dalla giurisdizione dei provider. Di qui la necessità di approcci risk-based che valutino ex ante l’impatto geopolitico sulla data governance, sulla continuità dei servizi e sul rispetto delle normative locali, europee e settoriali.

    Tra i rischi più concreti spicca il vendor lock-in, che può bloccare le aziende in ecosistemi proprietari, riducendo l’agilità, complicando le strategie di uscita e aumentando gli oneri di adeguamento alla compliance. L’impostazione risk-based suggerita dalle analisi richiamate nelle fonti prevede una pianificazione in più step: mappatura degli impatti, valutazione delle opzioni tecnologiche e contrattuali, definizione di obiettivi di resilienza e data sovereignty, fino alla predisposizione di exit strategy e piani di continuità coerenti con le minacce emerse. Il tema della localizzazione del dato (residenza, trattamento, controlli) risulta centrale per evitare compromissioni e discontinuità di servizio.

    L’Europa punta alla Sovranità Digitale

    Iniziative come Gaia-X e lo sviluppo di cloud sovrani (ad esempio, l’AWS European Sovereign Cloud) sono la risposta europea alla necessità di garantire che i dati dei cittadini e delle imprese europee siano gestiti secondo le normative e la giurisdizione dell’UE. Questi progetti mirano a creare un’infrastruttura dati federata, interoperabile e sicura, riducendo la dipendenza da provider extra-europei e rafforzando il controllo strategico sugli asset digitali.[Mordor Intelligence]

    In questa prospettiva, la struttura dell’offerta di WIIT è progettata per coniugare sovranità del dato e continuità operativa. L’azienda opera con data center propri distribuiti in 7 Region europee (4 in Germania, 1 in Svizzera, 2 in Italia), con Premium Zone a garanzia di alta disponibilità, resilienza e security by design; tra queste, due sedi italiane sono certificate Tier IV dall’Uptime Institute. La logica delle Zone, descritta nel paradigma Secure Cloud di WIIT, consente di attivare pacchetti coerenti con differenti profili di rischio: la Zona Standard integra prevenzione (ad esempio vulnerability management e segmentazione di rete), ridondanza e scalabilità; la Zona Premium estende la protezione con copertura proattiva di tutti i macroprocessi della cybersecurity e un SOC 24/7; la Zona DR abilita piani di backup e disaster recovery configurabili. Il risultato è una risposta tecnica e organizzativa pensata per il controllo del rischio geopolitico e per la tutela della continuità del business.

    Le implicazioni pratiche sono evidenti: le aziende che operano in più Paesi, che gestiscono filiere lunghe e che dipendono da applicazioni critiche devono assicurarsi che i provider possano offrire residenza dei dati in territorio europeo, infrastrutture certificate, processi auditabili e servizi di sicurezza managed. Il paradigma Secure Cloud supporta inoltre l’adozione rapida dell’AI generativa in ambienti governati, evitando esposizioni non volute di dati sensibili e rispettando i perimetri normativi applicabili. In questo senso, la data sovereignty non è un vincolo, ma un enabler che consente di rendere scalabili e ripetibili i progetti di innovazione anche in presenza di vincoli regolamentari stringenti.

    Ecosistema cloud europeo sicuro

    Modelli di erogazione e resilienza: Hosted Private Cloud, Hybrid e approccio secure-by-design

    La scelta del modello di erogazione incide direttamente su governance, costi e sicurezza. Le esperienze documentate mostrano come la Hosted Private Cloud rappresenti un equilibrio efficace tra isolamento, controllo e ottimizzazione delle risorse: il provider gestisce data center e servizi di sicurezza, mentre un solo cliente utilizza l’infrastruttura, beneficiando di configurazioni personalizzate dalla hardware fino al sistema operativo. Tra i vantaggi evidenziati: riduzione dell’impegno finanziario rispetto alla Private Cloud in casa, maggiore sicurezza grazie all’assenza di multi-tenancy, alta affidabilità per via del controllo continuo da parte di team specializzati, e integrazione nativa con Business Continuity e disaster recovery. Anche chi ha investito in on-premises può sfruttare un modello ibrido, mantenendo il sito privato come backup e delegando il grosso del carico alla Hosted Private Cloud.

    Hosted Private Cloud
    Un ambiente cloud con infrastruttura dedicata a un singolo cliente, ma ospitato e gestito da un provider terzo. Offre l’isolamento e il controllo di un cloud privato con i vantaggi di un servizio gestito.
    Hybrid Cloud
    Un’architettura che combina uno o più cloud pubblici con un ambiente privato (on-premises o hosted), orchestrandoli per funzionare come un unico sistema. Permette di bilanciare carichi di lavoro, sicurezza e costi.
    Multicloud
    L’utilizzo di servizi cloud di più fornitori (es. AWS, Azure, Google Cloud) per diverse applicazioni. Questo approccio mira a evitare il vendor lock-in e a sfruttare le migliori funzionalità di ciascun provider.

    WIIT, in quest’area, mette a disposizione un’infrastruttura europea con data center certificati Tier IV e livelli di servizio (Service Level) stringenti, supportati da soluzioni di Business Continuity e security gestita. La differenza competitiva risiede nella security by design del Secure Cloud: i servizi della Zona Standard e della Zona Premium conciliano hardening preventivo, architetture ridondate e gestione proattiva delle minacce con un SOC continuo, integrando i processi di incident response e threat hunting. Questo approccio è coerente con la logica di Hybrid Cloud e multicloud orchestrato, in cui la portabilità applicativa e la data residency diventano strumenti per evitare lock-in e modulare la capacità in funzione del rischio e delle normative. Le analisi di settore confermano questa tendenza: si prevede che entro il 2027 il 90% delle organizzazioni globali adotterà un approccio di cloud ibrido per bilanciare scalabilità, controllo dei dati e ottimizzazione dei costi.[Kinetikon]

    Sul piano della conformità e dell’affidabilità dell’infrastruttura, la prova provata è nelle certificazioni indipendenti. L’Uptime Institute elenca progetti Tier IV attribuiti in Italia a vari operatori, tra cui siti di WIIT a Milano (MIL1 e MIL2, entrambi con certificazione di design e costruzione). La presenza in più Paesi europei, documentata nelle schede di presentazione, implica la possibilità di scegliere la Region dove far risiedere i dati e, per i carichi più critici, di attivare le Premium Zone solo nei siti a massima resilienza (inclusi i Tier IV). Per le aziende dei settori regolamentati, ciò si traduce in una capacità concreta di costruire architetture active-active e active-passive entro confini giurisdizionali compatibili con i requisiti di legge, con garanzie di disponibilità che intercettano i vincoli dei processi mission-critical.

    Prenota una discovery call con i nostri consulenti

    Dal punto di vista operativo, la unificazione di hosting, sicurezza e continuità, unita alla personalizzazione end-to-end sull’infrastruttura e sul livello applicativo, consente di trasformare la gestione in un servizio governato. L’azienda cliente si concentra su prodotto e processi, mentre l’operatività quotidiana (patching, monitoring 24/7, backup, restore e test periodici) è orchestrata in modo coerente con obiettivi e SLA. Questo paradigma, che WIIT applica nei contesti più critici, nasce per ospitare carichi come ERP, piattaforme dati e applicazioni di front-end, incluse le nuove iniziative di AI generativa, riducendo l’attrito tra sperimentazione e requisiti di sicurezza e compliance.

    Scudo di cybersecurity che protegge da minacce informatiche

    Compliance e regolazione: NIS2, GDPR e implicazioni operative per le imprese

    La cornice regolatoria europea impone un ripensamento profondo della cyber resilience. La direttiva NIS2, recepita in Italia con il D.lgs. 138/2024, estende il perimetro della sicurezza delle reti e dei sistemi informativi a Soggetti Essenziali e Importanti in settori critici e altamente critici, includendo nuove aree come ricerca, poste e corrieri, servizi ICT, acque reflue, servizi digitali, spazio e specifici ambiti manifatturieri (chimica, alimentare, gestione rifiuti). Il percorso attuativo prevede tappe scandite da DPCM e determine: le imprese interessate devono registrarsi annualmente sul portale dell’Agenzia per la Cybersecurity Nazionale (ACN) a partire dal 1° dicembre tramite un “punto di contatto”; dal 2026 sono previste obbligazioni di notifica degli incidenti e rafforzamento dei processi interni di gestione del rischio e degli eventi di sicurezza.

    L’articolo 21 della NIS2 stabilisce un decalogo di misure tecniche e organizzative che ricomprende l’analisi dei rischi, l’autenticazione a più fattori, il controllo degli accessi, la sicurezza dei sistemi e degli asset, la gestione degli incidenti, la protezione della supply chain, i piani di business continuity, la formazione del personale e l’uso di sistemi crittografici adeguati. Per molte organizzazioni, l’adeguamento non è banale: stime riportate nelle analisi richiamate indicano un costo medio intorno a 280.000 euro per impresa, a fronte di un costo medio di data breach che nel 2024 è salito a 4,71 milioni di euro. La logica economica della compliance è evidente: prevenire e strutturare processi di resilienza costa meno del non farlo.

    Principali Vettori di Attacco in Italia (2024)
    Tecnica di Attacco Percentuale sul Totale degli Incidenti Variazione vs 2023
    Malware 38% Stabile (tornato al primo posto)
    Sfruttamento di Vulnerabilità 19% +90% (massimo storico)
    Phishing / Social Engineering 11% +35%
    Attacchi DDoS 24% (76 incidenti) -36%
    Fonte: Elaborazione su dati Rapporto Clusit 2025, via RackOne.it

    Per le aziende soggette a NIS2 e, più in generale, per chi opera in settori regolamentati, il paradigma di security by design risulta un acceleratore determinante: integrare controlli, monitoraggio 24/7, incident response e disaster recovery nella piattaforma infrastrutturale consente di dimostrare aderente attuazione dei requisiti, di standardizzare audit e di ridurre i tempi di ripristino. In quest’ottica, il Secure Cloud di WIIT mette a disposizione pacchetti di servizi coerenti con i profili di rischio descritti: Standard, Premium e DR. Tra i benefici immediati: difese preventive integrate, high availability su architetture ridondate, SOC 24/7 per la risposta a minacce interne ed esterne, e percorsi specifici per evitare il lock-in grazie a tecnologie cloud-native. La disponibilità di data center multi-Tier IV in Europa e di Region con Premium Zone rende più agevole il disegno di architetture conformi ai principi di data residency e di sovranità del dato.

    Il GDPR resta il perimetro orizzontale che impone rigore nella gestione del ciclo di vita del dato. L’integrazione by design di controlli e processi – dalla classificazione alla minimizzazione, dalla cifratura alla continuità – rafforza l’accountability e semplifica il confronto con le autorità in caso di ispezioni o incidenti notificabili. Per ridurre tempo e rischio di progetto, le imprese con una postura cyber già matura possono attendere le prossime determinazioni attuative dell’ACN, fermo restando l’obbligo di registrazione e l’avvio di una pianificazione coerente. Chi invece presenta lacune dovrebbe agire tempestivamente, coinvolgendo partner qualificati in grado di portare metodo, tecnologia e responsabilità operativa dentro un percorso che richiede coordinamento continuo tra legale, IT e business.

    Settori critici: manifatturiero e fashion tra OT security, e-commerce e continuità

    Il manifatturiero e il fashion offrono esempi chiari di come la trasformazione digitale richieda equilibrio tra innovazione e protezione. Sul versante industriale, le linee guida e gli approfondimenti disponibili evidenziano come la OT security sia diventata una componente essenziale per salvaguardare la produzione: sistemi IIoT e Industry 4.0 espongono superfici d’attacco nuove, con impatti diretti sulla disponibilità degli impianti e sulla qualità del prodotto. La business continuity in questi contesti non è un complemento, ma una funzione nativa dell’operatività: backup strutturati, disaster recovery testati, segmentazione tra IT e OT, gestione delle patch e monitoraggio comportamentale aiutano a prevenire interruzioni e perdita di dati.

    Nel fashion, le sfide sono almeno in parte diverse, ma altrettanto complesse. L’espansione di e-commerce, marketplace e canali social ha esteso il perimetro digitale del brand oltre il controllo diretto, aumentando il numero di integrazioni tecnologiche e di dati personali trattati. La casistica internazionale degli ultimi anni ha mostrato come data breach e indisponibilità di piattaforme possano danneggiare gravemente l’immagine, erodere fiducia e generare costi legali e di ripristino. La priorità alla cybersecurity nel fashion si traduce quindi in piani olistici che coniughino security e business continuity, per minimizzare le conseguenze di eventi non prevedibili e difendere asset e reputazione.

    Le analisi su come il settore possa “vincere le sfide del business grazie all’IT” suggeriscono alcune leve operative: investire in piattaforme di e-commerce solide e scalabili; monitorare in tempo reale le performance di vendita; personalizzare prodotti e servizi con uso responsabile dei dati; rafforzare sensibilmente la postura cyber; e esternalizzare servizi informatici non core verso partner specializzati, in modo da liberare risorse interne per il design, la collezione e il time-to-market. Il cloud è indicato come base della rivoluzione digitale del fashion, anche per modelli pay-per-use che abilitano innovazione senza immobilizzare capitali in infrastrutture, mantenendo al contempo livelli alti di resilienza e sicurezza.

    Qui il collegamento con l’offerta WIIT è diretto. La Hosted Private Cloud assicura isolamento, personalizzazione e controllo operativo con servizi gestiti che coprono business continuity e security end-to-end. La presenza di Region europee e di Premium Zone abilitate nei siti con massima resilienza – incluse sedi Tier IV – consente alle aziende fashion più esposte sui mercati globali di valorizzare la localizzazione europea dei dati come leva di fiducia e differenziazione, potendo servire clienti e partner con livelli di disponibilità e protezione tra i più elevati. Sul lato manifatturiero, la convergenza delle componenti IT e OT sotto un modello secure-by-design supporta scenari IIoT e di manutenzione predittiva senza sacrificare governi, audit e controllo del rischio.

    Una rotta per l’adozione sicura dell’AI e per la competitività nel medio periodo

    La trasformazione digitale non è una destinazione, ma una traiettoria da mantenere nel tempo. L’adozione dell’AI nelle imprese sta uscendo definitivamente dalla fase di sperimentazione: ciò rende più stringente la necessità di disporre di piattaforme governate per ingestione, storage e analisi dei dati, riducendo i colli di bottiglia e proteggendo privacy e legittimità dei trattamenti. Nelle fonti specialistiche, la gestione di ingestion, storage e analisi è messa in relazione a modelli cloud che includono nativamente sicurezza e alta disponibilità, con particolare attenzione alla compartimentazione dei dati e all’evitare legami tecnologici che ostacolino migrazioni future.

    Le nuove competenze per il cloud e l’AI

    L’evoluzione verso architetture ibride, multicloud e basate sull’intelligenza artificiale richiede un aggiornamento delle competenze professionali. Le figure più ricercate dovranno avere know-how in:[Kinetikon]

    • Architetture Cloud-Native: Padronanza di microservizi, container (Docker), orchestrazione (Kubernetes) e serverless.
    • AI e Machine Learning: Capacità di lavorare con piattaforme come AWS SageMaker o Azure ML e comprendere gli algoritmi di base.
    • Edge Computing: Sviluppo di applicazioni decentralizzate per ridurre la latenza in settori come l’automazione industriale.
    • Cybersecurity e Cloud Security: Competenze avanzate in gestione degli accessi (IAM), crittografia, modelli zero-trust e risposta agli incidenti.
    • DevOps e Automazione (IaC): Utilizzo di strumenti come Terraform e Ansible per automatizzare l’intero ciclo di vita dell’infrastruttura.

    Il Secure Cloud di WIIT nasce con l’obiettivo di offrire fondamenta solide per workload critici e applicazioni innovative: AI generativa, realtà aumentata e soluzioni immersive. La promessa non è una semplice “piattaforma protetta”, ma un disegno che rende intrinseci sicurezza, resilienza e scalabilità ai servizi di base. La geografia delle infrastrutture – 7 Region in Europa tra Germania, Svizzera e Italia – e la distinzione in Zone (Standard, Premium, DR) consentono di calibrare i livelli di difesa e di disponibilità alle caratteristiche del processo e al quadro normativo. La presenza di data center Tier IV (verificabile sulle liste di certificazione Uptime Institute) e la security by design che copre i macroprocessi cyber, fino al SOC 24/7, permettono di impostare politiche di rischio coerenti con compliance come GDPR e NIS2, evitando il lock-in con un approccio cloud-native.

    La rotta suggerita dalle fonti si articola in passaggi concreti: assessment iniziale con discovery e mappatura delle dipendenze; classificazione dei workload per criticità e requisiti legali; costruzione di un business case con obiettivi e quick win misurabili; selezione del modello di erogazione (Hosted Private/Hybrid/Multicloud orchestrato) con chiari piani di uscita; definizione di KPI, OKR e SLA; e monitoraggio continuo per l’allineamento tra run e change. La misurazione è parte della resilienza: si cura ciò che si misura, soprattutto quando le variabili includono disponibilità, integrità e confidenzialità. Nel medio periodo, la crescita sostenibile dipenderà dalla capacità di unire innovazione e governance, trasformando la sicurezza in fattore abilitante e la compliance in leva di mercato.

    Nel mercato italiano, ancora eterogeneo per maturità digitale, questa postura può fare la differenza: le organizzazioni che ancorano i propri programmi a piattaforme robuste, con residenza europea dei dati e certificazioni indipendenti, risultano più pronte nell’affrontare shock esterni, cambiamenti regolatori e cicli di prodotto accelerati. L’esperienza operativa di WIIT nella gestione di ambienti mission-critical, l’infrastruttura multi-Tier IV e i pacchetti di sicurezza modulabili forniscono un percorso concreto per trasformare investimenti tecnologici in vantaggi competitivi difendibili.

  • Dalla teoria all’RTO: garantire continuità reale

    Dalla teoria all’RTO: garantire continuità reale

    NIS2 in Italia: scadenze, responsabilità e centralità di business continuity e disaster recovery

    Dal 16 ottobre 2024 la disciplina europea sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi trova applicazione in Italia con il Decreto Legislativo 138/2024, che recepisce la direttiva NIS2. Il nuovo quadro normativo amplia in modo significativo il perimetro dei soggetti interessati, includendo organizzazioni di medie e grandi dimensioni che operano in settori ad alta criticità (tra cui acque reflue, servizi ICT B2B, pubblica amministrazione, spazio) e in altri settori critici come servizi postali, gestione rifiuti, chimico, alimentare, elettronica, apparecchiature elettriche, macchinari, automotive, servizi digitali e ricerca. I soggetti vengono distinti tra essenziali e importanti, con obblighi e regimi sanzionatori proporzionati alla criticità del servizio erogato.

    A conceptual image about cybersecurity and regulation. A large, central, semi-transparent blue shield protecting a network of interconnected digital nodes. Abstract red and orange shapes, representing cyber threats, are bouncing off the shield. The background is a dark blue grid, suggesting a digital environment. The overall style is clean, abstract, and modern, without any text.

    Glossario:

    • NIS2 (Network and Information Security Directive 2): Direttiva dell’Unione Europea che mira a elevare il livello comune di cybersicurezza in tutti gli Stati membri, rafforzando i requisiti di sicurezza e gli obblighi di notifica degli incidenti per un’ampia gamma di settori.
    • ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale): L’autorità nazionale italiana designata per la cybersicurezza, responsabile della supervisione dell’attuazione della direttiva NIS2, della gestione degli incidenti e della definizione delle misure di sicurezza.
    • CSIRT (Computer Security Incident Response Team): Squadra di intervento per la sicurezza informatica in caso di incidente. Il CSIRT Italia, operante presso l’ACN, è il punto di contatto nazionale per la notifica e la gestione degli incidenti informatici.
    • BIA (Business Impact Analysis): Analisi dell’impatto sul business. Processo che identifica le funzioni aziendali critiche e le risorse che le supportano, valutando le conseguenze di un’interruzione per definire le priorità di ripristino.
    • RTO (Recovery Time Objective): Obiettivo del tempo di ripristino. È il tempo massimo entro cui un processo aziendale o un sistema deve essere ripristinato dopo un disastro o un’interruzione per evitare conseguenze inaccettabili.
    • RPO (Recovery Point Objective): Obiettivo del punto di ripristino. Indica la quantità massima di dati che un’organizzazione può permettersi di perdere. Definisce la frequenza con cui devono essere eseguiti i backup.
    • DDoS (Distributed Denial of Service): Attacco informatico che mira a rendere un servizio online (come un sito web o un’applicazione) non disponibile, sovraccaricandolo con un’enorme quantità di traffico proveniente da più fonti.

    Il Contesto: Aumento Record delle Minacce Cyber in Italia

    L’urgenza di un quadro normativo come la NIS2 è sottolineata dal drammatico aumento delle minacce informatiche. Secondo i dati più recenti, il primo semestre del 2025 ha visto in Italia un incremento del 53% degli eventi cyber rispetto allo stesso periodo del 2024, con 1.549 eventi rilevati dall’ACN. Di questi, 346 sono stati classificati come incidenti con impatto confermato, quasi il doppio (+98%) rispetto all’anno precedente. Gli attacchi DDoS, in particolare, sono cresciuti del 77%, passando da 336 a 598.[Cybersec Italia] Questo scenario evidenzia come la sicurezza informatica non sia più una questione puramente tecnica, ma un fattore strategico per la sopravvivenza e la competitività del sistema-Paese.

    Il cronoprogramma definito a livello nazionale stabilisce tre tappe operative: la registrazione sulla piattaforma ACN entro il 28 febbraio 2025, l’avvio della notifica degli incidenti significativi dal 1° gennaio 2026 e il completamento dell’implementazione delle misure di sicurezza entro il 1° ottobre 2026 (fonte). In parallelo, ulteriori materiali operativi indicano che a partire dal 2025 è prevista una registrazione/aggiornamento periodico sulla piattaforma ACN con finestre annuali a decorrere dal 1° dicembre di ogni anno, nonché adempimenti ricorrenti per l’aggiornamento di informazioni su IP, domini e referenti della sicurezza. La differente enfasi temporale tra le fonti evidenzia l’esistenza di un percorso attuativo scandito da decreti e determinazioni operative: la pianificazione interna dovrà tenere conto sia della scadenza fissa di febbraio 2025 sia delle finestre annuali di aggiornamento.

    Principali Scadenze e Obblighi NIS2 in Italia
    Scadenza Adempimento Dettagli
    16 Ottobre 2024 Entrata in vigore del D. Lgs. 138/2024 Il decreto di recepimento della NIS2 diventa applicabile in Italia.
    1 Dicembre 2024 – 28 Febbraio 2025 Registrazione sulla piattaforma ACN Primo e fondamentale obbligo per i soggetti che ritengono di rientrare nell’ambito di applicazione della normativa.
    Entro Aprile 2025 Redazione elenco soggetti da parte di ACN L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale consolida e notifica l’elenco ufficiale dei soggetti essenziali e importanti.
    15 Aprile – 31 Maggio 2025 (e annualmente) Aggiornamento annuale delle informazioni I soggetti NIS devono aggiornare i propri dati sulla piattaforma ACN.[Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale]
    Dal 1° Gennaio 2026 Avvio notifica incidenti significativi Scatta l’obbligo di notifica al CSIRT Italia (pre-notifica entro 24 ore, notifica entro 72 ore).
    Entro il 1° Ottobre 2026 Implementazione completa delle misure di sicurezza Tutte le misure tecniche, operative e organizzative richieste da ACN devono essere pienamente implementate.[Agenda Digitale]

    La NIS2 definisce un set di obblighi trasversali e puntuali. Le organizzazioni devono adottare misure tecniche, organizzative e operative adeguate per ridurre i rischi informatici; attivare processi di gestione degli incidenti con obbligo di notifica tempestiva degli eventi significativi; esercitare due diligence sulla supply chain, estendendo i controlli ai fornitori; e promuovere formazione continua del personale, con attenzione specifica a phishing, social engineering e gestione delle credenziali. L’impianto di governance attribuisce responsabilità dirette agli organi amministrativi e direttivi: approvazione e supervisione delle misure di sicurezza, aggiornamento formativo specifico e responsabilità per eventuali violazioni. Il quadro sanzionatorio è rilevante: fino a 10 milioni di euro o il 2% del fatturato annuo per i soggetti essenziali, e fino a 7 milioni o l’1,4% del fatturato per i soggetti importanti, con possibili sanzioni accessorie per i dirigenti.

    L’adeguamento alla NIS 2 non deve essere visto come un mero esercizio di compliance formale. Concentrarsi solo sulla documentazione e sulle procedure potrebbe distogliere risorse dalla gestione efficace dei rischi, se le misure vengono implementate in modo puramente burocratico. Per un buon 80 per cento delle organizzazioni italiane si tratterà di fare in 18 mesi quello che non è stato fatto in 18 anni.

    Alessandro Curioni, Fondatore di DI. GI Academy, su Agenda Digitale[Agenda Digitale]

    Scarica il modello di BIA per la tua organizzazione

    È richiesta la presenza di piani di Business Continuity per assicurare la continuità operativa in caso di incidenti, con mappatura dei processi critici, test regolari e valutazione dei rischi lungo la catena di fornitura. Le imprese devono strutturare un approccio proattivo per la gestione della sicurezza, in linea con l’articolo 21 della direttiva (misure tecniche e organizzative), includendo elementi come autenticazione a più fattori, controllo degli accessi, protezione dei sistemi e dei dati, business continuity, cifratura, protezione della supply chain e capacità di risposta agli incidenti. Alcune stime interne al mercato collocano i costi medi di adeguamento intorno a 280.000 euro, raffrontati ai potenziali costi di data breach, indicando la necessità di un risk-based budgeting capace di valorizzare benefici operativi e di compliance nel medio periodo.

    L’onere della conformità: costi e sfide

    Adeguarsi alle misure di base definite dall’ACN (oltre 80 requisiti per i soggetti “importanti” e più di 110 per quelli “essenziali”) comporterà un significativo sforzo economico e organizzativo. Secondo un’analisi di Agenda Digitale, le aziende si troveranno ad affrontare maggiori costi, carichi di lavoro amministrativo extra e una crescente necessità di nuove competenze. Un rapporto ENISA del 2024 ha rivelato che, sebbene molte organizzazioni prevedano un aumento del budget per la cybersecurity, il 34% delle PMI dichiara di non poter ottenere fondi aggiuntivi. Inoltre, fino all’89% delle aziende prevede di dover assumere o dedicare personale specializzato, in un mercato del lavoro dove già il 59% delle PMI fatica a trovare tali figure.[Agenda Digitale]

    Per i soggetti che hanno già intrapreso percorsi strutturati di cybersecurity, le azioni immediate includono la verifica dei requisiti e l’allineamento alle determinazioni dell’ACN; per le realtà con un livello di protezione minimo, è raccomandata l’adozione rapida di misure prioritarie e l’attivazione di Security Assessment per identificare vulnerabilità e definire un piano di remediation. In questo contesto, WIIT Group opera come partner qualificato per ambienti mission-critical, con servizi gestiti in area cloud, multicloud e cybersecurity integrata, abilitando controlli di resilienza e conformità su piattaforme premium per applicazioni enterprise.

    Cyber-resilienza in tre passi: valutare, implementare, migliorare

    An illustration of the three steps of cyber resilience. Three distinct icons in a horizontal line. The first icon is a magnifying glass over a stylized server rack, representing assessment. The second icon is a shield with a gear inside it, representing implementation. The third icon is a circular arrow, indicating continuous improvement, with a small plant growing in the center. The style is minimalist and uses a color palette of blue, green, and grey, with no text.

    La crescita esponenziale delle minacce informatiche impone un cambio di paradigma: non si tratta più di chiedersi se avverrà un incidente, ma quando e con quali effetti dirompenti su processi, sistemi e dati strategici. Un approccio di cyber-resilienza efficace si articola lungo tre fasi operative. Nella fase di assessment si avvia una ricognizione puntuale su persone, processi e tecnologie che consenta di ottenere risposte misurabili a domande critiche: quanto è alta la consapevolezza dei dipendenti sui temi di sicurezza? Quali strumenti hanno gli amministratori di sistema per individuare attività sospette? Quali endpoint e applicazioni possono essere sfruttati come vettori d’attacco? In quanto tempo il team IT è in grado di rilevare una minaccia? Quali capacità di reazione sono disponibili, e con quali impatti sui processi aziendali?

    Scenario delle minacce in Italia: Dati dal Rapporto Clusit 2025

    Il Rapporto Clusit 2025 conferma una tendenza allarmante: l’Italia è sempre più nel mirino degli attacchi informatici. Nel 2024, il nostro Paese ha subito 357 attacchi gravi, con un incremento del 15,2% rispetto all’anno precedente, rappresentando oltre il 10% degli attacchi globali. Il cybercrime a scopo di lucro è la motivazione principale, costituendo il 78% degli incidenti registrati.[ConnectSPA]

    Tipologia di Minaccia Dati Salienti (2024-2025) Fonte
    Incidenti Complessivi +53% di eventi cyber nel primo semestre 2025 in Italia. Cybersec Italia
    Cybercrime 78% degli attacchi in Italia nel 2024 motivati da cybercrime (+40,6% di attacchi rispetto al 2023). ConnectSPA (Rapporto Clusit)
    Attacchi DDoS Aumento del 77% nel primo semestre 2025, con 598 attacchi registrati. Cybersec Italia
    Ransomware 91 attacchi registrati nel primo semestre 2025, in linea con il 2024, ma con un impatto grave su settori critici come sanità ed energia. Cybersec Italia
    Phishing e Social Engineering 1.530 URL di phishing rilevate nel primo semestre 2025, con campagne mirate soprattutto contro il settore energetico. Cybersec Italia

    Questi dati confermano l’urgenza per le aziende di adottare un approccio proattivo e strutturato, come quello richiesto dalla direttiva NIS2, per non diventare il prossimo bersaglio.

    Per trasformare i quesiti in metriche azionabili è necessario raccogliere informazioni dai responsabili interni, inventariare piattaforme e processi critici, analizzare incidenti storici e errori ricorrenti. In molte realtà la collaborazione con un partner esterno qualificato risulta determinante per ottenere una mappa dei rischi realistica, individuare vulnerabilità e definire misure di mitigazione coerenti con le specificità operative. La fase di roll-out traduce la strategia in pratica, con l’introduzione di tool ad hoc, la definizione di procedure e l’abilitazione di una user experience trasparente e intuitiva: dalla security by design (segmentazione, identità, vulnerability management) alle politiche di standardizzazione tecnologica, il tutto calibrato sulle esigenze delle diverse unità organizzative.

    La formazione sistematica costituisce un pilastro trasversale. La percezione del rischio, la prontezza nel riconoscere segnali d’allarme e la capacità di attivare i canali corretti di segnalazione accorciano i tempi di rilevazione e risposta. È essenziale anticipare trend futuri con soluzioni flessibili e scalabili, mantenendo la coerenza fra i livelli di protezione e l’evoluzione dei carichi di lavoro. Non esiste una “ricetta universale”: per questo le organizzazioni più mature convergono su un approccio su misura, facendo leva sul know-how di partner con esperienza su settori regolamentati e piattaforme mission-critical.

    La terza fase, di miglioramento continuo, chiude e riapre il ciclo di resilienza: una volta implementate soluzioni e best practice, la loro efficacia va misurata regolarmente e aggiornata in modo iterativo. Il contesto tecnologico e gli attori della minaccia evolvono costantemente: gli strumenti, le applicazioni e le competenze devono rimanere allo stato dell’arte per garantire la resilienza del sistema organizzativo. È in questo scenario che si inserisce la proposta Secure Cloud di WIIT: un modello che integra performance, resilienza e sicurezza nei servizi cloud di base, consentendo alle imprese di focalizzarsi sui processi di business, sapendo che alta disponibilità, protezione e conformità sono garantite a livello infrastrutturale e operativo. Per estendere le azioni concrete, sono disponibili approfondimenti e materiali di supporto direttamente dal magazine di WIIT, inclusi contenuti di approfondimento raggiungibili tramite questa risorsa e la relativa call-to-action.

    Hybrid cloud e Secure Cloud: architetture, zone di servizio e governance

    L’adozione di un cloud ibrido consente di collocare i carichi di lavoro nel contesto più idoneo, massimizzando performance e sicurezza e contenendo i costi. La combinazione di cloud privato in-house, cloud privato ospitato presso provider specializzati e cloud pubblico evita sia il sovradimensionamento dell’infrastruttura interna sia l’esposizione di dati sensibili e architetture critiche a modalità non adeguate. I benefici si articolano su tre assi: sicurezza (sommatoria di misure dei diversi ambienti, con distribuzione e replica dei dati su più domini), flessibilità (bilanciamento dinamico delle risorse tra ambienti pubblici e privati) e governance (controllo su dati sensibili all’interno del perimetro privato e centralizzazione delle policy di sicurezza). Alcune evidenze di mercato riportano una stima del valore globale del mercato hybrid cloud a 262 miliardi di dollari entro il 2027 e una crescita del 22% del mercato italiano del public & hybrid cloud nel 2022, con modelli integrati in grado di sostenere uptime 24/7 (fonte).

    Su questa traiettoria si posiziona il paradigma Secure Cloud di WIIT, progettato per offrire una foundation robusta su cui poggiare workload critici e costruire soluzioni innovative, anche in ambiti che richiedono livelli elevati di resilienza e conformità. L’architettura si sviluppa su un network europeo di data center proprietari raggruppati in 7 Region (tra Germania, Italia e Svizzera), con garanzia di territorialità del dato e massimi livelli di compliance. Il modello introduce tre Zone di servizio attivabili per Region: Standard, Premium e DR. La Zona Standard integra security by design di alto livello (incluso vulnerability management e segmentazione delle reti), alta disponibilità grazie ad architetture ridondanti e scalabilità coerente con i principi del cloud. La Zona Premium, disponibile nelle Region con data center ad altissima resilienza (inclusi siti Tier IV), estende ulteriormente i servizi, coprendo i macro-processi della cybersecurity con un SOC 24/7 nativamente integrato per protezione e risposta in tempo reale. Le Zone DR attivano backup e disaster recovery configurabili in funzione di obiettivi RTO/RPO e scenari di ripristino, facilitando la pianificazione della continuità e l’allineamento ai requisiti regolamentari più stringenti.

    Questa impostazione consente una governance centralizzata dell’ecosistema IT come entità unica, semplificando il governo delle policy, il controllo granulare delle risorse e l’ottimizzazione delle spese. La capacità di distribuire e replicare i dati su più ambienti riduce il rischio di perdita e innalza la resilienza operativa. Per approfondire i vantaggi e gli aspetti strategici del cloud ibrido secondo l’impostazione WIIT, è disponibile un approfondimento dedicato.

    Scena concettuale in stile neoplastico/costruttivista che rappresenta: 1) tre blocchi principali orizzontali: 'Cloud privato in-house', 'Cloud privato presso provider', 'Cloud pubblico' come rettangoli blu/grigio chiaro allineati; 2) al centro, un rettangolo grande grigio con bordo blu denominato mentalmente 'Secure Cloud WIIT' che connette i tre blocchi con linee nere ortogonali; 3) tre rettangoli sovrapposti a destra, etichettati mentalmente come Zone: 'Standard', 'Premium', 'DR', con il riquadro 'Premium' evidenziato con un accento rosso, collegati al blocco centrale tramite linee; 4) in alto, tre piccoli quadrati grigi etichettati mentalmente come 'Region' (Germania, Italia, Svizzera) collegati al blocco centrale con linee verticali; 5) in basso, due rettangoli ciano scuro rappresentanti 'Data center Tier IV', collegati al riquadro 'Premium'; 6) frecce sottili nere a doppia punta tra i tre cloud e il blocco centrale per indicare replica/sincronia; 7) un rettangolo piccolo giallo come 'SOC 24/7' unito alla Zona Premium; 8) palette fredda e desaturata: blu, grigi, ciano; minimi accenti rosso e giallo; composizione pulita, senza testo visibile, linee verticali/orizzontali, proporzioni equilibrate e gerarchia chiara tra elementi.

    Business continuity e disaster recovery “sul campo”: il caso Palazzoli

    Un esempio concreto dell’approccio integrato a business continuity e disaster recovery arriva dal Gruppo Palazzoli, realtà italiana con una lunga storia nello sviluppo di sistemi elettrici e di illuminazione per settori come industria, ATEX, infrastrutture e navale. In risposta alle sfide post-pandemiche e alla crescita delle minacce in Italia e nel mondo, l’organizzazione ha deciso di implementare una soluzione di continuità e ripristino in modalità campus per garantire la non-stop operation dei sistemi informativi e, in particolare, dei servizi più critici come il gestionale SAP. Il progetto è stato strutturato con due sale server interconnesse nello stabilimento di Brescia, ognuna dotata di due macchine che ospitano i servizi aziendali; i carichi sono distribuiti in modo uniforme per assicurare affidabilità, prestazioni e alta disponibilità.

    La soluzione prevede un backup immutabile di dati, macchine virtuali e applicativi, e soprattutto una replica dei dati ogni cinque minuti verso la sede di Londra, predisposta come sito di ripristino operativo in caso di disastro. Il disegno di rete è stato rivisto per garantire l’interconnessione tra ambiente di produzione e macchine virtuali, con l’introduzione di tecnologie quali firewall, VPN e protezioni a livello di endpoint, oltre a un sistema multi-amministrativo per il controllo degli accessi e l’uso di tecniche di Intelligenza Artificiale per l’anticipazione e la mitigazione delle minacce. L’infrastruttura è stata aggiornata con server e switch di ultima generazione e storage NetApp, a seguito di un’analisi condotta tra maggio e aprile e di un’installazione avviata ad agosto 2024.

    L’attività di testing e validazione si è svolta tra settembre e ottobre 2024, con prove rigorose per verificare prestazioni, stabilità e affidabilità di ogni componente, in vista del go live di SAP HANA on-premise programmato a ottobre. Il progetto è coerente con i principi della NIS2, interpretata non come mero adempimento ma come leva per innalzare gli standard di sicurezza e resilienza. Nel racconto operativo emerge anche la dimensione culturale della direttiva: la responsabilizzazione diretta dell’alta direzione (accountability) determina un cambio di passo, promuovendo una cultura della sicurezza che attraversa tutte le linee di business. La sinergia tra partner tecnologici specializzati ha consentito la definizione di un piano di fattibilità concreto e l’esecuzione nei tempi previsti, con un riconoscimento pubblico all’impegno progettuale.

    Dal punto di vista organizzativo, il caso Palazzoli mette in luce tre principi chiave con immediata trasferibilità: 1) la ridondanza geografica e la replica frequente dei dati abbattono il rischio di perdita e accelerano il time-to-recovery; 2) la modernizzazione dell’infrastruttura (server, rete, storage) e il ripensamento della connettività orientano l’architettura verso la resilience by design; 3) l’integrazione di controlli di accesso multi-admin e funzionalità AI anticipa e riduce la superficie d’attacco. Per aziende che intendono strutturare un modello analogo in un contesto cloud e multiregion, le Zone DR del Secure Cloud di WIIT offrono un ventaglio di configurazioni in linea con obiettivi RTO/RPO stringenti, integrabili con monitoring e incident response continuativi. Il racconto completo del progetto e il contesto di riferimento sono disponibili nel case study pubblicato, che illustra ruoli, fasi e scelte tecniche adottate (link).

    Smart working, sicurezza e continuità: lezioni dal 2020 per i modelli digitali

    Il 2020 ha reso evidente la centralità dello smart working per la continuità del business. In Italia, secondo i materiali raccolti, il 42% delle grandi aziende non aveva iniziative strutturate in materia e un 30% non ne aveva ancora pianificato l’attivazione. Oggi, lo smart working non è più un’opzione: è la prima mossa strategica per assicurare l’operatività e la sopravvivenza delle imprese, e richiede un set integrato di abilitatori tecnologici e organizzativi. I numeri riferiti agli effetti della fase pandemica segnalano l’ingresso di migliaia di nuovi smart worker (indicazione “+554”), un aumento del 20–50% del traffico dati proveniente dalle abitazioni e una platea di circa 8,2 milioni di dipendenti potenzialmente abilitabili al lavoro da remoto.

    Ma smart working non equivale a collaboration tout court. Si tratta di un modello di lavoro digitale che impone security interna ed esterna, backup e gestione dei dati aziendali, oltre a un’adozione mirata del cloud. La declinazione “secure by design” va dal rafforzamento delle identità e degli accessi fino alla protezione degli endpoint, alla segmentazione di rete e all’immutabilità dei backup, valorizzando la scalabilità e la ridondanza tipiche dei modelli cloud ibridi. Per sostenere organizzazioni con processi mission-critical e alti requisiti di disponibilità, WIIT Group propone il Secure Cloud come piattaforma strutturale: nelle Zone Standard mette a disposizione security by design, architetture ad alta disponibilità e scalabilità piena; nelle Zone Premium estende i controlli fino a coprire i macro-processi della cybersecurity con SOC 24/7; nelle Zone DR attiva servizi di backup e disaster recovery configurabili rispetto agli obiettivi RTO/RPO stabiliti.

    L’esperienza maturata negli ultimi anni indica che il fattore abilitante non è solo tecnologico. Le aziende che hanno evoluto i loro modelli remote-first con maggiore rapidità hanno investito nella formazione continuativa di dipendenti e manager, nella ridefinizione dei processi e nella standardizzazione degli strumenti, integrando policy di governance coerenti con l’esposizione ai rischi (interni ed esterni). La documentazione e i runbook che esplicitano ruoli, escalation e passaggi operativi si rivelano decisivi anche in smart working: accorciano i tempi di reazione, infragiliscono i single point of failure organizzativi e allineano la risposta pratica alle expectation normative come quelle della NIS2.

    Per le imprese che intendono approfondire architetture e percorsi di adozione, sono disponibili materiali dedicati con focus su mindset organizzativo, cloud architecture per lo smart working e integrazione della cybersecurity by design, con possibilità di fruire dei relativi contenuti scaricabili (link).

    KPI, test ed esercizio della governance: come misurare la resilienza

    La resilienza non è un concetto astratto: va misurata, testata e migliorata nel tempo. La prima leva consiste nell’allineare la sicurezza e la continuità operativa alle esigenze del business con una Business Impact Analysis (BIA), che consente di identificare processi e asset critici, dipendenze e punti di vulnerabilità. Da questa matrice discendono obiettivi come RTO (Recovery Time Objective) e RPO (Recovery Point Objective), da bilanciare in rapporto a costi e rischi. La definizione di RTO/RPO guida la scelta di tecnologie (per esempio, replica sincrona vs asincrona, backup immutabili) e di architetture (active-active multi-region, geo-redundancy), oltre a dimensionare il runbook di ripristino.

    Un secondo asse riguarda i test periodici e le esercitazioni di failover, che simulano scenari reali e consentono di verificare scelte architetturali, procedure, responsabilità e tempi di intervento. Ogni esercitazione dovrebbe culminare in una revisione post-incident per recepire spunti di miglioramento e aggiornare la documentazione operativa. Sotto il profilo delle metriche, l’adozione di indicatori come la disponibilità del servizio, i tempi medi di rilevazione e di ripristino (MTTD, MTTR) consente di oggettivare la resilienza e tracciare i benefici delle ottimizzazioni nel tempo. Questi KPI diventano il linguaggio comune fra IT, sicurezza, operations e vertici aziendali.

    NIS2 rafforza la dimensione di governance: richiede gestione degli incidenti, notifica tempestiva, formazione e controlli sulla supply chain. In quest’ottica, l’adozione di piani di Business Continuity testati e aggiornati è un requisito sostanziale, insieme a politiche di accesso, autenticazione e cifratura allineate ai rischi. Strutturalmente, la centralizzazione della governance in ambienti hybrid e multicloud riduce complessità e migliora il presidio delle policy; l’integrazione di Zone Premium con SOC 24/7 amplifica la capacità di monitoring e response in tempo reale. Il modello Secure Cloud di WIIT nasce per incorporare tali capacità sin dalle fondamenta, con region e zone disegnate per la continuità e la sicurezza by design.

    Infine, il budgeting della resilienza deve riflettere un approccio risk-based e value-driven: riconoscere il valore economico del downtime evitato, il costo potenziale delle sanzioni e dell’erosione reputazionale, i benefici di una compliance dimostrabile. Le evidenze riportate sulle stime dei costi medi di adeguamento alla NIS2 (circa 280.000 euro) offrono un benchmark di riferimento da contestualizzare per settore, dimensione e maturità. La collaborazione con partner specializzati facilita la misurazione (assessment), l’esecuzione (roll-out) e il miglioramento continuo, valorizzando i Service Level concordati e la trasparenza della reportistica. Per contestualizzare gli obblighi e le scadenze, la risorsa informativa aggiornata è consultabile qui, mentre sul fronte architetturale gli approfondimenti sul cloud ibrido e sulla trasformazione digitale sono disponibili tramite qui.