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Come scegliere servizi cloud affidabili per l’impresa

Perché scegliere un Secure Cloud
La selezione di un provider cloud è diventata una decisione strategica che incide su resilienza operativa, sicurezza e conformità. Nel modello proposto da WIIT Group, il paradigma Secure Cloud nasce per soddisfare requisiti rigorosi di performance e affidabilità, costruendo un rapporto di fiducia tra impresa e fornitore. L’approccio non si limita a “proteggere” l’infrastruttura: mira a integrare nativamente la sicurezza in ogni livello del servizio, abilitando ambienti mission-critical e percorsi di innovazione, inclusi i casi d’uso che fanno leva su algoritmi di AI e su esperienze immersive come AR/VR.
- ACN (Agenzia per la Cybersecurity Nazionale): L’autorità nazionale italiana responsabile della cybersicurezza, incaricata di proteggere gli interessi nazionali nel cyberspazio e di attuare normative come la NIS2.
- DNSH (Do No Significant Harm): Principio che impone che gli interventi previsti dai Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza (PNRR) non arrechino alcun danno significativo agli obiettivi ambientali.
- GDPR (General Data Protection Regulation): Regolamento dell’Unione Europea in materia di trattamento dei dati personali e di privacy, che ha rafforzato e unificato la protezione dei dati per tutti gli individui all’interno dell’UE.
- IPCEI CIS (Important Project of Common European Interest on Cloud Infrastructure and Services): Un progetto strategico europeo per sostenere la ricerca, lo sviluppo e la diffusione di infrastrutture e servizi cloud e edge di nuova generazione, promuovendo la sovranità digitale.
- NIS2 (Network and Information Security, versione 2): Direttiva europea che impone obblighi di cybersicurezza più stringenti a un’ampia gamma di settori critici per rafforzare la resilienza digitale complessiva dell’UE.
- OLAP (Online Analytical Processing): Sistema informatico che permette analisi complesse e multidimensionali di grandi volumi di dati, tipicamente utilizzato per la business intelligence.
- OLTP (Online Transaction Processing): Sistema che gestisce applicazioni orientate alle transazioni, caratterizzate da un elevato numero di operazioni brevi e atomiche (es. inserimenti, aggiornamenti, cancellazioni).
- PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza): Il piano italiano per utilizzare i fondi del programma Next Generation EU per promuovere la ripresa economica e la transizione ecologica e digitale.
- SOC (Security Operation Center): Un’unità centralizzata che si occupa di monitorare, prevenire, rilevare, analizzare e rispondere agli incidenti di sicurezza informatica attraverso un team di specialisti e un set di tecnologie dedicate.
- Tier Standard (Uptime Institute): Sistema di classificazione internazionale che valuta l’affidabilità e la resilienza delle infrastrutture dei data center su quattro livelli (da Tier I a Tier IV), basandosi su criteri di ridondanza e tolleranza ai guasti.
- Uptime Institute: Organizzazione di riferimento a livello mondiale per la standardizzazione e la certificazione delle prestazioni dei data center.
- Vendor Lock-in: Situazione in cui un cliente diventa dipendente da un fornitore per prodotti e servizi, non potendo passare a un altro fornitore senza costi o disagi significativi.
Il perimetro tecnologico del Secure Cloud di WIIT si fonda su una security by design che allinea prevenzione, rilevazione e risposta: segmentazione delle reti, gestione preventiva delle vulnerabilità e architetture ridondate per l’alta disponibilità dei sistemi. Questa impostazione è rafforzata da un modello operativo che considera la sicurezza come un processo continuativo, in cui la protezione degli asset e la continuità del servizio sono garantite sin dalle fondamenta del portafoglio.
L’adozione dell’AI accelera, ma spesso senza un’adeguata governance. Secondo il report “Cost of a Data Breach 2025” di IBM, il 97% delle organizzazioni che hanno subito un incidente di sicurezza legato all’AI non disponeva di controlli di accesso adeguati, e il 63% mancava di policy di governance per l’AI. Tuttavia, l’uso estensivo di AI e automazione nella sicurezza può generare un risparmio medio di 1,9 milioni di dollari sui costi di una violazione.[IBM]
La struttura è organizzata su un network europeo di più di 20 data center proprietari, raggruppati in 7 Region secondo criteri geografici che includono Germania, Italia e Svizzera. La distribuzione regionale consente di rispettare vincoli di territorialità e di data residency, di supportare i requisiti di compliance e, soprattutto, di orchestrare scenari di continuità operativa multi-sito per i workload critici. In questo quadro si inserisce anche la logica delle Zone, pacchetti di servizi attivabili per ciascuna Region e articolati in tre profili:
- Standard: sicurezza preventiva, alta disponibilità tramite architetture ridondate, scalabilità senza compromessi.
- Premium: nelle Region che includono data center certificati ad altissima resilienza, i servizi si estendono coprendo tutti i macro-processi della cyber security e integrando un SOC 24/7 per protezione e risposta in tempo reale.
- DR (Disaster Recovery): servizi di backup e disaster recovery configurabili in base alle esigenze delle singole realtà aziendali.
La combinazione tra Region e Zone rende possibile disegnare, per ciascun cliente, un profilo di servizio coerente con i vincoli del settore di riferimento e con la criticità dei processi. In particolare, la disponibilità di data center multi-Tier (con capacità di progettare servizi basati su siti Tier IV o ad altissima resilienza) consente di soddisfare le organizzazioni soggette ai requisiti normativi più stringenti e di ampliare il grado di libertà nelle strategie di mitigazione del rischio di outage dei sistemi IT.
Il paradigma Secure Cloud è stato progettato per offrire livelli di sicurezza, resilienza e scalabilità tra i più elevati del settore, subito disponibili nei servizi di base. Questo libera i team aziendali dalla gestione infrastrutturale e dalle complessità legate alla difesa dagli attacchi, permettendo di concentrare risorse e competenze sullo sviluppo di soluzioni ad alto valore e sui percorsi di trasformazione digitale. In sintesi, la piattaforma non è soltanto “protetta”: è una fondazione tecnologica su cui costruire la competitività di medio-lungo periodo, ottimizzando tempi, costi e rischi di esecuzione.

Dalla compliance alla resilienza: NIS2, GDPR e standard Tier
La maturità di un servizio cloud si misura nella capacità di trasformare i requisiti normativi in pratiche operative solide. In Europa, la direttiva NIS2, recepita in Italia con il D.lgs. 138/2024, impone a “Soggetti Essenziali” e “Soggetti Importanti” nei settori critici e altamente critici un rafforzamento della resilienza digitale secondo le indicazioni dell’Agenzia per la Cybersecurity Nazionale (ACN). Il calendario operativo prevede, a partire dal 2025, attività annuali di registrazione/aggiornamento presso il portale ACN (avvio dal 1° dicembre di ogni anno tramite un “punto di contatto”) e, dal 2026, l’obbligo di notifica degli incidenti.
Con il recepimento della direttiva, l’ACN ha avviato la registrazione dei soggetti coinvolti. Le aziende notificate devono comunicare informazioni chiave, tra cui gli indirizzamenti IP e il nominativo del responsabile della sicurezza. Il termine per questo adempimento, inizialmente fissato al 31 maggio 2025, è stato prorogato al 31 luglio 2025 per agevolare la conformità.[TÜV SÜD]
L’articolo 21 della NIS2 richiede misure tecniche e organizzative adeguate seguendo un decalogo che include: analisi dei rischi, multi-factor authentication, sicurezza di sistemi e asset, strategie cyber, gestione degli incidenti, controllo degli accessi, tutela della supply chain, formazione del personale, business continuity e impiego di sistemi crittografici. Il costo medio di adeguamento è stimato attorno a 280.000 euro per azienda, mentre il costo medio di un data breach nel 2024 risulta aumentato a 4,71 milioni di euro. In questo contesto, l’allineamento alla NIS2 non è più un’opzione, ma un fattore di riduzione del rischio economico e di compliance-by-design.
Author: Clusit – Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica
Publisher: Clusit
Year: 2025
Secondo il “Cost of a Data Breach Report 2025” di IBM, il costo medio globale di una violazione dei dati è sceso a 4,4 milioni di dollari, un calo del 9% rispetto all’anno precedente, attribuito a una più rapida identificazione e contenimento delle minacce.[IBM] Questo dato globale si confronta con le stime nazionali e settoriali, come quelle analizzate nel Rapporto Clusit, che offre uno spaccato dettagliato del panorama italiano, confermando l’importanza di investimenti mirati in sicurezza.[Clusit]
Alla dimensione normativa si affianca quella della resilienza infrastrutturale. La classificazione Tier dell’Uptime Institute è lo standard de facto per la disponibilità e le prestazioni dei data center. Le classi coprono quattro livelli: Tier I (capacità di base, manutenzione con shutdown di sito), Tier II (componenti ridondanti, ma distribuzione impattata), Tier III (concurrent maintainability: ogni componente e percorso di distribuzione può essere rimosso per manutenzione senza fermare le operazioni), fino a Tier IV (fault tolerant: un singolo guasto o l’interruzione di un percorso non impattano le operazioni; resta concurrently maintainable).
| Livello Tier | Caratteristica Chiave | Disponibilità Annuale Garantita | Tolleranza ai Guasti |
|---|---|---|---|
| Tier I | Capacità di Base | 99.671% | Nessuna ridondanza |
| Tier II | Componenti Ridondanti | 99.741% | Parziale (N+1) |
| Tier III | Manutenibilità Concorrente | 99.982% | N+1, percorsi di distribuzione multipli |
| Tier IV | Tolleranza ai Guasti | 99.995% | Completamente ridondato (2N+1), fault tolerant |
Oltre alle definizioni, l’Uptime Institute articola le tappe di certificazione in Design (TCDD), Construction (TCCF) e Operational Sustainability (TCOS), per garantire coerenza tra architettura progettata, costruita e gestita nel tempo. La certificazione copre ambiti come sistemi elettrici e meccanici, sicurezza fisica, localizzazione del sito, continuità della capacità, gestione e operazioni, con site visit e verifiche non condizionate a specifiche tecnologie o vendor.
Il legame tra NIS2 e Tier si traduce in un binomio di compliance e disponibilità misurabile. I servizi Premium del Secure Cloud di WIIT, abilitati nelle Region che includono data center certificati ad altissima resilienza, sono concepiti per supportare scenari in cui non basta “essere conformi”: occorre dimostrare tolleranza ai guasti, manutenibilità senza interruzioni e presidi di sicurezza attivi 24/7 tramite Security Operation Center. Questo consente alle organizzazioni di integrare requisiti come autenticazione forte, incident response e business continuity in ambienti disegnati per la resilience-by-architecture. La convergenza di questi aspetti riduce il rischio complessivo e migliora la capacità dell’impresa di resistere, ripristinare e dimostrare la propria robustezza a clienti, autorità e stakeholder.
Strategie multicloud e anti lock-in: criteri e pratiche
La flessibilità operativa dipende dalla capacità di evitare dipendenze eccessive da un unico fornitore. Un’analisi sulla multi-vendor strategy pubblicata nei materiali disponibili evidenzia che, pur preferendo in due casi su tre l’uso di servizi di più provider per ridurre il rischio di lock-in, il 71% delle organizzazioni si affida ancora a un solo cloud provider. Tra le realtà che adottano una strategia multi-vendor, la concentrazione di spesa resta molto alta: in media, il 95% del budget cloud è impiegato presso un unico fornitore.
Dati recenti confermano la crescente spinta verso il cloud. Secondo Eurostat, nel 2023 il 45,2% delle imprese dell’UE ha acquistato servizi di cloud computing.[TeamSystem/Eurostat] Inoltre, una ricerca di Cisco rivela che il 78% delle aziende prevede di ospitare oltre il 40% dei propri dati in cloud entro il 2025, con l’agilità nello sviluppo applicativo come principale motore per l’adozione del multicloud (42% degli intervistati).[Corriere Comunicazioni] Questo squilibrio è spesso correlato alle competenze interne: i team tecnici tendono a specializzarsi in una piattaforma, complicando la gestione coordinata di ambienti eterogenei.
“Il lavoro a distanza e quello ibrido sono una realtà destinata a rimanere. L’adozione di più cloud sta accelerando ma fornire connessioni sicure e coerenti a dipendenti, dispositivi e applicazioni altamente distribuiti, continua a rappresentare una sfida. […] Ciò che emerge chiaramente dal report sono i benefici derivanti dal passaggio a un’architettura SASE (Secure Access Service Edge), affermazione confermata da quasi la metà degli intervistati che prevede di implementarla entro due anni.”
Per ridurre l’esposizione al vendor lock-in, i materiali suggeriscono di agire su due piani: interno ed esterno. Sul piano interno, l’adozione di software portabile — capace di operare su più sistemi e piattaforme — facilita la migrazione di dati e applicazioni tra ambienti differenti grazie al maggiore grado di standardizzazione dei componenti. È importante anche gestire il cambiamento organizzativo: l’eventuale resistenza del personale e la curva di apprendimento vanno affrontate con formazione e strumenti che valorizzino la cultura dell’innovazione.
Sul piano esterno, la raccomandazione è definire una exit strategy in fase contrattuale, includendo procedure e tempi per l’estrazione di dati e sistemi, e verificando la disponibilità di formati standardizzati (es. per dati sensibili) che non creino lock-in a livello di data governance. Un altro aspetto chiave è il supporto a migrazioni su larga scala e a modelli multi-cloud, con tool e processi per spostare dataset tra più fornitori in coerenza con gli standard di settore. La strategia può prevedere la distribuzione di workload su due o più provider, a condizione di garantire compatibilità, portabilità e coerenza dei controlli di sicurezza in contesti operativi differenti.
Il Secure Cloud di WIIT supporta questa visione grazie alla struttura per Region e Zone. Le Zone DR permettono di orchestrare backup e disaster recovery su siti distinti, mentre i profili Standard e Premium rendono omogenee le policy di sicurezza e le modalità di gestione degli incidenti. L’adozione di data center con certificazione Tier ad altissima resilienza abilita inoltre scenari di co-ubicazione e failover che mantengono indipendenza contrattuale e governance del rischio, senza sacrificare prestazioni e disponibilità. A monte, la fase di selezione del provider richiede un’accurata valutazione dei requisiti tecnologici e normativi dell’azienda, il confronto delle clausole (per esempio sui meccanismi di migrazione e restituzione dei dati) e la verifica dell’effettiva capacità del partner di gestire architetture multi-cloud con strumenti dedicati e procedure di data transfer ad alta affidabilità.
La stessa residenza del dato, fondamentale per sovranità e conformità, deve essere garantita dalla progettazione regionale dell’infrastruttura. È in questo scenario che strategie pubbliche e programmi europei per la federazione cloud-to-edge — descritti più avanti — spingono il mercato verso modelli aperti, interoperabili e trasparenti, favorendo indipendenza tecnologica e maggiore controllo da parte delle imprese.

Business continuity in cloud: modelli operativi e metriche
La disponibilità continua dei servizi è uno dei principali criteri di valutazione di una piattaforma cloud. Secondo l’analisi “Die Vorteile von Business Continuity in der Cloud”, i vantaggi per la continuità operativa sono molteplici. In primo luogo, la cost-efficiency: i modelli a consumo e la condivisione di infrastruttura rendono accessibili soluzioni evolute anche a realtà di dimensioni ridotte. In secondo luogo, i backup possono essere pianificati in real time o a intervalli, con automazione su orari predefiniti che riducono l’errore umano e assicurano consistenza. Terzo elemento, la disaster recovery in cloud evidenzia un tasso di successo superiore al 99%, superando le fragilità delle soluzioni tradizionali (per esempio supporti fisici o unità esterne) in cui la probabilità di dati corrotti cresce durante il ripristino. Infine, la disponibilità ubiqua: in emergenza, la possibilità di accedere da qualsiasi luogo con un dispositivo connesso, protetti da meccanismi di autenticazione robusti, incrementa la rapidità di intervento dei team IT e riduce i tempi di ripristino.
La preparazione resta un fattore decisivo. La continuità del business richiede la definizione di un piano che consideri scenari di crisi, impatti sull’organizzazione e procedure testate per il ripristino, con training periodici al personale. In ambienti digitalizzati e automatizzati, i processi evolvono continuamente: da qui, l’opportunità di passare dal “piano statico” a un processo continuo di aggiornamento, mantenendo allineate politiche, strumenti e responsabilità lungo tutta la catena del valore. Le Zone DR del Secure Cloud di WIIT si inseriscono proprio come strumento operativo per attuare questo approccio: profili di backup e recupero personalizzabili, orchestrati su data center diversi, con logiche di recovery point objective e recovery time objective calibrate in base alla criticità dei processi e alle dipendenze applicative.
Il tema si lega direttamente alla NIS2, che include tra le misure di sicurezza la business continuity e la gestione degli incidenti, richiamando l’esigenza di esercitazioni, verifiche e controllo della catena di fornitura. La combinazione tra design infrastrutturale (Zone e Region) e operazioni (SOC 24/7, risposta agli incidenti, controlli di accesso, crittografia) consente di dimostrare la capacità dell’impresa di prevenire e contenere gli impatti e di ripristinare il servizio in tempi compatibili con i requisiti di business. Nell’ottica del total cost of risk, i costi di predisposizione e gestione risultano giustificati dal confronto con il costo medio di un data breach, salito a 4,71 milioni di euro nel 2024, oltre che dai possibili effetti su reputazione, fatturato e affidabilità percepita dal mercato.
Il valore differenziante si manifesta nella capacità del provider di orchestrare queste leve come servizio. Nelle Zone Premium, per esempio, la copertura proattiva di tutti i macro-processi della sicurezza e l’integrazione di un SOC 24/7 permettono di associare alla resilience-by-architecture un incident management evoluto e evidence-based. La disponibilità di data center ad altissima resilienza, inclusi siti con certificazioni ai vertici del mercato, garantisce una base affidabile per processi regolamentati e ambienti con requisiti mission-critical stringenti.
SAP S/4HANA e migrazione in cloud: versioni, percorsi e scelte infrastrutturali
A partire dal 2027, SAP interromperà il supporto a SAP ECC concentrandosi unicamente su SAP S/4HANA. Nella guida “Die SAP-Roadmap 2027” emerge la logica tecnologica che ha condotto a questa transizione: S/4HANA è progettato per sfruttare appieno HANA, il motore in-memory che gestisce in modo congiunto transazioni (OLTP) e analisi (OLAP) su un’unica copia dei dati, riducendo la necessità di spostare informazioni verso sistemi esterni per i carichi analitici e minimizzando le latenze di interrogazione. La gestione di dati eterogenei e la disponibilità di funzionalità come machine learning, elaborazioni spaziali, rappresentazioni grafiche, streaming analytics, serie storiche, text analytics/ricerca e servizi cognitivi abilitano una conoscenza real-time delle performance, con impatti diretti su accuratezza delle decisioni e velocità di reazione.
La piattaforma è disponibile in cinque versioni: l’Express Edition (semplificata, per host con risorse limitate su laptop/PC o Public Cloud, gratuita fino a 32 GB), una Private Cloud gestita via Managed Services, una Public Cloud su Infrastructure-as-a-Service, una Public Cloud pay-as-you-go e l’opzione On-Premises. Il programma RISE with SAP sostiene le aziende che migrano verso il cloud, risultando particolarmente utile per chi dispone di infrastrutture IT e risorse limitate. La guida sottolinea inoltre che, pur con SLA adeguati ai KPI concordati, i data center di Public Cloud non sempre possiedono le certificazioni con cui operano provider di Private Cloud, che grazie a investimenti continui riescono a mettere a disposizione infrastrutture Tier IV e a soddisfare esigenze tecnologiche e sistemiche lungo tutto lo stack del cliente.
Nei contesti enterprise, la Private Cloud può ridurre frizioni tipiche dei modelli esclusivamente pubblici. La presenza di sistemi che rimangono on-premises (per esempio PLM e MES) e di interfacce con IBMi o Power System può generare sfide di integrazione se la piattaforma principale risiede in Public Cloud. Viene segnalato che alcuni sistemi fisici (es. Oracle, Unix, IBMi) risultano esclusi in ambienti Public Cloud e trovano invece spazio in Private Cloud, sia in modalità as-a-service sia in housing. La collaborazione con un provider di Private Cloud consente anche di esternalizzare il management del sistema, integrandolo con le soluzioni già installate (PLM, WMS, CRM) e garantendo flessibilità sull’uso delle risorse (per esempio tramite partizioni logiche dedicate) e affidabilità della rete. A livello operativo, il supporto 24/7 e i servizi gestiti personalizzati, con finestre di manutenzione concordate per minimizzare impatti sul business, completano il quadro.
WIIT Group, con un’offerta focalizzata su ambienti critici e su piattaforme internazionali come SAP, può accompagnare i percorsi di adozione di S/4HANA sfruttando le Zone del Secure Cloud. La Premium fornisce un perimetro di sicurezza proattivo che si estende all’intero ciclo di vita del servizio, mentre la DR abilita piani di ripristino allineati agli obiettivi di continuità. L’adozione della Fiori UX — raccomandata nella guida — per uniformare l’esperienza d’uso su dispositivi e luoghi diversi, può essere integrata in un landscape che esalta le specificità di S/4HANA (unica copia dei dati, alta efficienza analitica e transazionale) mantenendo sotto controllo compliance, prestazioni e integrazione con i sistemi già in esercizio.
Iniziative europee e italiane per il cloud sovrano: IPCEI CIS e implicazioni
La dimensione regolatoria e industriale del cloud in Europa è sostenuta da iniziative dedicate alla creazione di un ecosistema aperto, interoperabile e radicato nei territori. La Decisione della Commissione europea C(2023) 8552 final del 5 dicembre 2023 ha autorizzato gli aiuti di Stato di sette Paesi (Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna e Ungheria) per il primo IPCEI sulle tecnologie Cloud ed Edge, denominato IPCEI CIS. Obiettivo: sostenere ricerca, sviluppo e prima applicazione industriale di tecnologie avanzate lungo la catena del valore, favorendo la transizione digitale e verde. Tra le aree coperte: software per le funzionalità infrastrutturali dello stack edge-cloud, un’architettura di riferimento comune, servizi avanzati cloud/edge distribuibili senza soluzione di continuità tra le reti dei fornitori e casi d’uso verticali (energia, salute, mare).
La dotazione complessiva autorizzata a livello UE è di 1,2 miliardi di euro. Per l’Italia, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha attivato risorse per 250 milioni di euro nella prima attuazione, a valere sul PNRR (M4C2-I2.1), con ulteriori fondi resi disponibili con il decreto 11 dicembre 2023 e attuati con il decreto 8 maggio 2024. Le modalità operative sono state definite con il decreto direttoriale 23 febbraio 2024 (successivamente modificato il 27 marzo 2024). La presentazione delle istanze da parte dei soggetti ammissibili è stata aperta dal 15 marzo 2024 al 15 maggio 2024 tramite piattaforma dedicata, con concessione delle agevolazioni nei limiti delle disponibilità finanziarie. La governance prevede l’adempimento di obblighi di rendicontazione e il rispetto dei vincoli PNRR, con indicazioni operative (incluso il principio DNSH) aggiornate nella circolare 11 aprile 2025, n. 880.
Il continuum cloud-to-edge multi-provider promosso dall’IPCEI CIS punta alla creazione del primo ecosistema europeo di elaborazione dati interoperabile e accessibile, affidabile ed energeticamente efficiente. Per le imprese, ciò significa poter contare su una base tecnologica più federata, con strumenti per la condivisione di software e dati e per l’esecuzione di servizi su cloud ed edge. Dal punto di vista di un provider come WIIT Group, questa traiettoria rafforza l’investimento in region e zone, in data center ad altissima resilienza e nella capacità di integrare requisiti di sovranità digitale con esigenze di prestazione e continuità per i workload mission-critical.
L’iniziativa, inoltre, si inserisce in un mercato che continua a investire nel digitale. Come evidenziato nell’analisi sul Digitaler Wandel, la spesa in tecnologie e soluzioni digitali è in crescita continua e, secondo le stime riportate, entro il 2026 può raggiungere 6,4 miliardi di dollari. Questa dinamica conferma che cloud, dati e automazione sono pilastri della competitività, e che l’ottimizzazione dei processi end-to-end è il primo obiettivo “digitale” di qualunque impresa. In parallelo, cresce il rischio cyber, per cui l’outsourcing della sicurezza a partner specializzati risulta una scelta efficace per contenere costi e accedere a competenze difficili da sviluppare internamente.
Verso un cloud affidabile e regolato: una riflessione per i prossimi 24 mesi
Le direttrici che emergono dai materiali considerati convergono su alcuni punti fermi. Primo: la normativa (NIS2 e regolazioni nazionali) non è un vincolo esterno, ma una leva di maturità che spinge le organizzazioni a strutturare processi e infrastrutture di livello enterprise. Secondo: la resilienza si costruisce combinando architetture certificate (Tier), operazioni presidiate (SOC 24/7, incident management, controlli di accesso, crittografia) e percorsi di business continuity testati e documentati. Terzo: la flessibilità si ottiene solo con scelte che evitano lock-in e favoriscono portabilità e interoperabilità: software portabile, formati standardizzati, exit strategy contrattuali e competenze per orchestrare il multi-cloud.
Nel medio termine, la migrazione — o l’incremento di adozione — di SAP S/4HANA rende evidente il valore di un ambiente che supporta transazionale e analitico sulla stessa copia dei dati, riducendo tempi di elaborazione e margini di errore, e che può essere integrato con sistemi già in esercizio (PLM, MES, WMS, CRM) senza forzare scelte infrastrutturali che penalizzino continuità e certificazioni. Una Private Cloud ad altissima resilienza, affiancata a profili Premium e DR, mette a disposizione gestione, sicurezza e ripristino come servizio, consentendo di rispettare finestre operative concordate e obiettivi di servizio avanzati. Il tutto si consolida in una governance che valorizza dati real-time, osservabilità, e capacità di prevenire anomalie prima che generino impatti sul business.
Questa traiettoria si colloca dentro un contesto europeo che spinge su federazione e sovranità, come mostra l’IPCEI CIS, e in un mercato che investe in digitale e automazione, pur crescendo la pressione del rischio cyber. Per le imprese, la scelta di un partner in grado di offrire Region e Zone coerenti con i requisiti di territorialità, di gestire compliance e di assicurare data center Tier ad altissima resilienza diventa il fattore abilitante per sostenere workload critici e tutelare il valore aziendale. In questa direzione si muove il Secure Cloud di WIIT Group, che integra security by design, servizi full-managed e disaster recovery flessibile, offrendo una base solida su cui innovare e competere in sicurezza.
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