Il tuo carrello è attualmente vuoto!
Come scegliere un Secure Cloud per sistemi mission-critical

Budget di sicurezza e scenari: dati, vincoli e priorità operative
I numeri del mercato delineano un contesto in cui la sicurezza informatica resta una delle poche voci di spesa difensive a crescere nonostante l’incertezza macroeconomica. Secondo il Worldwide Security Spending Guide di IDC, nel 2023 la spesa globale in strumenti di sicurezza è aumentata del 12,1%, raggiungendo 219 miliardi di dollari, con una prospettiva di crescita a doppia cifra per i prossimi anni anche in Europa. Un’indicazione coerente arriva da analisi citate nelle stesse fonti: nonostante inflazione, rallentamenti e riduzioni di personale in mercati avanzati, la maggior parte dei responsabili della cybersecurity ha rilevato un aumento del budget nel 2022 e si attendeva ulteriori incrementi nel 2023 (fonte Gartner). La ragione principale è l’intensificarsi delle minacce e la necessità di proteggere ambienti di lavoro ibridi e patrimoni informativi in modo conforme ai requisiti di governance.

- CISO (Chief Information Security Officer): Dirigente aziendale responsabile della strategia e della gestione della sicurezza delle informazioni.
- MDR (Managed Detection and Response): Servizio esternalizzato che fornisce alle organizzazioni il rilevamento delle minacce, la risposta agli incidenti e il monitoraggio continuo della sicurezza.
- SOC (Security Operation Center): Unità centralizzata che gestisce e monitora la sicurezza di un’organizzazione attraverso persone, processi e tecnologie per prevenire, rilevare, analizzare e rispondere agli incidenti di cybersecurity.
- GDPR (General Data Protection Regulation): Regolamento dell’Unione Europea sulla protezione dei dati e la privacy per tutti i cittadini dell’UE e dello Spazio Economico Europeo.
- DORA (Digital Operational Resilience Act): Regolamento UE che stabilisce un quadro normativo unificato sulla resilienza operativa digitale per il settore finanziario.
- NIS2 (Network and Information Security Directive 2): Direttiva UE che impone requisiti più stringenti di cybersecurity a un’ampia gamma di settori critici per rafforzare la resilienza a livello europeo.
- Tier IV: Il più alto livello di certificazione per i data center, definito dall’Uptime Institute. Indica la massima tolleranza ai guasti e ridondanza, garantendo la più alta disponibilità di servizio.
- RTO/RPO (Recovery Time Objective / Recovery Point Objective): Metriche che definiscono, rispettivamente, il tempo massimo di inattività accettabile per un servizio dopo un disastro (RTO) e la massima perdita di dati tollerabile (RPO).
- PII (Personally Identifiable Information): Qualsiasi dato che possa essere utilizzato per identificare un individuo specifico.
Le proiezioni più recenti confermano e rafforzano questa tendenza. Secondo i dati dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano, il mercato italiano della cybersecurity ha raggiunto nel 2024 un valore di 2,48 miliardi di euro, con una crescita del 15% rispetto all’anno precedente. Le previsioni per il 2025 sono di ulteriore crescita, con il 60% delle grandi aziende che intende aumentare la propria spesa in sicurezza.[Osservatori.net] Questo slancio è alimentato non solo dalla crescente sofisticazione delle minacce, ma anche da un quadro normativo sempre più stringente.
Le nuove normative europee: DORA e NIS2
Due pilastri normativi stanno ridisegnando le strategie di spesa e di governance in Europa:
- Direttiva NIS2: Estende gli obblighi di sicurezza a un numero molto più ampio di settori (energia, trasporti, sanità, servizi digitali, etc.), imponendo requisiti minimi di gestione del rischio, segnalazione degli incidenti e continuità operativa.
- Regolamento DORA: Specifico per il settore finanziario e i suoi fornitori ICT critici, si concentra sulla resilienza operativa digitale, richiedendo test avanzati e una gestione rigorosa dei rischi legati a terze parti.
Entrambe le normative elevano la cybersicurezza a una responsabilità diretta del Consiglio di Amministrazione, costringendo le aziende a pianificare budget adeguati e a integrare la resilienza in ogni processo di business.[Aruba.it]
In questo scenario, i Chief Information Security Officer (CISO) si confrontano con un duplice obiettivo: garantire protezione adeguata contro minacce in rapida evoluzione e dimostrare che la spesa in sicurezza contribuisce in modo misurabile agli obiettivi di business. Le fonti consultate indicano tre priorità pragmatiche per bilanciare efficacia e sostenibilità economica nelle fasi di incertezza:
- Razionalizzare gli strumenti: nel tempo molti portafogli tecnologici crescono in modo disomogeneo, generando sovrapposizioni funzionali e una “rumorosità” di allarmi che complica il lavoro degli analisti. La riduzione delle ridondanze e l’allineamento dei tool alla strategia di difesa riducono costi e aumentano la qualità del segnale utile, migliorando tempi di rilevazione e risposta.
- Collaborare con partner esterni: l’esternalizzazione di servizi gestiti, in particolare di Managed Detection and Response (MDR), è in forte espansione. Le stime citate nelle fonti indicano che entro il 2025 il 60% delle imprese vedrà gestito l’MDR da partner esterni (fonte Gartner). I motivi ricorrenti sono la carenza di competenze interne e la necessità di presidio 24/7, difficilmente sostenibile con soli team in-house.
- Integrare la sicurezza nei programmi di trasformazione: inserire i requisiti di sicurezza nelle fasi iniziali dei progetti digitali evita costi di retrofit e riduce rischi architetturali. La “security by design” non è solo una pratica prudente: diventa un driver di efficacia tecnica e di efficienza economica, in linea con le raccomandazioni di mercato.
Per i settori regolamentati e per le imprese con workload critici, queste priorità si traducono in scelte precise di piattaforma e di governance. In questo contesto, WIIT Group – con un’offerta Secure Cloud disegnata per ambienti mission-critical – si posiziona su un terreno in cui resilienza, conformità e sorveglianza continua convergono. Il valore non risiede soltanto nella tecnologia, ma nella capacità di dimostrare come architetture, processi e servizi contribuiscano sia alla riduzione del rischio sia al raggiungimento di obiettivi operativi e di crescita. La coerenza tra investimenti e risultati si misura così nell’aderenza a standard e normative, nella continuità dei servizi a fronte di incidenti e nella maturità dei processi di risposta, elementi che le fonti indicano come determinanti per giustificare le decisioni di spesa presso il top management.
In sintesi, il contesto macro e la pressione normativa rendono inevitabile un approccio risk-based e orientato a KPI misurabili (tempi di rilevazione, capacità di contenimento, disponibilità, conformità). L’attenzione a consolidamento dei tool, servizi gestiti e integrazione anticipata dei controlli nei progetti digitali riflette una traiettoria condivisa nelle fonti: investire in sicurezza non è più una spesa “di coda”, ma un fattore abilitante della competitività nell’economia dei dati.
Secure cloud di WIIT: architettura, region e zone per workload critici
Nell’ottica di coniugare prestazioni, resilienza, sicurezza e compliance, il paradigma Secure Cloud di WIIT nasce per offrire alle aziende una base fondativa su cui collocare workload critici e costruire applicazioni innovative, incluse quelle che impiegano algoritmi di AI o tecnologie immersive. L’impostazione progettuale – come riportato nelle fonti – è quella di trasferire nel servizio standard livelli di protezione e disponibilità tipici dei contesti più esigenti, affinché i team di business possano concentrarsi su crescita e nuovi servizi sapendo che infrastrutture, sistemi e conformità sono presidiate in modo consistente.
Il Secure Cloud si fonda su un network europeo di oltre 20 data center proprietari, organizzati in 7 “Region” secondo criteri geografici che includono Germania, Italia e Svizzera. Tale organizzazione abilita la territorialità del dato e facilita l’allineamento alle normative locali, un aspetto decisivo per i requisiti di data residency e per la gestione della sovranità del dato. L’architettura è completata dal concetto di Zone, bundle di funzionalità che si attivano in relazione alla Region:
- Zona Standard: applica la security by design con servizi preventivi come vulnerability management e network segmentation, alta disponibilità tramite ridondanza e scalabilità senza compromessi.
- Zona Premium: disponibile nelle Region che ospitano data center certificati Tier IV o di altissima resilienza. In questa zona, la Premium Security copre tutti i macro-processi di cybersecurity e li rende proattivi, integrando un SOC 24/7 per monitoraggio continuo e risposta in tempo reale a minacce interne ed esterne.
- Zone DR: abilitano servizi di backup e disaster recovery configurabili in base a requisiti specifici, con piani modulabili su RTO/RPO e necessità di multi-site.
| Livello Tier | Disponibilità Garantita | Massimo Fermo Annuale | Caratteristiche Chiave |
|---|---|---|---|
| Tier I | 99,671% | 28,8 ore | Singolo percorso per alimentazione e raffreddamento, senza componenti ridondanti. |
| Tier II | 99,741% | 22 ore | Aggiunge componenti ridondanti (N+1) per alimentazione e raffreddamento. |
| Tier III | 99,982% | 1,6 ore | Manutenzione concorrente: ogni componente può essere messo fuori servizio senza impatti operativi. Percorsi di distribuzione multipli. |
| Tier IV | 99,995% | 26,3 minuti (0,4 ore) | Tolleranza ai guasti: un singolo guasto di qualsiasi componente non causa interruzioni. Tutti i componenti sono pienamente ridondanti (2N+1).[Vianova] |
La presenza di un network Multi‑Tier IV consente di progettare servizi di business continuity adatti anche ad aziende soggette a requisiti normativi stringenti, riducendo l’esposizione al rischio di outage e aumentando la libertà operativa nel definire scenari di ripristino. La componente di security by design abbraccia sia la prevenzione (controlli perimetrali e interni, hardening, gestione delle vulnerabilità) sia il rilevamento e la risposta (SOC, correlazione eventi, procedure di incident response), con un’attenzione costante alla conformità nei contesti regolamentati. L’architettura Region/Zone offre inoltre un vantaggio sul tema prestazionale: la prossimità fisica del dato e delle applicazioni ai principali cluster di utenti riduce la latenza e conferisce prevedibilità ai carichi, una condizione essenziale per processi transazionali, supply chain e sistemi ERP.
In prospettiva di governance, il modello WIIT facilita scelte coerenti nel tempo: un’organizzazione può iniziare con la Zona Standard per determinati carichi, attivare la Premium per domini ad alta criticità (includendo il SOC 24/7) e predisporre la Zone DR per i processi che richiedono conformità a specifici obiettivi di ripristino. L’adozione per fasi consente di legare l’evoluzione tecnologica agli imperativi di rischio e di conformità, mantenendo linearità nella gestione e nei processi di audit.
Per i responsabili IT e di sicurezza, l’elemento distintivo è che il Secure Cloud si presenta come piattaforma unificata in cui resilienza infrastrutturale, sovranità del dato, defence-in-depth e servizi gestiti sono orchestrati a livello di portafoglio, riducendo frammentazioni tipiche di modelli multi-provider e semplificando la rendicontazione verso gli organi di controllo interni ed esterni. In tale cornice, WIIT Group consolida il proprio ruolo di partner per ambienti mission-critical in cui prestazioni, conformità e continuità devono coesistere in modo nativo.
Sovranità e residenza dei dati: definizioni, obblighi e scelte di piattaforma
Le decisioni su dove collocare e come trattare i dati toccano due concetti spesso confusi ma distinti: sovranità e residenza del dato. Come chiarito nelle fonti, la sovranità dei dati indica il diritto di un governo di regolamentare i dati all’interno dei propri confini; la residenza riguarda invece la localizzazione geografica scelta per archiviare ed elaborare i dati. La distinzione è sostanziale: dove i dati risiedono determina quali norme si applicano, mentre la sovranità prescrive il quadro legale a cui adeguarsi. Approfondimenti autorevoli, come quelli sintetizzati da Oracle, evidenziano che oltre 100 Paesi hanno normative sulla privacy e sicurezza dei dati, rendendo la compliance multi-giurisdizionale una sfida strutturale. In Unione europea, il GDPR stabilisce sanzioni potenzialmente fino a 20 milioni di euro o il 4% del fatturato annuo, a seconda di quale cifra sia maggiore, se la protezione dei dati personali non è adeguata.

“Le normative europee DORA e NIS2 trasformano la governance della cybersicurezza, assegnando responsabilità dirette ai consigli di amministrazione. Gli amministratori devono sviluppare competenze digitali per supervisionare efficacemente le strategie di sicurezza informatica.”[Agenda Digitale]
Per governare correttamente residenza e sovranità, le organizzazioni sono chiamate a scelte tecniche e contrattuali coerenti. Una guida operativa proviene da analisi di esperti pubblicate su Agenda Digitale, che sottolineano l’importanza – in capo al titolare del trattamento – del principio di accountability: conformarsi alla normativa e saperlo dimostrare. Tra i punti da presidiare spiccano:
- Selezione del provider ex art. 28 GDPR: il responsabile del trattamento (cloud provider) deve offrire garanzie sufficienti sul piano delle misure tecniche e organizzative. Questo si traduce nella verifica della catena dei sub-responsabili, nella trasparenza sui luoghi in cui sono conservati i dati (primari e di backup) e nella capacità di adempiere a richieste e diritti degli interessati.
- Ubicazione dei server e trasferimenti extra UE: conoscere con precisione dove sono conservati i dati è essenziale; in caso di Paesi terzi, occorre una base giuridica adeguata (decisioni di adeguatezza, garanzie adeguate, codici di condotta).
- Sicurezza tecnica e fisica: cifratura dei dati, gestione delle identità, applicazione di patch e audit periodici devono essere parte integrante del servizio. Le certificazioni citate nelle fonti, come ISO/IEC 27018 (tutela PII nel cloud pubblico), attestano prassi orientate alla protezione dei dati personali.
- Diritti di audit e SLA/DPA: non bastano certificazioni di parte; è opportuno prevedere in contratto la possibilità di audit di seconda parte. Gli Service Level Agreement vanno calibati sul profilo di rischio, mentre i Data Processing Agreement (DPA) definiscono obblighi e penali in caso di violazione.
- Data breach e tempi di notifica: il GDPR impone la notifica entro 72 ore al titolare; è buona pratica vincolare il provider a un preavviso ancora più rapido (es. 24 ore) per attivare le indagini tecniche necessarie.
La riflessione di mercato si intreccia con la tecnologia: il cloud per sua natura rende complesso soddisfare i requisiti di sovranità e residenza, ma l’impiego corretto di cifratura end‑to‑end e la gestione delle chiavi nella regione richiesta contribuiscono a preservare il controllo. La scelta di un cloud provider con region europee e data center in giurisdizioni UE semplifica il rispetto del GDPR e delle leggi locali. Su questo punto, WIIT integra la gestione territoriale nella propria prospettiva sulla sovranità del dato, organizzando i servizi in Region (Germania, Italia, Svizzera) per allineare residenza e compliance. L’integrazione di security by design, Zone specializzate (Standard, Premium, DR) e il network Multi‑Tier IV consente poi di tradurre i requisiti giuridici in controlli tecnici e processi verificabili.
Per il lettore d’impresa, l’esito pratico è chiaro: definire una policy di residenza dei dati, incardinare le scelte di piattaforma su region e data center coerenti, verificare contrattualmente auditability, DPA e SLA, e pretenderne l’esecuzione operativa attraverso reporting e test. L’allineamento tra dimensione normativa e architetturale diventa così la via più solida per trasformare la compliance da vincolo a fattore abilitante di progetti digitali scalabili e sicuri.
Trasformazione digitale continua, complessità e ruolo dei servizi gestiti
Le fonti descrivono il digitale come un processo continuo più che una trasformazione con un traguardo definito. La velocità con cui evolvono tecnologie, processi e relazioni di filiera impone alle organizzazioni una strategia di sistema che coinvolga non solo l’IT, ma cultura, governance e modelli di lavoro. L’obiettivo ricorrente è diventare imprese data‑driven, in cui i dati sostengono decisioni, relazioni con partner e clienti, e nuovi modelli operativi. Questo passaggio, tuttavia, aumenta la superficie di rischio e richiede un disegno accurato delle pipeline di gestione dei dati e dell’automazione.
Da qui discendono due implicazioni operative, ben evidenziate nelle analisi citate. La prima è la tendenza alla proliferazione di soluzioni e fornitori: applicazioni di reparto, sistemi dipartimentali, servizi di provider diversi compongono spesso architetture a bassa coesione, con effetti negativi su sicurezza, costi e percezione del valore della trasformazione. Ridurre la frammentazione significa migliorare l’allineamento tra requisiti di business e capacità tecniche, semplificando al contempo audit e conformità.
La seconda riguarda la cybersecurity. Molte organizzazioni non dispongono di risorse e competenze interne per reggere il ritmo dell’innovazione della minaccia. Esternalizzare parte o l’intero perimetro della sicurezza a partner specializzati permette di accedere a capacità aggiornate – dal vulnerability management all’incident response – con copertura 24/7 tramite Security Operation Center. Le fonti segnalano un’elevata adozione dei servizi Managed Security e, specificamente, dell’MDR: entro il 2025, il 60% delle imprese farà gestire le soluzioni MDR da provider esterni (stima Gartner). Questa direzione risponde sia a ragioni di costo/opportunità sia all’esigenza di presidi proattivi e tempi di risposta compatibili con gli obiettivi di continuità.
- Monitoraggio continuo 24/7: Una vigilanza costante su reti e endpoint, garantita da team di specialisti che operano senza interruzioni.
- Accesso a competenze specializzate: Le aziende beneficiano dell’esperienza di analisti di sicurezza e threat hunter di alto livello, difficili e costosi da reperire e mantenere internamente.
- Risposta rapida e orchestrata: L’MDR non si limita a rilevare, ma agisce. I protocolli di risposta sono automatizzati e coordinati per contenere la minaccia e minimizzare i danni in tempi rapidissimi.
- Ottimizzazione dei costi: Trasforma un ingente investimento di capitale (CAPEX) per un SOC interno in una spesa operativa (OPEX) prevedibile e scalabile.[Aruba.it]
WIIT Group allinea la propria offerta a questa traiettoria: il Secure Cloud integra, già nei servizi di base, livelli elevati di security by design, e, nelle Zone Premium, estende la protezione a tutti i macro-processi della cybersecurity con SOC 24/7. L’architettura a Region e Zone, oltre a favorire la territorialità del dato, introduce una modularità utile a scalare i controlli in funzione del profilo di rischio dei singoli workload. Così, la complessità della trasformazione viene governata attraverso un modello che riduce la dispersione tecnologica e crea una catena di responsabilità verificabile.
Un ulteriore aspetto emerso nelle fonti è l’esigenza, in fase di scalabilità digitale, di ridisegnare i processi end‑to‑end e di misurarne la performance. L’observability lungo l’intera catena applicativa e infrastrutturale è un prerequisito per passare da una sicurezza reattiva a una proattiva, capace di prevenire colli di bottiglia e incidenti. In quest’ottica, il connubio tra servizi gestiti e architetture resilienti – come quelle descritte per il Secure Cloud – consente alle imprese di sostenere la continuità anche in fasi di picchi di domanda, lanci di nuove iniziative digitali o migrazioni complesse.
In sintesi, la trasformazione digitale non è solo adozione tecnologica: è governance, integrazione e operabilità continua dei processi. La scelta di partner con portafogli integrati, servizi managed e Region/Zone coerenti con residenza e sovranità del dato si rivela, dalle fonti, la risposta più solida per mantenere sicurezza e valore in contesti in rapido mutamento.
Sistemi SAP e GDPR: dal data masking alla checklist in sette passi
Tra i workload più sensibili alla conformità rientrano i sistemi SAP, ricchi di Personally Identifiable Information (PII): dati di clienti, dipendenti, transazioni e informazioni HR. Le fonti ricordano che il GDPR prevede sanzioni fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo, oltre a danni reputazionali, se il trattamento non rispetta le prescrizioni. Per questo, la “SAP GDPR compliance” andrebbe intesa come percorso e non come adempimento puntuale: misure tecniche, organizzative e di processo devono essere implementate e documentate in modo coerente, a partire dal Registro dei trattamenti, cardine della rendicontazione.
Un approccio efficace citato nelle fonti è il Data Masking, cioè l’insieme di tecniche con cui i dati originali vengono sostituiti con record fittizi senza comprometterne l’integrità per scopi di test o condivisioni che non richiedono l’identificazione diretta. Rientrano nel masking tre strumenti principali:
- Offuscamento: sostituzione con elementi simili o casuali o riposizionamento di informazioni per renderne impossibile la decifratura a soggetti non autorizzati.
- Anonimizzazione: trasformazione del dato in informazione non riconducibile a persona fisica identificata o identificabile.
- Pseudonimizzazione: conservazione di dati personali con opportune chiavi per ridurre i rischi, particolarmente utile in ambienti di test.
Le stesse fonti riportano come già dal 2010 SAP abbia integrato strumenti e politiche per la protezione dei dati (con un Data Protection Management System certificato su standard BS 10012), ma la responsabilità ultima cade sull’organizzazione che utilizza i sistemi. In linea con l’articolo 32 del GDPR – che impone di adottare misure tecniche e organizzative adeguate al rischio – viene proposta una checklist in sette passi per intraprendere un percorso di conformità credibile:
- Assessment dell’ambiente SAP: mappare dove risiedono i dati sensibili e come sono usati nei repository e nelle applicazioni; rendere consapevoli i team funzionali della collocazione e prevedere procedure per visualizzazione ed eventuale rimozione.
- Ridurre l’esposizione nei sistemi non produttivi: applicare data masking e identificare client/sistemi che contengono dati sensibili ma sono inattivi o inutilizzati.
- Processi di accesso e diritto all’oblio: istituire flussi efficaci per gestire richieste di accesso/cancellazione, definendo responsabilità chiare con il DPO.
- Policy di conservazione: limitare la permanenza di dati storici automatizzando redazione e archiviazione dei record; uniformare processi tra divisioni e progetti.
- Gestione accessi: definire ruoli e utenti con regole e notifiche che motivino e traccino le richieste a dati sensibili di clienti e fornitori.
- Cifratura dei dati in uscita: criptare dati su file server e tramite interfacce/app in condivisione con soggetti esterni, con policy chiare sugli endpoint.
- Controlli automatici e simulazioni di violazione: testare la risposta organizzativa agli incidenti e riesaminare periodicamente i meccanismi di assegnazione credenziali.
Dal punto di vista operativo, molte di queste misure sono automatizzabili con strumenti che permettono una configurazione centralizzata di policy applicate all’intera infrastruttura SAP. Tuttavia, la forza del programma risiede nell’integrazione con la governance aziendale: ruoli, procedure e formazione vanno allineati per creare un flusso continuo di protezione. In questo quadro, l’utilizzo di piattaforme cloud con security by design, Region europee e Zone capaci di attivare disaster recovery, SOC e prevenzione – come nel Secure Cloud di WIIT – facilita il passaggio da misure isolate a un programma coeso e verificabile di conformità, senza trasferire le complessità operative sui team applicativi.
Scenari e decisioni strategiche: dal budget alla sovranità, verso piattaforme resilienti
Il filo conduttore delle fonti analizzate è la necessità di coniugare pragmatismo economico e rigore regolatorio con un disegno architetturale che riduca i rischi e abiliti l’innovazione. La crescita della spesa in sicurezza, attestata dai dati più recenti dell’Osservatorio del Politecnico di Milano per il 2024[Osservatori.net] e in precedenza da IDC per il 2023, non deve spingere verso accumuli di tecnologie eterogenee, ma verso razionalizzazioni e servizi gestiti dove ha senso, come suggerito dalle priorità diffuse nel mercato. Inoltre, la centralità del dato nel business e l’evoluzione del quadro normativo – europeo e non, con l’avvento di NIS2 e DORA – rendono inevitabile affrontare i temi di residenza e sovranità in modo strutturato, traducendoli in Region, Zone, processi di audit e contratti (SLA, DPA) in grado di resistere a verifiche nel tempo.
Il richiamo alla dimensione risk‑based emerge anche nella riflessione sul rischio geopolitico: scegliere provider e collocazioni che riducano esposizioni normative indesiderate e dipendenze critiche è una componente della resilienza IT e di filiera. La territorialità del dato e la capacità di tenere analytics e applicazioni prossime all’utenza non sono soltanto un vantaggio prestazionale o di compliance, ma una leva per mitigare impatti di eventi inattesi e garantire continuità e controllo.
In questo perimetro di scelte, WIIT Group propone un approccio piattaforma che, secondo le fonti, integra in modo nativo elementi decisivi: Region europee (Germania, Italia, Svizzera), Zone specializzate (Standard, Premium con SOC 24/7 e DR), network Multi‑Tier IV per la continuità dei servizi, security by design e servizi di managed security. La conseguenza è che prestazioni, conformità e operabilità non vanno orchestrate ex novo per ogni progetto: sono già disponibili come capacità infrastrutturali e processuali, da attivare e scalare in funzione dei singoli workload.
“Le aziende italiane sono sempre più consapevoli che la sicurezza non è più assimilata ad un mero costo, ma un investimento strategico per garantirsi continuità operativa e reputazione aziendale. Per questo motivo, non si accontentano più di soluzioni standard, ma cercano partner tecnologici affidabili, competenti e innovativi.”
– Marco Bavazzano, CEO di Axitea[Cybersecurity360]
Per le aziende, questo modello si traduce in una roadmap più lineare: consolidare dove possibile, esternalizzare con criterio il presidio della minaccia, e costruire fin dalle prime fasi progettuali il set di controlli e di evidenze necessari a sostenere audit, migrazioni e crescita. La coerenza tra budget, rischio e strategia digitale emerge così non come slogan, ma come esito di scelte architetturali e di governance che le fonti indicano con chiarezza. L’adozione di un Secure Cloud concepito per ambienti mission‑critical rappresenta, in quest’ottica, una direttrice concreta per traghettare iniziative complesse – ERP, analytics, piattaforme AI, supply chain – verso una gestione più sicura, documentabile e sostenibile nel tempo.
Chi governa l’IT può infine ricondurre le decisioni a tre domande chiave, desumibili dalle evidenze: i controlli di sicurezza sono integrati e proattivi o ancora a mosaico? La residenza del dato e la sovranità sono scelte e documentate a livello di Region e Zone, con auditability e piani DR/BC adeguati, e la governance è approvata e supervisionata dal Consiglio di Amministrazione come richiesto da DORA e NIS2? La collaborazione con partner esterni – SOC 24/7, MDR – è stata impostata per ridurre il time‑to‑detect e il time‑to‑respond, e per rendere misurabile l’impatto sul rischio? La capacità di rispondere positivamente a queste tre domande segna la distanza tra sicurezza “a progetto” e sicurezza “a piattaforma”, quella che – nelle fonti – abilita il passo successivo di innovazione con margini di controllo accettabili.
Lascia un commento