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Hosting SAP, Oracle e Microsoft: requisiti per ambienti mission-critical
Requisiti infrastrutturali (categoria: Hosting dedicato)
IO, networking e storage per SAP/Oracle
Le piattaforme ERP e applicative come SAP, Oracle e gli stack Microsoft necessitano di ambienti di hosting SAP Oracle Microsoft capaci di gestire carichi transazionali e analitici con latenze prevedibili, throughput stabile e affidabilità continua. Dal punto di vista infrastrutturale, la colonna portante è il rapporto tra I/O, rete e storage: l’accesso ai dati deve essere supportato da sottosistemi di memorizzazione ridondati e percorsi di rete multipli e distinti, al fine di prevenire colli di bottiglia o punti singoli di cedimento. Il panorama dei data center, come descritto a livello enciclopedico, evidenzia che le strutture moderne utilizzano UPS, gruppi elettrogeni, sistemi di raffreddamento dedicati e architetture di distribuzione dell’alimentazione e del traffico concepite per sopportare carichi elevati e costanti, con densità energetiche superiori agli ambienti d’ufficio convenzionali.
Focus: Requisiti per SAP S/4HANA
Con il passaggio a SAP S/4HANA, i requisiti infrastrutturali diventano ancora più rigorosi, data la natura in-memory del database HANA. L’hosting deve assicurare non solo un’elevata capacità di calcolo, ma anche una latenza di storage estremamente contenuta e una banda di rete elevata. I principali cloud provider certificati per SAP S/4HANA, come Microsoft Azure e Google Cloud, definiscono architetture di riferimento precise.[Microsoft Learn]
Queste architetture includono tipicamente:
- VM Ottimizzate per la Memoria: Istanze con un elevato rapporto RAM/CPU, indispensabili per le operazioni in-memory di HANA.
- Storage a Performance Elevata: Utilizzo di SSD Premium o Ultra Disk (come nel caso di Azure) o volumi Hyperdisk (Google Cloud) per i file di dati e di log, allo scopo di garantire IOPS e throughput adeguati.[Google Cloud]
- Rete Accelerata: Networking a bassa latenza e alta larghezza di banda (fino a 100 Gbps) è cruciale per la comunicazione tra i server applicativi e il database, e per la replica sincrona in scenari di alta disponibilità.
- Deployment Multi-Zona: Per l’alta disponibilità, i sistemi vengono distribuiti su più zone di disponibilità all’interno di una stessa region, con meccanismi di replica sincrona (HANA System Replication) e cluster di failover.
Per applicazioni basate su database intensive di classe enterprise, la stabilità delle micro-latenze e la riduzione della variabilità nelle code di I/O influenzano direttamente la coerenza dei processi di cassa, pianificazione, MRP, fatturazione e reporting. Nel cloud, la gestione flessibile delle risorse rappresenta un ulteriore vantaggio: le piattaforme che sfruttano la nuvola possono allocare dinamicamente CPU, memoria e storage in base ai profili d’uso, evitando saturazioni e adattando lo spazio a dataset in crescita. Inoltre, attraverso pratiche di data management allineate agli scenari attuali (ad esempio, l’uso di object storage e basi dati ottimizzate per indici e metadati), si ottimizza la catena di elaborazione dalle transazioni alla reportistica.
All’interno di WIIT, il modello Secure Cloud è fondato su una rete europea composta da oltre 20 data center propri, raggruppati in 7 Region (Germania, Italia, Svizzera) e tre Zone funzionali: Standard, Premium e DR. Questa configurazione consente di posizionare i carichi di lavoro SAP, Oracle e Microsoft in ambienti separati e dimensionati per specifici SLA di latenza e disponibilità, con la possibilità di abilitare scalabilità su richiesta e di gestire le risorse tra domini privati e pubblici. La Zone Standard offre sicurezza nativa, segmentazione di rete e ridondanza; la Zone Premium è progettata per esigenze critiche che beneficiano anche di un SOC 24/7; la Zone DR abilita backup e disaster recovery configurabili in base alle necessità applicative.
La continuità del servizio per ambienti mission-critical non è solo un obiettivo prestazionale, ma un elemento della business continuity. La cronaca recente ha evidenziato quanto i sistemi critici possano essere vulnerabili a incidenti e blackout: basti ricordare che tra il 20 e il 21 luglio 2017 l’integrazione dei sistemi della nuova realtà Banco BPM ha causato un disservizio con impatti su circa 100.000 correntisti e tempi di ripristino stimati in 14 giorni. Nelle stesse ore, un down dei servizi dell’INPS ha interrotto l’operatività online a livello nazionale. E oltre oceano, il Tax Day del 21 aprile 2018 ha visto l’IRS alle prese con un bug che ha impedito a 5 milioni di contribuenti di completare il modulo digitale. Questi episodi dimostrano con chiarezza: le piattaforme aziendali, inclusi i sistemi SAP e Oracle, devono essere ospitate in ambienti capaci di assorbire guasti, manutenzioni e picchi senza che una criticità tecnica si trasformi in danno economico o reputazionale.
| Componente Architetturale | Requisito Chiave per Ambienti Mission-Critical | Beneficio nel Cloud Ibrido |
|---|---|---|
| Compute (CPU/RAM) | VM certificate e ottimizzate per la memoria (es. per SAP HANA) | Scalabilità on-demand per gestire picchi di carico (es. chiusure trimestrali) |
| Storage | Dischi a bassissima latenza (SSD/NVMe) con IOPS garantiti | Tiering automatico dei dati verso storage a costo inferiore (es. object storage per archiviazione) |
| Networking | Rete a elevata larghezza di banda e bassa latenza; percorsi ridondati | Connettività sicura e dedicata tra cloud privato e pubblico (es. ExpressRoute, Interconnect) |
| Disponibilità | Cluster di failover automatico distribuiti su più zone fisiche | Orchestrazione di piani di Disaster Recovery tra diverse region geografiche |
| Sicurezza | Segmentazione della rete, crittografia end-to-end, WAF, SIEM/SOC | Applicazione di policy di sicurezza unificate su ambienti on-premise e cloud |
Il boom del Cloud Ibrido e il suo impatto sugli ERP
Il modello Hybrid Cloud si rivela particolarmente adeguato a bilanciare carichi, sicurezza e governance. Il mercato globale del cloud ibrido è stimato a 262 miliardi di dollari entro il 2027 (fonte Statista), mentre in Italia il segmento public & hybrid è cresciuto di oltre il 22% nel 2022 (Osservatori Cloud Transformation – Politecnico di Milano). I dati più recenti confermano e accelerano questa tendenza: secondo l’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, il mercato Cloud italiano ha raggiunto i 6,8 miliardi di euro nel 2024, con una crescita del 24% rispetto al 2023. A trainare è proprio la componente Public & Hybrid Cloud, con una spesa di oltre 4,8 miliardi di euro e un incremento del 30%.[Osservatori.net]
“All’interno delle grandi organizzazioni italiane l’87% delle soluzioni con funzionalità di AI sfrutta modelli di servizio in Cloud. La nuvola si conferma dunque un pilastro imprescindibile per il percorso di digitalizzazione delle imprese del nostro Paese e consentirà di rispondere all’enorme domanda di servizi connessi all’intelligenza artificiale.”
A livello globale, il mercato del software ERP ha raggiunto quasi i 65 miliardi di euro nel 2024 e si prevede una crescita annua del 11,7% fino al 2030, spinta dall’adozione di soluzioni cloud e dall’integrazione di tecnologie come AI e IoT.[Innowise] Per i workload ERP, la capacità di distribuire transazioni e analitiche tra domini con livelli differenziati di protezione e compliance consente di ridurre i rischi, stabilizzare le prestazioni e ottimizzare i costi, affidando i dataset sensibili a componenti private e sfruttando il burst di risorse nel pubblico quando necessario.
In questo contesto, WIIT imposta la progettazione infrastrutturale di hosting SAP, hosting Oracle e hosting Microsoft basandosi su requisiti quantificabili: latenza applicativa end-to-end, tempo di risposta I/O, capacità di picco, ridondanza dei percorsi, oltre alla disponibilità di Zone e Region che garantiscano la territorialità del dato e la conformità normativa. Il connubio di questi elementi si traduce in esperienze utente stabili anche sotto pressione, con margini più ampi per manutenzioni simultanee e crescita organica degli ambienti.
Certificazioni e test di resilienza
Le certificazioni di Uptime Institute stabiliscono uno standard internazionale per valutare la resilienza dei data center. La Tier Classification prevede quattro livelli: Tier I (capacità di base), Tier II (componenti ridondanti), Tier III (manutenibilità concorrente) e Tier IV (tolleranza ai guasti). In particolare, i siti Tier IV dispongono di più sistemi indipendenti e fisicamente isolati che fungono da componenti di capacità ridondanti e percorsi di distribuzione, in modo da evitare che un singolo evento comprometta entrambe le vie. Il livello Tier IV aggiunge la fault tolerance alla topologia Tier III, richiedendo anche raffreddamento continuo e una configurazione di alimentazione fault-tolerant per l’intero parco IT. Le definizioni sono tecnologicamente agnostiche: specificano i criteri prestazionali, ma non impongono scelte di vendor o design, lasciando spazio all’ingegneria e all’innovazione.
Accanto al framework Uptime, lo standard ANSI/TIA-942 introduce un proprio sistema Rated 1–4 coerente, sul piano concettuale, con i Tier I–IV, e prevede verifiche da parte di Conformity Assessment Body accreditati, con audit e ispezioni sul campo. Dal 2014, TIA utilizza il termine “Rated” per evitare confusioni con la nomenclatura UI. Sebbene i due percorsi siano paralleli e indipendenti, entrambi forniscono una metrica oggettiva per allineare gli investimenti infrastrutturali agli obiettivi di continuità operativa.
La filiera di Tier Certification di Uptime Institute comprende tre ambiti: Design Documents (conformità del progetto), Constructed Facility (verifica in condizioni di carico reale) e Operational Sustainability (processi e comportamenti gestionali per sostenere le prestazioni nel tempo). È un sistema che, quando applicato a workload ERP, permette di dimostrare che l’infrastruttura è in grado di gestire le esigenze quotidiane e gli eventi straordinari, comprese manutenzioni e guasti, senza impatti sul servizio al business.
WIIT eroga servizi cloud premium su un ecosistema proprietario con 7 Region europee e Zone differenziate; due dei data center di proprietà ospitano certificazioni Tier IV dell’Uptime Institute, abilitando modelli di continuità estremamente robusti nelle Premium Zone. La Guida ai Tier data center approfondisce i criteri dei livelli e documenta che il Tier IV è associato a un uptime annuo del 99,995%, con percorsi di distribuzione indipendenti e sempre attivi. In un contesto in cui il modello Hybrid Cloud garantisce un runtime continuo grazie alla gestione integrata, la coesistenza di siti Tier III e Tier IV consente disegni active-active o active-standby per scenari di disaster recovery e migrazioni a downtime ridotto.
La necessità di test di resilienza non è un’astrazione teorica: gli incidenti del luglio 2017 citati sopra e l’evento IRS del 21 aprile 2018 dimostrano come le architetture non manutenibili o non ridondate possano causare disservizi sistemici. La pratica di esercitazioni periodiche (failover, switch di percorsi, simulazioni di perdita di siti) è un punto fondamentale per i carichi mission-critical, anche in relazione ai vincoli del GDPR che impongono misure tecniche e organizzative adeguate alla protezione e disponibilità dei dati personali. Per i team applicativi SAP e Oracle, questi programmi si concretizzano in piani di continuità tracciati, obiettivi di RTO/RPO misurabili e meccanismi di rollback governati, riducendo l’incertezza del “giorno del cambio” e consolidando il trust con gli utenti di business.
Sicurezza e compliance (categoria: Security for Applications)
Segregazione workload e cifratura
La protezione degli ambienti ERP e applicativi di classe enterprise si basa su un principio operativo: la concezione intrinsecamente sicura (security by design). Nel modello Secure Cloud di WIIT, la safety applicativa è integrata fin dalle fondamenta: nella Zone Standard sono inclusi segmentazione di rete, alta disponibilità e vulnerability management; nella Zone Premium si attivano servizi proattivi su tutti i macro-processi della cybersecurity e un SOC 24/7 per rilevare e rispondere in tempo reale alle minacce. La Zone DR completa il perimetro con politiche di backup e disaster recovery calibrate su livelli di rischio e SLA.
Il Rischio RECON: un caso di vulnerabilità critica
Un esempio emblematico della criticità della sicurezza negli ambienti ERP è la vulnerabilità denominata RECON (Remotely Exploitable Code On NetWeaver), scoperta nel 2020. Con un punteggio di gravità di 10/10 (CVSS), questa falla colpiva un componente dello stack tecnologico Java di SAP NetWeaver, presente in migliaia di installazioni.[Cybersecurity360]
Sfruttando RECON, un utente malintenzionato non autenticato poteva creare un nuovo utente con privilegi di amministratore, ottenendo il controllo completo del sistema. L’impatto potenziale includeva:
- Lettura e modifica di record finanziari.
- Sottrazione di dati personali e sensibili.
- Interruzione delle operazioni aziendali tramite sabotaggio.
- Esecuzione di comandi a livello di sistema operativo.
Questo episodio sottolinea l’importanza cruciale di un patching tempestivo e di una gestione proattiva delle vulnerabilità, specialmente per i sistemi ERP che costituiscono il cuore operativo e informativo delle aziende.
La segregazione dei workload è l’elemento strutturale che concretizza l’isolamento dei sistemi SAP, Oracle e Microsoft: separare domini, reti e livelli di servizio riduce la superficie di attacco e impedisce la propagazione trasversale delle vulnerabilità locali. L’esperienza sul campo dimostra quanto sia cruciale stabilire confini netti tra servizi di front-end, motori transazionali e componenti di integrazione. Nel settore Oil & Gas, WIIT ha applicato un Cyber Security Framework su cinque aree (Network; Security & Vulnerability Management; Endpoint Security; Identity Access Management; Messaging Security), portando un Security Index proprietario da 36 a 89. Il primo passo operativo è stato un Privilege Access Manager su 400 dispositivi connessi (smartphone, server, appliance) per gestire gli accessi con privilegi elevati; in seguito, sono state gestite centinaia di e-mail in sandbox e mappate le minacce ricorrenti tramite un Internet Gateway su categorie di utenti dinamiche, a riprova di un approccio olistico alla difesa.
In parallelo, è stata implementata una Data Governance per monitorare accessi e flussi di dati non strutturati, con modelli automatizzati di controllo e strumenti avanzati di produttività e analisi, in piena ottica GDPR. L’esito di questo duplice percorso è l’attivazione di una Cyber Security Platform che permette al reparto IT di ottenere una visione completa degli asset digitali e, al tempo stesso, di ottimizzare parametri operativi e indicatori di compromissione (IoC) in modo dinamico. La casistica dimostra un punto chiave per il mondo ERP: identità e dati sono inscindibili e vanno gestiti con policy coerenti tra i diversi segmenti applicativi (moduli SAP, sistemi Oracle, servizi Microsoft) e tra le zone di esecuzione (on-premise, private cloud, public cloud).
All’interno di questo perimetro, le tecniche di cifratura dei dati in transito e a riposo, la protezione perimetrale degli endpoint e l’hardening sistematico degli stack applicativi sono considerati pilastri complementari. Le richieste di conformità (dal Regolamento UE 2016/679 – GDPR alle normative di settore) rendono la tracciabilità e la minimizzazione del rischio non negoziabili: l’obiettivo è dimostrare, con evidenze tecniche, che i dati personali e le informazioni critiche sono trattati con misure adeguate al rischio. Nell’ottica di hosting SAP, hosting Oracle e hosting Microsoft, la segmentazione dei flussi tra i diversi layer (web, application, database), unitamente a meccanismi di crittografia e segregazione delle chiavi, permette di ridurre l’esposizione e uniformare i controlli lungo tutta la catena transazionale.
Le aziende che eseguono i propri sistemi ERP in-house spesso ritardano l’applicazione di patch di sicurezza critiche alle vulnerabilità appena scoperte perché non dispongono delle risorse IT per eseguire i test e quindi implementare tali aggiornamenti in modo tempestivo.
I fornitori di servizi cloud facilitano generalmente l’implementazione per i clienti dei controlli di accesso basati sui ruoli. L’adozione di un progetto di sicurezza integrata su Region e Zone consente inoltre di posizionare i workload più sensibili nelle Premium Zone dei siti a massima resilienza (siti con data center Tier IV), mentre si mantengono ambienti di test, sviluppo o integrazione in contesti standardizzati e comunque protetti. In tutti i casi, la visibilità unificata su eventi, asset, identità e policy è essenziale per prevenire drift di configurazione e “spaghetti-security” nel multicloud.
Controlli di accesso e audit
La protezione di applicazioni critiche dipende dalla qualità dei controlli di accesso e dalla capacità di effettuare audit completi e tempestivi. La casistica delineata in ambito Oil & Gas mostra che la gestione degli accessi privilegiati, estesa a smartphone, server e appliance, è un primo snodo per ridurre il rischio sistemico: un singolo account sovra-permissivo su un sistema ERP può aprire la strada a manomissioni di processi contabili o di supply chain. L’introduzione di Privileged Access Management, combinata con Identity Access Management e segmentazione coerente delle reti, interrompe la catena di attacco e consente di registrare ogni azione rilevante.
In parallelo, l’adozione di sandboxing per la messaggistica e di Internet Gateway capaci di classificare le minacce per categoria di utente, come descritto nelle esperienze operative di WIIT, rappresenta un secondo livello di difesa. Questi controlli, se integrati con la Data Governance, alimentano una Cyber Security Platform che, per ogni evento, collega chi ha fatto cosa, dove e quando. La tracciabilità degli accessi e delle modifiche configura anche un supporto alla conformità a standard e controlli di assurance come ISAE 3402 (richiamato nei materiali WIIT come parte dell’ecosistema di governance) e ai requisiti del GDPR sulla protezione dei dati personali.
Nelle infrastrutture Tier di Uptime Institute, la componente di Operational Sustainability affianca il disegno topologico e concentra l’attenzione sui comportamenti gestionali che, nella pratica, determinano la capacità di raggiungere gli obiettivi di affidabilità a lungo termine. Per i team che gestiscono hosting SAP Oracle Microsoft, questo significa che politiche di controllo degli accessi, verifiche periodiche dei privilegi, rotazione delle credenziali e registrazione completa dei log sono parte integrante del livello di servizio erogato, non una funzione aggiuntiva.
Nell’ecosistema di sicurezza intrinseca (Secure-by-Design), WIIT include un insieme di controlli che coprono la sicurezza degli endpoint, la gestione delle vulnerabilità, le identità, la messaggistica e la rete, con l’attivazione della Premium Security e di un SOC 24/7 per le esigenze più cruciali. L’efficacia operativa si misura anche nella capacità di correlare gli eventi di sicurezza con i processi applicativi: ad esempio, un’anomalia sui tentativi di accesso al modulo di tesoreria SAP correlata a un picco di phishing intercettato dalla sandbox di posta può generare una risposta coordinata, che isolerà gli endpoint coinvolti, forzerà la rotazione delle credenziali e disabiliterà temporaneamente account a rischio.
La qualità dell’audit si riflette, infine, nella rendicontazione verso funzioni di compliance e ispezioni esterne. La possibilità di aggregare evidenze da più domini (on-premise, private cloud, public cloud) e più Region, mantenendo la localizzazione del dato quando richiesto, consente di rispondere a audit complessi con tempi e costi più contenuti. La struttura a Zone di WIIT agevola la preparazione di pacchetti di audit coerenti per i diversi ambiti, separando dati di produzione e di non-produzione, privilegi e ruoli, e offrendo un perimetro chiaro per verifiche risk-based.

Modelli di migrazione e co-existence (categoria: Migrazione applicativa)
Strategie lift-and-shift vs replatforming
La pianificazione della migrazione verso ambienti di hosting SAP Oracle Microsoft si articola in modelli operativi che si distinguono per l’impatto sull’architettura e i tempi di esecuzione. Il lift-and-shift consiste nel trasferire i workload così come sono, con minime modifiche per l’esecuzione nel cloud: è un approccio efficace per accelerare i tempi, contenere la complessità iniziale e ottenere rapidamente vantaggi in termini di disponibilità e governance (ad esempio, collocando i sistemi in Premium Zone o abilitando un DR già pronto). Il replatforming prevede un adattamento selettivo dei componenti (middleware, storage, servizi di osservabilità) per sfruttare le capacità del cloud come scalabilità elastica, automazione e service mesh nei punti che offrono il ritorno più immediato. Entrambe le strategie richiedono baseline prestazionali, piani di test e metriche di validazione che considerino contemporaneamente latenza applicativa, I/O e throughput.
Le risorse offerte da WIIT, relative alla consulenza per soluzioni cloud flessibili e sicure e all’esternalizzazione infrastrutturale IT: quando, come e cosa trasferire, enfatizzano l’importanza di workflow efficienti e robusti, con una gestione end-to-end dello stack e livelli di servizio focalizzati sul processo, piuttosto che sui singoli elementi. L’adozione di un approccio modulare tramite framework API e una Digital Platform facilita la gestione della coesistenza tra moduli legacy e servizi modernizzati, mantenendo una coerente architettura di sicurezza nativa. Questa piattaforma contribuisce inoltre a disaccoppiare i cicli di rilascio delle applicazioni e i cicli di evoluzione dell’infrastruttura, riducendo al minimo il rischio di regressioni.
Nel contesto dell’Hybrid Cloud, le aziende possono distribuire i workload ERP tra privato e pubblico in base a criticità, conformità, costi e performance: i dati sensibili e i servizi core rimangono nel privato ad alta resilienza, mentre elaborazioni temporanee o ambienti di test sfruttano il cloud pubblico con scaling flessibile. I dati del mercato ibrido – 262 miliardi di dollari di valore globale atteso e +22% di crescita italiana nel 2022 – indicano una direzione consolidata: modelli governati in cui l’IT controlla territorialità del dato e policy e, al contempo, accede a capacità elastiche per gestire picchi o iniziative di breve ciclo.
La scelta tra lift-and-shift e replatforming deve essere guidata da analisi di impatto e dalle esigenze specifiche di ciascuna applicazione. Per SAP ed ecosistemi Oracle, i componenti di integrazione, i batch notturni e le funzioni real-time richiedono piani differenziati. È qui che le Zone di WIIT e i siti Tier IV rendono possibili strategie di landing zone progressive: si può migrare prima la base dati operando in premium per attivare subito failover robusti, e poi modernizzare gli strati applicativi dove l’engineering produce il massimo ritorno (ad esempio abilitando osservabilità distribuita, backup immutabili, policy di data retention allineate al GDPR). Con questo approccio, la trasformazione procede per segmenti misurabili, con un perimetro di rischio contenuto in ogni fase.
Per gli stack Microsoft, la coesistenza di servizi applicativi e di directory/identità aggiunge ulteriori complessità di orchestrazione. Portare in cloud autenticazione e autorizzazione mantenendo l’IAM allineato con i sistemi ERP e i Security Operation Center consente di prevenire interruzioni nella catena di controllo. La Digital Platform WIIT, progettata per gestire Private e Public Cloud in modo unificato, contribuisce a mantenere chiari i confini tra domini applicativi e privilegi, garantendo auditabilità trasversale.
Minimizzare il downtime
La riduzione al minimo del downtime durante una migrazione è la prova della validità di un progetto. Gli episodi di interruzione di servizio documentati (Banco BPM nel luglio 2017, INPS nelle stesse ore, IRS nel Tax Day 2018) dimostrano come l’impatto per utenti e clienti possa essere esteso e prolungato quando i sistemi non sono preparati a gestire cut-over complessi e imprevisti software. Un piano di migrazione maturo, quindi, include: prove di failover in ambiente controllato, piani di rollback con riscontri pratici, repliche dei dati coerenti con RPO e switch di percorsi per la rete e l’energia testati in condizioni realistiche. La documentazione Uptime Institute sui Tier specifica che i siti Tier III e Tier IV sono concepiti per effettuare manutenzioni e gestire guasti senza impatto per l’IT, fattore di cruciale importanza durante le fasi di dual run o big bang di una migrazione.
Nel paradigma Secure Cloud, la presenza di Zone DR flessibili consente di creare copie consistenti dei database e di orchestrare strategie active-active o active-passive tra Region per ridurre il tempo di indisponibilità percepito. La gestione integrata di backup e disaster recovery, insieme agli allineamenti di identità, ruoli e policy già predisposti nelle Premium Zone, attenua i rischi di disallineamento post-migrazione. Contemporaneamente, i controlli di security by design – segmentazione, vulnerability management, endpoint protection, WAF – proteggono la superficie esposta in una fase in cui i sistemi possono presentare finestre temporanee di vulnerabilità.
Il modello Hybrid Cloud contribuisce alla riduzione del downtime distribuendo i ruoli critici in modo da assicurare un runtime continuo: i data center privati ad alta resilienza ospitano i componenti core e i servizi di identità, mentre il pubblico assorbe carichi accessori o temporanei. Gli indicatori di riferimento riportati nei materiali di mercato indicano un uptime 24/7 come obiettivo di gestione integrata; in un’ottica ERP, ciò significa cut-over programmati su finestre ridotte, con test pre-produzione che simulano non solo il passaggio dei dati ma anche failover, ripartenze e degradazioni controllate.
Dal punto di vista operativo, la conoscenza di WIIT in settori regolamentati conforta l’utilità di predisporre liste di controllo per la messa in produzione e runbook eseguibili, con criteri di interruzione chiari e un unico comitato di decisione. I log applicativi e infrastrutturali diventano materiale di audit per dimostrare, a posteriori, il rispetto dei requisiti e per alimentare cicli di post-mortem e miglioramento continuo. Per supportare i team, la possibilità di esternalizzare le attività consente di disporre di competenze specialistiche – ad esempio per la replica dei database, la gestione dei middleware o la messa in sicurezza degli endpoint – con un modello service-based, riducendo la variabilità e i tempi morti.
Infine, la governance dei tagli di rete, della QoS e del routing applicativo durante il passaggio è altrettanto critica della replica dei dati. Le Digital Platform che unificano la gestione di Private e Public Cloud permettono di orchestrare i flussi tra utenze interne, partner e clienti senza violazioni di segregation of duties o di territorialità del dato. La presenza di data center Tier IV nelle Region europee e di Zone specifiche facilita la progettazione di passaggi a rischio contenuto anche in contesti altamente regolamentati.
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