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Cloud ibrido: governance e sicurezza per aziende

Modello cloud ibrido: integrazione tra private, public e on-prem
La convergenza di private cloud, public cloud e sistemi on-premises in un unico hybrid cloud richiede una cloud governance capace di orchestrare risorse, policy e metriche di servizio in modo coerente. La spinta regolatoria (NIS2) e la gestione di workload critici rendono essenziale un modello operativo che bilanci resilienza, compliance e controllo dei costi, con evidenze oggettive e processi verificabili.
Contesto di mercato in Italia
Il mercato cloud italiano è in forte espansione, spinto in particolare dall’adozione dell’intelligenza artificiale. Secondo i dati dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, il mercato ha raggiunto un valore di 6,8 miliardi di euro nel 2024, con una crescita del +24% rispetto all’anno precedente. La componente Public & Hybrid Cloud è quella con la crescita più significativa, registrando una spesa di 4,8 miliardi di euro (+30%), a dimostrazione della centralità di questo modello per la digitalizzazione delle imprese italiane.[Osservatori.net]
Definizione e caratteristiche del cloud ibrido
Secondo il riferimento NIST (SP 800-145), il cloud ibrido è la composizione di due o più infrastrutture cloud (private, community o public) che restano entità distinte ma integrate da tecnologie standard o proprietarie, abilitando portabilità di dati e applicazioni. Le caratteristiche fondamentali includono on-demand self-service, broad network access, resource pooling, rapid elasticity e measured service, con implicazioni dirette su ruoli, SLA e controlli di sicurezza in ambienti multi-tenant. Per un inquadramento sugli standard, vedi NIST Cloud Computing Standards Roadmap (NIST SP 500-291r2).
- Le 5 caratteristiche essenziali del Cloud Computing (NIST)
- On-demand self-service: Un utente può accedere in modo unilaterale a capacità di calcolo, come tempo server e storage di rete, in base alle necessità e in modo automatico, senza richiedere interazione umana con il fornitore di servizi.
- Broad network access: Le risorse sono disponibili sulla rete e accessibili tramite meccanismi standard che ne promuovono l’uso da parte di piattaforme client eterogenee (es. smartphone, laptop, workstation).
- Resource pooling: Le risorse di calcolo del provider sono messe in comune (pooling) per servire più utenti secondo un modello multi-tenant, con risorse fisiche e virtuali assegnate e riassegnate dinamicamente in base alla domanda. L’utente non ha generalmente controllo o conoscenza della locazione esatta delle risorse.
- Rapid elasticity: Le risorse possono essere rilasciate e allocate in modo elastico e rapido, in alcuni casi automaticamente, per scalare velocemente in base alla domanda. Per l’utente, le capacità disponibili appaiono spesso illimitate e possono essere acquistate in qualsiasi quantità e momento.
- Measured service: I sistemi cloud controllano e ottimizzano l’uso delle risorse in modo automatico, sfruttando capacità di misurazione a un livello di astrazione appropriato per il tipo di servizio (es. storage, processing, banda). L’uso delle risorse può essere monitorato, controllato e rendicontato, fornendo trasparenza sia per il provider sia per l’utente.[NIST]
La normativa NIS2, recepita in Italia con il D.lgs. 4 settembre 2024, n. 138 (G. U. 1 ottobre 2024), amplia l’ambito a 18 settori (11 altamente critici e 7 critici) e rafforza obblighi e poteri di supervisione. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) continua a ricoprire il ruolo di Autorità nazionale competente per la NIS e funge da unico punto di contatto. Dal 1° dicembre 2024 i soggetti in ambito devono registrarsi sulla piattaforma ACN; sono previsti atti attuativi e specifiche tecniche, tra cui la Determinazione ACN 164179 del 14 aprile 2025 con le “specifiche di base” per gli obblighi di gestione del rischio, sicurezza e notifica incidenti (ACN: La normativa).
Benefici di integrazione tra private, public e on-premises
- Continuità operativa e DR: orchestrazione di scenari di failover e disaster recovery cross-cloud con RTO/RPO ridotti, test automatizzati e repliche selettive in landing zone dedicate.
- Compliance: collocazione di dati e workload in data center nazionali o in area UE per esigenze di sovranità e aderenza a NIS2/GDPR, con controllo della localizzazione per dominio giurisdizionale.
- Ottimizzazione costi: metriche centralizzate e autoscaling applicano pratiche FinOps alla variabilità dei carichi, allineando performance e OPEX.
- Sicurezza: policy as code, segmentazione di rete e modelli zero trust riducono la superficie d’attacco e il rischio di movimento laterale tra ambienti.
- Portabilità: standard come OVF, TOSCA, CDMI, OCCI/CIMI abilitano la portabilità di VM, container e servizi, mitigando il vendor lock-in (riferimenti: NIST SP 500-291).
Nonostante i notevoli vantaggi, l’adozione di un modello ibrido presenta anche delle sfide significative che richiedono un’attenta pianificazione e una governance robusta. La gestione di ambienti eterogenei introduce un livello di complessità che non va sottovalutato.
Principali sfide nella gestione di un ambiente ibrido
- Complessità gestionale: Monitorare e orchestrare servizi distribuiti su piattaforme diverse (on-premise, private e public cloud) richiede strumenti di management avanzati e competenze specifiche per garantire una governance centralizzata ed efficace.[Bizzit.it]
- Sicurezza e conformità: Garantire policy di sicurezza coerenti e il rispetto delle normative (come GDPR e NIS2) in ambienti distribuiti è una sfida cruciale. La trasmissione di dati tra cloud pubblici e privati necessita di crittografia robusta e controlli di accesso granulari.
- Controllo dei costi: Se non gestita correttamente, la spesa in un ambiente ibrido può diventare imprevedibile. È fondamentale implementare pratiche FinOps per monitorare, analizzare e ottimizzare costantemente i costi legati all’utilizzo delle risorse cloud.
- Integrazione e interoperabilità: Assicurare un’integrazione fluida e un’interoperabilità efficace tra i diversi ambienti è essenziale per evitare colli di bottiglia e garantire prestazioni ottimali. Questo richiede un’architettura ben progettata e, spesso, l’uso di piattaforme di orchestrazione come Kubernetes.[Agenda Digitale]
| Caratteristica | Cloud Ibrido | Multi-Cloud |
|---|---|---|
| Definizione | Integrazione di cloud privato (o on-premise) e cloud pubblico, che operano insieme. | Utilizzo di più servizi di cloud pubblico da differenti provider (es. AWS, Azure, Google Cloud). |
| Obiettivo primario | Bilanciare sicurezza/controllo (privato) e scalabilità/flessibilità (pubblico). | Evitare il vendor lock-in e ottimizzare costi e performance scegliendo il servizio migliore per ogni specifico workload. |
| Integrazione | Richiede un alto livello di integrazione e orchestrazione tra gli ambienti. | Gli ambienti possono rimanere isolati o essere integrati, a seconda della strategia. |
| Sfida principale | Complessità dell’integrazione e della gestione della connettività tra i due mondi. | Complessità nella gestione di policy, sicurezza e costi su provider eterogenei. |
Soluzioni WIIT per il cloud ibrido: governance e sicurezza
WIIT abilita una governance cloud end-to-end per ambienti ibridi e multicloud, con CMP centralizzato, policy as code, FinOps e sicurezza zero trust. Il paradigma Secure Cloud fornisce la base per ospitare workload critici, con livelli di resilienza e compliance elevati già nei servizi di portafoglio. Per approfondire, vedi anche il nostro articolo su soluzioni per Delivery Platform e governance e su monitoraggio SIEM.
L’evoluzione del mercato mostra un passaggio strategico da un approccio “Cloud-First”, dove la migrazione al cloud era l’obiettivo primario, a una strategia “Cloud-Smart”. Quest’ultima si concentra sull’ottimizzare il posizionamento di ogni workload nell’ambiente più adatto — pubblico, privato o on-premise — in base a requisiti di performance, sicurezza, compliance e costi. Una governance efficace è il pilastro di questo approccio intelligente e sostenibile.[Bizzit.it]
Piattaforma di governance ibrida WIIT – CMP, policy as code, FinOps e zero trust
- Management plane unificato (CMP): orchestrazione di landing zone su hyperscaler (Microsoft, AWS, Google) e private cloud gestiti, con provisioning, policy enforcement, catalogo servizi e pipeline di deployment.
- Policy as code: controlli di sicurezza e conformità codificati e verificati in CI/CD e in fase di provisioning, per auditability e riduzione degli errori manuali.
- FinOps integrato: metering cross-cloud, tagging coerente, right-sizing, scheduling e bilanciamento spot/commitment per massimizzare l’efficienza economica senza impattare gli SLA.
- Zero trust e micro-segmentazione: identità federate, MFA, least privilege e segmentazione di rete per isolare i workload sensibili.
- Connettività: MPLS/SD-WAN e connessioni private agli hyperscaler per latenza e throughput adatti a SAP/Oracle/Microsoft in scenari regolamentati.
Nell’ambito del Secure Cloud, WIIT opera su un network europeo multi-Tier IV con 7 Region e 3 Zone di servizio: Standard (security by design, vulnerability management, alta disponibilità), Premium (copertura proattiva dei macro-processi di cybersecurity e SOC 24/7) e DR (backup e disaster recovery configurabili). In coerenza con i materiali corporate, la rete comprende 19 data center in Italia e Germania; nel perimetro Secure Cloud la disponibilità complessiva supera le 20 facility raggruppate in 7 Region (Italia, Germania, Svizzera), a supporto di business continuity e requisiti stringenti di territorialità del dato.
Sicurezza integrata e compliance normativa con monitoraggio 24/7 e disaster recovery
- Modello operativo e responsabilità: chiara ripartizione RACI tra cliente e provider per patching, controlli applicativi e gestione degli incidenti, in linea con gli obblighi di cui all’art. 21 NIS2.
- SOC/SIEM 24/7: security monitoring, threat hunting e gestione degli incidenti con log centralizzati e retention per audit; integrazione con i processi di notifica previsti da NIS2.
- Business continuity & DR: orchestrazione di piani DR con test periodici e runbook automatizzati, repliche cross-site tra data center per alta disponibilità.
- Adempimenti NIS2: timeline ACN con registrazione dal 1° dicembre 2024, adozione e notifica elenchi dei soggetti NIS entro primavera 2025 e atti attuativi (es. Determinazione ACN 164179 del 14 aprile 2025) su obblighi e specifiche di base; obbligo di notifica di base a partire da gennaio 2026, completamento delle misure di sicurezza di base entro settembre 2026 (ACN: La normativa).
- Standard e interoperabilità: adozione di riferimenti NIST/ENISA per portabilità, interoperabilità e auditing (es. OVF, TOSCA, CDMI, OCCI/CIMI; NIST SP 500-291r2; ENISA Cloud Security Guide for SMEs).
La combinazione di cloud governance centralizzata, policy as code e evidence-based compliance riduce il rischio di non conformità e accelera gli audit. In contesti di minacce in crescita (+65% di incidenti informatici nell’ultimo anno in Italia, fonte Clusit, secondo i materiali disponibili) e costi medi di adeguamento alla NIS2 stimati in circa 280.000 € per impresa (stima fornita nei materiali), il modello Secure Cloud di WIIT consente di alzare il livello di sicurezza e resilienza mantenendo controllo su costi e prestazioni.
“Solo un moderno ambiente cloud ibrido, con le sue caratteristiche di apertura, flessibilità e indipendenza, può fungere da vero propulsore dell’innovazione, garantendo la massima preparazione per il futuro.”[LineaEDP]
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